Il cibo spazzatura è causa di cecità? Un caso in Inghilterra getta nuova luce sul rapporto nutrimento/vista

Per un gruppo di ricercatori della Bristol Medical School l’alimentazione sana risulta fondamentale per la salute del nervo ottico: lo dimostra il caso di un giovane adolescente rimasto cieco

Un caso limite che giunge dall’Inghilterra mette in risalto la relazione tra la salute della vista e corretto stile alimentare. È successo a Bristol, dove un giovane ha sviluppato la cecità dopo anni di carenza di nutrienti fondamentali, in particolare della vitamina B12. Lo studio, pubblicato su “Annals of Internal Medicine”[1], ha collegato la condizione dell’adolescente alla neuropatia ottica nutrizionale: una condizione reversibile solo se presa per tempo. Se la patologia non viene rilevata può recare danni strutturali permanenti al nervo fino a condurre alla cecità.

Il caso clinico in questione, esaminato dagli scienziati clinici della Bristol Medical School e del Bristol Eye Hospital, è quello di un ragazzo di 14 anni recatosi dal proprio medico di base per una sindrome da stanchezza. La neuropatia ottica nutrizionale, che non è stata diagnosticata per via di un indice corporeo e un’altezza nella norma, si è sviluppata “silenziosamente”: il legame tra lo stato nutrizionale e la salute visiva è stato rilevato solo molto tempo dopo, quando il deficit visivo del ragazzo era già diventato permanente.

Il giovane dall’inizio della scuola secondaria, aveva consumato una dieta di patatine, pane bianco e carne di maiale, ma per il resto stava bene e non assumeva farmaci. I test iniziali hanno rilevato un’anemia macrocitica e un basso livello di vitamina B12, che sono stati trattati con iniezioni di vitamina B12 e consigli dietetici. Un anno dopo la prima visita, il paziente aveva già sviluppato i sintomi della perdita della vista e dell’udito senza che venisse rilevata alcuna causa, fino ad arrivare alla cecità all’età di 17 anni.

Dopo aver analizzato la nutrizione del paziente, i test successivi eseguiti dal team di ricercatori guidato dalla Dottoressa Denize Atan, docente in Oftalmologia presso la Bristol Medical School e responsabile clinico di Neuro-oftalmologia presso il Bristol Eye Hospital, hanno rilevato una carenza di vitamina B12, bassi livelli di rame e selenio, un alto livello di zinco e una marcata riduzione dei livelli di vitamina D e della densità minerale ossea. I ricercatori hanno così concluso che la dieta del “cibo spazzatura” del paziente e l’assunzione limitata di vitamine e minerali nutrizionali hanno provocato l’insorgere della neuropatia ottica nutrizionale.

Gli stessi ricercatori hanno poi sottolineato quanto tale condizione possa diventare sempre più diffusa in futuro, dato il consumo di “junk food” a scapito di alimenti più nutrienti e la crescente diffusione dell’alimentazione vegana. Questo caso evidenzia così l’impatto della dieta sulla salute visiva, dimostrando quanto l’apporto calorico e l’indice di massa corporea non siano indicatori affidabili per la valutazione dello stato nutrizionale. I ricercatori raccomandano, dunque, di considerare la neuropatia ottica nutrizionale in tutti i pazienti con sintomi visivi inspiegabili che seguano una cattiva alimentazione, al fine di evitare la perdita permanente della vista. La storia dietetica, inoltre, dovrebbe far parte di qualsiasi esame clinico di routine, per evitare di ritardare la diagnosi della patologia e trattare per tempo le carenze nutrizionali.


[1]   https://annals.org/aim/article-abstract/2749497/blindness-caused-junk-food-diet