Occhio secco

(Secchezza oculare)

Cos’è l’occhio secco?

Per sindrome dell’occhio secco si intende un’alterazione del delicato equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale. Infatti, quando si altera la quantità di lacrime oppure peggiora la loro qualità, l’occhio tende a seccarsi.

Se viene a ridursi o a mancare la pellicola protettiva (film lacrimale) non risulta più lubrificata la superficie oculare esterna (cornea).

Con quali sintomi si manifesta?

Bruciore oculare, sensazione di corpo estraneo, alterata lacrimazione, arrossamento oculare e fastidio alla luce (fotofobia), difficoltà di apertura delle palpebre (specialmente al risveglio) e annebbiamento visivo. Il più delle volte questi sintomi si manifestano con disturbi minimi, in persone che si trovano, ad esempio, in ambienti ventosi, fanno uso prolungato di lenti a contatto, frequentano ambienti con aria condizionata/troppo riscaldati oppure assumono alcune categorie di farmaci (psicotropi, antimuscarinici, estrogeni, antistaminici e betabloccanti locali).

Quali malattie oculari causano l’occhio secco?

Instillazione di collirio Tra le cause scatenanti ci possono essere le seguenti patologie: blefariti, congiuntiviti (anche allergiche) e ridotta secrezione lacrimale senile. Anche i trattamenti specifici per il glaucoma (colliri ipotensivi per abbassare la pressione oculare) sono una possibile causa della sindrome. Inoltre, l’occhio secco può essere provocato da deficit di vitamina A [[detta anche “ipovitaminosi A”]], il quale porta a una riduzione del numero di cellule caliciformi che producono lo strato mucoso del film lacrimale.

Altra causa può essere un’alterazione della dinamica palpebrale (mediante l’ammiccamento il film lacrimale si distribuisce uniformemente sull’occhio esterno), che in casi estremi può avvenire in caso di paresi facciale, nell’esoftalmo determinato da ipertiroidismo o in seguito a traumi facciali. L’occhio secco può persino essere la manifestazione di una malattia generale autoimmune (come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerodermia o la sindrome di Sjögren).

Come si può diagnosticare?

Lo studio del film lacrimale può essere effettuato durante una comune visita oculistica, dove può essere valutata sia la quantità di liquido prodotta (test di Schirmer) sia la qualità del film lacrimale (test di rottura del film lacrimale-BUT).

È vero che è più frequente nelle donne?

Sì, è vero. Si è visto che le donne – specialmente tra i 40 ed i 60 anni – soffrono più frequentemente di secchezza oculare. Molto probabilmente la sua maggiore incidenza è dovuta agli squilibri ormonali che avvengono durante la menopausa.

Esistono altri fattori di rischio?

In generale lo smog, il fumo di sigaretta, l’esposizione eccessiva all’aria condizionata o all’aria calda, l‘utilizzo prolungato del computer, del tablet o dello smartphone [Moon JH, Kim KW, Moon NJ, “Smartphone use is a risk factor for pediatric dry eye disease according to region and age: a case control study”, [BMC Ophthalmol., 2016 Oct 28;16(1):188]]: sono tutti fattori che potrebbero contribuire alla secchezza oculare. Occhio al monitor: un suo uso prolungato può provocare secchezza oculare

Anche la chirurgia del segmento anteriore dell’occhio (refrattiva ovvero il laser per “eliminare” i difetti visivi come la miopia, cataratta, ecc.) è considerata un fattore di rischio della secchezza oculare, anche se il problema potrebbe essere transitorio [[vedi consensi informati della SOI]].

Cosa si può fare?

Non è sempre possibile curare alla radice la secchezza oculare come, ad esempio, nel caso delle patologie autoimmunitarie, ma è possibile comunque attenuarne i sintomi e aiutare la lubrificazione e la protezione della superficie oculare.

Le lacrime artificiali rappresentano tuttora il rimedio più comune. Ovviamente riducono i sintomi soltanto per tempi brevi e, quindi, sono necessarie instillazioni frequenti. Possono essere d’aiuto anche i gel oftalmici che, nei casi più gravi, permettono di umettare per un periodo prolungato l’occhio, rimanendo a contatto più a lungo con la sua superficie (soprattutto durante la notte). Tale gel si lega alle lacrime formando un film lubrificante particolarmente resistente.

Altri studi attesterebbero, invece, che l’assunzione per via orale di omega-3 [contenuti, ad esempio, in abbondanza nel pesce]] ridurrebbe l’incidenza dell’occhio secco [[si consulti, ad esempio, “Effect of Oral Re-esterified Omega-3 Nutritional Supplementation on Dry Eyes” di Epitropoulos AT, Donnenfeld ED, Shah ZA, Holland EJ, Gross M, Faulkner WJ, Matossian C, Lane SS, Toyos M, Bucci FA Jr, Perry HD, [Cornea, 2016 Sep;35(9):1185-91. doi: 10.1097/ICO.0000000000000940]]. Tali risultati sono tuttavia ancora da confermare.

Inoltre, quando si trascorrono molte ore al giorno davanti a uno schermo è opportuno fare pause cicliche (ad esempio di un quarto d’ora ogni due ore). Durante queste soste bisogna consentire agli occhi di riposare guardando lontano. Si è tra l’altro visto che, almeno tra i bambini, chi soffriva di occhio secco e usava molto il cellulare (guardando lo schermo) doveva sospenderne l’uso per quattro settimane prima di vedere migliorare i propri sintomi soggettivi e i segni oggettivi [[ibidem]].

È, comunque, sempre importante sottoporsi a una visita oculistica per un preciso inquadramento diagnostico e per la prescrizione terapeutica adatta al singolo caso di occhio secco. Naturalmente sono opportuni controlli oculistici periodici.

Occhi rossi

Di che si tratta?

L’occhio rosso, un disturbo molto frequente, è spesso il segno di un’infiammazione oculare.

Quali sono le cause degli occhi rossi?

Le cause sono le più varie: possono essere di origine virale, allergica, batterica, traumatica, ecc. In linea di massima si può distinguere un arrossamento dell’occhio di tipo transitorio [[indicativamente fino a una durata di 1-2 giorni]], che generalmente non ha conseguenze rilevanti, da un arrossamento che, al contrario, è indice di una malattia vera e propria. Quando l’arrossamento è persistente o si manifesta in maniera ricorrente è opportuno consultare un oculista.

Qual è il mio caso?

Occhi rossi al risveglio
Si potrebbe essere affetti da congiuntiviti di varia origine (ad esempio allergica), ma si potrebbe anche trattare unicamente di secchezza oculare.
Comunque bisogna distinguere i casi in cui gli occhi abbiano secrezioni da quelli in cui non ci siano. Nel primo caso molto probabilmente è una congiuntivite (che può creare difficoltà ad aprire gli occhi al mattino e iperemia), mentre nel secondo caso le cause possono essere varie.

Se il disturbo persiste è sempre opportuno sottoporsi ad una visita di controllo non facendo ricorso a colliri senza un’esatta diagnosi. Possono aiutare lacrime artificiali o gel oculari umettanti notturni. È comunque importante escludere che si sia affetti da un’uveite anteriore, frequentemente causa di occhio rosso, accompagnato o meno da dolore e annebbiamento visivo.

Dopo uso prolungato dello schermo
Ci sono delle buone norme che vanno rispettate quando si trascorre molto tempo davanti a uno schermo. Innanzitutto è importante assicurarsi che un eventuale disturbo refrattivo sia corretto mediante occhiali (possibilmente antiriflesso) oppure con lenti a contatto. Secondo la normativa vigente per preservare la vista è importante che la distanza tra occhi e video sia compresa tra i 50 e i 70 cm. Inoltre, lo schermo deve essere posto in modo da consentire a chi lavora di poter agevolmente guardare oltre lo schermo stesso.

