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Ipovisione, possibili miglioramenti visivi con lieve corrente

Coinvolti finora una quarantina di pazienti: lo rivela una ricerca del Gemelli, secondo cui bastano 20 minuti al giorno di elettrostimolazione per due settimane

Con una piccola stimolazione elettrica diretta dall’esterno alla retina e al nervo ottico si possono ottenere, in modo assolutamente non invasivo, miglioramenti visivi in una serie di casi d’ipovisione più o meno grave [1]. Lo ha reso noto il Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, dopo la pubblicazione di un articolo sulla rivista scientifica “Brain Stimulation”.

È il risultato di uno studio effettuato su circa quaranta pazienti dal dottor Giuseppe Granata – neurologo presso il celebre Policlinico Universitario – e coordinato dal professor Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di Neuroscienze del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS nonché Ordinario di Neurologia all’Università Cattolica-sede di Roma.

La stimolazione elettrica transcranica accende la speranza

Gli esperti si sono avvalsi della stimolazione elettrica transcranica (una tecnica già in uso clinico per malattie quali la depressione maggiore) per trattare persone colpite da atrofia ottica avanzata.

“Si tratta – spiega Granata – di una stimolazione elettrica non invasiva con corrente alternata che si applica vicino agli occhi mediante degli elettrodi a coppetta che il paziente percepisce al massimo come un piccolo formicolio o una leggerissima scossa elettrica”. “Secondo studi recenti – continua l’esperto – la stimolazione sarebbe in grado di eccitare la retina e in parte anche il nervo ottico”.

“Noi l’abbiamo testato su pazienti ipovedenti di varia gravità (da marcata riduzione del campo visivo alla cecità praticamente completa), colpiti sia da lesioni retiniche che del nervo ottico e cerebrali – aggiunge Granata – coinvolgendo a oggi circa quaranta pazienti”.

Se bastano 20 minuti al dì

Campo visivo danneggiato a causa della retinopatia diabetica e parzialmente ripristinato dopo trattamento con lieve corrente elettrica (Fonte: B. A. Sabela et al., "Residual vision activation and the brain-eye-vascular triad: Dysregulation, plasticity and restoration in low vision and blindness–a review", Restorative Neurology and Neuroscience, 2018)Si è visto che un ciclo di stimolazioni effettuate per due settimane (cinque giorni su sette), per 20 minuti al giorno, può generare in alcuni pazienti ipovedenti un miglioramento della funzione visiva residua. Undici adulti affetti da varie patologie e conseguenti danni al nervo ottico avrebbero beneficiato della terapia almeno per un certo tempo.

Nello studio scientifico – pubblicato col supporto del professor Benedetto Falsini, docente di Oftalmologia all’Università Cattolica sede di Roma – è stato dimostrato che in un gruppo di persone, dopo ciascun ciclo di stimolazione, vi è un miglioramento oggettivo dell’ampiezza dei potenziali evocati visivi (PEV), ovvero della risposta cerebrale a stimoli luminosi.

“Molti dei pazienti trattati hanno riferito anche dei miglioramenti soggettivi più o meno significativi – continua il dottor Granata –. I miglioramenti ottenuti in genere perdurano nel tempo anche se non è noto quanto a lungo (in media almeno un paio di mesi)”. “Al momento – conclude il dottor Granata – dato che la prestazione non può essere effettuata attraverso il Servizio Sanitario Nazionale stiamo creando un percorso per effettuarla in attività privata presso il Policlinico Gemelli”.

Fonti: Policlinico A. Gemelli, Brain Stimulation

[1almeno per un periodo, nei casi in cui ci sia risposta positiva al trattamento, ndr


Pagina pubblicata il 3 maggio 2019. Ultimo aggiornamento: 8 maggio 2019


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