Quella vitamina C che protegge il cristallino

Arance vitamina C

La dieta può ridurre il rischio di cataratta. Lo attesta uno studio britannico condotto sui gemelli

La dieta può aiutare a vederci chiaro. Mangiare quotidianamente frutta e verdura contenenti vitamina C ridurrebbe il rischio di cataratta o, comunque, ne rallenterebbe la progressione. Lo sostengono ricercatori britannici sulla rivista Ophthalmology [[
Yonova-Doing E, Forkin ZA, Hysi PG, Williams KM, Spector TD, Gilbert CE, Hammond CJ, Genetic and Dietary Factors Influencing the Progression of Nuclear Cataract, Ophthalmology. 2016 Jun;123(6):1237-44. doi: 10.1016/j.ophtha.2016.01.036. Epub 2016 Mar 23]]. D’altronde già l’OMS ci aveva messo in guardia: non meno di 400 grammi di frutta e verdura vanno consumati quotidianamente.

“Oltre all’età – scrivevano gli autori nel 2016 – altri fattori associati alla cataratta nucleare sono il fumo, lo stress ossidativo e l’assunzione di antiossidanti attraverso la dieta”. Tra gli antiossidanti più importanti ci sono il magnesio e la vitamina C. Quest’ultima, se assunta in abbondanza nella dieta, ridurrebbe il rischio di cataratta del 33 per cento.

Anche l’esercizio fisico regolare è uno degli imperativi categorici della prevenzione. Se si fuma bisogna smettere in fretta. Inoltre, per prevenire la cataratta è buona norma proteggersi dai raggi solari ricorrendo a occhiali da sole dotati di filtri a norma di legge.

Lo sviluppo della cataratta è stato monitorato dai ricercatori britannici in 324 gemelli, per cui è stato possibile confrontare l’influenza del loro stile di vita. Se i fattori genetici hanno spiegato per il 35% la sua progressione in un decennio, “i fattori ambientali hanno spiegato la restante varianza, in particolare, la vitamina C nella dieta, che ha protetto dalla progressione della cataratta nei dieci anni successivi al primo controllo”.

Dunque le vitamine assunte non vanno mai… perse di vista… Le verdure che contengono l’acido ascorbico vanno mangiate fresche o poco cotte (l’alta temperatura infatti distrugge la vitamina C). La prevenzione della cataratta potrebbe dare un valido contributo alla salute pubblica considerando che la sostituzione del cristallino è l’intervento più eseguito al mondo.

Leggi anche: Scheda sulle vitamine

Fonti: Ophthalmology, American Academy of Ophthalmology

Pagina pubblicata il 29 marzo 2016. Ultima modifica: 16 ottobre 2018

Alterazioni del microbioma oculare con lenti a contatto

Alterazioni del microbioma oculare

Alterazioni del microbioma oculare in seguito  uso di lenti a contatto (Fonte mBio, 2016)Alterazioni del microbioma oculare con lenti a contatto Portarle è considerato un fattore di rischio della cheratite e della congiuntivite giganto-papillare 23 marzo 2016 – Portare le lenti a contatto provoca un’alterazione del microbioma oculare. Questa è la conclusione a cui sono recentemente pervenuti ricercatori della New York University School of Medicine , che hanno pubblicato un articolo sulla rivista ufficiale dell’ American Society for Microbiology (mBio). Il “microambiente” è basato sull’equilibrio di colonie di batteri, che normalmente – ossia in condizioni non patologiche – si armonizzano tra loro. Tuttavia nei portatori di lenti a contatto si è riscontrata una maggiore componente di batteri presenti sulla pelle. Non è ancora chiaro se ciò sia dovuto alla modalità d’applicazioni delle lenti (effettuata con i polpastrelli) oppure ad alterazioni di altro genere, che andranno ulteriormente indagate. Sta di fatto che le lenti a contatto sono considerate un fattore di rischio delle cheratiti e delle congiuntiviti a papille giganti (di solito su base allergica). Questo soprattutto se non si rispettano le corrette modalità d’uso: disinfezione con appositi liquidi, applicazione con mani pulite e asciutte, non contaminazione con acqua infetta, tempo d’applicazione non superiore alle 6-8 ore. I risultati della ricerca, scrivono gli scienziati americani, “indicano che portare lenti a contatto altera la struttura microbiotica della congiuntiva, rendendola più simile al microbioma della pelle. Sono necessarie ulteriori ricerche per determinare se la struttura microbiotica offre minor protezione dalle infezioni oculari”. Quindi il nesso di causalità tra uso delle lenti a contatto e infezioni oculari non è ancora stato dimostrato. Tuttavia, “il microbioma oculare si ritiene che giochi un ruolo di difesa contro la colonizzazione di agenti patogeni per l’occhio”. In altre parole se i batteri “buoni” sono presenti come “sentinelle” è più difficile che quelli “cattivi” possano avere la meglio e invadere la superficie oculare. N. B. Oltre a rappresentare un corpo estraneo, le lenti a contatto hanno il limite che tendono a non far “respirare” bene la superficie oculare e, se tenute per troppo tempo, fanno arrossare l’occhio. Va detto, tuttavia, che ci sono alcuni casi in cui l’impiego delle lenti a contatto è persino preferibile agli occhiali: quando, ad esempio, la differenza del difetto tra i due occhi è forte. Infine, possiamo aggiungere che – quando si pratica sport – è preferibile non portare occhiali o, se proprio necessario, bisogna fare uso di lenti infrangibili e ben fissate al capo (negli sport da contatto sarebbe meglio indossare anche una mascherina trasparente per proteggersi da possibili traumi oculari ).

