Apriamo gli occhi sul Togo

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Nel Paese africano si attuano progetti per la prevenzione della cecità a partire da uno screening oculistico con tanto di chirurgia della cataratta

visite_oculistiche_in_togo-14-ok-ottotipo-albero-600pix.jpgC’è una regione nel nord dello Stato africano del Togo in cui le patologie della vista sono particolarmente diffuse: è la zona di Bassar.

Proprio per questo è stato organizzato uno screening di massa: l’ultima tappa si è svolta da lunedì 6 maggio a venerdì 10 maggio 2019 ad opera dell’associazione “Fon.T.Es-So.T.Es-Togo”.

cataratta-intervento-11_giugno_2019.jpgSi tratta complessivamente di 3000 check-up oculistici su persone che soffrono di patologie oculari, con tanto di fornitura di occhiali da vista a 500 persone. Inoltre sono stati programmati anche interventi chirurgici, di cataratta o altre patologie operabili, per un totale di circa 120 persone. In particolare l’11 giugno 2019 sono stati programmati 12 interventi (ospedale di Kara).

L’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-Sezione italiana crede fermamente in questo progetto e lo sostiene attivamente con un contributo.

Le malattie oculari potrebbero essere facilmente evitate adottando semplici misure di prevenzione, ma solo meno di un quarto della popolazione rurale può essere sottoposta a cure. Le cause sono varie e sono principalmente legate alla carenza di strutture e di risorse: il costo eccessivo degli spostamenti verso ambulatori e ospedali, la difficile praticabilità delle strade, la mancanza di centri oftalmici, la paura o la diffidenza e la mancanza di informazioni.

Oltre alla cataratta, nelle popolazioni rurali si punta alla prevenzione del tracoma, della carenza di vitamina A (vedi xeroftalmia), del pterigio e dei danni del glaucoma.

Altre iniziative in Togo

visita_oculistica-togo-web.jpgE’ dal 2015 che la IAPB Italia onlus collabora con l’Associazione citata – sostenuta anche dall’Associazione italiana Gruppo San Francesco d’Assisi – per l’allestimento di un centro medico-sociale, con tanto di servizio oftalmologico e d’integrazione scolastica, a Lomé (Togo).

Aiutiamo il Paese africano

La scuola-convitto – che ospita un centinaio di alunni (materne, medie e collegiali) – è gestita interamente da personale togolese, offre un’istruzione ai bambini non vedenti, quasi tutti di famiglie poverissime, che vivono in una vasta zona del Paese africano.

E’, infatti, dell’unica struttura esistente in quella grande area, destinata ai ragazzi privi della vista che, a causa delle precarie condizioni igieniche e sanitarie, rappresentano purtroppo una porzione assai significativa della popolazione infantile. Si tratta complessivamente di una piccola realtà che opera con scarsi mezzi in un contesto in cui i problemi legati alla cecità sono devastanti e in cui mancano gli strumenti basilari per la profilassi.

Un progetto che guarda al futuro

attesa_per_una_visita_medica_in_togo-web-600pix.jpgAnche per questo progetto di allestimento di un centro medico-sociale collegato alla struttura scolastica, la IAPB Italia onlus ha deciso di collaborare erogando un primo aiuto economico e di contribuire, in secondo momento, all’organizzazione e alla strutturazione del centro stesso.

Fonte di riferimento: Fon.T.Es-So.T.Es-Togo

Burkina Faso

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La IAPB combatte la cecità e l’ipovisione nel Paese africano in stretta collaborazione con cliniche oculistiche, Asl e alla Regione Toscana. Proseguono le missioni, con risultati positivi

Sguardi puntati sul Burkina Faso

missione-burkina-faso-iapb_toscana-foto_copyright_andrea_gianfortuna.jpgCombattiamo la cecità e l’ipovisione nel Burkina Faso, Paese dell’Africa occidentale, ritenuto lo Stato più povero al mondo. L’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità onlus-IAPB Italia onlus, grazie al suo Comitato regionale toscano, è stata incaricata dalla Giunta della Regione Toscana di attuare un progetto di sostegno oculistico in favore dello Stato africano. In quest’ottica sono proseguite anche nel 2018 le missioni di medici oculisti e infermieri, spesso accompagnate dalla formazione di personale locale (la stessa attività si svolge anche in Italia); la prima missione è stata effettuata nel 2009.

