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Come vediamo

Il sistema visivo

Occhio e cervello, che lavorano insieme in modo armonico e coordinato per procurarci le informazioni visive, costituiscono il sistema visivo.

Dal punto di vista funzionale, tale sistema può essere descritto con una semplice metafora. L’occhio è infatti paragonabile ad una macchina fotografica che capta le immagini. La parte esterna dell’obiettivo della macchina fotografica è rappresentata dalla cornea, dall’iride (diaframma) e dal cristallino (lenti interne all’obiettivo), che sono i dispositivi di messa a fuoco; il sensore digitale (un tempo la pellicola fotografica) è invece rappresentato dalla retina.

Parti dell'occhio - GIF - 49.5 Kb
Parti dell’occhio

Nella parte anteriore dell’occhio (tra cornea, iride e cristallino) circola un liquido (l’umor acqueo) che, mano a mano che viene prodotto, defluisce attraverso apposite vie (questo sistema è responsabile della pressione oculare); la parte posteriore dell’occhio, invece, è riempita da una sostanza gelatinosa (umor vitreo).

I raggi luminosi del mondo esterno viaggiano attraverso la cornea (superficie dell’occhio), attraversano la pupilla e arrivano al cristallino che, essendo una lente naturale molto potente, li fa convergere in un punto detto fuoco (idealmente sulla superficie retinica). Qui esistono i fotorecettori, che sono simili a ‘minisensori’: i coni consentono di percepire i colori e i dettagli delle immagini al centro del campo visivo, mentre i bastoncelli consentono di percepire ciò che avviene nella periferia del campo visivo e rilevano le immagini quando c’è poca luce (al crepuscolo il mondo ‘perde’ colore).

Le immagini captate dalla retina (in particolare dai coni e dai bastoncelli), attraverso il nervo ottico giungono ad alcune aree del cervello che hanno il compito di elaborarle. Infatti deve esserci qualcuno che riconosce e interpreta il significato della fotografia: questo ruolo viene svolto dalla corteccia cerebrale, la parte superficiale del cervello, una specie di “mantello” neurale che lo ricopre esternamente.

Bisogna però precisare che non tutto il cervello è impegnato direttamente nella funzione visiva, ma solo alcune sue aree altamente specializzate a questo scopo (principalmente la zona posteriore od occipitale e, in seconda battuta, la zona laterale o parietale).

Sviluppo della funzione visiva

Benché gli occhi e il cervello siano già ben strutturati alla nascita, il loro sviluppo si completa solo dopo un certo periodo della vita extrauterina. Da questo sviluppo, unito alle prime esperienze visive fatte nell’ambiente, deriva la maturazione della funzione visiva già geneticamente programmata. Le tappe di tale maturazione consistono in:

  • capacità di fissare un oggetto (generalmente entro il primo mese);
  • capacità di inseguire con lo sguardo un oggetto in movimento (generalmente verso i 2-3 mesi); Attivazione delle aree della corteccia cerebrale deputate alla visione (Immagine: Università di Monaco, Germania)
  • capacità di afferrare con la mano un oggetto localizzato con la vista (generalmente attorno ai 4-5 mesi);
  • capacità di manipolare un oggetto guardandolo (generalmente dopo i 6 mesi).
Aree della corteccia cerebrale adibite alla visione - JPEG - 36 Kb
Aree della corteccia cerebrale adibite alla visione

In linea di massima, lo sviluppo della funzione visiva si completa intorno ai 18 mesi (un anno e mezzo). Questa fase, durante la quale avvengono i cambiamenti più significativi, viene definito “periodo critico”. Entro tale periodo gli interventi terapeutici e/o riabilitativi visivi sono particolarmente efficaci: per questo motivo, nel bambino, è molto importante accertare per tempo le condizioni del sistema visivo tramite un’accurata visita oculistica (vedi occhio pigro o ambliopia).

Comunque anche in seguito – addirittura, in alcuni casi, fino ai 10 anni e oltre – le terapie e/o la riabilitazione possono ridurre un’eventuale alterazione della funzione visiva.

Ricordiamo inoltre che la visione, nel bambino piccolo, è essenziale anche per il corretto sviluppo di tanti altri settori: ad esempio quelli del movimento, del linguaggio e del pensiero.

Perciò, intervenire tempestivamente sui difetti visivi di una certa gravità consente anche di prevenire eventuali ritardi o disordini dello sviluppo globale che possono derivarne.

A questo proposito, è bene tenere presente che i neonati prematuri sono spesso particolarmente a rischio per quanto riguarda le patologie visive. Per questo è opportuno che vengano costantemente monitorati anche a livello oculistico: le visite non devono mai essere trascurate.

Ovviamente lo stesso vale per i bambini che nascono in famiglie nelle quali siano presenti patologie visive di tipo ereditario.

Pagina pubblicata il 30 giugno 2015. Ultima modifica: 7 settembre 2016

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Pagina pubblicata il 30 giugno 2015. Ultimo aggiornamento: 7 settembre 2016
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