Ovviamente vanno evitati i riflessi: bisogna collocare la postazione di lavoro nella giusta posizione rispetto alle finestre e alle fonti di luce artificiale (non alle spalle ma eventualmente disposta perpendicolarmente). In particolare, le lampade devono essere fuori dal campo visivo di chi usa il computer (per non abbagliarlo). Per la normativa si può far riferimento alle Linee guida d’uso dei videoterminali, contenute in allegato al decreto pubblicato sulla Gazzetta il 18 ottobre 2000 (n. 244) (approfondisci).

Dopo uso prolungato di lenti a contatto

Se gli occhi sono arrossati per prima cosa bisogna togliersi le lenti a contatto, in modo tale da far “respirare” l’occhio. In secondo luogo è opportuno instillare lacrime artificiali a volontà ma, se l’arrossamento e il bruciore persistono, è certamente il caso di sottoporsi a una visita oculistica di controllo.

Dopo l’esposizione al sole
Se gli occhi sono arrossati dopo una prolungata esposizione al sole si può ricorrere alle lacrime artificiali; ma se il disturbo non passa si potrebbe aver contratto una cheratite attinica o una congiuntivite causata dai raggi ultravioletti (approfondisci). Anche in questo caso è sempre meglio consultare un oculista.

Dopo uso del motorino o della bicicletta

È il caso di utilizzare sempre caschi a norma di legge dotati di filtri ai carboni attivi e di un buon sistema di protezione dal vento. L’utilizzo della visiera è fondamentale per ridurre il rischio di traumi da corpo estraneo. Ovviamente il contatto con pollini e agenti inquinanti atmosferici è più frequente e vi è, quindi, un rischio maggiore di reazioni allergiche. In quest’ultimo caso possono essere utili spray nasali, colliri antistaminici e/o antistaminici assunti per bocca (dopo aver consultato un allergologo e un oculista).

Gli occhi rossi si sono arrossati all’improvviso: che fare?

Bisogna accertarsi che non si tratti di una ferita corneale o congiuntivale: la causa più comune possono essere piccoli corpi estranei.

Se accompagnato da un dolore molto forte l’occhio rosso può essere causato da un aumento veloce ed elevato della pressione intraoculare, come nel caso del glaucoma acuto; sarà quindi importante recarsi al più presto presso una struttura di pronto soccorso per iniziare rapidamente le cure. La comparsa di una macchia rossa intensa color sangue è, invece, spesso dovuta ad un’emorragia sottocongiuntivale.

Come comportarsi quando gli occhi sono spesso rossi?

Nei casi più banali, almeno se non è presente un corpo estraneo nell’occhio, sarà utile l’uso di lacrime artificiali o di un semplice collirio. In generale bisogna correggere bene i difetti visivi e proteggere gli occhi dagli agenti atmosferici. In ogni caso è sempre necessaria una diagnosi precisa e non bisogna accontentarsi di rimedi fai-da-te o ricorrere all’autodiagnosi, che può essere fuorviante. Fondamentale, invece, è affidarsi a bravi specialisti.

Miopia

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Cos’è la miopia

La miopia è un difetto visivo a causa del quale si vede sfocato da lontano (la visione da vicino può essere buona). Nel linguaggio medico è considerata un “vizio di refrazione” (o rifrazione). Il termine “miopia” deriva dal termine greco “myo”, che significa “chiudere”, per indicare l’abitudine tipica dei miopi di strizzare gli occhi per vedere meglio da lontano.

Nell’occhio normale (emmetrope) i raggi luminosi che provengono dagli oggetti distanti vengono messi a fuoco esattamente sulla retina. Nell’occhio miope, invece, questi stessi raggi cadono davanti alla retina e poi divergono: sulla superficie retinica si forma un’immagine sfocata.

Quanto maggiore è il difetto visivo, tanto minore è la distanza alla quale si vede bene. Il difetto si misura in diottrie; ad esempio, se a una persona mancano tre diottrie all’occhio destro, significa che riesce a vedere da una distanza di sette metri una lettera che una persona non miope distingue invece dai dieci metri.

Quali tipi di miopia esistono?

La miopia si può distinguere, sulla base dell’entità del difetto, in lieve (fino a 3 diottrie), media (da 3 a 6 diottrie), elevata (oltre le 6 diottrie).

L'occhio miope mette male a fuoco gli oggetti lontani, che arrivano sfocati sulla retina
Si tratta di un difetto della vista frequentissimo nel mondo e in Italia ne è affetto indicativamente il 25% della popolazione (vale a dire circa 15 milioni di persone). In generale in Occidente si ritiene che abbia una prevalenza indicativa del 30%. In Asia, invece, si riscontrano percentuali fino all’80-90% [[soprattutto nel Sud-Est asiatico]].

In genere la miopia insorge in età scolare, aumenta nel periodo dello sviluppo e tende a stabilizzarsi intorno ai 20-25 anni, aumentando solo lievemente dopo quell’età (se non sono presenti particolari patologie che la fanno peggiorare rapidamente).

In una piccola percentuale di casi si presenta nella forma degenerativa della retina, che può determinare gravi conseguenze per la vista: insorge già nei bambini piccoli (tipicamente a 2-3 anni d’età) e progredisce col passare degli anni arrivando anche a valori molto elevati (ad esempio a 30 diottrie), poiché il bulbo oculare continua ad allungarsi in modo patologico, arrivando a compromettere l’integrità di tutte le strutture anatomiche.

A cosa è dovuta la miopia?

Le ragioni principali della miopia sono tre:

  1. bulbo oculare più lungo del normale: è la causa più comune;
  2. curvatura della cornea o del cristallino maggiore della norma;
  3. eccessivo potere refrattivo del cristallino (la lente all’interno dell’occhio è troppo “potente”).

Quali cause sono all’origine della miopia?

Ha sia cause genetiche che ragioni correlate allo stile di vita. Uno studio pubblicato nel 2018 su Nature Genetics [Tedja MS et al., “[Genome-wide association meta-analysis highlights light-induced signaling as a driver for refractive error“, Nat Genet. 2018 Jun;50(6):834-848. doi: 10.1038/s41588-018-0127-7. Epub 2018 May 28]] ha individuato 161 geni “responsabili” di questo vizio refrattivo.

Tuttavia negli ultimi anni, grazie allo studio di grandi basi dati, si è scoperta anche una correlazione più stretta tra miopia e stile di vita [Si vedano, ad esempio, Ku PW, Steptoe A, Lai YJ, Hu HY, Chu D, Yen YF, Liao Y, Chen LJ, “[The Associations between Near Visual Activity and Incident Myopia in Children: A Nationwide 4-Year Follow-up Study”, Ophthalmology, 2018 Jun 19, pii: S0161-6420(17)33464-4, doi: 10.1016/j.ophtha.2018.05.010 (Epub ahead of print). Oppure si legga Sherwin JC, Reacher MH, Keogh RH, Khawaja AP, Mackey DA, Foster PJ, “The association between time spent outdoors and myopia in children and adolescents: a systematic review and meta-analysis“, Ophthalmology, 2012 Oct;119(10):2141-51. doi: 10.1016/j.ophtha.2012.04.020. Epub 2012 Jul 17]]. Infatti i bambini che trascorrono troppo tempo in ambienti chiusi svolgendo attività da vicino (ad esempio leggere alla luce artificiale) correrebbero più rischi di svilupparla e di avere una sua progressione più rapida. Tanto che alcuni Paesi asiatici hanno adottato programmi nelle scuole per favorire attività alla luce naturale e all’aria aperta: guardando da lontano l’occhio si riposa.

Come si corregge?