Ricordiamo invece che, dall’8 al 12 aprile 2016, si è svolta una missione della IAPB Toscana per portare a regime una sala operatoria di oculistica nella capitale del Paese, Ouagadougou: in virtù delle sue apparecchiature risulta essere probabilmente oggi una delle più attrezzate dell’intera Africa subsahariana.

Sono costanti i contatti tra la IAPB Toscana e i padri camilliani del Burkina Faso. Ad esempio, il 7 maggio 2015 è stato siglato un accordo per intensificare i rapporti con il personale sanitario di oculistica operante nel Paese.

LA LINEA D’AZIONE

La filosofia è la stessa che ha animato Vision2020, un programma per eliminare la cecità evitabile nel mondo poi confluito nel Piano d’azione Oms. Grazie agli sforzi della IAPB Toscana è stato tra l’altro possibile ristrutturare una sala operatoria di oculistica a Léo (città che conta all’incirca 350 mila abitanti) e si sono acquistate le attrezzature chirurgiche necessarie. Si pensi che solo nel Burkina Faso vivono circa 150 mila persone che soffrono di cecità provocata dalla cataratta e potrebbero recuperare la vista con un semplice intervento chirurgico.

L’obiettivo non è però quello di garantire aiuti continuativi, bensì di far sì che il personale locale impari a lavorare autonomamente, effettuando gli interventi oculistici necessari. Proprio con questo spirito si sono formati e si stanno formando gli infermieri in oculistica: in Africa sono figure fondamentali perché spesso mancano i medici oculisti che invece abbondano, ad esempio, in Italia.

CHECK-UP IN VISTA NEL BURKINA DEL SUD

Essenziali sono gli screening, effettuati tra l’altro nella provincia di Léo (nel Burkina Faso meridionale). Tra i partner del progetto è il caso di citare le cliniche oculistiche di Firenze, Pisa e Siena, l’Ospedale Pediatrico Meyer (Fi), nonché le Unità operative di oculistica delle ASL del capoluogo toscano, di Pistoia, Lucca, Prato e Massa Carrara. Nel progetto si indica chiaramente che si mira anche a rafforzare i rapporti e le sinergie con l’Oms e col Ministero della Sanità del Burkina Faso.

Il 2 febbraio 2013 è rientrato dal Burkina Faso un team composto da specialisti dell’università di Siena e della Asl della stessa città. Complessivamente in quella fase sono stati effettuati 80 interventi chirurgici e vennero visitate 270 persone. Dal primo febbraio dello stesso anno è operativa la nuova sala di chirurgia oftalmica di questa stessa struttura sanitaria, con la quale è stata avviata una proficua collaborazione. Inoltre si è lavorato alla realizzazione di una nuova struttura oculistica nella città di Léo.

FATTI E PROGETTI

A giugno 2016 è stata effettuata una missione della IAPB Toscana presso l’Ospedale Saint Camille di Ouagadougou. Il personale della clinica oculistica dell’Università di Firenze prosegue instancabilmente. Sono stati, tra l’altro, effettuati interventi al corpo vitreo (sua asportazione e sostituzione con un mezzo tamponante: vitrectomia). Il tutto sempre in collaborazione con la Regione Toscana.

Tra le malattie che si cerca di debellare soprattutto in Africa ci sono il tracoma e l’oncocercosi. Anche la cecità infantile è una piaga che si cerca di affrontare. Inoltre si è visto che, in molti casi, è sufficiente un semplice paio di occhiali per consentire ai bambini di leggere e di andare a scuola. Infatti, oltre a combattere la cecità le missioni mirano anche a contrastare l’ipovisione. Quest’attività è importante, soprattutto nel mare magnum della necessità africana, dove anche un progetto medico oculistico può fare la differenza tra una vita trascorsa nell’oscurità e una, per così dire, alla luce del sole.


