Capodanno rosso

I rischi terribili dei fuochi d’artificio (e non solo!) per gli occhi durante il periodo delle festività. Il racconto di Loredana Falabella, chirurgo in prima linea al pronto soccorro oculistico dell’ospedale Pellegrini di Napoli. 

“Il mio primo capodanno in Pronto Soccorso abbiamo dovuto eseguire – assieme al responsabile dottor Francesco Napolitano e a tutta l’equipe dedicata – sei interventi di Evisceratio Bulbi secondari a traumatologia da fuochi d’artificio. Sembrava di essere nell’ospedale di un campo di battaglia”.

Loredana Falabella è un chirurgo esperto in traumatologia oculare e nelle ferite che i fuochi d’artificio infliggono alla vista e alla mente delle persone. “Ricordo di un ragazzo di trent’anni che rimase ferito al compleanno di un’amica il primo gennaio. La miccia del fuoco d’artificio non aveva preso bene; lui si avvicinò per controllare. Un occhio lo perse del tutto; l’altro, fu gravemente danneggiato e rimase con un minimo residuo visivo. Cieco a trent’anni! Una persona con una vita, fino ad allora, assolutamente normale. I botti in questione erano legali”.

La dottoressa Falabella esercita nell’oculistica del Pellegrini, ALS NAP 1, un reparto che sostiene un Pronto Soccorso oculistico nelle dodici ore diurne e reperibilità attiva durante la notte. “I casi di emergenze oculistiche arrivano da tutta la Regione e le festività di dicembre e gennaio sono un brutto periodo. Perdere la vista è un danno psicologico per l’individuo ma, nel caso di persone giovani, è anche un grave danno sociale. Aumenta esponenzialmente le spese di invalidità e le perdite da mancato reddito”.

Sebbene la situazione stia migliorando a Napoli e in tutta Italia e le persone siano più attente a quello che comprano e a come lo usano, i feriti continuano ad arrivare sul tavolo operatorio. “Questo genere di incidenti durante le feste rappresentano la principale causa di cecità nella fascia più giovane della popolazione”. I botti illegali sono uno dei fattori, ma anche l’imperizia gioca un ruolo importante e, sempre di più, il principale problema appare essere quelle dei botti inesplosi che si accumulano per strada e colpiscono, spesso in maniera devastante bambini e adolescenti.

Gli occhi sono gli organi più colpiti dopo le mani e i piedi e, al Pronto Soccorso del Pellegrini, arrivano diversi tipi di traumi che vanno dalle semplici abrasioni corneali alle ustioni alle ferite sclero-corneali fino ai temuti scoppi di bulbo. Lo sfacelo del bulbo (in seguito ai detriti proiettati dall’esplosione) è irreversibile. Anche i tappi di spumante, che viaggiano fino a 80 km all’ora, se colpiscono l’occhio possono generare uno scoppio posteriore da contraccolpo. “In alcuni casi – spiega la dottoressa Falabella –il danno oculare è talmente grave da non poter consentire alcun tipo di recupero anatomico-funzionale. Pertanto, spesso, l’esito finale è un intervento di Evisceratio con impianto di endoprotesi (generalmente in idrossiapatite). Successivamente viene inserita una protesi estetica (epitesi) che garantisce al paziente un buon risultato estetico e, quindi, un buon impatto psicologico”.

È un lutto difficile per le persone assistite. È necessario stare vicino a chi ha subito questa mutilazione, aiutandolo con molta delicatezza ad accettare sia il danno, sia la consapevolezza che, forse, poteva essere evitato. Per un ragazzo giovane è un’esperienza devastante. Le cose per fortuna migliorano con le tecniche chirurgiche, oggigiorno sempre più avanzate. “Nel tempo – conclude Falabella –  il rapporto con questi pazienti – che devono essere seguiti periodicamente per scongiurare il rischio di infezioni della cavità anoftalmica post chirurgica – diventa un legame molto vicino all’amicizia. Ma i primi momenti sono tesi. Certamente la missione del medico non si esaurisce nel curare solo il corpo”.