Tradizionalmente la miopia si corregge con l’utilizzo di lenti (occhiali o lenti a contatto). Gli occhiali sono il mezzo più diffuso e di facile uso, ma possono non essere l’ideale se il difetto è elevato. L’immagine risultante percepita dal soggetto miope è, infatti, rimpicciolita con tanto più la lente è forte (ovvero ha un alto “potere diottrico”), che inevitabilmente causa delle distorsioni nella zona paracentrale e periferica del campo visivo. Quindi un oculista potrà valutare l’opportunità di prescrivere l’impiego di lenti a contatto, tenendo conto della salute oculare complessiva del miope e della presenza di una buona lacrimazione.

La miopia si può prevenire?

Stando agli studi più recenti si può prevenire in una misura contenuta (secondo l’oculistica tradizionale, invece, non era affatto prevenibile) [Si veda, tra gli altri, Rudnicka AR, Kapetanakis VV, Wathern AK, Logan NS, Gilmartin B, Whincup PH, Cook DG, Owen CG, “[Global variations and time trends in the prevalence of childhood myopia, a systematic review and quantitative meta-analysis: implications for aetiology and early prevention“,
Br J Ophthalmol. 2016 Jan 22. pii: bjophthalmol-2015-307724. doi: 10.1136/bjophthalmol-2015-307724, Epub ahead of print, Review. Quest’articolo conclude: “Capire l’eziologia della miopia infantile ci darà indizi per la sua prevenzione, offrendo potenzialmente strategie per limitare l’impatto economico dell’errore refrattivo”, ndr]]. Bisogna, in ogni caso, sempre fare ricorso alla giusta correzione sin da quando si presenta il vizio: usare le lenti giuste è fondamentale per rallentarne l’evoluzione.

Inoltre, per quanto riguarda l’importanza di uno stile di vita sano, secondo ricerche condotte in Australia [[La ricerca è stata condotta su oltre quattromila bambini ed è stata pubblicata sulla rivista Ophthalmology (“Outdoor activity reduces the prevalence of myopia in children“ by Rose KA, Morgan IG, Ip J, Kifley A, Huynh S, Smith W, Mitchell P, 2008 Aug;115(8):1279-85. Epub 2008 Feb 21): ha coinvolto 1.765 piccoli di sei anni e 2.367 dodicenni. Gli oculisti dell’Università di Sidney si sono resi conto che ciò che conta è la maggior quantità di luce a cui si è esposti quando si sta all’aria aperta: più essa è intensa e maggiore è la profondità di campo e, dunque, la visione è più definita. Inoltre, l’aspetto più interessante è che la retina viene stimolata a rilasciare la dopamina, un neurotrasmettitore che sembra inibire o rallentare l’allungamento del bulbo oculare tipico dei miopi, a causa del quale il fuoco cade troppo avanti rispetto alla superficie retinica.

I ricercatori australiani hanno osservato questo fenomeno nei dodicenni.]], i bambini che trascorrono molto tempo all’aria aperta e al sole tendono a sviluppare più difficilmente miopia.

Secondo uno studio pubblicato nel 2011 dall’Università di Cambridge (Regno Unito) [[Leggi “Giovani meno miopi all’aria aperta”]] per i bambini il rischio di avere la miopia si riduce del 2% per ogni ora in più trascorsa all’aperto ogni settimana.

Che la vita “artificiale” sia associata a una maggiore probabilità di essere miopi è stato confermato anche da una ricerca pubblicata a maggio 2012: nelle grandi città del Sud-Est asiatico i bambini sono affetti dal vizio refrattivo in misura compresa tra l’80 e il 90% [[Vedi la notizia “Miopia, bambini più a rischio nel Sud-Est dell’Asia”]].

Inoltre, una prolungata deprivazione visiva (privazione della luce) provoca miopia in seguito ad allungamento del bulbo oculare, fenomeno presumibilmente correlato all’aumento dei livelli di cortisolo nel plasma sanguigno.

Va detto, comunque, che esiste anche una componente non legata allo stile di vita, ma ereditaria: se uno o entrambi i genitori sono miopi è più probabile che lo siano anche i figli.

La qualità dell’immagine migliora con l’applicazione di lenti a contatto, che sono ad esempio molto utili durante l’attività sportiva. È importante, però, ricordare che necessitano di una serie di accorgimenti di pulizia e manutenzione. [[vedi Dodecalogo per il corretto uso delle lenti a contatto.
Se non si presta grande attenzione all’igiene possono infatti comparire problemi oculari acuti, quali le infezioni (potenzialmente dannose come le cheratiti) oppure cronici, determinati dalla minore ossigenazione della cornea; la superficie esterna e trasparente dell’occhio e dal maggiore stress a carico dell’apparato lacrimale.]]

In ogni caso si può decidere di ricorrere, d’intesa con l’oculista, alla chirurgia refrattiva. Tali interventi, tuttavia, non garantiscono in modo certo l’“eliminazione” completa del vizio refrattivo, soprattutto nel medio e nel lungo periodo.

Come funziona la correzione col laser?

Le tecniche laser forniscono risultati molto buoni nei difetti lievi e medi, ma meno nei difetti elevati. Il laser agisce modificando la curvatura della superficie oculare e, di conseguenza, il potere refrattivo della cornea stessa (capacità d’ingrandimento), permettendo la focalizzazione dell’immagine sul piano retinico (immagine a fuoco). Il laser ad eccimeri può essere utilizzato in due modi: sulla superficie anteriore della cornea e, in tal caso la procedura, si chiama PRK (“fotoablazione corneale di superficie”); oppure su un suo strato più profondo (dopo aver eseguito una microscopica incisione semicircolare che consente di sollevare un sottile strato di tessuto chiamato lembo) e, in tal caso, la procedura si chiama LASIK o “cheratomileusi con laser ad eccimeri”. L’indicazione e la scelta del tipo di intervento vengono valutati dal chirurgo sulla base di variabili quali il tipo e grado di miopia, lo spessore corneale e le esigenze della persona miope. Tuttavia va detto che la correzione laser non cancella eventuali rischi per la salute oculare associati a una miopia elevata (ad esempio l’assottigliamento retinico).

Si può impiantare una lente correttiva dentro l’occhio?

Sì, la correzione della miopia mediante chirurgia è possibile: in alcuni casi si decide di impiantare all’interno dell’occhio una lente artificiale. La lente può essere aggiunta al cristallino naturale (IOL fachica) nella camera anteriore (davanti all’iride) o nella camera posteriore (davanti al cristallino), oppure può essere impiantata direttamente al posto del cristallino.

La miopia si può correggere con lenti biconcave (divergenti)Le tecniche con cristallino artificiale sono, quindi, più invasive ed espongono l’occhio a qualche rischio supplementare (gli stessi degli altri interventi intraoculari come, ad esempio, quello di cataratta); consentono però di correggere le miopie più elevate (nelle quali le procedure laser non sono attuabili) e forniscono, a parità di miopia trattata, una qualità visiva migliore.

Com’è preferibile correggere la miopia?

Soprattutto nei bambini è preferibile la correzione con occhiali. Inoltre, sono fondamentali alcuni accorgimenti nello scegliere il modello: il margine superiore della montatura deve arrivare al sopracciglio per evitare che il bambino, quando rivolge lo sguardo verso l’alto, veda fuori dalla lente; le lenti devono essere infrangibili e la correzione del difetto deve essere totale. Inoltre, gli occhiali vanno portati praticamente sempre (è importante che al cervello arrivino immagini nitide, in modo da evitare un possibile peggioramento del difetto).

Nei bambini e negli adolescenti fino a 14-16 anni non sono generalmente indicate le lenti a contatto sia per problemi di gestione, manutenzione e pulizia, sia perché nell’età infantile si ha un maggiore rischio di sensibilizzazione al materiale delle lenti a contatto (a causa della minor tollerabilità da parte del sistema immunitario nei suoi confronti). Bisogna, comunque, sempre rispettare le buone norme nell’utilizzo delle lenti a contatto qualora se ne facesse uso.