Riferimento bibliografico: Shin H, Price K, Albert L, Dodick J, Park L, Dominguez-Bello MG. 2016, “ Changes in the eye microbiota associated with contact lens wearing ”, mBio 7(2):e00198-16. doi:10.1128/mBio.00198-16

Fonti: mBio – American Society for Microbiology

Felicità, Italia cinquantesima al mondo

Persone sorridenti

Aspettativa di vita in salute, situazione economica e qualità dei rapporti interpersonali tra gli indicatori considerati in 156 Paesi. Il 20 marzo l’Onu ha proclamato la Giornata mondiale della felicità

18 marzo 2016 – Anche la salute fa la felicità. Così la pensano i curatori del nuovo Rapporto mondiale ad essa dedicata, in vista della giornata mondiale della felicità proclamata dall’Onu il 20 marzo. L’Italia si colloca al 50° posto, quasi a un terzo nella lista dei 156 Paesi considerati, stabile rispetto all’anno precedente, perdendo cinque posizioni rispetto al 2013.

Come si misura il benessere

Avvalendosi di vari esperti, il Rapporto “descrive come le misure del benessere possano essere utilizzate efficacemente per verificare il progresso delle nazioni”. In particolare tra i fattori considerati compaiono i seguenti: Pil pro capite, aiuto da parte degli altri, aspettativa di vita in salute, libertà di fare scelte di vita, generosità, percezione del livello di corruzione.

Uno stato di “estasi” dell’anima viene di fatto ridotto a un livello di soddisfazione o benessere scomposto in fattori precisi e “oggettivamente” quantificabili.
Ci sono – scrivevano i curatori del Rapporto 2015 – quattro pilastri del benessere, comprese le relative basi neuronali:

  1. emozione positiva prolungata;
  2. recupero da un’emozione negativa;
  3. empatia, altruismo e comportamento prosociale;
  4. pensiero erratico, consapevolezza e affettività basata su legami.

Chi è al top e come si piazzano gli altri Paesi


Al top della classifica del nuovo Rapporto troviamo la Danimarca, la Svizzera e Islanda, a cui seguono Norvegia, Finlandia, Canada, Olanda, Nuova Zelanda, Australia e, decima, la Svezia. Nel paniere l’aspetto economico conta parecchio, così come il livello di fiducia negli altri.

Come in ogni studio, ci sono risultati opinabili e alcuni persino paradossali. Sorprende scoprire la Germania al 16° posto nell’“eudemonia” e la Spagna al 37°, così come attribuire alla Malesia, al Nicaragua e all’Uzbekistan un indice di felicità un po’ più alto di quello del nostro Paese. Però i nipponici sono un po’ meno felici di noi, dovendosi accontentare un 53° posto, a netta distanza dagli “allegri” austriaci (in 12° posizione), dagli americani (13°), dai belgi (18°) o dagli irlandesi (19°). Gli inglesi risultano 23esimi in questa scala della felicità o, per meglio dire, del livello complessivo di soddisfazione, nettamente meglio dei francesi, che si collocano al 32° posto.

Dove vivono invece i meno felici della Terra? In Ruanda, Benin, Afghanistan, Togo, Siria e, infine, in Burundi. In molti di questi Paesi c’è però stata oppure è in corso una guerra. In Italia, invece, la crisi (socio)economica duratura non ha certo aiutato, facendoci “scivolare” in classifica rispetto a tre anni fa.

Fonti:World Happiness Report 2016;
Independent

Schermi, la giusta distanza e le pause

Posizione corretta al pc

L’affaticamento oculare si può verificare soprattutto dopo un uso prolungato e continuativo del computer: si riduce la tendenza ad ammiccare



Quando si è al computer sono utili alcuni “trucchi“ per tutelare la propria salute. Ad esempio, evitare l’affaticamento visivo causato da un uso prolungato e continuo degli schermi è relativamente facile. Nell’era dell’homo digitalis basta fare interruzioni periodiche, eliminare eventuali riflessi, sedersi alla distanza corretta e ammiccare con frequenza. Sono questi i principali consigli dati dall’Associazione americana di optometristi (AOA).

