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Quando le sigarette minano la salute

Il 31 maggio si celebra con l’OMS la Giornata mondiale senza tabacco. Solo in Italia ancora fumano 11,6 milioni di persone

Il fumo “annebbia” i sensi, a partire dalla vista. Ma in primis nuoce ovviamente ai nostri polmoni: proprio su questo tasto batte l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che, il 31 maggio 2019, promuove nuovamente la Giornata mondiale senza tabacco.

Se la vita va in fumo

Oltre il 40% dei decessi correlati col tabacco sono riconducibili a malattie polmonari come il cancro, ad affezioni respiratorie croniche e alla tubercolosi. Dunque l’OMS lancia un nuovo appello agli Stati affinché prendano nuove misure per proteggere la salute delle persone e scrive:

Il consumo di tabacco è una delle minacce più gravi che abbiano mai pesato sulla salute pubblica mondiale. Uccide oltre 8 milioni di persone l’anno. Di queste più di 6 milioni ancora fumano oppure lo facevano e circa 890 mila sono non fumatori esposti involontariamente al fumo.

In particolare si ritiene che più di 60 mila bambini con meno di cinque anni soffrano d’infezioni alle vie respiratorie a causa del fumo passivo. Tra l’altro ciò li rende più esposti, una volta divenuti grandi, alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO).

“Una persona che fuma per tutta la vita – scrive Epicentro – ha il 50% di probabilità di morire per una patologia direttamente correlata al fumo e la sua vita potrebbe non superare un’età compresa tra i 45 e i 54 anni”.

Il consumo di tabacco è il maggiore fattore di rischio evitabile per la nostra salute. La buona notizia è che in Europa si stima che quasi la metà dei fumatori abbia perso il vizio tra il 1980 e il 2010 ossia, più precisamente, il 43,3 % degli oltre 50 mila fumatori presi in considerazione (età: 16-60 anni) in 17 Paesi del Vecchio Continente. Lo ha scritto recentemente la rivista PLOS ONE [1].

Inoltre attualmente 1,3 miliardi di persone (circa il 18% della popolazione mondiale) sono già protette da leggi nazionali che regolano il divieto di fumare.

Pure la vista è più a rischio

A livello oculare il fumo aumenta il rischio di AMD ossia di degenerazione maculare legata all’età e sembrerebbe favorire lo sviluppo della cataratta. Fumare potrebbe raddoppiare il rischio di cecità. Ovviamente c’è anche un’azione irritante diretta sulla congiuntiva che potrebbe provocare fastidi (arrossamento transitorio, lacrimazione eccessiva) anche in chi subisce il fumo passivamente.

Lo scenario italiano

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in Italia più di una persona su cinque fuma (11,6 milioni di persone, di cui 7,1 milioni sono maschi): in Italia non accenna a diminuire significativamente il numero dei fumatori, anche se cala il numero di sigarette consumate al giorno in media.

Le fumatrici sono aumentate soprattutto nelle regioni del Sud Italia: sono quasi il doppio rispetto a quelle che vivono nelle regioni centrali e settentrionali (il 22,4% al Sud e isole contro il 12,1% al Centro e il 14% al Nord). Oltre la metà dei giovani fumatori tra i 15 e 24 anni fuma già più di 10 sigarette al giorno e oltre il 10% più di 20.

Inoltre, sempre secondo l’ISS, è in crescita tra i giovani l’abitudine a fumare e sorprendentemente, tra i forti fumatori under venti, gli sportivi sono la percentuale più alta. Inoltre e-cig e tabacco riscaldato si consumano generalmente insieme alle sigarette tradizionali e non in alternativa ad esse.

L’appuntamento

A Roma il 31 maggio 2019 si tiene, presso l’Istituto Superiore di Sanità, il XXI Convegno Nazionale Tabagismo e Servizio Sanitario Nazionale, dove si fa il punto soprattutto sulla situazione italiana.

In quest’occasione è stato presentato un nuovo Rapporto sul tabacco. Tra l’altro il cancro al polmone è il quarto tumore in termini di incidenza e la prima causa di morte a questo livello (ossia per neoplasia).

***

  1. Contatti utili: Numero verde antifumo dell’ISS: 800 554088 (orario: 10-16)
  2. Centri italiani per smettere di fumare (ISS)

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Fonti principali: WHO, ISTAT, ISS

[1Pesce G et al., "Time and age trends in smoking cessation in Europe", PLoS One. 2019 Feb 7;14(2):e0211976. doi: 10.1371/journal.pone.0211976. eCollection 2019


Pagina pubblicata il 29 maggio 2019. Ultimo aggiornamento: 31 maggio 2019


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