Aprile – Giugno 2020

“Oftalmologia Sociale” è la pubblicazione trimestrale dell’Agenzia Internazionale per la prevenzione della Cecità-IAPB Italia onlus. Si tratta di una rivista di sanità pubblica, in cui si spazia dalle news sull’oftalmologia mondiale alle notizie dall’Italia, passando per la riabilitazione visiva, le cellule staminali e le altre frontiere della ricerca medico-scientifica.

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Tre alternative agli occhiali per bambini con miopia

Bambino con miopia

Tradizionalmente la miopia si corregge con l’utilizzo di occhiali, ma queste lenti possono non essere l’ideale se il difetto visivo risulta elevato nei bambini.

La miopia, o vizio di rifrazione, è un difetto visivo a causa del quale si vede sfocato da lontano: quanto maggiore è il difetto visivo, tanto minore è la distanza dalla quale si vede bene. In particolare, nell’occhio miope i raggi luminosi che provengono dagli oggetti cadono davanti alla retina e poi divergono, così da formare un’immagine sfocata sulla superficie retinica[1].

Il disturbo ha origini sia genetiche che correlate allo stile di vita ed è associato, in particolare, alla vita “artificiale” trascorsa sugli schermi. I bambini che trascorrono molto tempo all’aria aperta e al sole, infatti, tendono a sviluppare con meno frequenza questo disturbo[2].

Secondo uno studio pubblicato nel 2016[3], si prevede che entro il 2050 il 49,8% della popolazione mondiale sarà affetto da miopia, mentre il 9,8% da miopia elevata. Queste stime, dal 2000 al 2050, suggeriscono un aumento significativo delle prevalenze a livello globale, con implicazioni per la prevenzione delle complicanze oculari correlate al difetto visivo.

Solitamente, la miopia si corregge con l’uso di lenti, quali occhiali o lenti a contatto. Gli occhiali, in particolare, sono il mezzo più diffuso e di facile utilizzo, ma possono non essere l’ideale se il difetto visivo risulta elevato. Secondo le indicazioni offerte dall’American Academy of Ophthalmolgy (AAO)[4], esistono tre potenziali alternative agli occhiali che mirano a ripristinare la vista, impedendo al disturbo di progredire nel corso della crescita di un bambino.

La prima possibilità consiste nell’uso delle lenti “MiSight”[5], le prime lenti a contatto approvate dalla Food and Drug Administration (FDA) per il controllo della progressione della miopia nei bambini. Queste lenti morbide e monouso possono essere prescritte ai bambini di età pari o inferiore a 8 anni. Le lenti vengono indossate durante il giorno e rimosse nella notte. La particolarità di queste lenti consiste nella composizione ad anelli concentrici capaci di reindirizzare il modo in cui la luce colpisce la retina, inducendo il bulbo oculare a non allungarsi più del normale[6]. In questo modo le lenti possono ripristinare la visione da lontano.

L’ortocheratologia rappresenta un’altra valida tecnica di correzione dei difetti visivi nei bambini con miopia e utilizza una serie di lenti a contatto rigide su misura per rimodellare temporaneamente la cornea del bambino. Ciò consente di correggere la miopia quando è correlata con l’astigmatismo. Queste lenti vengono indossate la notte e consentono ai bambini di vedere chiaramente il giorno successivo senza bisogno di occhiali o lenti a contatto.

Esistono, infine, le lenti multifocali, ovvero lenti a contatto morbide che combinano più prescrizioni in un’unica lente, al fine di migliorare la visione da vicino, intermedia e a distanza. Queste lenti aiutano anche a ridurre la progressione della miopia, rallentando in particolare l’allungamento dell’occhio.

A prescindere dalle alternative proposte, è necessario scegliere il trattamento più opportuno, per ciascun caso specifico, rivolgendosi allo specialista di riferimento.