“Mediamente un lavoratore americano trascorre sette ore al giorno al computer, in ufficio e a casa”, spiega l’Associazione statunitense. Non a caso, secondo un sondaggio condotto nel 2015, il 58% degli adulti intervistati ha sperimentato affaticamento oculare o altri problemi visivi usando dispositivi digitali.

Dunque nel mese di marzo, in particolare negli Usa, viene ricordata l’importanza di controlli oculistici completi e periodici per “salvare la vista”: si tratta di una campagna di sensibilizzazione per la tutela della salute dei cittadini, che possono spesso prevenire i disturbi oculari.

L’affaticamento oculare digitale può essere evitato, secondo l’AOA, con cinque semplici accorgimenti:

  1. seguire la regola 20-20-20: prendere una pausa ogni 20 minuti e guardare per 20 secondi a una distanza di almeno 20 piedi (ossia minimo 6 metri). In alternativa si può fare un’interruzione di un quarto d’ora ogni due ore ( approfondisci );
  2. mantenersi a una distanza adeguata dallo schermo . Bisogna sedere comodamente, riuscire a leggere chiaramente lo schermo e rimanere col busto eretto, che deve restare appoggiato allo schienale. La distanza ottimale è di 50-70 centimetri tra gli occhi e la superficie dello schermo;
  3. guardare da un’alt(r)a prospettiva. Idealmente lo schermo del computer dovrebbe trovarsi 15-20 gradi più in basso rispetto all’altezza degli occhi ;
  4. ridurre o evitare la sensazione di abbagliamento . Anche se non c’è un sistema per eliminare completamente i riflessi, potete utilizzare un copri schermo (dotati di uno speciale filtro). In ogni caso, la

    Fonte luminosa non deve essere posta né alle spalle né oltre il vostro schermo, ma idealmente deve trovarsi lateralmente (possibilmente a 90°, comunque a non meno di 30°);

  5. ammiccare frequentemente . Per minimizzare il rischio di occhio secco bisogna sbattere le palpebre regolarmente con l’uso prolungato dei dispositivi elettronici (accentuato dall’uso di aria condizionata o del riscaldamento).

A questi consigli se ne possono aggiungere alcuni altri: la luminosità dello schermo e il contrasto devono essere ben regolati (non si deve avvertire una sensazione di fastidio fissando lo schermo); se necessario si possono installare lacrime artificiali; bisogna mettersi gli occhiali prescritti dall’oculista. Inoltre quando si fa la pausa ciclica è opportuno alzarsi dalla sedia e fare due passi: la sedentarietà prolungata può causare anche altri problemi di salute, ad esempio alla schiena o agli arti.
Fonte principale:
AOA

OMS, quasi un decesso su quattro per inquinamento

inquinamento

La formazione della cataratta è favorita dai raggi ultravioletti e dai fumi inquinanti. Ci si può proteggere con occhiali da sole a norma e vanno evitati gli ambienti insalubri
16 marzo 2016 – L’inquinamento è entrato con prepotenza nelle nostre vite fino, in alcuni casi, a spezzarle. Nel mondo il 23% dei decessi, pari a circa 12,6 milioni di persone l’anno, è riconducibile – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) – a un ambiente insalubre. È stata pubblicata il 15 marzo la seconda edizione del volume Prevenire le malattie mediante ambienti sani: una valutazione globale dell’impatto delle patologie dovute a rischi ambientali.

I rimedi? Potremmo indicare i seguenti:

  1. almeno due ore e trenta minuti d’esercizio fisico la settimana (da moderato a vigoroso);
  2. evitare ambienti esterni inquinati;
  3. non utilizzare combustibili inquinanti all’interno della propria casa (ad esempio per cucinare).
    una prassi molto diffusa nei Paesi in via di sviluppo.

    A livello mondiale circa un quinto delle cataratte corticali è attribuibile alle radiazioni ultraviolette ovvero ai raggi solari non filtrati. Inoltre, avverte l’OMS, “l’impoverimento dello strato d’ozono nella stratosfera ha portato a un aumento dell’esposizione agli UV e, di pari passo, lo sviluppo del rischio di cataratta è probabile che aumenti ulteriormente. Anche l’esposizione ai fumi della cucina [non da metano o altre fonti pulite, aumenta il rischio di formazione della cataratta, con una stima del 35% attribuibile alle donne […] ossia al 24% dei casi di cataratta totali”.

