Luglio-Settembre 2020

“Oftalmologia Sociale” è la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus. Si tratta di una rivista di sanità pubblica, in cui si spazia dalle news sull’oftalmologia mondiale alle notizie dall’Italia, passando per la riabilitazione visiva, le cellule staminali e le altre frontiere della ricerca medico-scientifica.

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I fattori “domestici” per il contrasto all’occhio secco

Fattori domestici occhio secco

Uno studio americano ha analizzato i fattori di rischio dell’ambiente interno all’origine della sindrome dell’occhio secco, mettendo in correlazione i segni di questo disturbo con la temperatura, l’umidità e gli inquinanti atmosferici.

La maggior parte degli studi sull’occhio secco si concentra sull’associazione tra le condizioni dell’ambiente esterno e l’incidenza di questo disturbo che, tra i maggiori fattori di rischio, include l’inquinamento dell’aria esterna. La superficie oculare è però costantemente esposta anche all’ambiente interno, un contesto che può rivestire un peso specifico nello sviluppo di questa sindrome.

Con l’espressione “occhio secco” si fa anzitutto riferimento all’alterazione dell’equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale e che comporta bruciore, arrossamento oculare, fastidio alla luce e annebbiamento visivo. Una sindrome che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito “tra i più ignorati e sottovalutati disturbi della società moderna” che in Italia colpisce il 90% delle donne over 50[1].

A partire da questo scenario, uno studio americano ha analizzato le determinanti dell’ambiente interno all’origine di questo disturbo[2], indagando in particolare l’associazione di alcuni fattori – tra cui la temperatura, l’umidità e gli inquinanti dell’aria – con i sintomi della secchezza oculare. All’interno dello studio trasversale sono stati reclutati 97 veterani dalla Clinica “Miami Veterans Affairs Healthcare”, di cui sono stati indagati i sintomi a partire da una vasta gamma di metriche correlate all’occhio secco. L’84% dei soggetti reclutati erano uomini con un’età media di 58 anni. L’analisi è stata effettuata attraverso un esame standard e l’uso del questionario OSDI (Ocular Surface Disease Index). I dati sono stati analizzati dal 19 ottobre 2017 al 30 agosto 2018.

Lo stato di salute degli occhi, valutato in Clinica prima, è stato indagato poi, per una settimana, con l’utilizzo di metriche ambientali “domestiche” tramite un contatore di particelle portatile. In particolare, le metriche ambientali interne hanno incluso la temperatura, l’umidità, la massa e il conteggio del particolato atmosferico.

I risultati hanno mostrato un punteggio medio di 31,2 dell’indice OSDIevidenziando, quindi, un quadro clinico compatibile con l’occhio secco, di grado medio o moderato. Tra i fattori ambientali interni, l’umidità è risultato quello associato ai sintomi peggiori del disturbo, sia per il punteggio OSDI, sia per l’infiammazione e la vascolarizzazione delle palpebre. Anche la maggiore esposizione agli inquinanti atmosferici del particolato è stata associata a parametri peggiori della secchezza oculare.

Questi risultati, dunque, suggeriscono che la manipolazione dell’ambiente interno, come la regolazione dell’umidità e la riduzione del particolato nell’aria, possa costituire un supporto terapeutico per i soggetti affetti da secchezza oculare. 


[1] Cfr.: https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2019/05/22/news/occhio_secco_una_patologia_sottovalutata_l_inquinamento_fra_le_cause-226890141/; https://www.corriere.it/salute/19_settembre_13/sindrome-dell-occhio-secco-malattia-sempre-piu-diffusa-f1b79402-d60d-11e9-8d78-c16bbb32544a.shtml; https://www.lastampa.it/salute/2016/03/17/news/occhio-secco-ne-soffre-il-90-delle-donne-over-50-1.36578900.

[2] A. Huang et al., Association of the Indoor Environment With Dry Eye Metrics, in “Jama Ophthalmology”, Luglio 2020.

L’esercizio fisico può ridurre la neovascolarizzazione oculare

L’esercizio fisico può ridurre la neovascolarizzazione oculare

Una nuova ricerca suggerisce che l’esercizio fisico può ridurre la crescita di vasi sanguigni sotto la retina. Si tratta della prima prova scientifica sviluppata in laboratorio.

Uno studio della School of Medicine dell’Università della Virginia ha evidenziato che l’esercizio fisico può ridurre la neovascolarizzazione coroideale (CNV) negli occhi dei topi di laboratorio, ovvero la crescita eccessiva di vasi sanguigni[1]. Il groviglio di vasi sotto la retina può essere causa di fenomeni emorragici che contribuiscono in maniera determinante allo sviluppo di diverse patologie oculari. Generalmente, la CNV è una complicanza associata alla degenerazione maculare senile, ma può verificarsi anche in associazione ad altre patologie, come la retinopatia miopica o diabetica.

Nello studio americano, i topi sono stati abbinati per sesso ed età e sono stati alloggiati singolarmente all’interno di gabbie, di cui alcune munite di ruote. I topi addestrati all’esercizio hanno corso per 28 giorni, mentre il 29esimo tutti i topi sono stati sottoposti ad un trattamento di fotocoagulazione laser per indurre una neovascolarizzazione coroideale ed essere poi ricondotti nelle rispettive gabbie per altri 6 giorni.

