La retinopatia diabetica: aumenta la frequenza della malattia

Il diabete è un problema crescente in Italia e nel mondo. Solo in Italia si contano 3 milioni di diabetici, più di 420 milioni nel mondo. Di questi, solo un quarto effettua, almeno una volta l’anno, una visita dall’oculista. Lo spiega in questa intervista il prof. Francesco Bandello, Direttore Unità di Oculistica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. “Il trend dell’aumento della frequenza della malattia diabetica – spiega Bandello – è impressionante. Nell’arco di 10 anni il numero di pazienti diabetici raddoppierà. Siamo di fronte a una pandemia che è in grado di mettere in ginocchio i sistemi sanitari di tutti i paesi del mondo”.

A questo link tutte le interviste:

  • L’occhio secco: durante la videochat ne tratta il prof. Alessandro Lambiase, Docente di Oculistica dell’Università Sapienza di Roma, già collaboratore del Premio Nobel Rita Levi Montalcini
  • Le maculopatie: la dott.ssa Monica Varano, direttrice scientifica della Fondazione Bietti di Roma ha risposto alle domande del pubblico
  • Il cheratocono e l’astigmatismo: ne parla il Prof. Aldo Caporossi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli-IRCCS
  • Le malattie oculari in età pediatrica: ne discute il Prof. Paolo Nucci, Direttore di Oculistica dell’Ospedale S. Giuseppe di Milano
  • Intervista al prof. Teresio Avitabile (Direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Catania) su corpo vitreo, fosfeni e corpi mobili

L’importanza della riabilitazione visiva

Nell’intervista al dott. Filippo Amore, Direttore del Polo Nazionale per gli Ipovedenti di Roma,  si parla di “riabilitazione visiva”, un ambito sempre più importante nell’Oftalmologia e, più in generale, nella Medicina. Con l’aumentare dell’aspettativa di vita, molte patologie a carico del paziente adulto sono diventate vere e proprie “malattie sociali”. Al mondo sono circa 240 milioni le persone ipovedenti e, in Italia, oltre 1,5 milioni[1].

“Riabilitazione visiva significa far recuperare, alle persone che hanno avuto un problema visivo cronico e hanno perso gran parte della loro capacità visiva, un’area visiva ancora funzionale, che possa essere addestrata per sostituire quelle zone che, a causa della malattia, non sono più funzionali”, ha spiegato in questa intervista il dott. Filippo Amore.

A questo link tutte le interviste:

  • La cataratta: risponde alle domande il dott. Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana (SOI)
  • La retinopatia diabetica: ne parla il prof. Francesco Bandello, Direttore Unità di Oculistica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano
  • L’occhio secco: durante la videochat ne tratta il prof. Alessandro Lambiase, Docente di Oculistica dell’Università Sapienza di Roma, già collaboratore del Premio Nobel Rita Levi Montalcini
  • Le maculopatie: la dott.ssa Monica Varano, direttrice scientifica della Fondazione Bietti di Roma ha risposto alle domande del pubblico
  • Il cheratocono e l’astigmatismo: ne parla il Prof. Aldo Caporossi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli-IRCCS
  • Le malattie oculari in età pediatrica: ne discute il Prof. Paolo Nucci, Direttore di Oculistica dell’Ospedale S. Giuseppe di Milano
  • Intervista al prof. Teresio Avitabile (Direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Catania) su corpo vitreo, fosfeni e corpi mobili

[1] https://www.iapb.it/le-dimensioni-della-disabilita/

Educare alla salute visiva

La visita oculistica e la diagnosi precoce rappresentano il più importante baluardo per contrastare le malattie che inducono la cecità. La mancanza di consapevolezza in questo campo, però, fa sì che ancora troppe persone si rivolgano all’oculista quando è troppo tardi. L’ultima prova arriva dagli Stati Uniti dove l’American Academy of Ophthalmology promuove visite oculistiche gratuite.

Le malattie che inducono la cecità non sono in declino. Anzi, aumenteranno con l’allungamento della vita media e il conseguente invecchiamento della popolazione. La particolarità di queste patologie è che spesso sono asintomatiche, ovvero danneggiano le cellule nervose della vista anche prima che le persone se ne accorgano. Per questo la visita specialistica e la diagnosi precoce sono essenziali. Si vedano gli esempi del Glaucoma, che costituisce la prima causa di cecità irreversibile al mondo (76 milioni, ultimi dati 2019 dell’OMS), della Degenerazione maculare legata (AMD) e della Retinopatia diabetica.

Il problema è che molte persone sono al corrente della necessità di visitarsi periodicamente anche in assenza di sintomi e arrivano dall’oculista quando ormai è tardi. Un tema sul quale IAPB Italia sta sensibilizzando pubblico e istituzioni con la Campagna di prevenzione per le malattie della retina e del nervo ottico e le visite gratuite nelle maggiori città italiane[1]. Ma anche gli americani hanno rilevato e promosso visite gratuite[2]. L’American Academy of Ophthalmology (AAO), infatti, dal sondaggio condotto dalla società di ricerche “The Harris Poll”[3], ha visto che esistono ancora molte lacune, tra la popolazione statunitense, nella comprensione della salute degli occhi. Il sondaggio, condotto online per conto dell’AAO, ha coinvolto 3.512 adulti americani, di età pari o superiore a 18 anni, tra l’8 e il 27 agosto 2019[4]. Dai risultati è emerso come, nonostante l’81% degli adulti abbia affermato di essere ben informato sulla salute visiva, meno di 1 su 5 (19%) è stato in grado di identificare correttamente le tre principali cause di cecità negli Stati Uniti: il Glaucoma, la Degenerazione maculare legata all’età (AMD) e la Retinopatia Diabetica. Solo un terzo degli americani (37%), poi, è a conoscenza che non si manifestano sempre sintomi prima di perdere la vista a causa di una malattia degli occhi. Infine, solo 1 adulto su 4 (24%) sa che la perdita della vista è associata a problemi psicologici come l’isolamento sociale e la depressione.