[1] Cfr. https://www.iapb.it/miopia/#nh10

[2] Cfr. https://www.iapb.it/giovani-meno-miopi-all-aria-aperta/

[3]  Holden B.A., Fricke T.R., Wilson D.A. et al., Global prevalence of Myopia and High Myopia and temporal trends from 2000 through 2050, Ophthalmology Vol 123, N.5 May 2016.

[4] Cfr. https://www.aao.org/eye-health/tips-prevention/misight-orthok-atropine-myopia-nearsighted-child

[5] Cfr. https://coopervision.com/practitioner/our-products/misight-1-day/misight-1-day

[6] Tra le cause più comuni della miopia, si rileva il bulbo oculare più lungo del normale. Per un approfondimento cfr: https://www.iapb.it/miopia/#nh10

Lacrimazione: si può curare e non si deve sottovalutare

Lacrimazione

Cresce la sensibilità delle persone per un sintomo semplice dalle origini complesse, mentre tecniche e tecnologie sempre più raffinate aumentano le possibilità di intervenire in maniera precoce.

In trent’anni di carriera Federico Garzione ha trattato circa 2500 persone che soffrivano di lacrimazione; 350 di queste negli ultimi 5 anni con una tecnica da lui stesso introdotta in Italia e che si avvale dell’assistenza dei nuovi laser a diodi.

“È un campo in forte evoluzione – spiega lo specialista in Oftalmologia e Chirurgia Plastica, Direttore Scientifico del Centro Specializzato in Chirurgia Oftalmoplastica Gamma Medica di Roma -. Da pochi anni siamo in grado di concentrare l’energia del laser in fibre inferiori ai 500 micron (mezzo millimetro), piccole abbastanza da percorrere i canalini lacrimali e ridurre l’invasività che caratterizza gli interventi chirurgici più tradizionali. È probabile che, nel breve futuro, potremmo disporre di strumenti ancora più raffinati”.

Ma, a prescindere dallo sviluppo tecnico, “è importante fare informazione sul fenomeno in sé stesso evitando che venga trascurato o sottostimato dai pazienti. La lacrimazione – spiega, infatti, il dottore – è un fenomeno relativamente semplice e non eccessivamente invalidante. Avviene quando si crea uno squilibrio tra la produzione delle lacrime e la capacità di farle defluire correttamente. Questo squilibrio può avere origine nella ghiandola lacrimale (che può essere sovrastimolata) o, molto più frequentemente, nel complesso del sacco, dotto e canalicoli lacrimali che sono rivestiti da un epitelio sottile e sensibile, facile a risentire di una condizione non ottimale nell’occhio e soggetto a infiammazione e infezioni”.

“Quello che è importante ricordare – sottolinea Garzione – è che, sebbene il sintomo sia semplice, l’origine può essere molto complessa, spaziando in un vasto spettro di cause e malattie: dagli effetti collaterali di alcune terapie farmacologiche a condizioni cardiovascolari alterate fino ad arrivare a vere e proprie infezioni localizzate tra naso e occhi. Per questo è importante farsi visitare da un oculista che può diagnosticare l’origine del problema e, nei casi più seri, da un chirurgo oftalmoplastico, che può indicare la soluzione”.

La lacrimazione può presentarsi, infatti, con diversi gradi di gravità. Per esempio, si può avere una lacrimazione incostante o una lacrimazione costante capace di generare un deficit visivo e un significativo imbarazzo sociale. Ma si può soffrire, anche, di lacrimazione con serie infezioni, gonfiore e secrezioni purulente. Ci sono, infine, anche lacrimazioni pediatriche, che si manifestano tra uno e due anni per l’incompleto sviluppo delle vie lacrimali.

