esoforia accomodativa non refrattiva
Discussione avviata da Roberto il 3 aprile 2017
Ho una miopia con astigmatismo sin da bambino. Oggi sono a circa 4-5 diottrie di miopia e 1 di astigmatismo. Avendo da poco superato la cinquantina subentrano problemi di presbiopia e quindi ho iniziato a portare occhiali con lenti progressive, con un paio di diottrie in meno per il vicino.
Da qualche mese soffro, non sempre, ma sempre più spesso, di visione doppia sul lontano, che l’ottico (anche optometrista) ha classificato come eccesso di convergenza da deficit accomodativo e che io leggendo in rete interpreto come esoforia accomodativa non refrattiva o non ipermetropica; preferisco però raccontarla con altre parole. Per leggere caratteri molto piccoli (ad esempio il giornale) da vicino, mi tolgo gli occhiali e a circa 20 cm di distanza vedo benissimo. Nel momento in cui alzo lo sguardo e metto gli occhiali per guardare lontano, vedo doppio. Il fenomeno lo interpreto così. Quando guardo da vicino sforzo gli occhi a convergere, forse più del dovuto, e lo sforzo è tale che rimane una convergenza da tensione residua che non si rilassa subito quando passo dal vicino al lontano. Ci vuole il più delle volte mezz’ora o un’ora prima di veder svanire il disagio di visione doppia e se sono particolarmente stanco o c’è poca luce, rimane più a lungo.
L’ottico mi propone quindi una correzione prismatica. Inizialmente la propone per il lontano per ristabilire la corretta visione binoculare. Poi però dice che questo potrebbe provocare assuefazione e graduale peggioramento nel tempo e quindi propone una correzione prismatica sul vicino, per rilassare l’occhio.
E qui inizia il mio ragionamento. Per correggere (ovvero ripristinare la visione binoculare) da lontano una convergenza residua dovrò usare un prisma divergente, ovvero a base esterna (alias due raggi che entrano paralleli escono divergenti, cosa che ho effettivamente provato con un laser pointer). Se però questa stessa correzione prismatica la applico al vicino, mi trovo a dover convergere ancora di più, a sforzare di più gli occhi e a peggiorare la situazione sul lontano. Quindi mi aspettavo una correzione prismatica invertita, cioè convergente (a base interna) per rilassare effettivamente gli occhi sul vicino. Della serie, se per vedere da vicino incrocio troppo gli occhi, faccio fare alle lenti parte di questo lavoro di iperconvergenza e così rilasso gli occhi.
Morale, quando ho indossato i nuovi occhiali da lettura con le solite due diottrie in meno per la miopia e un paio di diottrie di prisma divergente, la situazione è decisamente peggiorata. Nel momento in cui indosso gli occhiali per il lontano, la visione doppia è amplificata e il disagio nettamente aumentato.
Da convinto sperimentale ho voluto fare la controprova. Ho quindi smontato le lenti e le ho rimontate girate in modo da invertire la correzione prismatica. Ovviamente in questa situazione la correzione complessiva è accettabile solamente al centro della lente perché la curvatura delle lenti è rovescia. Comunque in questa configurazione, quando passo dal vicino al lontano il miglioramento è evidente. Il convergere meno sul vicino, o se vogliamo il forzare leggermente a divergere sul vicino, che non mi compromette affatto la visione binoculare e non mi crea disagio, ha un effetto curativo sul lontano, come se effettivamente si ottenesse un rilassamento degli occhi sul vicino. Mi verrebbe da dire che l’ottico aveva la buona intenzione, quella del rilassamento sul vicino, ma ha valutato erroneamente la questione di causa-effetto e quindi il concetto di “inversione” della correzione.
Ho provato quindi a cercare in rete riscontri di correzione prismatica invertita nel passare dal lontano al vicino, ma non ne ho trovato traccia.
Chiedo pertanto un gentile commento/riscontro. C’è qualche referenza bibliografica che posso mostrare all’ottico? Grazie di cuore, R.

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