La vista, dunque, non può mai essere data per scontata e resta un bene da tutelare. Dai dati dell’OMS, almeno 2,2 miliardi di persone al mondo hanno problemi di vista. In quasi la metà di questi casi, la disabilità visiva era evitabile o trattabile tempestivamente[5]. In Italia si stima che siano quasi 1,5 milioni di ipovedenti e 220.000 ciechi[6]. Per combattere la mancanza di informazioni adeguate sui rischi derivanti dal trascurare la salute visiva e promuovere la salute degli occhi in ogni fase della vita, negli stati Uniti l’AAO offre visite gratuite per arrivare a diagnosi precoci. Tutto questo perché tra la popolazione americana manca ancora una cultura della salute visiva.

Sottoporsi a controlli periodici e osservare alcune norme di igiene oculare rappresentano oggi due aspetti da non trascurare nella quotidianità. Sono ancora troppe, infatti, le conseguenze di pazienti che effettuano una visita dall’oftalmologo troppo tardi. Per contrastare il rischio di perdere le vista, sono necessarie diagnosi precoci e tutto questo non può che partire dall’educazione alle malattie degli occhi e dalla visita presso uno specialista.

Come gli oculisti in Italia anche l’American Academy of Ophthalmology, raccomanda agli adulti in buona salute di consultare un oculista per un esame completo entro i 40 anni e di sottoporsi a controlli periodici ogni anno, a partire da 65 anni o più. In generale, da adulti, è necessario sottoporsi ad una visita oculistica periodica in relazione al tipo di attività svolta e alle condizioni oculari individuali, su indicazione dello specialista. Particolarmente importanti, poi, sono la visita oculistica alla nascita, una visita entro i tre anni di vita, prima delle elementari e verso i 12/13 anni scolastici.


[1] https://iapb.it/vistainsalute/i-primi-risultati-della-campagna-iapb-italia/

[2] “Un programma sponsorizzato dall’AAO con oculisti volontari per persone con più di 65 anni di età.  “This national public service program provides eye care through volunteer ophthalmologists for eligible seniors 65 and older”. https://www.aao.org/newsroom/news-releases/detail/survey-reveals-most-americans-know-less-eye-health

[3] https://theharrispoll.com/

[4] https://www.aao.org/newsroom/news-releases/detail/survey-reveals-most-americans-know-less-eye-health

[5] World Health Organization, World report on vision, 8 October 2019, p. 25. 

[6] https://www.iapb.it/le-dimensioni-della-disabilita/

AMD: un impianto retinico senza fili per visualizzare le fonti luminose

Sperimentato sull’uomo un impianto retinico wireless per aiutare a ripristinare parzialmente la vista dei pazienti affetti da degenerazione maculare avanzata atrofica legata all’età. Composto da un chip wireless in miniatura e da speciali occhiali a realtà aumentata, il sistema ha permesso ai pazienti coinvolti di sperimentare miglioramenti nella loro capacità di rilevare sequenze di lettere e fonti luminose. Scopri di più nella sezione NEWS.

Un impianto retinico wireless per contrastare l’AMD

Sperimentato sull’uomo un impianto retinico senza fili che si spera potrà permettere ai pazienti che hanno perso la vista in seguito alla degenerazione maculare legata all’età di riacquistare parte della capacità visiva. Composto da un chip wireless in miniatura e da speciali occhiali a realtà aumentata, il sistema ha permesso ai pazienti coinvolti di sperimentare miglioramenti nella loro capacità di rilevare sequenze di lettere e fonti luminose.

Sembrano incoraggianti i primi risultati dello studio sperimentale “PRIMA”[1], un impianto retinico wireless progettato per aiutare a ripristinare parzialmente la vista dei pazienti affetti da degenerazione maculare avanzata atrofica legata all’età (AMD). I dati e le simulazioni ad oggi disponibili suggeriscono che il sistema consentirà potenzialmente ai partecipanti di visualizzare e localizzare le fonti luminose, come il riconoscimento degli oggetti ad alto contrasto e le lettere di grandi dimensioni. L’impianto è stato inventato da Daniel Palanker[2], Professore di Oftalmologia presso la Stanford University, e concesso in licenza e sviluppato da Pixium Vision[3], in collaborazione con la Stanford University e l’Institut de la Vision di Parigi.

La sperimentazione clinica, condotta in Francia, è nata per valutare la sicurezza e le prestazioni del dispositivo. Tra dicembre 2017 e giugno 2018, sono stati arruolati a Parigi cinque pazienti, ciascuno dei quali con una significativa perdita della vista in un occhio e una visione rimanente utile nell’altro. I risultati dei 12 mesi della sperimentazione hanno dimostrato la capacità della maggior parte dei pazienti di identificare correttamente vari schemi visivi, tra cui barre, lettere e numeri, senza sperimentare alcuna perdita della vista periferica a seguito dell’immissione dell’impianto. Lo studio preclinico è stato realizzato su pazienti con AMD atrofica di 60 anni o più. I pazienti continuano ad essere seguiti e si prevedono ulteriori progressi nella loro riabilitazione. 

Il sistema è costituito da un chip wireless in miniatura, impiantato sotto la retina e da speciali occhiali a realtà aumentata indossabili, che contengono una telecamera e un proiettore. L’impianto subretinale wireless, dotato di un piccolo chip contenente 378 celle fotovoltaiche, si compone di una mini videocamera montata sugli occhiali che cattura le immagini dell’ambiente e le trasmette al chip. Il computer del chip interpreta le informazioni e le trasferisce nuovamente sugli occhiali, dove un proiettore in miniatura, attraverso la luce infrarossa, le invia dall’occhio all’impianto. Il chip si comporta come un piccolo pannello solare, composto da centinaia di piccoli elettrodi che convertono i segnali di luce infrarossa dal proiettore in segnali elettrici che vengono trasportati dal nervo ottico al cervello. Attraverso l’allenamento, il paziente impara ad interpretare questi impulsi.