(Photo credits: cortese concessione di Andrea Gianfortuna per IAPB Toscana – copyright dell’autorePhotogallery)


Congo, albini più protetti dal sole

Bambino albino

Bimba albina con la madre in Congo
Prevenire ustioni e danni oculari è essenziale sin da bambini

Prevenire i danni solari che possono subire gli albini: è questo lo scopo principale del progetto portato avanti nella Repubblica Democratica del Congo da Magic Amor, organizzazione senza fine di lucro, in collaborazione con l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e l’azienda Salmoiraghi & Viganò, che ha donato occhiali scuri a centinaia di bambini.

Infatti, la retina di chi è affetto da albinismo è priva di pigmento o ne contiene una quantità ridotta; di conseguenza bimbi albini nella Repubblica Democratica del Congo bimbi albini nella Repubblica Democratica del Congo è particolarmente vulnerabile. Occorrono, pertanto, occhiali con filtri a norma di legge (contro i raggi ultravioletti) allo scopo di evitare danni oculari irreversibili. Anche la cute contiene poca o nessuna melanina, rendendo necessario l’uso di creme solari ad alta protezione. Per questo è stato necessario promuovere un progetto che ha previsto azioni concrete sia in Italia che in loco.

A giugno del 2008 l’associazione Magic Amor si è recata nella città di Gemena, che si trova nella zona Nord-Ovest del Congo, e nei villaggi dell’Equatore allo scopo di seguire i progetti associativi (scuola primaria per 6.752 bambini, conferenze su igiene, maternità e paternità responsabili, agricoltura a rotazione, adozioni familiari, ecc.).

Più della metà dei bambini albini vivevano in famiglie con due o più fratelli già colpiti da albinismo. Il progetto Piano di Prevenzione danni solari negli albini si è svolto in varie fasi nello Stato dell’Africa centrale:

  1. – Fase preliminare: comunicazione del messaggio alla popolazione e invito agli albini residenti a partecipare a un incontro preliminare.
  2. – Riunioni con gli albini del territorio e la popolazione locale in diversi villaggi e nella città di Gemena.
  3. – Censimento degli albini.
  4. – Visita individuale per valutare stato di salute ed eventuali lesioni che potevano portare al cancro.
  5. – Donazione agli albini di occhiali di protezione (Uva/Uvb) e delle creme solari ad alto grado di protezione (donate da alcune farmacie).

Nella città di Gemena l’incontro ha portato alla costituzione di un’associazione di pazienti albini con finalità di integrazione, evitando al contempo gravi discriminazioni a cui spesso sono soggetti anche in altri Paesi africani. Il progetto ha raggiunto gli obiettivi immediati e ha creato proficui contatti. Sviluppi futuri potrebbero prevedere nuovi incontri in Congo e ulteriori donazioni. Gli albini sono spesso soggetti a nistagmo (incapacità di fissazione); inoltre, frequentemente sono colpiti da difetti visivi, per cui sono necessarie visite specialistiche regolari oltre all’impiego di occhiali solari e, se necessario, di quelli correttivi. Un contributo che, in Paesi africani come la Repubblica Democratica del Congo, può significare salvare la vista preservando al contempo la qualità della vita e la dignità degli albini.

Leggi anche: “Proteggere gli occhi dal sole”.

Combattere il tracoma in Marocco

sottoscrizione accordo tra IAPB e Marocco

Un protocollo sottoscritto dalla IAPB Italia onlus e dal Ministero della Salute del Paese magrebino.

Combattere la malattia oculare tropicale è considerata una priorità
Combattere in Marocco il tracoma, una grave malattia oculare di origine batterica che affligge l’Africa e può provocare la cecità. é questo il fine principale di un protocollo di cooperazione sottoscritto tra l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, l’Organizzazione Alaouita per la protezione dei Ciechi (OAPAM) e il Ministero della Salute dello Stato magrebino. Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus Il primo accordo venne firmato a Rabat il 4 ottobre 2005, ma risale all’11 luglio del 2008 l’

