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Italiani cambiano poco gli stili di vita

Rapporto Osservasalute 2018: troppi in sovrappeso e spesso non smettono di fumare. Aumentano i malati cronici, ma diminuisce la mortalità prematura

Assorbono l’80% della spesa sanitaria: le malattie croniche sono – secondo il XVI Rapporto Osservasalute curato dall’Università Cattolica di Roma – il grande problema per il presente e il futuro della sanità italiana. Inoltre appare destinata a impennarsi – nel prossimo decennio – la domanda di visite specialistiche, giornate di degenza ed assistenza domiciliare. Siamo tra i Paesi più longevi, ma anche con più anni da vivere con malattie croniche e disabilità: la speranza di vita in buona salute è peggiore che in altri Paesi europei.

Ancora troppi vizi

Gli italiani sono ancora lenti a cambiare abitudini nocive per la salute come fumo, sedentarietà e alimentazioni scorrette, ma da noi si muore sempre meno, grazie soprattutto ai miglioramenti nell’assistenza sanitaria e ai traguardi della medicina. Un dato rilevante è rappresentato dalla forte riduzione della mortalità prematura, diminuita – tra il 2004 e il 2016 – del 26,5% per gli uomini e del 17,3% per le donne.

La mortalità neonatale e infantile si è significativamente ridotta nel nostro Paese e ha raggiunto livelli tra i più bassi del mondo. Nel 2016 il nostro Paese si collocava al primo posto in Europa per la più elevata speranza di vita alla nascita per gli uomini (81 anni).

Occhio alle malattie non trasmissibili

Il Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili (NCD [1]) comprende nove obiettivi globali. Ci sono anche target da raggiungere entro il 2025, da monitorare periodicamente attraverso una revisione degli indicatori – che verificano nel tempo i progressi registrati attraverso una road map – e una serie di opzioni che partono dalle politiche sanitarie.

Restano imprescindibili gli impegni per il raggiungimento dei nove obiettivi delineati dall’OMS, primo tra tutti la riduzione complessiva del 25% della mortalità prematura complessiva provocata da NCD (prevalentemente dei quattro principali gruppi di patologie: cardiovascolari, oncologiche, respiratorie croniche e diabete, il quale causa anche retinopatia diabetica).

Diffusione del diabete di tipo 2 (diabete alimentare) in Italia [Fonte: Osservasalute 2018] Occorre, quindi, agire sui quattro fattori di rischio comportamentali maggiormente responsabili di morbilità, disabilità e mortalità: riduzione del 10% dell’uso rischioso di alcol (abuso), del 10% dell’inattività fisica, del 30% dell’assunzione di sale/sodio, del 30% del consumo di tabacco e del 25% per l’ipertensione (che può provocare anche retinopatia ipertensiva) e il contrasto all’obesità.

Una “ricetta” per migliorare gli stili di vita

Il percorso italiano per il raggiungimento degli obiettivi nazionali prevede semplici passi che – nel loro insieme – possono fare una enorme differenza. Dunque, scrivono i curatori del Rapporto Osservasalute, “nel dettaglio, si possono, ad esempio, aumentare le tasse su tabacco e alcolici, ridurre la quantità di sale negli alimenti, migliorare l’accesso ai farmaci e alle cure rendendoli meno costosi e favorire gli screening precoci e la formazione specifica dei medici e degli operatori sanitari”.

Fonte: Osservasalute

[1acronimo che sta per Non-Communicable Diseases


Pagina pubblicata il 16 maggio 2019.


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