Dopo aver ricevuto l’impianto, i pazienti vengono sottoposti ad un intenso programma di riabilitazione che allena il cervello a comprendere e interpretare i segnali dall’impianto. Il programma di riabilitazione dura fino a 36 mesi. Una seconda sperimentazione dell’impianto sarà condotta a Pittsburgh, sotto la guida dell’UPMC Eye Center, il Dipartimento di Oftalmologia dell’Università americana.

Il 13 gennaio è stato effettuato il primo impianto negli Stati Uniti.

A questo link è possibile visualizzare l’animazione che descrive il sistema “PRIMA”.


[1] https://www.upmc.com/media/news/011320-prima-eye-implant /// https://www.upmc.com/services/eye/services/retina-vitreoretinal/prima-study

[2] http://web.stanford.edu/~palanker/

[3] https://www.pixium-vision.com/about/

Le lenti a contatto: la video chat con l’oculista

Le domande delle persone e le risposte degli oculisti: dalla cataratta alla retinopatia passando per l’uso delle lenti a contatto, il cheratocono e le malattie oculari in età pediatrica. IAPB Italia ha raccolto il parere di importanti oftalmologi italiani che trattano alcuni dei principali aspetti della disciplina dell’occhio e favorire l’individuazione precoce dei segni della malattia all’apparato visivo.

A questo LINK l’intervista Filippo Cruciani, Referente Scientifico di IAPB – Italia. Il tema è le lenti a contatto: quando e come metterle, quali sono i problemi che possono insorgere e le risposte ai quesiti posti dalle persone durante la diretta sui social network.

A questo link tutte le interviste:

  • La riabilitazione visiva: intervista al dott. Filippo Amore, Direttore del Polo Nazionale per gli Ipovedenti di Roma
  • La cataratta: risponde alle domande il dott. Matteo Piovella, Presidente della Società Oftalmologica Italiana (SOI)
  • La retinopatia diabetica: ne parla il prof. Francesco Bandello, Direttore Unità di Oculistica IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano
  • L’occhio secco: durante la videochat ne tratta il prof. Alessandro Lambiase, Docente di Oculistica dell’Università Sapienza di Roma, già collaboratore del Premio Nobel Rita Levi Montalcini
  • Le maculopatie: la dott.ssa Monica Varano, direttrice scientifica della Fondazione Bietti di Roma ha risposto alle domande del pubblico
  • Il cheratocono e l’astigmatismo: ne parla il Prof. Aldo Caporossi, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica del Policlinico Universitario A. Gemelli-IRCCS
  • Le malattie oculari in età pediatrica: ne discute il Prof. Paolo Nucci, Direttore di Oculistica dell’Ospedale S. Giuseppe di Milano
  • Intervista al prof. Teresio Avitabile (Direttore della Clinica Oculistica dell’Università di Catania) su corpo vitreo, fosfeni e corpi mobili

Viaggiare in sicurezza sulle strade

Normativa e consigli utili per chi guida

Gazzetta Ufficiale N. 221 del  21 Settembre 2017

Requisiti visivi richiesti per il rilascio o il rinnovo della patente di guida:

Il candidato al conseguimento della patente di guida (ovvero chi deve rinnovarla o ha l’obbligo di revisione ai sensi dell’art. 128 del codice della strada) deve sottoporsi a esami appropriati per accertare la compatibilità delle sue condizioni visive con la guida di veicoli a motore. Dovranno essere valutati con particolare attenzione: acutezza visiva, campo visivo, visione crepuscolare, sensibilità all’abbagliamento e al contrasto, diplopia e altre funzioni visive che possono compromettere la guida sicura. Se c’è motivo di dubitare che la sua vista non sia adeguata, il candidato deve essere esaminato dalla Commissione Medica Locale.

I conducenti sono classificati in due gruppi:

GRUPPO 1

Tipi di patente: A, B e B+E con sottocategorie

  1. Il candidato al rilascio o al rinnovo della patente di guida deve possedere un’acutezza visiva binoculare complessiva, anche con correzione ottica, se ben tollerata, di almeno 0,7 (sette decimi), raggiungibile sommando l’acutezza visiva posseduta da entrambi gli occhi, purché il visus nell’occhio che vede peggio non sia inferiore a 0,2 (due decimi).
  2. Il campo visivo binoculare posseduto deve consentire una visione in orizzontale di almeno 120 gradi, con estensione di non meno di 50 gradi verso destra o verso sinistra e di 20 gradi verso l’alto e verso il basso. Non devono essere presenti difetti in un raggio di 20 gradi rispetto all’asse centrale, inoltre deve essere posseduta una visione sufficiente in relazione all’illuminazione crepuscolare, un idoneo tempo di recupero dopo abbagliamento e un’idonea sensibilità al contrasto, in caso di insufficienza di tali due ultime funzioni la Commissione medica locale può autorizzare la guida solo alla luce diurna.
  3. Qualora sia rilevata o dichiarata una malattia degli occhi progressiva, la patente di guida può essere rilasciata o rinnovata dalla Commissione con validità limitata nella durata e se nel caso con limitazione per la guida notturna, avvalendosi di consulenza da parte di medico specialista oculista.
  4. Il candidato al rilascio o al rinnovo della patente di guida monocolo, organico o funzionale, deve possedere un’acutezza visiva di non meno 0,8 (otto decimi), raggiungibile anche con lente correttiva se ben tollerata. Il medico monocratico deve certificare che tale condizione di vista monoculare esiste da un periodo di tempo sufficientemente lungo (almeno 6 mesi) da consentire l’adattamento del soggetto e che il campo visivo consenta una visione in orizzontale di almeno 120 gradi e di non meno di 60 gradi verso destra o verso sinistra e di 25 gradi verso l’alto e 30 gradi verso il basso. Non devono essere presenti difetti in un raggio di 30 gradi rispetto all’asse centrale, inoltre deve essere posseduta una visione sufficiente in relazione all’illuminazione crepuscolare, e dopo abbagliamento con idoneo tempo di recupero e idonea sensibilità al contrasto, tali condizioni devono essere opportunamente verificate. Nel caso in cui uno o più requisiti non sono presenti il giudizio viene demandato alla Commissione medica locale che, avvalendosi di consulenza da parte di medico specialista oculista, valuta con estrema cautela se la patente di guida può essere rilasciata o rinnovata, eventualmente con validità limitata nella durata e se del caso con limitazioni per la guida notturna.
  5. A seguito di diplopia sviluppata recentemente o della perdita improvvisa della visione da un occhio, ai fini del raggiungimento di un adattamento adeguato non è consentito guidare per un congruo periodo di tempo, da valutare da parte di medico specialista oculista; trascorso tale periodo, la guida può essere autorizzata dalla Commissione medica locale, acquisito il parere di un medico specialista oculista, eventualmente con prescrizione di validità limitata nella durata e se del caso con limitazione per la guida notturna.