Ultima modifica sottoscritta dal Ministro della Salute dello Stato nordafricano, Yasmina Baddou, che rientra nel piano statale per debellare la cecità; per la IAPB Italia onlus ha sottoscritto il documento il suo Presidente, l’avv. Giuseppe Castronovo. Tale protocollo internazionale prevede, da un lato, che si combatta il tracoma in cinque diverse province del Marocco; dall’altro lato i fondi sono destinati agli interventi di cataratta in un ospedale oftalmico di una zona indigente (chiamata El Haouz) anche attraverso la fornitura di attrezzature al sistema sanitario locale. Il tutto rispettando le linee dettate in materia dall’Organizzazione mondiale della sanità, che ha portato avanti assieme alla IAPB il programma Vision2020 per eliminare la cecità evitabile entro il 2020.

La battaglia contro il tracoma è stata inclusa dal Ministero della Salute marocchino nel Piano d’azione nazionale per il periodo 2012-2016. Il Marocco ha rafforzato la sua partnership con l’OMS e la IAPB Italia. Infatti, si legge in un documento OMS del 2013, il Paese nordafricano ha previsto il consolidamento delle procedure per debellare il tracoma per mezzo di un sistema di sorveglianza. Tale sistema è stato attivato a seguito a un sondaggio di valutazione condotto nel 2009, con due riunioni di esperti che si sono svolte nel 2008 e nel 2010.

– Vedi anche: “Who Report of the 17th Meeting of the Who Alliance for the Global Elimination of Blinding Trachoma, Geneva, 22–24 April 2013

Etiopia, acqua pulita contro il tracoma

Etiopia bambini

113 punti pozzi realizzati col contributo della IAPB Italia onlus

La povertà dell’Africa può “ferire” gli occhi: è il continente dove il dramma delle malattie, a partire da quelle che colpiscono la vista, è presente più che altrove. Per questo l’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità (IAPB Italia onlus) sostiene attivamente un progetto per portare l’acqua pulita in Etiopia, in particolare nella regione Amhara, allo scopo di combattere il tracoma (che provoca cecità ma è prevenibile).

Sono stati realizzati 113 punti di approvvigionamento idrico (pozzi d’acqua manuali), consentendo alla popolazione locale di attingere acqua limpida, ridandole speranza e prevenendo gravi malattie. Quindi, dal 22 aprile al 28 aprile 2008, una delegazione della IAPB Italia è stata sul luogo per appurare quale sia attualmente la situazione sanitaria ed umanitaria, con tanto di giornalisti al seguito (missione in collaborazione con CBM Italia onlus).

Il progetto di realizzazione dei pozzi, che risale al 2006, è stato portato avanti facendo riferimento al motto “Chirurgia e Antibiotici”, ma anche alla pulizia facciale e alla bonifica ambientale, che si indicano con l’acronimo inglese SAFE (Surgery, Antibiotics, Facial cleaness ed Environmental sanitation).

Il fine ultimo è quello di eliminare la cecità causata dal tracoma entro il 2020, uno degli obiettivi che si pone l’Organizzazione mondiale della sanità. Per bloccare l’infezione oculare da tracoma, provocata da un batterio (Chlamydia Tracomatis), sono fondamentali le misure igieniche, a partire ovviamente dall’uso di acqua pulita. Grazie al progetto sostenuto dalla IAPB Italia onlus è stato possibile migliorare il complessivo stato di salute della popolazione rurale della zona dell’Etiopia dove si è intervenuti.

Nel corso del 2006 si è puntato ad alcuni obiettivi, tra cui:
-1) incrementare il livello di sicurezza delle forniture di acqua nei 19 comprensori della regione di Amhara di circa il 10%;
– 2) migliorare il livello di igiene facciale nei bambini (da 1 a 9 anni) all’interno dei comprensori di circa il 25% rispetto a quello precedente;
– 3) ridurre la prevalenza del tracoma e delle altre malattie trasmissibili attraverso l’acqua di circa il 25% tra i bambini.