Le terapie dipendono dalla gravità: “Trattamenti topici con antibiotici e cortisone; trattamenti nasali; intubazioni con stent che permettono di risolvere le ostruzioni. A questi livelli di cura si aggiunge quello chirurgico con tre opzioni: la dacriocistorinostomia esterna, endonasale e la già citata endocanalicolare laser assistita. Le prime due opzioni sono interventi chirurgici più invasivi per il paziente con almeno un giorno di degenza e vantano il 98 per cento di successo per la dacriocistorinostomia esterna e intorno al 80 per cento per quella endonasale. L’ultima opzione è un intervento che ho personalmente introdotto in Italia dall’estero, è meno invasivo, si può svolgere in ambulatorio ed ha un percentuale di successo del 50/60 per cento con, però, la possibilità di ripeterlo”.

“La sensibilità nei confronti della lacrimazione sta aumentando soprattutto tra i pazienti che ne soffrono e questo è un bene – conclude Garzione. Situazioni che un tempo sarebbero rimaste prive di trattamento possono oggi essere affrontare e, nella maggior parte dei casi, risolte già negli stadi precoci. Per questo il consiglio è di non trascurare la lacrimazione ma  farsi  visitare da uno specialista che sia in grado di individuare le cause e indicare le diverse ed efficaci soluzioni possibili”.

La prevenzione non va in vacanza: proteggi la tua vista

La prevenzione non va in vacanza

Parte la nuova campagna dedicata a sensibilizzare le persone a prendersi cura della salute dei loro occhi anche in vacanza. L’estate è una stagione di vacanze e spensieratezza, ma bisogna stare attenti allo stile di vita e agli effetti dannosi del sole. Ecco allora qualche consiglio per proteggere la vista anche in vacanza

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La risposta al Covid-19: investire nella telemedicina

Telemedicina

“Sebbene non tutte le patologie possano essere gestite e diagnosticate a distanza, oggi la telemedicina risulta fondamentale”. Marco Verolino, Responsabile Oculistica Ospedali Riuniti Area Vesuviana-ASL Napoli 3 Sud, traccia il punto sul settore assistenzialistico a cinque mesi dallo sviluppo della pandemia in Italia.

Dallo scoppio della pandemia dovuta al nuovo coronavirus SARS-CoV-2, sono tante le riflessioni e gli spunti emersi nel settore sanitario. Su questo si gioca il futuro di un sistema assistenziale del quale Marco Verolino, Responsabile Oculistica Ospedali Riuniti Area Vesuviana-ASL Napoli 3 Sud, ha provato ad indicare gli sviluppi futuri.

La pandemia del COVID-19 ha cambiato i setting assistenziali e rimodulato la governance della risposta socio-sanitaria del Servizio Sanitario Nazionale. Ha fatto emergere la necessità di un’organizzazione dell’assistenza sanitaria basata sulla stretta integrazione fra attività ospedaliere e territoriali con un utilizzo imprescindibile ed esteso delle risorse più moderne dell’Information and Communication Technology. Le esigenze poste dalle fasi post-emergenziali dovranno spingere istituzioni e professioni sanitarie a individuare modelli di gestione della Sanità proiettati in un’ottica di efficienza e tutela degli assistiti e dei professionisti della salute.

Da questa situazione emergenziale sembra essere emersa una certa difficoltà ad applicare la sequenza gerarchica di procedure, protocolli, pianificazioni di strategie assistenziali, supportati da indirizzi ed informazioni omogenee per ciascun settore: “Nella prima fase – spiega Marco Verolino, Responsabile Oculistica – abbiamo assistito ad una carenza di informazioni tecniche, protocolli e programmi assistenziali condivisi da mettere in atto. Alla base non è stata data un’informativa precisa ad ogni medico o struttura per ciascuna branca. L’Oftalmologia, ad esempio, è stata trascurata, quantunque assiste un numero progressivamente in aumento di malati cronici affetti da maculopatia, che necessitano di trattamenti programmati per evitare un danno permanente alla funzione visiva. L’assistenza oftalmologica, assieme ad altre branche specialistiche come l’Odontoiatria o l’Otorinolaringoiatra, è molto esposta alle condizioni infettanti della malattia, poiché a stretto contatto quotidiano con un numero elevato di utenti, con le secrezioni e le mucose dei pazienti, pericolose per la trasmissione. Nella nostra clinica abbiamo potenziato le possibili soluzioni tecnologiche che hanno consentito di svuotare le sale di attesa, modulare gli accessi personalizzati, decodificare e monitorizzare a distanza i bisogni di assistenza dei cittadini”.