GRUPPO 2

Tipi di patente: C, C+E, D, D+E e sottocategorie

  1. Il candidato al rilascio o al rinnovo della patente di guida deve possedere una visione binoculare con un’acutezza visiva, se del caso raggiungibile con lenti correttive, di almeno 0,8 (otto decimi) per l’occhio più valido e di almeno 0,4 (quattro decimi) per l’occhio meno valido. Per ottenere i valori di 0,8 e 0,4 sono utilizzate lenti correttive, l’acutezza visiva (0,8 e 0,4) deve essere ottenuta o mediante correzione per mezzo di lenti a tempiale con potenza non superiore alle otto diottrie come equivalente sferico o mediante lenti a contatto anche con potere diottrico superiore. La correzione deve risultare ben tollerata.
  2.  Il campo visivo orizzontale binoculare posseduto deve essere almeno di 160 gradi, con estensione di 80 gradi verso sinistra e verso destra e di 25 gradi verso l’alto e 30 verso il basso. Non devono essere presenti binocularmente difetti in un raggio di 30 gradi rispetto all’asse centrale.
  3. La patente di guida non deve essere rilasciata o rinnovata al candidato o al conducente che presenta significative alterazione della visione crepuscolare e della sensibilità al contrasto e una visione non sufficiente dopo abbagliamento, con tempo di recupero non idoneo anche nell’occhio con risultato migliore o diplopia.
    A seguito della perdita della visione da un occhio o di gravi alterazioni delle altre funzioni visive che permettevano l’idoneità alla guida o di insorgenza di diplopia deve essere prescritto un periodo di adattamento adeguato, non inferiore a sei mesi, in cui non è consentito guidare. Trascorso tale periodo la Commissione medica locale, acquisito il parere di un medico specialista oculista può consentire la guida con eventuali prescrizioni e limitazioni.

Oltre alla visita oculistica, per ottenere la patente sarà necessario anche un esame audiometrico. Inoltre ci si dovrà sottoporre a un test che consenta di accertare che non si faccia uso né di droghe né di quantità eccessive di alcol (in caso di abuso abituale non potrà essere rilasciata la patente). Tra le norme previste dal codice della strada approvato a luglio del 2010, c’è l’obbligo di utilizzo – quando necessario – delle lenti anche per chi guida ciclomotori e minicar. Inoltre, per garantire una migliore visibilità, i ciclisti che circolano di notte, fuori dei centri abitati o nelle gallerie, devono indossare un giubbotto retroriflettente.

Domande frequenti (FAQ)

Bisogna sempre mettere gli occhiali quando si guida?
Sì, ma solo se si ha un vizio refrattivo che riduce la visione da lontano (come la miopia o l’astigmatismo). Ai sensi dell’art. 173 del Codice della Stradavige l’obbligo di indossare le lenti durante la guida qualora indicato sulla patente; in ogni caso è importante fare lo stesso qualora sia stato riscontrato un difetto di refrazione durante una visita oculistica. Non è, comunque, più obbligatorio portare nel veicolo un paio di occhiali di riserva (essendo stato modificato quanto era previsto dall’art. 322, c. 8 del Regolamento con il DPR 610/1996). Tuttavia, specialmente quando si fa uso di lenti a contatto è consigliabile avere con sé comunque un paio di occhiali.

Quali problemi può avere chi è miope?
Se si è miopi bisogna essere corretti in modo ottimale mediante occhiali o lenti a contatto: quando si è alla guida vederci bene da lontano è ovviamente essenziale. Va aggiunto, inoltre, che un’elevata correzione con occhiali rende difficoltosa la visione laterale: muovendo l’occhio la visione è minore rispetto alla visione primaria in avanti, per evitare ciò bisogna girare il capo in modo tale che l’occhio guardi sempre attraverso il centro della lente degli occhiali. Gli occhi miopi, in particolare quelli elevati, hanno delle difficoltà maggiori nella visione notturna a causa dell’assottigliamento o, nei casi estremi, dell’assenza di uno strato retinico (l’epitelio pigmentato). Ciò avviene anche alla persone operate con chirurgia refrattiva che, anche avendo un visus ottimale, hanno sempre i problemi legati al vizio di refrazione, in quanto la chirurgia laser modella la cornea solamente senza influire sulla retina. Inoltre se ci si è sottoposti a chirurgia refrattiva si possono accusare difficoltà nella guida notturna: i fari delle macchine potrebbero apparire con un alone e la visione, in generale, potrebbe essere ridotta. Questo può avvenire quando la zona di cornea trattata dal laser è più piccola rispetto al diametro pupillare. Altri complicazioni dovute alla chirurgia refrattiva, come l’haze (opacità corneale), possono dare maggiori disturbi proprio durante la guida notturna.