Obiettivi specifici:
– 1) Realizzazione di 120 punti di approvvigionamento acqua;
– 2) formazione di 240 “custodi dell’acqua”, col compito di sorvegliare e mantenere l’efficienza nonché di impiegare correttamente le fonti di approvvigionamento;
– 3) creazione di 120 comitati per il controllo dell’acqua e delle condizioni sanitarie. In questo modo si è assicurata la sostenibilità del progetto, grazie a una partecipazione di tipo comunitario, cercando di prevenire eventuali abusi;
– 4) erogazione di acqua potabile per il miglioramento dell’igiene personale e ambientale a oltre 60.000 persone nell’area interessata, con la realizzazione di 83 pozzi con pompe manuali;
– 5) riduzione del tempo impiegato dalle donne per recarsi a una fonte d’acqua.

Le fonti idriche prima disponibili erano costituite da pozzi generalmente scavati a mano o da sorgenti spesso contaminate. La distribuzione dell’acqua riesce a coprire una superficie pari al 31% dell’intera area di Amhara (zona rurale 23%, urbana 96%). Inoltre, la popolazione rurale ha limitato accesso ai servizi più efficienti di approvvigionamento dell’acqua. La situazione è anche peggiore per quanto riguarda i servizi sanitari, che riescono a coprire soltanto il 6% (area rurale 3% area urbana 37%) e il numero di servizi igienici costruiti nelle campagne è molto basso, mentre la maggior parte della popolazione non conosce le norme basilari di igiene personale e bonifica dell’ambiente.

Il progetto, fortemente voluto e finanziato dalla IAPB Italia nonché dalla CBM Italia, è stato affidato ad una Ong locale con grande esperienza nella fornitura di acqua (si tratta della ORDA, acronimo inglese che sta per Organizzazione per la riabilitazione e lo sviluppo in Amhara). Anche il Lions Club ha contribuito.

Amhara è una delle 11 regioni autonome della nazione e si trova nel nord del Paese. La popolazione stimata era di 18 milioni di persone nel 1997, di cui l’11% vive nelle aree urbane e il restante 89% nelle aree rurali. Questa porzione di territorio, suddivisa in 11 zone amministrative e 115 comprensori, è densamente popolata ed è composta principalmente dall’etnia degli Amhara.

Circa il 60% della popolazione rurale vive nell’area montuosa che soffre di un’insufficiente rete stradale di collegamento col capoluogo della regione. La maggior parte delle infrastrutture è localizzata nella parte inferiore dei rilievi montuosi. Le caratteristiche topografiche rendono ancora più difficile il tradizionale approvvigionamento d’acqua da parte delle comunità locali.

I dati sulla cecità e l’ipovisione in Etiopia sono i seguenti: su circa 77 milioni di abitanti, i non vedenti sono indicativamente l’1,6% della popolazione (un milione e duecentomila), mentre gli ipovedenti sono il 3,7% (due milioni e ottocentomila); infine sono circa 9 milioni i bambini affetti da tracoma, pari al 40% della fascia d’età fino ai 9 anni.

Congresso di oftalmologia a Marrakesh: 20-25 giugno 2007

Marrakesh

Marocco, lotta contro la cecità con la IAPB Italia

Dal 20 al 25 giugno 2007 si è tenuto a Marrakesh il XIV Congresso afroasiatico di oftalmologia


Affrontare i problemi della vista a livello internazionale, intervenendo laddove possibile per prevenire la cecità, sostenendo i Paesi in via di sviluppo. Con questo spirito la IAPB Italia ha partecipato al XIV Congresso afroasiatico di oftalmologia che si è tenuto a Marrakesh dal 20 al 25 giugno 2007, durante il quale si è discusso non solo di patologie della retina, ma anche di glaucoma e altre malattie che colpiscono gli occhi.

Nell’ambito del congresso afroasiatico (vedi programma) si è tenuta la riunione del direttivo della Task Force for Low Vision per il Mediterraneo, che il 24 giugno ha avuto una sessione dedicata durante la quale sono state presentate diverse relazioni, tra cui il tema della consapevolezza dell’ipovisione, il ruolo dell’oculista e dell’ortottista, la riabilitazione dei pazienti affetti da degenerazione maculare legata all’età (DMLE o AMD).

