Se la corteccia visiva ha uno sviluppo continuo

Aree corticali visive (Univ. di Monaco)

Fondamentale prevenire l’occhio pigro: lo conferma il Journal of Neuroscience

Aree corticali visive (Univ. di Monaco)
Aree corticali visive (Univ. di Monaco)
C’era una volta il cervello come lo intendeva la scienza medica. In età adulta era praticamente considerato anatomicamente immutabile (salvo gravi traumi o malattie degenerative). Negli ultimi anni, invece, sempre più scienziati si sono resi conto che il suo sviluppo è pressoché continuo. Anche se la sua plasticità si riduce col passare degli anni, le connessioni sinaptiche continuano a trasformarsi [[intra e inter-corticali. In particolare durante la ricerca sono state esaminate le sinapsi glutamatergiche, ndr]].

Secondo una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Neuroscience, i cambiamenti maggiori nella zona della corteccia cerebrale deputata alla visione [[in particolare la corteccia visiva primaria chiamata V1]] si osservano tra i 5 e gli 11 anni. Però anche dopo questa fascia d’età la visione umana prosegue il suo sviluppo a livello neurale.

Rischio occhio pigro

Gli scienziati dell’Università canadese McMaster Hamilton hanno confermato che l’infanzia è il periodo nel quale l’occhio pigro si può sviluppare con maggiore probabilità (ambliopia). Dunque sono fondamentali visite oculistiche periodiche sin dall’infanzia, per evitare anche il rischio che non si sviluppino correttamente i circuiti cerebrali che controllano le capacità visive. Infatti l’occhio pigro è una malattia silente: ci sono genitori che non si accorgono che i figli sfruttano solo un occhio. Anche se l’altro occhio è anatomicamente integro, è venuto meno alla sua funzione. Normalmente, quindi, l’oculista prescrive un semplice bendaggio dell’occhio sano per indurre ad attivarsi.

Orizzonte 40 anni e oltre

La dott.ssa Kathryn Murphy e i suoi colleghi canadesi hanno studiato l’espressione di una serie di proteine che regolano la trasmissione tra i neuroni della corteccia visiva primaria nella maggioranza delle sinapsi. Le analisi post-mortem sono state condotte su campioni di cervello prelevati da individui d’età variabile, dalla nascita agli 80 anni.

Scrive la Società di neuroscienze americana:

I risultati mostrano che lo sviluppo del V1 umano avviene in cinque diversi stadi e rispecchia mutamenti della visione. Ad esempio, l’espressione di tre di queste proteine ha un picco tra i 5 e gli 11 anni d’età, in coincidenza con la fine del periodo in cui i bambini sono suscettibili di sviluppare l’ambliopia (occhio pigro). Un’altra proteina ha raggiunto il suo picco solo intorno ai 40 anni per poi diminuire drasticamente, di circa il 75%, negli adulti con più di 55 anni, forse indice di una degenerazione […].

Questi risultati potrebbero essere considerati persino come una conferma dell’efficacia della riabilitazione visiva: si possono “riprogrammare”, in una certa misura, non solo i propri comportamenti visivi (si può, ad esempio, imparare a vedere con la zona paracentrale della retina), ma si possono anche modificare delle connessioni sinaptiche sfruttando la plasticità cerebrale residua.

Fonti: Journal of Neuroscience, Society for Neuroscience (Usa)