Che difficoltà può creare la cataratta nella guida?
Anche la cataratta inizialmente diminuisce la qualità visiva (visione annebbiata o doppia perché il cristallino diventa opaco). Chi ne è colpito avrà particolari difficoltà nella guida in caso di giornate molto luminose o in condizioni di sbalzi di luminosità (come in entrata i in uscita delle gallerie quando, tra l’altro, si può verificare il cosiddetto effetto “buco nero” perché la pupilla deve avere il tempo di restringersi e dilatarsi, a causa del quale per un attimo, si vede molto poco). A questo proposito c’è da aggiungere che, in caso di opacità del cristallino, la luce frontale (fari delle macchine) può impedire la visione. Per evitare o limitare questo problema si può ricorrere ad occhiali scuri.

Che problemi può dare il glaucoma?
Il glaucoma comporta una riduzione del campo visivo periferico. La progressione del danno non è percepibile, ma la perdita della visione periferica è spesso avvertita durante la guida a causa dell’incapacità di vedere le macchine provenienti di lato o dell’impossibilità di fare manovre senza urtare le fiancate.  A volte i pazienti affetti da glaucoma, devono assumere farmaci che impediscono l’allargamento della pupilla in condizioni di scarsa luminosità (detti “miotici”); questo comporta un’ulteriore difficoltà nella guida notturna o, ancor più, il pericolo di attraversare le gallerie e altre zone in cui il buio si presenta improvvisamente. Questo avviene perché i farmaci miotici impediscono il naturale adattamento dell’occhio alle varie condizioni di luce.
Uno studio pubblicato sul British Journal of Opthalmology (Kunimatsu Sanuki S, Iwase A, Araie M, et al., “The role of specific visual subfields in collisions with oncoming cars during simulated driving in patients with advanced glaucoma”,Br. J. Ophthalmol Published Online First: 17 October 2016 doi:10.1136/bjophthalmol-2016-3087549) attesta che, nelle persone affette da glaucoma avanzato, soprattutto la riduzione della metà inferiore del campo visivo era associata a un maggiore incidenza di collisioni automobilistiche con le auto in arrivo. Gli stessi autori giapponesi (Tohoku University-School of Medicine) scrivono che “un campo visivo adeguato è uno dei requisiti fondamentali per una guida sicura oltre all’acuità visiva”.

Quali fastidi possono dare le altre patologie oculari?
Molte frequenti patologie della superficie esterna dell’occhio (ad esempio congiuntiviti o cheratiti) hanno come segno comune una lacrimazione eccessiva (iperlacrimazione). Normalmente l’occhio è sempre coperto dalle lacrime che formano un velo uniforme. Questo film lacrimale, oltre ad avere una funzione protettiva e nutritiva per l’occhio, ha anche una funzione ottica. Quando il film lacrimale diventa più spesso a causa dell’iperlacrimazione si ha un cambiamento delle sue proprietà ottiche che vanno ad influire sulla visione. Il risultato è un calo temporaneo della vista. Le infiammazioni dell’occhio (ad esempio le uveiti) vengono spesso curate con colliri che danno una dilatazione pupillare (midriatici): l’occhio non riesce ad adattarsi alla luce restringendo la pupilla; si possono avere situazioni di forte abbagliamento in caso di sole frontale o all’uscita dalle gallerie.

Gli anziani devono adottare particolari accorgimenti?
Sì, gli anziani dovrebbero prestare molta più cautela nella guida e si dovrebbero sottoporre più frequentemente a controlli medici (tra cui quelli oculistici). Potrebbe essere opportuno rinunciare al volante per motivi di sicurezza propria e altrui, anche perché con l’età i riflessi tendono ad essere meno rapidi (oltre ai problemi visivi di cui si può soffrire). Secondo l’Istat circa il 10 per cento degli anziani è coinvolto in incidenti automobilistici (nel 2008 in Italia guidavano circa 4.500.000 persone con più di 65 anni). Tra gli over 65 rischiano la vita particolarmente le donne, soprattutto a partire dai 70 anni. Stando a uno studio condotto nel primo semestre del 2012 dal Gruppo di Ricerca Geriatrica di Brescia, dal Dipartimento di Medicina Clinica e Prevenzione dell’Università degli Studi Milano Bicocca e dall’Università di Roma “Tor Vergata”, tra i fattori di rischio degli incidenti stradali con anziani alla guida sono da annoverare non solo deficit delle funzioni esecutive (47,1%), decadimento cognitivo (20,6%) e deficit dell’attenzione (23,5%), ma anche due deficit sensoriali: i disturbi uditivi (61,5%) e i disturbi visivi (14,7%). Nonostante l’esiguità del campione preso in considerazione (la ricerca è stata condotta su 34 pazienti anziani ricoverati a Cremona sottoposti a riabilitazione), i risultati hanno un valore orientativo che fa riflettere; ma bisognerà attendere studi con campioni più vasti per avere conclusioni dotate di un grado di attendibilità più elevato. Ad esempio, il Ministero dei Trasporti neozelandese sostiene che una persona su 14 abbia un difetto visivo che può interferire negativamente con la guida.

Accorgimenti utili

Occhiali: è essenziale che le lenti siano di tipo infrangibili. Infatti, in caso contrario gli effetti di un’eventuale esplosione dell’airbag sarebbero devastanti perché le schegge potrebbero penetrare nel bulbo oculare, danneggiandolo irreparabilmente. Gli occhiali da sole devono essere a norma di legge; per la guida è meglio che le lenti scure siano polarizzate perché riducono i riflessi e aumentano la saturazione dei colori, migliorando la visibilità.