L’aumento della miopia nel mondo

miopia-confronto_2010-2050-fonte_iapb.org-grafico_anulare-web-photospip71f0a690e43463ae9df1390c26a8b985.jpgSecondo una ricerca condotta negli Usa si è riscontrato un aumento consistente del numero di miopi tra il periodo 1999/2004 e i primi anni ’70 (+66,4%). Dunque, uno stile di vita troppo artificiale sembra avere, anche in questo caso, un ruolo rilevante riguardo al vizio refrattivo [[Secondo un articolo pubblicato su Archives of Ophthalmology (“Increased Prevalence of Myopia in the United States Between 1971-1972 and 1999-2004“, by Susan Vitale; Robert D. Sperduto; Frederick L. Ferris III, Arch Ophthalmol. 2009;127(12):1632-1639), l’incidenza della miopia tra le persone di età compresa tra i 12 e i 54 anni è significativamente superiore rispetto ai primi anni ’70. Se per rimediare al difetto visivo si ricorre a occhiali, lenti a contatto o all’intervento laser, secondo gli autori “identificare i fattori di rischio modificabili per la miopia potrebbe portare allo sviluppo di strategie d’intervento efficaci a livello di costi”. Insomma, si vuole stabilire se questo vizio refrattivo (che si affianca all’ipermetropia e all’astigmatismo) sia in qualche modo prevenibile. Questo studio, effettuato da ricercatori del National Eye Institute e dei National Institutes of Health, è stato condotto su 4.436 partecipanti nel biennio 1971-2 e su 8.339 persone dal 1999 al 2004. Ovviamente, il calcolo dell’incidenza della miopia negli Usa è basato su proiezioni (vedi comunicato dell’American Academy of Ophthalmology)]].

Più in generale – secondo un altro studio pubblicato nel 2016 generale – è miope il 28,3% della popolazione mondiale (dato riferito al 2010) e il trend è in ascesa: se nel 2020 si prevede che lo sarà oltre un terzo degli abitanti delle Terra (33,7%), per il 2050 si stima che sarà miope circa la metà della popolazione mondiale (40% miopia lieve-moderata +9,8% miopia elevata) [Holden BA, Fricke TR, Wilson DA et al., “[Global prevalence of Myopia and High Myopia and temporal trends from 2000 through 2050“, Ophthalmology Vol 123, Number 5 May 2016]].

Quanti geni contribuiscono a causarla?

Il numero dei geni che, in vario modo, contribuisce alla miopia continua a crescere perché se ne scoprono sempre di nuovi. Infatti le ricerche genetiche diventano sempre più raffinate e, con gli anni, il ruolo del DNA è divenuto più chiaro.

Come abbiamo visto, nello studio pubblicato su Nature Genetics (2018) [[Tedja MS et al., “Genome-wide association meta-analysis highlights light-induced signaling as a driver for refractive error”, Nat. Genet. 2018 Jun;50(6):834-848. doi: 10.1038/s41588-018-0127-7. Epub 2018 May 28]] si sostiene che siano 161 i geni coinvolti in varia misura nel difetto rifrattivo, riguardando però aspetti anche molto diversi della fisiologia e della morfologia oculare. Ovviamente dobbiamo anche tenere conto del fatto che esiste un aspetto epigenetico, per cui i geni si possono attivare o non attivare, senza dimenticare che c’è un’intricata rete di relazioni tra i fattori genetici stessi che spesso non è facile da determinare con precisione.

Link utili: Quaderno del Ministero della Salute , Dieci falsi miti sulla salute degli occhi (Ministero della Salute)

Leggi anche: “Miopia e fattori ambientali“ di Tim Lougheed (estratto di “Oftalmologia Sociale“, n. 3 del 2014)

Acuità visiva

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Cos’è l’acuità visiva?

occhialini_di_prova-umo.jpgL’acuità visiva misura quanto si vede ossia con quale livello di definizione dell’immagine. Si tratta della capacità che ha il nostro apparato visivo di distinguere due punti vicini come separati: con quanto più si percepiscono distinti, maggiore sarà l’acuità visiva. Complicando un po’ le cose possiamo dire che l’acuità visiva è la misurazione dell’angolo minimo sotto cui devono essere visti due punti separati. L’angolo minimo preso in considerazione è un primo ossia un sessantesimo di grado[[permette di far corrispondere le immagini a due recettori retinici non contigui (5 mm) e, quindi, di osservare 2 immagini distinte.]].

Come si misura?

Viene misurata mediante gli ottotipi, ossia lettere e/o simboli con grandezza progressivamente decrescente. L’ottotipo deve essere posizionato a un distanza minima di tre metri. Il tabellone su cui sono stampate le lettere/simboli si definisce tavola o tabella ottotipica.

Qual è l’acuità visiva normale?

L’acuità visiva considerata normale è di 10/10 (Monoyer), 20/20 (Snellen), 1.0 (Decimale) o 0.0 (logMAR). Questo valore si ottiene quando l’angolo minimo che si apprezza almeno da tre metri è, appunto, un primo. Però l’acuità visiva può essere superiore a 16/10 od oltre. E’ importante sottolineare che l’acuità visiva non esprime né il difetto visivo né la sua entità. Infatti possiamo avere un visus corretto di 10/10 anche con un difetto di vista. La misurazione dell’acuità deve essere effettuata sia ‘naturale’, cioè senza correzioni con lenti, e sia con correzione. Si distingue, quindi, un visus naturale e uno corretto. Ad esempio, in un soggetto che ha 7/10 (con una correzione di 5 diottrie di miopia) la massima acuità visiva gli consente, portando gli occhiali, di leggere a 7 metri quello che una persona che non li porta (ossia un emmetrope) legge a una distanza di 10 metri. Per capire come veda un miope basta usare una macchina fotografica con l’obiettivo e metterla fuori fuoco.

Trovando la lente giusta si arriva sempre a 10/10?

Ottotipo per lontano Non sempre. In ogni caso, quello che si deve ricercare è la lente del giusto potere: per far sì che i raggi luminosi cadano a fuoco sulla retina si ottiene cosi quello che gli anglosassoni definiscono la BCVA (Best Corrected Visual Acuity), cioè la massima acuità visiva corretta che l’occhio può esprimere. Questo dipende da molti fattori: grado di trasparenza dei mezzi diottrici (cornea, cristallino, corpo vitreo), aberrazioni ottiche dei mezzi stessi, funzione foveale (corretto funzionamento della zona centrale della retina), integrità delle vie ottiche e corretto sviluppo della funzione della corteccia cerebrale deputata alla visione (circa un terzo della superficie corticale, soprattutto a livello occipitale).

Perché è importante la misurazione dell’acuità visiva?

Perché si può capire quali vizi refrattivi siano presenti (ipermetropia, miopia e astigmatismo), se ci sia una presbiopia oppure se siano presenti patologie oculari in senso stretto (cataratta, maculopatie, ecc.).

Appannamento visivo

Immagine offuscata

(visione offuscata)
Immagine offuscata

Cos’è?

È un’anomalia oculare che consiste in una riduzione della capacità visiva, ossia di quell’abilità che si ha di distinguere nitidamente gli oggetti nello spazio che ci circonda. Consiste, quindi, in un offuscamento delle immagini.

Quando si manifesta?

L’appannamento visivo si può presentare in qualsiasi fase della vita; tuttavia le cause variano a seconda dell’età.

Nei giovani quali malattie lo determinano?

La sensazione di appannamento si può verificare, ad esempio, a causa di un’uveite [[infiammazione che coinvolge uno degli strati che compongono il bulbo oculare, detto ùvea]]. È caratterizzata da arrossamento dell’occhio, sensazione di dolore in determinate posizioni di sguardo e appannamento indipendentemente dalla lacrimazione. La terapia si avvale dell’uso di colliri midriatici (che dilatano la pupilla), colliri antibiotici e cortisonici.

