Cosa è successo alla cura degli occhi dopo il Covid-19

Cosa è successo alla cura degli occhi

Il mancato accesso alle cure per numerose patologie oculari avrà una ricaduta sulle generazioni future: è questa l’analisi degli effetti della pandemia sulla salute degli occhi del Prof. Ciro Costagliola, Direttore del Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute “V. Tiberio” presso l’Università del Molise.

Un’analisi preliminare sull’accesso alle cure per le patologie oculari durante i primi mesi di lockdown per Covid-19[1] mette in luce i possibili effetti della pandemia sulla salute visiva. Lo studio retrospettivo, condotto dal gruppo del Prof. Ciro Costagliola, Direttore del Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Università del Molise, ha messo a confronto il numero di interventi chirurgici eseguiti in Italia durante il primo mese di chiusura con quelli svolti nello stesso periodo, nel 2019, all’interno di sei aziende ospedaliere universitarie[2]. Le principali evidenze emerse sono le seguenti: “Fatte salve le urgenze – spiega il Prof. Costagliola – che sono state mantenute, le procedure chirurgiche elettive e le iniezioni intravitreali di farmaci anti-VEGF si sono ridotte significativamente nel 2020. All’inizio siamo stati colti alla sprovvista e non sono stati mantenuti gli standard di cura; i controlli per i pazienti con glaucoma e diabete sono stati ritardati, perché non sono stati previsti percorsi Covid-free e le persone hanno avuto paura di recarsi in ospedale. I pazienti con glaucoma, ad esempio, sono quasi spariti, il loro numero è calato in maniera rilevante. La prima volta eravamo impreparati, ma lo siamo stati anche dopo l’estate”.  

Una condizione sanitaria che appare ancora insoluta: “All’Università del Molise – commenta il Direttore – non esiste ancora un percorso dedicato per i pazienti non-covid e siamo impossibilitati a garantire cure adeguate, sia a livello di ambulatori specifici che di sale operatorie. A ciò non ha fatto seguito l’aumento delle prestazioni all’interno di strutture private, anche perché c’è stato un impoverimento della situazione economica della popolazione. Si è così verificato un ridotto accesso alle cure a qualunque livello, pubblico e privato. Negli ospedali il numero totale di prestazioni è diminuito, essendo assicurate solo le urgenze; per le situazioni non urgenti c’è stata una contrazione significativa. In aggiunta, non stati attivati percorsi virtuosi di telemedicina”.

Queste allora sembrano essere le possibili conseguenze sulla salute visiva per effetto del Covid-19: “Sulle malattie croniche degenerative – ammette Costagliola – avremo una percentuale maggiore di disabilità visive, perché le cause reversibili non sono state curate per tempo. Adesso abbiamo una responsabilità notevole verso le generazioni future, che soffriranno di più per il numero di disabili con il quale dovranno confrontarsi. È difficile trovare giustificazioni per una persona che ha perso gran parte del campo visivo, ma ora abbiamo enormi risorse a disposizione”.

Due soluzioni concrete per contrastare gli effetti negativi della riduzione dell’accesso alle cure sono rappresentate dallo spin-off avviato dall’Università del Molise sulla telemedicina e dall’algoritmo utilizzato per la diagnosi del glaucoma: “La lettura automatica delle immagini – spiega il Direttore – consente di evitare gli spostamenti di persone residenti nei territori montuosi. In periodi pandemici la telemedicina può rappresentare uno strumento in più per la gestione da remoto del paziente con ridotta mobilità. Per il glaucoma, una funzione algoritmica e una applicazione per smartphone mettono insieme alcuni marcatori sensibili che producono un punteggio, attraverso il quale il paziente può conoscere il rischio relativo di sviluppare la patologia o il grado di malattia che può avere in quel momento”.

Ecco allora da dove ripartire: “Bisogna puntare su formazione e informazione – chiarisce il Prof. Costagliola – sensibilizzando popolazione e classe politica su determinate tematiche. Abbiamo bisogno di persone esperte alle quali affidare i messaggi chiave, perché è mancata una regia centralizzata. È necessario garantire percorsi separati, Covid e non Covid e questa mancanza non è più ammissibile. Sulla base di questa esperienza dobbiamo modificare i nostri comportamenti, perché quelli vecchi non sono più attuabili. È bastata una pandemia per annullare tutto, ma salute e istruzione devono essere garantiti a tutti”.

Sanità territoriale e telemedicina sono allora gli elementi essenziali per mettere in atto un nuovo modello sanitario nel post pandemia: “Alcune regioni, come la Lombardia – conclude il Prof. Costagliola – sono fallite sulla rete territoriale, che oggi non esiste più, e le persone si sono recate in ospedale per un semplice raffreddore. Il Piemonte non ammette più il ricovero di pazienti non Covid e, a mio parere, si tratta di una scelta improvvida, perché la pandemia non nasconderà le altre malattie e, se non è garantito l’accesso alle cure, non potranno che peggiorare. È ora di ricostruire e implementare la medicina territoriale, perché siamo tutti ‘collegati’ e, se lo capissimo veramente, potremmo mettere in essere altrettanti correttivi ‘connessi’. Bisognerebbe sfruttare bene quello che c’è e capire che ogni situazione epocale può portare ad un cambiamento. Abbiamo intelligenza, forza e risorse per farlo con poco”.


[1] R. dell’Omo et al., Effects of the first month of lockdown for COVID-19 in Italy: A preliminary analysis on the eyecare system from six centers, in “European Journal of Ophthalmology”, Agosto 2020, pp. 1-7.

[2] Nello specifico, sono stati analizzati i seguenti Centri localizzati nel Nord e Sud Italia: il Dipartimento di Scienze Neurologiche e della Vista dell’Università di Brescia-Spedali Civili; il Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Humanitas di Bergamo; il Dipartimento di Morfologia, Chirurgia e Medicina Sperimentale dell’Università di Ferrara-Ospedale Sant’Anna; il Dipartimento di Oftalmologia presso l’Università di Firenze-Ospedale Careggi; il Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute presso l’Università del Molise- Ospedale Cardarelli di Campobasso; il Dipartimento di Oftalmologia presso l’Università di Catania-Ospedale Vittorio Emanuele.