La IAPB Italia ha partecipato, inoltre, alla sessione IAPB-Emro (con i Paesi del Medio Oriente), nel corso della quale sono state lanciate delle proposte di aiuto in base alle richieste emerse e alle esigenze dei vari Stati.

L’attività di combattere la cecità con particolare incisività nei Paesi mediterranei e nei Paesi in via di sviluppo viene portata avanti con determinazione dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-Sezione italiana. In quest’ottica è stato firmato alla fine del 2005 tra la IAPB Italia – rappresentata dal suo Presidente Giuseppe Castronovo – da un lato (assieme alla Oapam marocchina) e il Ministero della Salute del Marocco dall’altro. Esso prevedeva, tra l’altro, il finanziamento di una serie di attrezzature oftalmiche destinate ai due centri di Rabat (ospedale Moulay Youssef) e di Tangeri (ospedale di Kortobi). In sintesi si trattava di un accordo di cooperazione per combattere la cecità fornendo attrezzature adeguate per i controlli della vista e per sostenere le operazioni di cataratta, malattia che comporta l’opacizzazione del cristallino.

Il progetto rientrava nell’ambito di un programma di lotta globale contro la cecità, che aveva il fine di eliminare le cause evitabili entro la fine del decennio (inizialmente “Vision 2020: the Right to Sight”, poi “Universal Eye Health: a Global Action Plan 2014-2019” dell’OMS). Questa strategia era condivisa ed applicata con convinzione e con forza dalla IAPB Italia.

Il 15 novembre 2016 l’OMS ha dichiarato debellato il tracoma in Marocco inteso come problema di sanità pubblica (approfondisci).

Sempre il Marocco costituiva, nell’ambito dei Paesi in via di sviluppo, un modello di strategia sanitaria e di pianificazione degli interventi per la lotta alla cecità evitabile di grande successo. Il programma di controllo del tracomarappresentava una delle pratiche più importanti per eliminare la cecità evitabile.

Inoltre, l’adozione di un programma di prevenzione della cecità nazionale VISION2020 e di un comitato nazionale garantivano l’identificazione delle priorità di intervento e l’unitarietà dell’azione per la lotta alla cecità curabile.

L’impegno economico, che è stato profuso tra il 2006 e il 2008, si è sostanziato in progetti di intervento, tra cui quello di dotare di strumentazione e attrezzature oftalmiche dei centri periferici che evidenziavano un deficit di apparecchiature per gli interventi di base.

Per quanto riguarda le campagne di chirurgia per la rimozione della cataratta, l’obiettivo specifico era quello di realizzare campi mobili per gli interventi nelle aree non servite dal sistema sanitario.

Le fasi d’intervento sono, quindi:
-a) l’identificazione delle aree d’intervento;
-b) l’individuazione della popolazione di riferimento;
-c) il finanziamento del programma

Per quanto concerne, inoltre, la cura dell’ipovisione e della riabilitazione visiva l’obiettivo specifico era offrire un servizio di riabilitazione visiva ai soggetti affetti da patologie visive non curabili.

Le azioni previste erano le seguenti:
-a) identificazione dell’area di riferimento;
-b) individuazione dei pazienti da inserire nel programma;
-c) la creazione di un servizio per ipovedenti in una struttura sanitaria (ospedale);
-d) follow-up dei pazienti assistiti

L’intento era attuare con successo le iniziative rivolte ad incidere drasticamente sulla drammatica condizione della popolazione affetta da cecità curabile. Questa importante iniziativa, all’insegna della cooperazione internazionale, era finalizzata a tradurre in azioni concrete il diritto alla vista di ogni individuo, affinché potesse esercitare la propria libertà e vivere dignitosamente la propria vita: occorre dare nuove possibilità di cura e restituire la speranza ai malati e ai loro congiunti.

Inoltre, lottare contro la cecità significa anche combattere la povertà: se si previene la perdita della vista si rimuove un ulteriore ostacolo allo sviluppo in Paesi che, invece, hanno bisogno di crescere economicamente e socialmente.