Un’altra patologia che può facilmente indurre appannamento è la cheratite (infiammazione della cornea), che può essere causata da agenti infettivi (virus, batteri, protozoi e funghi), agenti fisici (raggi ultravioletti) e malattie sistemiche (artrite reumatoide e vasculiti). L’infezione viene curata con l’uso di colliri antibiotici e antinfiammatori steroidei.

Anche la congiuntivite può causare appannamento a causa di alterazioni qualitative e/o quantitative del film lacrimale (ad esempio si hanno più secrezioni del dovuto) così come le blefariti possono provocare analoghe alterazioni. Infine l’annebbiamento visivo può essere causato anche da un trauma oculare.

Quali sono le cause più frequenti negli anziani?

Con l’avanzare dell’età le cause sono più frequentemente legate alla perdita di trasparenza del cristallino ossia alla cataratta.

Cristallini a confronto: quello di destra è limpido e consente una visione ottimale, mentre quello di sinistra è opacizzato e - quindi - la visione risulta annebbiata Generalmente la cataratta senile si instaura progressivamente col passare degli anni e chi ne soffre potrebbe non avvertire eventuali cambiamenti finché non supera un livello-soglia. L’evoluzione delle tecniche chirurgiche permette la sostituzione del cristallino opaco con uno artificiale (trasparente), che generalmente riporta l’acuità visiva a valori buoni o soddisfacenti.

Un altro tipo di appannamento si può verificare durante l’attacco acuto di glaucoma come conseguenza dell’èdema corneale, unitamente al dolore oculare e alla mancata risposta della pupilla alla stimolazione luminosa (midriasi fissa).

Quali cause d’appannamento possono non dipendere dall’occhio?

La diminuzione dell’irrorazione sanguigna può causare un annebbiamento visivo di varia entità, che può arrivare anche alla perdita temporanea della vista. Questa condizione si ha nel caso in cui, ad esempio, si soffra d’ipotensione sistemica (bassa pressione arteriosa). Si verifica in persone con problemi cardiocircolatori, in caso di disidratazione o dopo essersi alzati bruscamente in piedi.

Anche l’ipoglicemia (bassa concentrazione di zuccheri nel sangue) può dare appannamento visivo.

Intossicazioni, avvelenamenti o uso/abuso di farmaci possono portare ad abbassamento della vista per vari motivi, che spesso esordisce come una sensazione di appannamento. Lo stesso avviene in caso di infiammazione del nervo ottico (neurite ottica) che, in alcuni casi, in fase iniziale può manifestarsi con un appannamento: la visione potrebbe non essere più limpida come in precedenza.

Appannamento e sfocatura sono la stessa cosa?

No, anche se i concetti sono affini. Per essere precisi la sfocatura è provocata da difetti visivi (miopia, ipermetropia e astigmatismo), che sono la causa più frequente nei giovani pazienti, mentre dopo i 40 anni si è colpiti da presbiopia: si vede sfocato da vicino e si ha, dunque, generalmente bisogno di lenti da lettura. In questi casi viene usata solo impropriamente l’espressione ‘appannamento visivo’; l’appannamento in senso proprio, invece, è provocato da un’alterazione della trasparenza dei tessuti dell’occhio o da un eccesso o difetto di lacrimazione. Ovviamente è importante riferirlo all’oculista per risalire alla sua causa.

Può essere provocato da disturbi della lacrimazione?

Sì. I disturbi della lacrimazione possono favorire la sensazione di appannamento. In particolare la sindrome da occhio secco può essere provocata da:

  • ridotta produzione di fluido lacrimale;
  • eccessiva perdita, per evaporazione, della componente acquosa delle lacrime.

Quando si ha una ridotta produzione di lacrime?

Tra le cause di una ridotta produzione ci sono le patologie autoimmuni (sindrome di Sjogren), soprattutto nelle giovani, che determinano un’infiammazione cronica della superficie oculare, inducendo secchezza oculare. Con l’aumento progressivo dell’età, inoltre, si associa l’invecchiamento delle strutture oculari e la secrezione acquosa delle lacrime diminuisce, in particolare nelle donne in menopausa, a causa delle variazioni dell’assetto ormonale.

Quando si ha l’evaporazione delle lacrime?

Instillazione di lacrime artificiali Sono importanti le condizioni ambientali in cui si vive. Infatti l’uso di climatizzatori, l’inquinamento atmosferico e l’uso prolungato degli schermi (che induce la tendenza a battere le palpebre meno frequentemente del normale) aumentano l’evaporazione del film lacrimale, creando così talvolta sensazione di appannamento e di secchezza oculare.

Si può curare questo problema?

Il trattamento dei disturbi della lacrimazione viene eseguito con sostituti lacrimali (lacrime artificiali) che migliorano il comfort della superficie oculare.

Può essere correlato a patologie della retina?

La difficoltà di lettura a distanza ravvicinata, con deformazione accompagnata da appannamento centrale dell’immagine, fa sospettare una maculopatia. In pratica chi ne è colpito riferisce di vedere molto bene, ma di avere una zona centrale – quella più importante per le attività quotidiane – appannata, distorta o addirittura nera. Un appannamento si può presentare anche in persone affette da malattie sistemiche quali, ad esempio, il diabete, che può indurre una retinopatia.

Se la vista è molto appannata ho qualcosa di grave?

Non necessariamente (spesso non vi è correlazione tra la gravità oggettiva della patologia e la sensazione soggettiva), ma se il problema persiste è importante consultare un oculista. Ci possono essere casi in cui la visione risulta molto appannata, per esempio se la cornea perde parte dell’epitelio, oppure se si soffre di una patologia come il glaucoma. In ogni caso, bisogna sempre sottoporsi periodicamente a visite di controllo.

Link utile: sito dell’American Academy of Ophthalmology

Presbiopia

Cos’è?

La presbiopia è un disturbo della vista caratterizzato dalla perdita graduale, progressiva e irreversibile, della capacità di mettere a fuoco da vicino, ma non è considerata un vizio refrattivo. Si tratta di una condizione fisiologica legata all’avanzare dell’età. Infatti, dopo i 40 anni il nostro cristallino, la lente naturale che si trova all’interno dell’occhio, perde progressivamente la capacità di mettere a fuoco gli oggetti alle differenti distanze ossia si verifica una diminuzione della capacità accomodativa.

Quali sono i sintomi?

Si lamenta un “appannamento” della vista e un senso di stanchezza oculare, soprattutto durante la lettura e altre attività che vengono svolte a una distanza ravvicinata. La presbiopia – pur essendo un processo inarrestabile – progredisce dai 40 anni fino ai 60-65 anni nell’occhio che non ha altri disturbi visivi (emmetrope).

Che rapporto c’è tra la presbiopia e altri difetti visivi?

Nell’occhio miope (che vede male da lontano) il disturbo insorge più tardi in proporzione all’entità del difetto o, almeno apparentemente, non insorge affatto (perché i due difetti si compensano): infatti il miope molto spesso si abitua a togliere gli occhiali che usa per vedere da lontano, riuscendo comunque a svolgere tutte le attività a distanza ravvicinata. Discorso diverso è quello valido per il soggetto ipermetrope, che necessita da subito degli occhiali per vicino.

Che cause ha?

La causa principale della presbiopia è la perdita di elasticità del cristallino dovuta all’età, per cui la messa a fuoco da vicino risulta difficoltosa. Viceversa, un occhio più giovane possiede un meccanismo d’accomodazione efficiente ed automatico, grazie al cambiamento di forma del cristallino, che varia a seconda della distanza a cui si trova l’oggetto osservato. In sostanza, nel presbite è come se diventasse difettoso il meccanismo di messa a fuoco automatico tipico di alcuni apparecchi fotografici. Di solito chi ha questo difetto visivo, non riuscendo a leggere da vicino, allunga le braccia allontanando il piano di lettura.

