I fattori “domestici” per il contrasto all’occhio secco

Fattori domestici occhio secco

Uno studio americano ha analizzato i fattori di rischio dell’ambiente interno all’origine della sindrome dell’occhio secco, mettendo in correlazione i segni di questo disturbo con la temperatura, l’umidità e gli inquinanti atmosferici.

La maggior parte degli studi sull’occhio secco si concentra sull’associazione tra le condizioni dell’ambiente esterno e l’incidenza di questo disturbo che, tra i maggiori fattori di rischio, include l’inquinamento dell’aria esterna. La superficie oculare è però costantemente esposta anche all’ambiente interno, un contesto che può rivestire un peso specifico nello sviluppo di questa sindrome.

Con l’espressione “occhio secco” si fa anzitutto riferimento all’alterazione dell’equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale e che comporta bruciore, arrossamento oculare, fastidio alla luce e annebbiamento visivo. Una sindrome che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “tra i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna” che in Italia colpisce il 90% delle donne over 50[1].

A partire da questo scenario, uno studio americano ha analizzato le determinanti dell’ambiente interno all’origine di questo disturbo[2], indagando in particolare l’associazione di alcuni fattori – tra cui la temperatura, l’umidità e gli inquinanti dell’aria – con i sintomi della secchezza oculare. All’interno dello studio trasversale sono stati reclutati 97 veterani dalla Clinica “Miami Veterans Affairs Healthcare”, di cui sono stati indagati i sintomi a partire da una vasta gamma di metriche correlate all’occhio secco. L’84% dei soggetti reclutati erano uomini con un’età media di 58 anni. L’analisi è stata effettuata attraverso un esame standard e l’uso del questionario OSDI (Ocular Surface Disease Index). I dati sono stati analizzati dal 19 ottobre 2017 al 30 agosto 2018.

Lo stato di salute degli occhi, valutato in Clinica prima, è stato indagato poi, per una settimana, con l’utilizzo di metriche ambientali “domestiche” tramite un contatore di particelle portatile. In particolare, le metriche ambientali interne hanno incluso la temperatura, l’umidità, la massa e il conteggio del particolato atmosferico.

I risultati hanno mostrato un punteggio medio di 31,2 dell’indice OSDIevidenziando, quindi, un quadro clinico compatibile con l’occhio secco, di grado medio o moderato. Tra i fattori ambientali interni, l’umidità è risultato quello associato ai sintomi peggiori del disturbo, sia per il punteggio OSDI, sia per l’infiammazione e la vascolarizzazione delle palpebre. Anche la maggiore esposizione agli inquinanti atmosferici del particolato è stata associata a parametri peggiori della secchezza oculare.

Questi risultati, dunque, suggeriscono che la manipolazione dell’ambiente interno, come la regolazione dell’umidità e la riduzione del particolato nell’aria, possa costituire un supporto terapeutico per i soggetti affetti da secchezza oculare. 


[1] Cfr.: https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/22/news/occhio_secco_una_patologia_sottovalutata_l_inquinamento_fra_le_cause-226890141/; https://www.corriere.it/salute/19_settembre_13/sindrome-dell-occhio-secco-malattia-sempre-piu-diffusa-f1b79402-d60d-11e9-8d78-c16bbb32544a.shtml; https://www.lastampa.it/salute/2016/03/17/news/occhio-secco-ne-soffre-il-90-delle-donne-over-50-1.36578900.

[2] A. Huang et al., Association of the Indoor Environment With Dry Eye Metrics, in “Jama Ophthalmology”, Luglio 2020.