Lenti a contatto: è importante che siano prescritte da un medico oculista, che ne deve verificare anche  l’adattamento sulla superficie oculare, onde evitare danni alla cornea e generare una visione di qualità difforme. Inoltre una lente a contatto di dimensioni non adatte all’individuo si può decentrare con facilità o cadere. Il guidatore che usa lenti a contatto è opportuno che abbia con sé un paio di occhiali di riserva (anche se non è più obbligatorio). Le lenti a contatto andrebbero subito tolte quando danno fastidio: questo per evitare danni all’occhio (in genere reversibili); una lente sporca non garantisce, infatti, una corretta visione.

Luce interna: bisogna accenderla il meno possibile mentre si guida, poiché riduce la capacità dell’occhio di adattarsi al buio causando la contrazione della pupilla. Le luci di cortesia migliori, tuttavia, sono quelle che indirizzano il fascio di luce rispetto a quelle che creano un’illuminazione diffusa: il passeggero può farne uso senza infastidire troppo chi guida.

Gallerie: fare attenzione prima dell’ingresso nelle gallerie, soprattutto quelle scarsamente illuminate, moderando la velocità. Infatti i bastoncelli (fotorecettori presenti sulla retina assieme ai coni) sono ‘saturati’ dalla luce del sole ed, entrando in un tunnel, sono lenti ad adattarsi al cambio di illuminazione; inoltre la pupilla deve avere il tempo di dilatarsi. Comunque buio, pioggia e riflessi sono tutti elementi che riducendo il contrasto rendono meno rapida la percezione delle forme e la “lettura” che il cervello fa dell’ambiente. Sono condizioni in cui dobbiamo mettere in conto, quindi, anche un aumento dei tempi di reazione.

Abbagliamento: causa la “cecità notturna”, un fenomeno che si verifica quando, al buio, si viene accecati da un’intensa fonte luminosa. Generalmente sulle strade ciò si verifica per l’uso improprio degli abbaglianti delle vetture provenienti in senso opposto. L’abbagliamento provoca affaticamento visivo e riduzione della percezione retinica; la pupilla si restringe in presenza di una luce intensa e impiega parecchio tempo per dilatarsi nuovamente. Un consiglio utile è quello di non fissare l’attenzione visiva sul punto di maggiore abbagliamento, ma di guardare per un attimo, per esempio, la striscia laterale. Se poi l’asfalto è bagnato, il riflesso dei fari crea ulteriore disturbo e aggiunge perdita di contrasto. Quindi bisogna evitare di usare a sproposito abbaglianti e fendinebbia.

Climatizzazione: mai orientare le bocchette verso il viso; infatti il flusso d’aria diretto tende ad asciugare la fisiologica umidità dell’occhio, seccandolo. Questo produce irritazione, arrossamenti, lacrimazione e, in ultima istanza, affaticamento visivo (soprattutto se si portano lenti a contatto). Il ricircolo non va inserito troppo a lungo: riduce l’ossigeno disponibile e produce un livello eccessivo di anidride carbonica, finendo per dare sonnolenza. Dunque in linea di massima è meglio che l’aria venga prelevata dall’esterno (fra l’altro il suo tasso di umidità è, di norma, più elevato).

Nebbia: mancando un punto fisso di messa a fuoco, l’occhio si sforza di trovare sempre il contrasto maggiore. Questa continua ricerca di una migliore messa a fuoco, alla lunga, risulta estremamente stancante. Col progredire dell’età, poi, il cristallino perde elasticità e, di conseguenza, l’occhio impiega più tempo a mettere a fuoco gli oggetti.

Velocità: la visione laterale si riduce progressivamente aumentando i chilometri all’ora (dato che il campo visivo si restringe) e la percezione della profondità risulta alterata. I limiti di velocità devono, quindi, essere sempre rispettati. Ci possono essere condizioni ambientali o/e personali che possono fare scendere il proprio limite anche molto al di sotto di quello fissato per legge: se l’automobilista non si sente sicuro o non ha una visione limpida e normale deve ridurre fortemente la velocità o scegliere di fermarsi.

Vibrazioni: fondi stradali sconnessi causano un lavoro eccessivo a livello oculare e cerebrale. L’occhio si affatica di più perché deve effettuare correzioni continue; le capacità visive, conseguentemente, si riducono.

Alcol: nel rapporto Youth and road safety in Europe del 2007, l’Organizzazione mondiale della sanità-Europa rileva che la grande maggioranza degli incidenti gravi e quelli mortali sono dovuti ad una serie di comportamenti scorretti dell’uomo, principalmente riassumibili in: eccesso di velocità, guida distratta e pericolosa, mancato uso di casco o cinture di sicurezza, assunzione di alcool e di sostanze stupefacenti. Un recente studio epidemiologico della Commissione Europea ha stimato che in Italia il 30% dei decessi per incidenti stradali, e il 50% degli incidenti non mortali, abbia una correlazione con l’uso di alcool. Nel nostro Paese la guida in stato di ebbrezza è stata contravvenzionata dalla Polizia 21.427 volte nel 2013. Le forze di polizia utilizzano il dosaggio alcolemico, che altro non è che la concentrazione di alcool etilico nel sangue. Questo dosaggio viene usualmente espresso in grammi per litro di sangue (g/L) o in milligrammi per decilitro (mg/dL). I limiti legali per mettersi alle guida sono 0,5 g/L ovvero 50 mg/dL (questo limite potrebbe essere ulteriormente abbassato a 0,2 grammi per litro). Inoltre, i neopatentati non dovrebbero bere affatto. Secondo statistiche ufficiali il rischio d’incidenti cresce fino a trecentottanta volte quando il tasso alcolemico è pari o superiore a 1,5 g/L. Se è vero che nel 2013 si è registrata una diminuzione delle vittime e degli incidenti rispetto al passato, tuttavia secondo la polizia stradale la nota dolente è rappresentata dalla guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di stupefacenti. Il 6 per cento degli automobilisti controllati, infatti, è risultato positivo all’alcoltest; di questi circa un terzo aveva un tasso alcolemico da doppio a triplo rispetto al limite massimo consentito.

