Lacrimazione: si può curare e non si deve sottovalutare

Lacrimazione

Cresce la sensibilità delle persone per un sintomo semplice dalle origini complesse, mentre tecniche e tecnologie sempre più raffinate aumentano le possibilità di intervenire in maniera precoce.

In trent’anni di carriera Federico Garzione ha trattato circa 2500 persone che soffrivano di lacrimazione; 350 di queste negli ultimi 5 anni con una tecnica da lui stesso introdotta in Italia e che si avvale dell’assistenza dei nuovi laser a diodi.

“È un campo in forte evoluzione – spiega lo specialista in Oftalmologia e Chirurgia Plastica, Direttore Scientifico del Centro Specializzato in Chirurgia Oftalmoplastica Gamma Medica di Roma -. Da pochi anni siamo in grado di concentrare l’energia del laser in fibre inferiori ai 500 micron (mezzo millimetro), piccole abbastanza da percorrere i canalini lacrimali e ridurre l’invasività che caratterizza gli interventi chirurgici più tradizionali. È probabile che, nel breve futuro, potremmo disporre di strumenti ancora più raffinati”.

Ma, a prescindere dallo sviluppo tecnico, “è importante fare informazione sul fenomeno in sé stesso evitando che venga trascurato o sottostimato dai pazienti. La lacrimazione – spiega, infatti, il dottore – è un fenomeno relativamente semplice e non eccessivamente invalidante. Avviene quando si crea uno squilibrio tra la produzione delle lacrime e la capacità di farle defluire correttamente. Questo squilibrio può avere origine nella ghiandola lacrimale (che può essere sovrastimolata) o, molto più frequentemente, nel complesso del sacco, dotto e canalicoli lacrimali che sono rivestiti da un epitelio sottile e sensibile, facile a risentire di una condizione non ottimale nell’occhio e soggetto a infiammazione e infezioni”.

“Quello che è importante ricordare – sottolinea Garzione – è che, sebbene il sintomo sia semplice, l’origine può essere molto complessa, spaziando in un vasto spettro di cause e malattie: dagli effetti collaterali di alcune terapie farmacologiche a condizioni cardiovascolari alterate fino ad arrivare a vere e proprie infezioni localizzate tra naso e occhi. Per questo è importante farsi visitare da un oculista che può diagnosticare l’origine del problema e, nei casi più seri, da un chirurgo oftalmoplastico, che può indicare la soluzione”.

La lacrimazione può presentarsi, infatti, con diversi gradi di gravità. Per esempio, si può avere una lacrimazione incostante o una lacrimazione costante capace di generare un deficit visivo e un significativo imbarazzo sociale. Ma si può soffrire, anche, di lacrimazione con serie infezioni, gonfiore e secrezioni purulente. Ci sono, infine, anche lacrimazioni pediatriche, che si manifestano tra uno e due anni per l’incompleto sviluppo delle vie lacrimali.

Le terapie dipendono dalla gravità: “Trattamenti topici con antibiotici e cortisone; trattamenti nasali; intubazioni con stent che permettono di risolvere le ostruzioni. A questi livelli di cura si aggiunge quello chirurgico con tre opzioni: la dacriocistorinostomia esterna, endonasale e la già citata endocanalicolare laser assistita. Le prime due opzioni sono interventi chirurgici più invasivi per il paziente con almeno un giorno di degenza e vantano il 98 per cento di successo per la dacriocistorinostomia esterna e intorno al 80 per cento per quella endonasale. L’ultima opzione è un intervento che ho personalmente introdotto in Italia dall’estero, è meno invasivo, si può svolgere in ambulatorio ed ha un percentuale di successo del 50/60 per cento con, però, la possibilità di ripeterlo”.

“La sensibilità nei confronti della lacrimazione sta aumentando soprattutto tra i pazienti che ne soffrono e questo è un bene – conclude Garzione. Situazioni che un tempo sarebbero rimaste prive di trattamento possono oggi essere affrontare e, nella maggior parte dei casi, risolte già negli stadi precoci. Per questo il consiglio è di non trascurare la lacrimazione ma  farsi  visitare da uno specialista che sia in grado di individuare le cause e indicare le diverse ed efficaci soluzioni possibili”.