Marco Verolino, Responsabile Oculistica Ospedali Riuniti Area Vesuviana-ASL Napoli 3 Sud

“Il Sistema Sanitario Nazionale – prosegue Verolino – doveva garantire per gradi un flusso di informazioni e disposizioni univoche, supportate da un sistema informatico e-health di gestione per il corretto funzionamento assistenziale di tutte le strutture periferiche, con interscambio di dati e monitoraggio a tutti i livelli di distretti sanitari e residenze sanitarie assistenziali”.

Investire in un settore strategico come la comunicazione, all’interno della relazione medico-paziente e medico-sistema sanitario, diviene un tassello fondamentale per innovare l’assistenza specialistica: “Sicuramente – afferma Verolino – dal lato utenti e pazienti c’è stato molto disorientamento dovuto ad una sovrabbondanza di informazioni e ad una confusione per i modelli di comunicazione generici adottati. Faccio riferimento a modelli non personalizzati nel principio ‘patient-centered care’, che oggi risultano facilmente applicabili con le tecnologie wearable device, smartwatch, smartphone e con il ruolo strategico dei medici di medicina generale. Al fine di garantire la migliore risposta assistenziale possibile, secondo processi di governance clinica rimodulata in risposta alla fase pandemica emergenziale, abbiamo reigegnerizzato le indicazioni dell’Oms e delle principali associazioni mediche di oftalmologia, come l’American Academy of Ophthalmology e la SOI, la nostra Società Oftalmologica Italiana, rispondendo ai bisogni di salute dei cittadini del territorio. Saper intercettare il bisogno di salute e il relativo rischio clinico di ogni cittadino diventa oggi un’importante prerogativa per le ASL e per il Sistema sanitario in generale, al fine di poter predisporre una rete solida e funzionale che abbia marcati tratti d’appropriatezza abbinati a periodiche analisi di controllo sullo stato di salute della popolazione”.

Riprogrammare l’assistenza sfruttando le nuove tecnologie si configura come un ulteriore tassello per il settore assistenzialistico: “Il rapporto tra struttura ospedaliera e territorio – chiarisce Verolino – presenta ancora un forte gap di programmazione. Nel Sistema Sanitario Nazionale oggi è inconcepibile pensare ad un’azienda ospedaliera non integrata nel sistema territorio, senza il supporto e l’interconnessione delle tecnologie di ultima generazione, che ci consentono di effettuare una programmazione e una reingegnerizzazione della risposta assistenziale. In quest’ottica, ad esempio, una maggiore interazione ed integrazione tra territorio e strutture ospedaliere riveste un ruolo centrale nel regolare i flussi, contenere i ricoveri e garantire l’appropriatezza della risposta perfezionandone i meccanismi operativi”.

Ecco allora il ruolo dell’e-health in direzione della modernizzazione del sistema sanitario: “La disponibilità dei dati e i sistemi protetti di gestione della governance clinica – spiega Verolino – sono fondamentali nell’ottica della personalizzazione dei servizi, poiché consentono di indirizzare ciascun assistito nello specifico percorso di cura. Oggi abbiamo strumenti che ci consentono di essere tempestivi e su di essi devono essere elaborate le strategie. Rispondere alla complessità e alla variabilità richieste è la chiave per uscire dal gap e rimodulare la spesa pro capite per ogni paziente, tracciando l’andamento prospettico della patologia. Siamo partiti in ritardo, non abbiamo avuto modelli previsionali in grado di sostenerci nelle decisioni o nel prospettare gli scenari. Ad oggi, non abbiamo ancora un’assistenza sanitaria incentrata sull’utilizzo dei big data, mentre sarebbe necessario per ciascun paziente un profilo sanitario interamente elettronico. Non abbiamo un monitoraggio attento dei profili assistenziali dei pazienti e neppure un inquadramento della stratificazione per classi degli stessi secondo le necessità assistenziali. Il nostro Sistema Sanitario Nazionale non è ancora in grado di svolgere questa funzione; la maggior parte dei dati del Ministero della Salute sono immagazzinati attraverso schede di dimissione o morte provenienti dalle strutture ospedaliere”.