COSA COMPORTA IL BERE PRIMA DI METTERSI ALLA GUIDA?

  • 0,2 g/L: si ha una ridotta percezione del rischio per cui si ha la tendenza a guidare in maniera più avventata;
  • 0,4 g/L: si cominciano ad avere lievi difficoltà di coordinazione ed una riduzione dell’attenzione;
  • 0,5 g/L: dopo questa soglia cominciano le riduzioni delle capacità visive con un’iniziale diminuzione della visione periferica ed una generale lieve riduzione nella percezione degli stimoli sonori e luminosi, oltre all’allungamento progressivo del tempo di reazione;
  • 0,6 g/L: il campo visivo periferico è fortemente ridotto;
  • 0,7 g/L: notevole ritardo dei tempi di reazione e non vi è coordinazione;
  • 0,9 g/L: si perde la capacità di adattamento alla luce con perdita della capacità del sistema visivo di percepire le distanze (mancata visione binoculare);
  • 1 g/L: stato di ebbrezza, stato di euforia e di perdita dei freni inibitori, vi è compromissione della capacità visiva non solo in termini di visione laterale ma anche di acuità visiva. I fari delle macchine possono provocare una transitoria perdita della vista, seguita da un lentissimo ritorno alla visione;
  • 1,5 g/L: si ha sonnolenza, con alto rischio di colpi di sonno, torpore e perdita di lucidità. (Per consultare la tabella completa delle percentuali di tasso alcolemico clicca qui).

Il tempo di reazione (quello che intercorre tra la vista dell’ostacolo e la reazione del conducente) in caso di sobrietà è di circa un secondo, durante il quale si percorrono quasi 14 metri se si viaggia alla velocità di 50 chilometri all’ora. Bastano due bicchieri di vino per raddoppiare tale tempo che, sempre a 50 Km/h, corrispondono a 28 metri. Indicativamente con sole tre birre il tempo di reazione raddoppia. Inoltre chi non è sobrio può vedere doppio quando guida: l’alcol in eccesso limita soprattutto la visione laterale. Il campo visivo si restringe quanto più si beve: tende a diventare “a tunnel”, il che impedisce di vedere oggetti e persone ai lati della scena. Però, prima che questo avvenga, si riduce l’acuità visiva (si vede meno definito). Infatti quando si beve troppo non solo ne risente il cervello, ma anche il nervo ottico e la retina (comunque, una volta smaltita l’eventuale sbornia, la loro funzionalità torna in genere alla normalità). Tutto ciò significa che l’assunzione di sostanze alcoliche limita i nostri sensi, la vista in primis. Bisogna avere l’intelligenza di non mettersi alla guida se si è bevuto troppo e di ridurre fortemente la velocità anche se si è bevuto poco. Infatti il livello di attenzione e di visione diminuiscono persino in piloti esperti in seguito all’assunzione di alcol.

Link utili: Standard europei per la patente di guida in Europa (in inglese)

Proteggere gli occhi dal sole

No all’esposizione senza adeguate protezioni: fondamentali gli occhiali scuri con filtri a norma di legge. Sconsigliato l’impiego di lenti a contatto al mare o in piscina.

 

Cosa provoca l’esposizione eccessiva al sole?

L’eccessiva esposizione ai raggi ultravioletti del sole, in assenza di adeguata protezione, è alquanto dannosa a livello oculare così come lo è per la pelle. Uno dei problemi più comuni è legato ai luoghi in cui è presente molto riverbero (spiaggia o piste da sci), dove si può essere colpiti da cheratocongiuntivite attinica, un’infiammazione acuta che coinvolge sia la congiuntiva sia la cornea: i sintomi sono lacrimazione, dolore, gonfiore alle palpebre, sensazione di sabbia negli occhi, vista annebbiata o ridotta.

Cosa si può fare in questo caso?

È necessario recarsi dall’oculista, il quale verificherà se si è contratta qualche malattia e, in caso positivo, dovrà somministrare una terapia adatta. Si tratta, comunque, di un disturbo lieve, che generalmente si risolve nel giro di pochi giorni senza lasciare alcuna conseguenza.

Come prevenire i disturbi oculari causati dai raggi solari?

È sempre fondamentale proteggere gli occhi mettendo occhiali scuri dotati di filtri a norma di legge. In particolare, gli occhiali da sole avvolgenti sono quelli che proteggono meglio gli occhi perché bloccano i raggi nocivi provenienti anche lateralmente. Inoltre, un cappello a tesa larga offre un certo grado di protezione. Bisogna ricorrere a tali protezioni in tutte le situazioni in cui ci sia una forte esposizione ai raggi ultravioletti (mare, montagna o lampade e lettini abbronzanti). Qualora compaiano fastidi – quali bruciore, rossore e fotofobia (intolleranza alla luce), visione offuscata, macchie scure sulla parte bianca del bulbo (simili a nei) – è consigliabile recarsi dall’oculista che, una volta formulata l’esatta diagnosi, quando necessario prescriverà la terapia idonea.

A quali terapie si può ricorrere da soli?

Per automedicazione si possono usare in abbondanza le lacrime artificiali, sapendo però che non sono sempre efficaci. E’ però importante evitare di usare farmaci senza aver prima contattato il proprio medico oculista perché, in presenza di una cheratocongiuntivite (congiuntivite associata a una cheratite), l’uso di un collirio errato potrebbe persino peggiorare il quadro clinico.

Cosa avviene se si fissa il sole?

Se lo si fissa troppo a lungo si rischia una “maculopatia fototraumatica”: purtroppo si tratta di un danno che potrebbe essere irrimediabile poiché, a causa dei raggi ultravioletti non filtrati, si può formare una cicatrice sulla retina nella zona maculare (area centrale della retina deputata alla visione dei volti, alla lettura, alla guida, ecc.). Le conseguenze possono essere anche molto gravi, con perdita temporanea o permanente della visione centrale (ad esempio una macchia al centro del campo visivo perché la retina è stata danneggiata). Non esistono terapie specifiche che permettano di recuperare totalmente il danno; tuttavia un parziale recupero del visus potrebbe essere possibile nei giorni seguenti se le lesioni non fossero particolarmente gravi.

