Proteggere la retina, salvare la vista

Prevenire e affrontare la maculopatia senile: un incontro dedicato alla prima causa di cecità nei paesi industrializzati.

Fare il punto sulla prevenzione e il trattamento della maculopatia senile: è stato questo l’orizzonte del confronto organizzato dalla casa farmaceutica Novartis che ha coinvolto IAPB  Italia Onlus, Società Italiana di Oftalmologia e l’Università di Roma Tor Vergata.

La maculopatia senile umida (o essudativa) – malattia degenerativa e cronica che provoca un danno progressivo alla retina – è la principale causa prevedibile di grave perdita della vista e cecità [1] negli adulti over 65 con un impatto stimato in 20-25 milioni di persone in tutto il mondo [2]: un numero che, secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è destinato a crescere sia per la condizione degli attuali pazienti, che per l’allungamento dell’aspettativa di vita.

L’esperienza della maculopatia può essere drammatica e angosciante, come ha raccontato con la propria voce una paziente – pittrice di professione – che perse completamente la visione centrale dell’occhio all’inizio del 2000, quando lo sviluppo dei farmaci non aveva raggiunto il livello odierno. Non avvenne così dieci anni dopo quando, avvertendo gli stessi sintomi all’occhio destro – “un colpo forte dentro l’occhio” – la signora corse a farsi visitare e ricevette il trattamento per tempo. Poche sedute dopo l’occhio era guarito.

Cioè che si può apprendere da questa esperienza non è solo l’importanza della farmacopea, ma anche del comportamento individuale. Sta alle persone farsi visitare per farsi diagnosticare in tempo. Ed è molto importante farsi visitare ancora prima che si manifestino dei sintomi. 

 “La salute dell’occhio è sottovalutata – ha detto, infatti, Tiziano Melchiorre, Segretario Generale IAPB Italia Onlus – così come lo sono le patologie oculari croniche, degenerative, che portano a cecità e il peso sociale ad esse correlato, che comporta riduzione della mobilità e dell’autonomia individuale, il rischio di incidenti e l’aumento di casi di depressione. È necessario informare le persone, accelerare l’iter diagnostico e favorire l’accesso alle terapie, al fine di prevenire la cecità e limitare quanto possibile il dramma della disabilità visiva. Inoltre, è importante aumentare la consapevolezza tra i pazienti e i loro familiari sulla progressione di malattie, come la degenerazione maculare senile, ricordare l’importanza dell’aderenza e persistenza ai trattamenti prescritti dagli specialisti e favorire l’accesso ai servizi della riabilitazione visiva”.

“La diagnosi della maculopatia deve essere precoce perché da questa patologia purtroppo non si guarisce – ha rimarcato il Dottor Matteo Piovella, Presidente SOI Società Oftalmologica Italiana. Le strategie terapeutiche tempestive comprendono il controllo del fluido patologico in modo da impedire il danneggiamento di altri fotorecettori, oltre a quelli già compromessi, mantenendo quindi lo status quo in termini di vista. In caso di successo parliamo quindi di “controllo” della malattia e al paziente deve essere spiegato con attenzione il rischio di progressione della stessa per sensibilizzarlo sull’importanza del mantenimento nel tempo della terapia. In Italia ben il 70% della popolazione non riceve o riceve in maniera parziale la terapia, vanificandone il risultato curativo. Le cause sono molteplici, alcune sociali, come la scarsa consapevolezza della malattia da parte del paziente; altre sono strutturali e organizzative, come la troppa burocrazia e le poche risorse a disposizione delle strutture sanitarie”.

“È importante trattare non solo i sintomi, ma anche la causa sottostante della malattia, caratterizzata da danni alla retina dovuti alla presenza di fluidi retinici che fuoriescono da vasi sanguigni anomali nella parte posteriore dell’occhio – dice il Professor Federico Ricci, Direttore dell’Unità patologie croniche degenerative oftalmiche dell’Università di Roma Tor Vergata. Nell’armamentario terapeutico dell’oculista ci sono diverse classi e generazioni di farmaci; alcuni sono stati sintetizzati oltre 10 anni fa e altre sono molecole sviluppate in tempi recenti che, rispetto a quelle di prima generazione, hanno una superiore capacità di controllare il fluido retinico, richiedendo di conseguenza una minore frequenza iniettiva per mantenere la retina asciutta. È il caso di brolucizumab, un frammento di anticorpo umanizzato a singola catena, di piccole dimensioni, caratterizzato da un’ottima penetrazione tissutale e da un’elevata capacità di eliminare il liquido dalla retina, quindi il tessuto in condizioni di funzionamento ottimali. Brolucizumab è l’unico anti VEGF ad aver dimostrato la sua efficacia in studi registrativi per i pazienti eleggibili, con un intervallo di trattamento di tre mesi immediatamente dopo le tre dosi mensili di carico iniziali in circa il 50% dei casi. Il farmaco è stato infatti recentemente approvato dall’FDA con tale posologia, definita regime fisso, che permette inoltre una precisa programmazione della terapia nel tempo”.


[1] Prevention of Blindness and Visual Impairment. WHO website. http://www.who.int/blindness/causes/priority/en/index7.html. Accessed October 2018.

[2] Chopdar A, et al. Age related macular degeneration. BMJ. 2003;26(7387):485-4 – Arnold J, et al. The role of sub-retinal fluid in determining treatment outcomes in patients with neovascular age-related macular degeneration–a phase IV randomised clinical trial with ranibizumab: the FLUID study. BMC Ophthalmol. 2016;143(4):679-680.