Tunisi-Task Force for Low Vision-giugno 2007

International Task Force for Low Vision Tunisi

L’International Task Force for Low Vision a Tunisi

L’iniziativa, a cui hanno aderito vari Paesi mediterranei, è stata promossa anche dal Presidente della IAPB Italia onlus

Dopo essere nata a settembre del 2005 a Taormina, l’International Task Force for Low Vision è “sbarcata“ a Tunisi il 2 e 3 giugno 2006. Si tratta di una realtà di respiro internazionale nata per contrastare il fenomeno dell’ipovisione e revenire la cecità, a cui hanno aderito diversi Paesi mediterranei: non solo l’Italia e la Tunisia (le nazioni promotrici), ma anche la Francia, la Mauritania, il Marocco, l’Algeria e la Libia prebellica.

La Task Force for Low Vision è stata ideata dal Presidente della IAPB Italia Giuseppe Castronovo, assieme ai professori Ahmed Trabelsi e Bruno Lumbroso, in occasione del Simposio sulla Riabilitazione Visiva che si è tenuto a Roma nel marzo 2005. I promotori, analizzando la salute a livello oculare nei diversi Paesi del Mediterraneo, si sono resi conto che era il caso di intervenire, dato che – almeno in alcune zone – il problema della visione ridotta non era considerato con sufficiente attenzione dagli oculisti e dalle autorità sanitarie locali.

La Task Force contro l’ipovisione è costituita, di fatto, da un gruppo di lavoro fra amici e colleghi che condividono lo stesso obiettivo. Per questo è stato deciso di “gettare dei ponti” sul Mediterraneo, coinvolgendo oculisti ed ortottisti che operano nei Paesi che si affacciano sul mare nostrum .

Gli scopi principali della Task Force sono i seguenti:
– 1) valutare il problema dell’ipovisione nei Paesi interessati;
– 2) approfondire l’interesse degli oculisti di queste regioni nei confronti della riabilitazione visiva ed occuparsi di coloro per i quali non vi sono più possibilità di recupero visivo, ma che hanno necessità di aiuto e supporto nello svolgimento quotidiano delle loro funzioni in questa condizione di ipovedenti;
– 3) intervenire presso le autorità sanitarie per convincere dell’importanza della riabilitazione visiva;
– 4) organizzare congressi, simposi e riunioni di oculisti, di ortottisti e di ottici su ipovisione e riabilitazione visiva;
– 5) organizzare corsi riservati a poche persone che trattino degli aspetti pratici della riabilitazione visiva.

In sostanza, la Task Force ha come finalità precipua quella di formare persone atte alla divulgazione e alla conoscenza delle diverse discipline oculistiche e alla formazione di persone capaci, a loro volta, di formare altro personale. Questo con l’intento di aiutare persone che non vengono assistite adeguatamente, dando loro cure, speranza e proficue soluzioni.
Il Comitato direttivo ( Board ) della Task Force for Low Vision si è riunito anche ad Algeri (Prof. Ailem) nel dicembre 2005, a Marrakech (Prof. Zaghloul e Dr. Rais) nel gennaio 2006 e, quindi, a Palermo.

La Task Force ha come Presidente d’onore:Avv. G. Castronovo (Italia); Chairman: Prof. B. Lumbroso (Italia); Co-chairman: Dr. A. Trabelsi (Tunisia); Segretario: Prof. L. Cerulli (Italia); Comitato Scientifico: Prof. C. Corbé (Francia), Prof. A. Reibaldi (Italia) e Prof. A.Ouertani (Tunisia); Comitato Esecutivo: Prof. A. Ailem (Algeria), Prof. S. Ayed, Dr. S. Fitouri (Libia), Dr. Timsiline (Algeria), Prof. Aragona (Italia), Prof. A. Pece (Italia), Prof. M.T. Nouri (Algeria), Prof. Zaghloul (Marocco), Prof. R. Crouzet Barbati (Italia), Dr. S. Sidicheikh (Mauritania), Dr. Hache (Francia); Comitato di segreteria: Dr. H. Farah (Tunisia), Dr. M. Vadalà (Italia) e Dr. L. Rais (Marocco); Consiglieri esterni: Dr. Abdulaziz Al Rajhi (Arabia Saudita), Dr. Etya’lé (OMS).