Una raccomandazione tanto fondamentale quanto ovvia è quella di non guardare mai direttamente il sole. Nel caso in cui lo si voglia osservare – ad esempio quando si verifica un’eclissi solare – è necessario fare uso di filtri speciali (non bastano assolutamente gli occhiali scuri ordinari, ma bisogna acquistare filtri specifici usati anche dagli astronomi).

C’è il rischio di contrarre un tumore?

Sì, l’esposizione prolungata ai raggi solari può incrementare il rischio di contrarre un tumore oculare. Pertanto le categorie professionali più a rischio sono, tra gli altri, i marinai, gli agricoltori e i lavoratori che utilizzano l’arco voltaico. Più nello specifico i raggi ultravioletti possono concorrere, nel lungo periodo, a provocare lesioni tumorali della pelle intorno alle palpebre e della congiuntiva sia di natura benigna (come la pinguecola e lo pterigio) sia maligna (come il melanoma). Anche l’uvea può esserne colpita: i raggi ultravioletti possono accrescere la possibilità di sviluppare il melanoma dell’iride o della coroide.

Quali tipi di radiazioni solari, in particolare, sono nocive per le diverse strutture oculari?

L’occhio è particolarmente esposto allo stress causato dalla luce con determinate frequenze. I fotoni visibili “violetti e blu”, insieme ai raggi UVA (320-400 nanometri), possono essere nocivi soprattutto per la retina, mentre il cristallino e la cornea sono particolarmente sensibili ai raggi UVC (200-290 nm). La cornea fa da primo filtro per le radiazioni luminose ed è, quindi, la prima struttura ad essere potenzialmente danneggiata da un’eccessiva esposizione (fotocheratite). L’assorbimento delle radiazioni solari, col passare degli anni, può accelerare l’invecchiamento del cristallino e ne causa la perdita della trasparenza (cataratta), con conseguente indebolimento della vista; in questo caso, tuttavia, ci si può sottoporre a un’operazione chirurgica di routine. L’intervento consiste nella sostituzione del cristallino opacizzato con una lente intraoculare artificiale (IOL), la quale viene impiantata dopo che il cristallino stesso è  stato frammentato con gli ultrasuoni e aspirato dal chirurgo. Invece i danni che le radiazioni solari possono provocare alla retina sono in larga misura irreversibili. Diverse patologie hanno dimostrato un coinvolgimento delle radiazioni solari nell’induzione o nella progressione del danno retinico: edema maculare cistoide, retinopatia solare o epiteliopatia e degenerazione maculare legata all’età.

Cosa fare quando si portano le lenti a contatto?

Bisogna evitare di addormentarsi mentre le si porta, soprattutto se si resta esposti al sole, oltre ad evitare che la sabbia finisca negli occhi. Le lacrime artificiali dovrebbero essere utilizzate spesso quando si fa uso di lenti a contatto perché l’occhio tende a seccarsi più facilmente soprattutto se fa molto caldo.

I rischi del fai-da-te

Ci sono molte attività che, se sottovalutate, potrebbero infatti mettere a repentaglio l’incolumità del bulbo oculare.

La maggior parte delle persone che riceve una diagnosi al pronto soccorso oculistico sbadatamente non ha preso le precauzioni necessarie atte a salvaguardare gli occhi, correndo quindi un rischio eccessivo.

Consigli utili

La superficie che si lavora (sia essa di legno, muratura o ferro) può rappresentare una seria minaccia quando si trapana o si fanno altre operazioni di bricolage: una scheggia potrebbe colpire la nostra cornea, la superficie oculare trasparente che si trova davanti all’iride ed è fondamentale per la nostra vista.

Cosa fare se si viene colpiti da un corpo estraneo

La cosiddetta “rimozione di corpo estraneo” è una pratica molto usuale. Consiste nell’estrazione, normalmente effettuata dall’oculista mediante una spatolina sterile, di una o più schegge corneali, previa instillazione di un anestetico locale. La prognosi in genere è buona e, dopo una terapia a base di pomate antibiotiche e riepitelizzanti, nel giro di alcuni giorni tutto generalmente si risolve.

Si tratta, tuttavia, dell’ipotesi migliore, cioè quando il danno è superficiale. Non è raro, invece, che la scheggia viaggi a una velocità così elevata che le consenta non solo di conficcarsi nella cornea, ma anche di penetrarla fino a raggiungere le strutture oculari interne. In tal caso l’unica soluzione è l’intervento chirurgico [[la cui prognosi non sempre è così favorevole]]. In conclusione, per molte attività è sempre necessario l’uso di occhiali protettivi adatti (a scopo preventivo).

Accorgimenti/precauzioni

A seconda della natura del rischio (uso di frullino, trapano, decespugliatore e lavori di saldatura) è necessario scegliere l’occhiale più appropriato, ossia:

  • occhiali con protezione laterale o mascherina contro gli urti di schegge, trucioli, polvere (mentre si usa il trapano, l’avvitatore o il frullino);
  • schermo od occhiali con vetri inattinici di appropriata intensità per la protezione contro le radiazioni (emesse durante i lavori di saldatura, taglio e metallizzazione);
  • visiera contro le proiezioni di materiale fuso, prodotti chimici, ceneri o fiammate e per la protezione.

Le lenti a contatto del futuro

Una lente che rilascia farmaci nell’occhio e una lente “smart” o “intelligente” per diagnosticare i sintomi precoci della malattia. Ecco le lenti del futuro testate su animali e volontari. I primi risultati sono incoraggianti. Scopri di più nella sezione NEWS.