“Pur di dare supporto ai loro assistiti – conclude Verolino – i medici hanno sacrificato la loro vita, esponendosi a condizioni che per alcuni sono state fatali. Per garantire il benessere ad ognuno di noi, il Sistema Sanitario Nazionale deve essere maggiormente tutelato, considerato una risorsa strategica essenziale e modernizzato tramite l’applicazione delle nuove tecnologie. Il fine è erogare una gestione efficiente ed efficace di servizi assistenziali sempre più rispondente alla domanda di ciascun assistito”.

Retina artificiale e nanomolecole: su “Nature” due ricerche italiane

Artificial retina

Due progetti multidisciplinari, guidati dall’Istituto Italiano di Tecnologia, aprono nuove vie al trattamento delle patologie degenerative della vista. 

Una retina artificiale, altamente biocompatibile, è in grado di rimpiazzare i fotoricettori degenerati e offre speranze per il recupero della funzione visiva. Questa è la sintesi dello studio condotto dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) e pubblicato su “Nature Materials”1. La protesi per l’impianto subretinale, completamente organica, è stata realizzata e validata da un’équipe di ricercatori provenienti dal Centro di Neuroscienze e Tecnologie Sinaptiche (NSYN) e il Centro di Nanoscienze e Tecnologie (CNST) dell’IIT, in collaborazione con l’Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, l’Università degli Studi dell’Aquila, l’IRCCS AOU San Martino-IST, assieme all’IBFM e all’Innovhub-SSI.

In particolare, la retina artificiale, realizzata tra Genova, Milano e L’Aquila, è stata impiantata nell’occhio dei ratti del Royal College of Surgeons, portatori di una mutazione spontanea in uno dei geni implicati nella retinite pigmentosa umana. Le analisi elettrofisiologiche e comportamentali hanno rivelato “un recupero dipendente dalla protesi della sensibilità alla luce e dell’acuità visiva che persiste fino a 6-10 mesi dopo l’intervento chirurgico”. Il salvataggio della funzione visiva è accompagnato da un aumento dell’attività metabolica basale della corteccia visiva primaria e offre speranze per il trattamento della cecità degenerativa. 

In un altro studio condotto da un team multidisciplinare, guidato ancora una volta dall’Istituto Italiano di Tecnologia e approdato invece su “Nature Nanotechnology”, è stata sintetizzata “Ziapin”, una nanomolecola in grado di penetrare all’interno delle cellule nervose e rendere i neuroni sensibili alla luce

Cambiando forma in reazione alla luce, la nuova molecola agisce come “un nano-interruttore che scatta sotto l’effetto della luce, attivando elettricamente la cellula che la contiene”. Una volta a contatto con i neuroni, quindi, Ziapin si inserisce all’interno della loro membrana cellulare per attivarla elettricamente in seguito allo stimolo luminoso. 

Questo risultato apre non solamente nuove strade per lo studio delle malattie del cervello, ma offre possibilità per il trattamento delle patologie degenerative della retina, con la speranza di assistere quei soggetti affetti da quelle malattie che colpiscono i fotorecettori.

1 J. F. Maya-Vetencourt et al., A fully organic retinal prosthesis restores vision in a rat model of degenerative blindness, in “Nature Materials”, n. 16, pp. 681–689, Marzo 2017.

2 Ibidem

3 M. L. DiFrancesco et al., Neuronal firing modulation by a membrane-targeted photoswitch, in “Nature Nanotechnology”, n. 15, Febbraio 2020, pp. 296-306.