Come si corregge la presbiopia?

Il modo più diffuso di correggere la presbiopia consiste nell’uso degli occhiali.

I tipi di lenti a disposizione sono:

  1. lenti monofocali, con cui si può vedere bene da vicino;
  2. lenti bifocali, che permettono una visione corretta da lontano e a una sola distanza ravvicinata (occhiali con le lunette);
  3. lenti multifocali o progressive che consentono, con un solo paio d’occhiali, di vedere bene a più distanze.

Dopo aver scelto quale tipo di occhiali sia più indicato per le proprie esigenze, è importante ricordarsi che le lenti per vedere bene da vicino non saranno mai le stesse per tutta la vita. Infatti, ogni 4-5 anni ci accorgeremo che il disturbo è peggiorato: a quel punto sarà necessario sostituire le vecchie lenti con quelle nuove (con un ingrandimento maggiore fino ai 60-65 anni).

Sono state introdotte sul mercato, negli ultimi anni, le lenti a contatto multifocali che permettono di correggere – se pur ancora non perfettamente – i difetti visivi. È molto importante che chi le utilizza venga informato della difficoltà d’impiego che queste comportano e del fatto che la qualità della visione attualmente non è la stessa ottenuta con gli occhiali.

Quali novità e prospettive ci sono?

Una nuova frontiera nella correzione della presbiopia è rappresentata dalla chirurgia refrattiva e dallo sviluppo di evolute tecniche di chirurgia del cristallino. La correzione della presbiopia mediante chirurgia del cristallino si avvale dell’utilizzo delle lenti intraoculari (IOL) accomodative o multifocali. Queste lenti vengono inserite al posto del cristallino durante l’intervento di cataratta; ma è importante sottolineare che non tutte le persone sono idonee per questo particolare tipo di lente.
Immagine: apparecchio laser Nel caso della chirurgia refrattiva laser (PRK o LASIK) vengono realizzate sulla superficie della cornea zone concentriche che hanno diverse capacità d’ingrandimento (ossia differente potere refrattivo), le quali consentono di mettere a fuoco oggetti collocati a distanze diverse.

Astigmatismo

esempio di occhio astigmatico, dove i raggi luminosi hanno due fuochi (davanti e dietro alla retina)

Cos’è l’astigmatismo?

esempio di occhio astigmatico, dove i raggi luminosi hanno due fuochi (davanti e dietro alla retina)L’astigmatismo è un disturbo della vista (ametropia) che comporta una minore nitidezza visiva a causa di una deformazione della superficie dell’occhio (cornea) o di un’alterazione delle strutture interne del bulbo oculare. Di conseguenza le immagini risultano poco definite (i contorni non appaiono nitidi) ed è necessario correggere il difetto.

Si può essere contemporaneamente miopi e astigmatici?

Sì, ma l’astigmatismo può essere associato non solo a miopia, ma anche a ipermetropia e presbiopia. La sua correzione prevede l’utilizzo di occhiali (con lenti cilindriche o toriche), lenti a coatntto o un intervento di chirurgia refrattiva. In parole semplici l’occhio astigmatico vede gli oggetti poco definiti e, nei casi più gravi, leggermente distorti: il difetto è presente guardando sia da lontano che da vicino.

Come si fa a capire che si è astigmatici?

Molto spesso chi è astigmatico se ne accorge solo dopo una visita oculistica. Per questo motivo è importante sottoporsi sin da bambini a controlli regolari. Esiste anche un autotest (basato sulla osservazione di una sorta di stella) che consente di capire se possa essere presente un astigmatismo; tuttavia ciò non esclude affatto la necessità di sottoporsi ad una visita oculistica completa.

Quali tipi di astigmatismo esistono?

A seconda della struttura che determina il difetto visivo si parla di:

  • astigmatismo corneale: è dovuto ad un’anomala curvatura della cornea;
  • astigmatismo interno o lenticolare: è dovuto ad alterazioni delle strutture interne dell’occhio, ad esempio il cristallino (la nostra lente naturale).


Possiamo immaginare la cornea come una calotta sferica trasparente, attraversata da meridiani (come avviene su un mappamondo). A seconda del meridiano che presenta la curvatura maggiore si distinguono tre differenti tipi di astigmatismo:

  1. “secondo regola”: è la forma di astigmatismo più diffusa, nel quale il meridiano più curvo è tra quelli verticali (compresi tra 60° e 120°);
  2. “contro regola”, nel quale il meridiano più curvo è tra quelli orizzontali (compresi tra 0-30° e 150°-180°) ;
  3. “obliquo”, nel quale il meridiano più curvo è tra quelli obliqui (compreso tra 60° e 30°, 120°-150°).

Inoltre, si può distinguere tra:

a) astigmatismo semplice, nel quale si ha solo questo difetto visivo: il fuoco, anziché consistere in un solo punto, sarà disposto lungo una linea. Infatti sulla retina la messa a fuoco lungo un meridiano è diversa da quella lungo l’altro. A seconda della posizione della linea che si forma il difetto si può a sua volta suddividere in:

  • astigmatismo miopico semplice (un meridiano si focalizza sulla retina, mentre l’altro si focalizza davanti);
  • astigmatismo ipermetropico semplice (un meridiano si focalizza sulla retina, mentre l’altro cade dietro);

b) astigmatismo composto, in cui il difetto visivo è associato ad un altro vizio refrattivo (miopia o ipermetropia). A sua volta si suddivide in:

  • astigmatismo miopico composto (entrambi i meridiani si focalizzano davanti alla retina);
  • astigmatismo ipermetropico composto (entrambi i meridiani si focalizzano dietro alla retina);

c) astigmatismo misto in cui una linea focale è miope e l’altra ipermetrope (un fuoco è davanti alla retina mentre l’altro cade dietro).

Avere un po’ di astigmatismo è normale?

Sì, poiché un certo grado di astigmatismo corneale è fisiologico (fino a 0,5 diottrie si può anche evitare di correggerlo). Tale astigmatismo è, infatti, generalmente compensato in modo naturale dai mezzi diottrici interni all’occhio (cristallino, corpo vitreo, ecc.). L’astigmatismo di grado elevato è generalmente congenito e subisce lievi variazioni nel corso della vita. L’astigmatismo irregolare può essere causato da alterazioni della cornea in seguito a traumi, lesioni e infezioni o può essere dovuto a una malattia chiamata cheratocono.

Quali sono i sintomi dell’astigmatismo?

L’astigmatismo non corretto determina l’insorgenza di disturbi derivanti dal continuo cambio di messa a fuoco (accomodazione), nel tentativo di ottenere un’immagine nitida. Tali sintomi consistono in dolori ai bulbi oculari, all’arcata ciliare, affaticamento oculare, mal di testa, bruciore agli occhi e lacrimazione eccessiva.
In presenza di tali disturbi soltanto una accurata visita oculistica con misurazione del visus permetterà di fare la giusta diagnosi.

Importante: in persone molto astigmatiche a entrambi gli occhi che, anche mediante l’utilizzo di occhiali, non riescono ad essere corrette adeguatamente, deve essere esclusa la presenza del cheratocono (malattia che ha come caratteristica principale proprio un astigmatismo irregolare).

Come si può diagnosticare l’astigmatismo?

Con una visita oculistica, provando la correzione migliore del difetto. Tuttavia nei casi più difficili può essere d’aiuto l’esecuzione di una “topografia corneale”, un esame computerizzato che permette di ottenere una mappa della curvatura della cornea, in modo da poter diagnosticare correttamente tutti i tipi di astigmatismo. Tale difetto va monitorato nel tempo, controllandone eventuali variazioni, per escludere la presenza di patologie della superficie oculare.

