La stanchezza dell’occhio nel mondo digitale

Lo stile di vita influenza la vista. Oggi si lavora, si impara e ci si diverte spesso guardando uno schermo illuminato da luce artificiale. L’occhio, però, è fatto per vedere oltre i tre metri e il continuo mettere a fuoco da vicino lo stanca molto. Forse troppo.

del Prof. Filippo Cruciani – IAPB Italia

La medicina nei suoi compiti e nelle sue finalità ha sempre avuto carattere sociale. Ma è nell’era moderna che si afferma la medicina sociale come branca dello scibile medico, con la finalità principale di perseguire la realizzazione e il mantenimento del benessere per l’uomo inserito nella società.L’oftalmologia, il cui fine principale è da sempre la difesa e la conservazione della vista – bene prezioso quasi quanto la vita stessa: “in oculis vita”, non si è mai sottratta dall’affrontare i fenomeni visivi anche da un punto di vista sociale, sapendo bene che sia la fisiologia che la patologia nell’occhio dipende, anche, dalla vita associativa e dall’ambiente nel quale l’uomo opera.

Oggi più che mai ciò è vero; e i motivi sono tanti. Innanzitutto il lavoro dell’uomo si è profondamente trasformato ed è passato “dalla schiena all’occhio”. La maggior parte dei lavori manuali sono ormai affidati alle macchine, mentre per l’apparato visivo gli impegni sono aumentati in maniera esponenziale. Non c’è più un minuto di riposo: si pensi solo all’illuminazione artificiale che ha ormai annullato la notte e non ha posto limiti agli impegni visivi.

Ma tutto ciò non riguarda solo il mondo del lavoro. Riguarda il mondo dell’apprendimento e della formazione: dalla scuola materna all’università si sta chini progressivamente – almeno si dovrebbe – sulle “sudate” carte. Riguarda il mondo del tempo libero ormai quasi prigioniero degli smartphone, tablet, pc e TV. Il 30% delle persone utilizza i dispositivi digitali per circa 6 ore al giorno, il 14% per circa 10 ore. In futuro saremo tutti sempre più ‘digitalized-addicted’.

E pensare che l’occhio umano è programmato – o se si vuole è stato creato o si è evoluto – per la visione da lontano, cioè per lo sguardo all’infinito (oltre i tre metri) che garantisce una messa a fuoco spontanea, mentre la visione da vicino richiede un processo attivo di accomodazione, con dispendio di energia e facile affaticamento. E poi dopo i quarant’anni insorge la presbiopia e non si può fare a meno degli occhiali quando si guarda da vicino.

La vita moderna inoltre richiede una piena quantità e qualità della vista. Una volta, quando non c’era la TV, quando non si guidava, quando non si dovevano leggere scritte di segnali lontani, gli occhiali erano una rarità. Oggi sono pochi quelli che si possono permettere di farne a meno, perché l’occhio umano da un punto di vista refrattivo non è un organo perfetto.

I difetti di vista sono molto frequenti a tutte le età. Non sono naturalmente fenomeni patologici, ma se si vuol vedere perfettamente devono essere corretti. Già nella popolazione infantile troviamo un bambino su quattro con occhiali. La percentuale sale nell’età adolescenziale e giovanile a causa della miopia. Alcune statistiche che si riferiscono a studenti universitari specie dell’estremo oriente danno una prevalenza di questo difetto addirittura dell’80%.

L’occhio va anche protetto da agenti fisici e, prima di tutto, da fonti luminose intense. La luce solare, i cui effetti benefici sono tanti ed importanti, può essere nociva in alcuni casi soprattutto se c’è esposizione a raggi ultravioletti. Gli occhi pertanto devono essere protetti con occhiali da sole. Ma c’è, anche, l’inquinamento luminoso ambientale.

Il problema riguarda specie le aree urbane, sempre più illuminate: dal 2012 al 2016 la percentuale di aree del nostro pianeta costantemente illuminate è salita del 2,2% ogni anno. Anche la radianza, il flusso di radiazione luminosa per unità di area, è salita dell’1,8%. E le prospettive sono negative: nel breve termine l’emissione di luce artificiale nell’ambiente continuerà ad aumentare, erodendo ulteriormente l’area di terra, che ancora gode di cicli giorno-notte illuminati naturalmente.

C’è poi il recente problema della luce blu, la cui frazione di luce blu-viola – emessa soprattutto da fonti a luce fredda – potrebbe danneggiare l’occhio umano a livello di cornea, congiuntiva, cristallino e retina. Sono in corso molti studi sull’argomento. Ancora non si hanno risultati sicuri. In definitiva non bisogna mai dimenticare che il mondo nel quale viviamo e il modo con il quale usiamo i nostri occhi non sono naturali. Il nostro dovere come persone, è di essere coscienti della fatica e dei limiti dei nostri organi, al fine di averne cura e farli durare a lungo.

Il nostro compito come medici, parallelamente, è quello di informare e rendere consapevoli le persone, affinché applichino piccoli e grandi accorgimenti di prevenzione sia, negli stili di vita sia, come vedremo nell’articolo successivo, per diagnosticare in tempo le sempre più numerose malattie degenerative legate all’invecchiamento della popolazione.

Questo articolo è stato pubblicato nel numero 3_2019 di OFTALMOLOGIA SOCIALE