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Quasi 20 milioni di italiani si pagano le prestazioni sanitarie

Presentato il 13 giugno a Roma il IX Rapporto Rbm-Censis: nell’ultimo anno un italiano su tre si è dovuto rivolgere alla sanità privata o all’intramoenia per tempi d’attesa eccessivi

Welfare Day 2019 (13 giugno a Roma), foto TwitterGli italiani pagano sempre più spesso di tasca propria le prestazioni sanitarie: nell’ultimo anno 19,6 milioni di persone hanno provato a prenotarle col Servizio Sanitario Nazionale, ma si sono dovute rivolgere alla sanità privata o all’intramoenia per i tempi d’attesa eccessivi. Insomma, hanno dovuto pagare di tasca propria le prestazioni sanitarie necessarie. Lo rileva il IX Rapporto Rbm-Censis presentato il 13 giugno a Roma, presso il “Welfare Day 2019” – sulla base di un campione nazionale di 10.000 maggiorenni –, un evento patrocinato dal Ministero della Salute.

Stando a questo studio gli italiani sono arrivati alla sanità a pagamento dopo il 36,7% dei tentativi di prenotazione di visite specialistiche e il 24,8% degli accertamenti diagnostici. I Livelli Essenziali d’Assistenza (LEA) – a cui si ha diritto sulla carta –, è scritto nel Rapporto, “in realtà sono in gran parte negati a causa delle difficoltà di accesso alla sanità pubblica”.

Aspettando una visita

Liste d’attesa troppo lunghe oppure bloccate. In media in Italia si attendono 128 giorni per una visita endocrinologica, 114 per una diabetologica, 65 per una oncologica, 58 per una neurologica, 57 per una gastroenterologica e 56 giorni per una visita oculistica (comunque in miglioramento perché l’anno precedente per una visita oculistica bisognava attendere mediamente 88 giorni).

Nell’ultimo anno il 35,8% degli italiani non è riuscito a prenotare, almeno una volta, una prestazione nel sistema pubblico perché ha trovato le liste d’attesa chiuse. Per questo poi si sono rivolti al privato anche per prestazioni prescritte dai propri medici.

I rassegnati

Oltre a tentare di prenotare le prestazioni sanitarie nel sistema pubblico e decidere se attendere i tempi delle liste d’attesa oppure rivolgersi al privato, di fronte a una esigenza di salute stringente, molti cittadini si sono rassegnati a priori. Nell’ultimo anno il 44% degli italiani si è rivolto direttamente al privato per ottenere almeno una prestazione sanitaria, senza nemmeno tentare di prenotare nel sistema pubblico.

Ci si fida del pronto soccorso

Il 48,9% dei cittadini che nell’ultimo anno hanno avuto una esperienza di accesso al pronto soccorso ha espresso un giudizio positivo, ma solo il 29,7% ci è andato per una condizione di effettiva emergenza, mentre il 38,9% lo ha fatto perché non erano disponibili altri servizi (come il medico di medicina generale, la guardia medica, l’ambulatorio di cure primarie). Il 17,3%, invece, ci è andato perché ha maggiore fiducia nel pronto soccorso dell’ospedale rispetto agli altri servizi.

La spesa sanitaria

Nel 2018 la spesa sanitaria privata è lievitata a 37,3 miliardi di euro: +7,2% in termini reali rispetto al 2014. Nello stesso periodo la spesa sanitaria pubblica ha registrato, invece, un -0,3%. La spesa privata riguarda prestazioni sanitarie necessarie o inutili? Di sicuro tutte quelle svolte nel privato dopo il fallito tentativo di prenotazione nel sistema pubblico sono state prescritte da un medico. “Sono numeri – si legge nel Rapporto Rbm-Censis – che riguardano prestazioni necessarie, non un ingiustificato consumismo sanitario”.

Fonte principale: Censis


Pagina pubblicata il 14 giugno 2019. Ultimo aggiornamento: 18 giugno 2019


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