Questo vizio refrattivo può essere generalmente corretto con l’uso di occhiali con lenti cilindriche o toriche oppure con lenti a contatto gas-permeabili o morbide; queste ultime in genere permettono di ottenere una qualità della visione migliore rispetto ai classici occhiali.

Si può correggere col laser?

Sì, anche l’astigmatismo può essere corretto tramite la chirurgia refrattiva. Tuttavia il laser non sempre consente di rinunciare agli occhiali (specialmente a lungo termine), per cui è necessaria un’attenta valutazione prima di prendere una simile decisione (dopo aver consultato uno o più medici oculisti).
Grazie a un'opportuna correzione con lente torica il fuoco dei raggi cade esattamente sulla retina

Allergie oculari

Esame con lampada a fessura

Cosa sono?

Le allergie oculari sono fenomeni patologici che si manifestano a carico dell’apparato visivo (in persone che generalmente hanno già un’allergia di base). Si tratta di individui che hanno un sistema immunitario che reagisce eccessivamente agli allergeni esterni, con conseguente sviluppo di una serie di fastidi che possono coinvolgere le vie respiratorie (rinite, asma), la cute (orticaria, dermatite, eczema) e/o, per l’appunto, gli occhi (congiuntivite allergica, blefarite). La reazione allergica è quindi una risposta complessa dell’organismo determinata dall’interazione di diversi fattori: interni (genetici, immunitari) ed esterni (ambientali).

Come si manifestano?

Normalmente chi soffre di allergia oculare presenta sintomi molto fastidiosi, ma che di solito non causano danni agli occhi. Essi sono facilmente riconoscibili nei seguenti:

  • prurito oculare;
  • lacrimazione eccessiva o secchezza;
  • gonfiore palpebrale;
  • arrossamento oculare;
  • marcata sensibilità alla luce (fotofobia);
  • negli stati infiammatori più gravi si può avere una visione sfuocata.

Se si avvertono tali disturbi è consigliabile rivolgersi al proprio oculista e a un allergologo per una diagnosi certa.

Come si esegue la diagnosi dell’allergia oculare?

Esame con lampada a fessuraL’esame biomicroscopico, effettuato mediante lampada a fessura, permette di valutare i segni della congiuntivite allergica. La persona affetta da allergia oculare presenta iperemia congiuntivale (congiuntiva arrossata), lieve secrezione mucosa, papille tarsali (piccoli rilievi interni alla palpebra), rigonfiamento palpebrale (edema), che può essere più o meno marcato.

Da cosa sono causate le allergie oculari?

Nella maggior parte dei casi l’esposizione ai pollini o agli acari della polvere è il fattore scatenante della congiuntivite allergica. La migliore forma di prevenzione contro l’allergia consiste nell’evitare il contatto con la sostanza allergenica. Per quanto riguarda i pollini si consiglia pertanto – soprattutto durante la stagione primaverile – di evitare zone come parchi e campagna. Quando si è in casa è opportuno chiudere le finestre e, comunque, occorre cambiare più spesso i filtri dell’aria dei sistemi di condizionamento. Per contrastare, invece, l’azione dannosa degli acari della polvere, bisogna evitare in ambiente domestico l’uso di materiali d’arredamento che possano favorirne l’accumulo (tendaggi, cuscini non anallergici, tappeti).

Le donne, inoltre, possono sviluppare una congiuntivite allergica a seguito dell’utilizzo di creme per il viso e/o per il contorno occhi o di particolari cosmetici. In tal caso è bene interrompere immediatamente l’utilizzo del prodotto sospetto.

Le allergie oculari sono curabili?

pollini Sono trattabili di solito solo nella fase acuta, anche se purtroppo di solito tendono a ripresentarsi periodicamente, diventando una condizione cronica: in questo caso non c’è una cura risolutiva. In base alla gravità dei sintomi si può però ricorrere all’utilizzo di colliri ad azione antistaminica, decongestionanti, a stabilizzatori dei mastociti, antinfiammatori e steroidi oppure si possono assumere gli antistaminici per via orale. Inoltre può dare dei benefici il cosiddetto ‘vaccino’ ossia la terapia desensibilizzante specifica.

In che misura è efficace il ‘vaccino’?

Il trattamento con il “vaccino” contro l’allergia è consigliabile qualora i sintomi si presentino con una certa frequenza (nonostante l’instillazione di colliri specifici e antistaminici assunti per bocca) o, comunque, quando risulti difficile ridurre o annullare il contatto con l’allergene (come nel caso degli acari della polvere).

Come si somministra il vaccino desensibilizzante?

Il vaccino viene somministrato per via orale o attraverso iniezione sottocutanea, utilizzando piccole dosi dell’allergene, che vengono gradatamente aumentate fino a raggiungere la dose di mantenimento, che viene poi somministrata a intervalli regolari nel tempo. Lo scopo del vaccino antiallergico è quello di rendere il soggetto meno reattivo ai successivi contatti con l’allergene stesso, in modo da avere nel tempo l’eliminazione o la diminuzione della sintomatologia (desensibilizzazione o immunoterapia allergene specifica). In generale i migliori risultati terapeutici si ottengono con un inizio precoce della terapia.

Per quanto riguarda le controindicazioni, in genere si escludono da trattamento con il vaccino individui con malattie sistemiche gravi (come tumori, patologie autoimmuni, deficienze immunitarie e importanti alterazioni alle vie respiratorie) e le donne in gravidanza. Gli effetti indesiderati sono rari e, comunque, generalmente di scarsa entità. Si sconsiglia però vivamente di praticare attività fisica intensa dopo la sua somministrazione. In caso di effetti collaterali generalmente si ricorre al cortisone: in questi casi è però opportuno rivolgersi al pronto soccorso più vicino.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità si esprime così in proposito: “Il vaccino antiallergico costituisce l’unica opzione terapeutica in grado di modificare la storia naturale della malattia allergica, consentendo sia di prevenire l’insorgenza di nuove sensibilizzazioni allergiche sia di rallentare o arrestare la progressione della malattia”.

Si è più suscettibili a infiammazioni oculari in seguito a esposizione al sole se si è allergici?

Sì. Basti pensare che, ad esempio, in spiaggia si è esposti, oltre ai raggi solari (che è sempre bene contrastare con l’utilizzo di occhiali muniti di appositi filtri), anche all’azione irritante di vento, sabbia e acqua. Tutte queste condizioni non fanno altro che stimolare il sistema immunitario del soggetto allergico, favorendo la comparsa di svariati sintomi a livello oculare, così come anche a livello cutaneo e respiratorio. Tuttavia va detto che in spiaggia, così come sulla neve, generalmente sono presenti pochi allergeni, per cui viceversa la reazione allergica può essere – soprattutto dopo i primi giorni d’esposizione – nulla o, comunque, molto contenuta (se ci si protegge adeguatamente dal sole, dalla sabbia e dal vento).

Quanto sono diffuse le allergie in Italia?

In Italia (così come in altri Paesi sviluppati) si sta assistendo a un progressivo aumento delle allergie, con una prevalenza di rinite allergica nei giovani adulti (che può essere associata a congiuntivite) di circa il 25% e di approssimativamente il 9% nei bambini in età scolare. Secondo l’Istat studio commissionato dal governo americano i cambiamenti climatici, in particolare per l’aumento delle temperature e l’alterazione negli andamenti delle precipitazioni, oltre che per le maggiori concentrazioni atmosferiche di anidride carbonica, ci si attende che contribuiscano all’incremento dei livelli di alcuni allergeni aerei e degli episodi associati di asma e altre patologie allergiche. [ USGCRP, 2016: Crimmins, A., J. Balbus, J.L. Gamble, C.B. Beard, J.E. Bell, D. Dodgen, R.J. Eisen, N. Fann, M.D. Hawkins, S.C. Herring, L. Jantarasami, D.M. Mills, S. Saha, M.C. Sarofim, J. Trtanj, and L. Ziska, Eds., [“The Impacts of Climate Change on Human Health in the United States: A Scientific Assessment”, U.S. Global Change Research Program, Washington, DC, 312 pp., http://dx.doi.org/10.7930/J0R49NQX .]]