Nei due studi di replicazione che sono seguiti, il confronto tra topi addestrati e non ha mostrato che l’esercizio fisico ha ridotto la crescita eccessiva dei vasi sanguigni del 39% prima edel 32% poi.I topi addestrati hanno dunque mostrato una forma meno grave di CNV: “Questo beneficio – ha affermato il ricercatore Bradley Gelfand del Center for Advanced Vision Science dell’Università della Virginia – è stato ottenuto con bassi livelli di esercizio. Il prossimo passo è capire come e perché ciò accade e vedere se siamo in grado di sviluppare un farmaco o un metodo che possa garantire i benefici dell’attività fisica senza doversi allenare. Pensiamo infatti ad una popolazione anziana affetta da degenerazione maculare, di cui la maggioranza potrebbe non essere in grado di svolgere il regime di esercizio richiesto per trarre benefici”[2].

Se questi primi risultati sperimentali attestano l’effetto migliorativo dell’attività fisica sulle patologie oculari, in futuro sarà necessario definire i meccanismi attraverso i quali l’esercizio riduce effettivamente la neovascolarizzazione oculare.


[1] R. D. Makin et al., Voluntary exercise attenuates choroidal neovascularization in mice, in “Investigative Ophthalmology & Visual Science”, Vol. 61, Giugno 2020.

[2] https://medicalxpress.com/news/2020-07-vision-loss.html

Gli occhi vanno protetti (anche) in vacanza

Gli occhi vanno protetti

“Tutte le attività sono passate dal dorso all’occhio dell’uomo. Per questo vogliamo dare alcuni consigli pratici per proteggere i nostri occhi, che oggi sono continuamente esposti alla luce, specie quella artificiale”. Il Prof. Filippo Cruciani, referente scientifico di IAPB Italia Onlus, è intervenuto a Radio Cusano Campus per parlare di prevenzione e salute degli occhi.

La prevenzione non va in vacanza, soprattutto nel periodo estivo. D’estate il nostro organismo ha bisogno di molta acqua e lo stesso vale per gli occhi. Per questo è necessario mantenere una buona idratazione e mettere in pratica alcuni accorgimenti che possono fare la differenza per la salute.   

Quanto è importante l’idratazione per i nostri occhi?

Garantire l’idratazione a tutto il fisico è una norma da perseguire, soprattutto per gli occhi. Due sono i distretti che hanno bisogno di una buona idratazione durante il caldo estivo: uno è il film lacrimale, che protegge la cornea ed è fondamentale per il benessere visivo. Con il caldo può verificarsi un assottigliamento di questo film e assumere liquidi significa, quindi, mantenerlo in una buona condizione. L’altro distretto è il vitreo, una gelatina che riempie il bulbo oculare ed ha bisogno di essere idratato costantemente. In caso contrario, si può andare incontro al distacco e alla formazione di una ragnatela davanti agli occhi che dà molto fastidio alla vista.

D’estate, dunque, è necessario mantenere una buona idratazione assumendo liquidi a piccoli sorsi.

Ragnatele, punti e mosche volanti: cosa sono?

Vengono chiamate “mosche volante” i puntini, le virgole, talvolta le “ragnatele” che percepiamo in alcuni momenti, soprattutto quando c’è una buona illuminazione e si osservano, ad esempio, pareti luminose e chiare, come il cielo azzurro al mare. Questo succede perché il vitreo, la struttura gelatinosa che riempie l’occhio, non è perfettamente trasparente. Qualche volta questa struttura può assumere una valenza più grande, più fastidiosa e questa massa, disidratandosi, si stacca formando una sorta di ragnatela che ci passa davanti. Anche per questo, una buona idratazione risulta fondamentale durante l’estate.

Tenere gli occhi aperti al mare o in piscina fa male?

Se il mare è pulito e la piscina non ha una grossa componente di iodio, tenere gli occhi aperti nell’acqua non dà nessun problema. Il problema, invece, sussiste nelle condizioni di mare molto sporco o di una piscina non perfettamente adeguata, con un eccesso di cloro. Allora, è opportuno usare gli occhialini e proteggere gli occhi.  

È sconsigliato utilizzare in spiaggia i cellulari o altri dispositivi elettronici?

Usare il cellulare in spiaggia non fa male agli occhi. L’accortezza da seguire è stare attenti alla luminosità esterna, che è molto forte e violenta e al mare può raggiungere 60mila lux, e a quella che è la luminanza dello smartphone. Ci deve essere un certo contrasto perché l’occhio potrebbe affaticarsi ed iniziare a bruciare. Per questo è consigliabile utilizzare lo smartphone sotto l’ombrellone.

Si può fare il bagno con le lenti a contatto?

È preferibile non utilizzare le lenti a contatto durante il bagno, oppure toglierle immediatamente dopo.

La prevenzione, quindi, non va in vacanza e per questo è bene seguire tutti gli altri consigli per prendersi cura del corpo e della salute degli occhi qui.