Link utile: Il meccanismo dell’allergia

Astenopia

(affaticamento oculare)

Cos’è?

Si tratta di stanchezza oculare dovuta a un sovraccarico lavorativo dei nostri occhi, più precisamente dell’apparato muscolare (intrinseco ed estrinseco) del bulbo oculare. Infatti, ogni volta che si osserva un oggetto da vicino, si azionano sia i muscoli esterni sia quelli interni dell’occhio per mettere a fuoco, compiendo un vero e proprio sforzo.

Quali persone colpisce?

Di solito tutti coloro sottoposti a stress visivo, in particolar modo chi trascorre molte ore al giorno di fronte al computer (videoterminalisti) o le persone con difetti visivi non corretti oppure corretti in modo errato.

Come si presenta?

I sintomi con cui l’astenopia può presentarsi sono molti: lacrimazione associata a bruciore oculare, secchezza oculare o senso di corpo estraneo nell’occhio (tipo sabbia) possono essere i più frequenti, ma si può arrivare a lamentare fastidio alla luce (fotofobia), dolore oculare e mal di testa, oltre a visione annebbiata o sdoppiata.

Da cosa può essere causata?

Le cause possono essere molte: si va dai difetti di vista non corretti quali l’ipermetropia, astigmatismo e miopia, allo strabismo manifesto o latente, l’ambliopia, le blefariti o le congiuntiviti croniche, la sindrome dell’occhio secco, un’insufficienza di convergenza, fino ad arrivare a cause più gravi quali le maculopatie o le retinopatie degenerative (come l’AMD).

Cosa si può fare per curarla?

Ottotipo per la misurazione dell'acuità visiva Innanzitutto bisognerà sottoporsi ad un attento e completo esame oculistico, con particolare attenzione alla valutazione della refrazione (misurazione dell’acuità visiva), della superficie anteriore oculare, in particolar modo considerando l’eventuale scarsità di lacrimazione. In determinati casi risulta fondamentale eseguire un esame ortottico, con studio della fissazione e della motilità oculare.

Quali sono i rimedi più spesso indicati?

Le soluzioni più frequentemente adottate sono:

  1. mettere occhiali dotati di correzione che tenga conto della distanza di lavoro;
  2. fare periodicamente della pause quando si lavora al computer (ad esempio un quarto d’ora ogni due ore);
  3. se si soffre di disturbi di abbagliamento si può eventualmente ricorrere a lenti filtranti speciali (da usare dietro indicazione di un oculista);
  4. migliorare l’illuminazione dell’ambiente durante le ore lavorative (evitando fastidiosi riflessi: la fonte luminosa dovrebbe essere posta a 90° rispetto allo schermo);
  5. correggere la propria postura (si è infatti notato che ha influenza sull’astenopia);
  6. instillare, se necessario, sostituti lacrimali (le cosiddette “lacrime artificiali”), in grado di lubrificare costantemente la superficie oculare;
  7. uso di colliri a base di inositolo, sostanza che può contribuire a contrastare l’azione ossidante dei radicali liberi prodotti nelle situazioni di sforzo accomodativo, favorendo la risposta contrattile muscolare oculare.

Abrasione corneale

Cornea sana. Se la superficie oculare subisce una abrasione ovviamente la visione ne risente se il danno si è verificato in corrispondenza della pupilla

Cos’è l’abrasione corneale?

Consiste in una lesione di una parte della cornea (tipo escoriazione), con la perdita parziale di tessuto superficiale.
Cornea sana. Se la superficie oculare subisce una abrasione ovviamente la visione ne risente se il danno si è verificato in corrispondenza della pupilla

Quali sono le cause?

Le abrasioni più comuni sono quelle traumatiche causate da diversi fattori: corpi estranei, ditate, frammenti di lenti a contatto, rami d’albero, margine di fogli di carta, ecc. Possono essere coinvolti gli strati più superficiali della cornea o, nei casi più complicati, gli strati profondi. Può essere necessario il ricorso al pronto soccorso oculistico.

Quali sono i sintomi dopo il trauma?

Sensazione di corpo estraneo, dolore oculare, fotofobia e lacrimazione abbondante sono i sintomi tipici dell’abrasione corneale. Se è colpita la zona centrale della cornea (in corrispondenza della pupilla) ci sarà anche una riduzione del visus.

Come si esegue la diagnosi?

Lo specialista, oltre ad osservare la superficie anteriore dell’occhio aiutandosi con un colorante specifico (fluoresceina) – con cui si evidenziano anche le più piccole abrasioni corneali –, girerà la palpebra superiore (eversione palpebrale) per escludere la presenza di eventuali corpi estranei. Se si ha il sospetto che la lesione sia più profonda bisognerà però sottoporsi a una radiografia alla ricerca di un eventuale corpo estraneo penetrato all’ interno del bulbo oculare.

Si può prevenire?

Sì, in particolare con l’uso di occhiali protettivi sui luoghi di lavoro a rischio e durante le attività sportive che implicano un contatto diretto.

Per i portatori di lenti a contatto è importante evitare di strofinarsi gli occhi con le dita o di applicarle in maniera incauta (leggi l’uso corretto delle lenti a contatto).

Si può curare?

Sì: se non è profonda la lesione della cornea si può rimarginare nell’arco di 48 ore. La terapia varia a seconda dell’entità della lesione. Generalmente l’abrasione corneale viene curata con l’applicazione di una pomata antibiotica, seguita da un bendaggio compressivo per almeno 3 giorni consecutivi; bisogna, infatti, dare il tempo al tessuto corneale di riformarsi. Nei casi di forte dolore è consigliabile l’uso di antinfiammatori non steroidei per bocca.

Per le abrasioni indotte da agenti penetranti bisogna eseguire interventi chirurgici specifici per ottenere una perfetta chiusura della ferita e ristabilire così l’integrità delle strutture anatomiche lese. Invece per le abrasioni causate da sostanze chimiche è importante lavare rapidamente l’occhio, rimuovendo così l’agente causticante.

Cosa è necessario fare se è entrata una scheggia nell’occhio?

Generalmente lo specialista la rimuove a livello ambulatoriale, tranne alcuni casi in cui è necessario un intervento chirurgico (se il corpo estraneo è penetrato in profondità). In quest’ultimo caso si possono determinare alterazioni delle strutture anatomiche oculari. Infatti, la velocità e la forma dell’agente penetrante può causare un danneggiamento del cristallino – con conseguente cataratta traumatica – e danni alla retina, con rotture o distacco traumatico.

Fondamentale è la rimozione completa della scheggia: la persistenza di eventuali frammenti può creare ulteriori danni e la non completa guarigione della lesione (come ad esempio può accadere con i residui di ruggine a seguito di contatto con scheggia metallica). È necessario poi intraprendere una terapia antibiotica con unguento oftalmico, associata a gocce per dilatare la pupilla, oltre a un bendaggio volto a immobilizzare la palpebra dell’occhio interessato.

Se il danno è dovuto a una rottura delle lenti a contatto che bisogna fare?

Dopo l’intervento dell’oculista, che provvederà all’asportazione del frammento della lente a contatto, si attuerà una terapia antibiotica locale. Bisognerà attendere poi la completa riepitelizzazione corneale (ricostituzione degli strati della superficie oculare) per poter indossare nuovamente le lenti a contatto. È opportuno astenersi però da un loro impiego per almeno due settimane dopo la cicatrizzazione della lesione.

Leggi anche: Cecità corneale