    Quindi l’incidenza della cataratta potrebbe essere ridotta mettendosi, quando c’è un sole forte, occhiali dotati di filtri scuri e berretti con visiera così come riducendo l’esposizione a combustibili inquinanti per cucinare. Si tenga conto che, complessivamente, 8,2 milioni di morti per malattie croniche sono attribuibili all’inquinamento dell’aria, compresa l’esposizione passiva al fumo di tabacco.
    Fonti:
    WHO 2016 ; Panorama della Sanità

Cataratta, cristallino rigenerato con le staminali

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Cataratta, cristallino rigenerato con le staminali Un nuovo metodo proposto da ricercatori cinesi e americani come possibile alternativa, per i bambini piccoli, all’operazione chirurgica classica. Per ora è una tecnica sperimentale testata su cavie e neonati con cataratta La rigenerazione del cristallino può ottenersi con le staminali ricavate dal cristallino stesso: il recupero della funzionalità visiva potrà essere utile soprattutto in caso di cataratta congenita (nei bambini piccoli), forse riuscendo a evitare l’intervento chirurgico classico e ricorrendo, invece, a una chirurgia minimamente invasiva. Anche se per ora è una mera possibilità sperimentale, questa nuova frontiera della medicina è stata esplorata da un’équipe di ricercatori che lavorano in Cina e in California. “Per quanto ne sappiamo – scrivono in una Lettera pubblicata da Nature – la rigenerazione del cristallino umano non è ancora stata dimostrata. Attualmente l’unico trattamento per la cataratta, la causa più importante di cecità a livello mondiale, consiste nell’estrarre il cristallino catarattoso e impiantarne uno artificiale intraoculare”. Invece, applicando la loro tecnica innovativa, i ricercatori hanno isolato cellule staminali/progenitrici epiteliali del cristallino (LEC) che preservano le cellule stesse. La rigenerazione funzionale si è ottenuta non solo in conigli e macachi, ma anche in bambini piccoli affetti da cataratta. “La trasparenza lungo l’asse visivo – precisano i ricercatori – è stata ottenuta in quasi tutti gli occhi di neonati affetti da cataratta dopo una chirurgia minimamente invasiva (95,8%)”. Durante lo studio è stata confrontata questa nuova tecnica sperimentale (24 occhi) con la chirurgia classica (50 occhi). “Il nostro metodo differisce, a livello concettuale, dalla pratica corrente, poiché preserva al massimo le LEC endogene e il loro ambiente naturale rigenerando i cristallini, ripristinando la funzionalità visiva. Il nostro approccio – concludono gli studiosi – dimostra [la fondatezza] di una nuova strategia di trattamento per le cataratte e offre un nuovo paradigma per la rigenerazione tissutale ricorrendo a staminali endogene”.

Fonte: Nature

Pagina pubblicata il 15 marzo 2016.

Ultima modifica: 16 marzo

Più inquinamento, più occhio secco

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Più inquinamento, più occhio secco Livelli più alti di ozono e minore umidità sono maggiormente correlati al fastidio oculare 14 marzo 2016 – Occhi sempre più secchi nel mondo: ne soffrirebbe almeno una persona su dieci. La cause sono diverse: si va dall’inquinamento atmosferico all’abuso di aria condizionata, passando per il lavoro prolungato davanti agli schermi ed eventuali allergie. Un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology si concentra, in particolare, sulla correlazione tra il fastidio oculare e i livelli di un inquinante come l’ozono, tenendo conto anche del livello di umidità. La ricerca è stata condotta su un database di 16.824 persone (indagine coreana sulla salute e la nutrizione). I dati sullo stato dell’aria sono stati raccolti in 283 stazioni di monitoraggio della Corea del Sud. “Livelli più elevati d’ozono e livelli inferiori d’umidità – scrivono i ricercatori universitari di Seul e Incheon – sono stati associati alla sindrome dell’occhio secco nella popolazione coreana, mentre così non è stato con i livelli di PM10”. Insomma, le cosiddette polveri sottili – che sicuramente nuocciono all’organismo – non sembrano influenzare la secchezza oculare. L’occhio secco è una condizione abbastanza frequente in oftalmologia: si stima che colpisca il 12-16% della popolazione generale. In genere si ricorre all’instillazione di lacrime artificiali e altri umettanti oculari (ad esempio gel oftalmici notturni). Va detto che, soprattutto se si lavora molto davanti a uno schermo, si tende istintivamente a sbattere di meno le palpebre (riduzione dell’ammiccamento). Quindi è opportuno fare pause e guardare lontano per riposare gli occhi ( leggi i consigli utili ). Infine, ricordiamo che persino alcuni interventi chirurgici – come il laser per “correggere” i difetti refrattivi (miopia, astigmatismo, ecc.) – possono dare luogo a secchezza oculare transitoria o permanente.

Fonti: Jama Ophthalmology , Gruppo Picasso

Un’app “parlante” che aiuta i disabili visivi

Fondazione Bietti

Sulla sinistra Marita Cheng e Angelo Rizzoli, due degli inventori della nuova App utile ai disabili visivi. Al centro il Prof. Mario Stirpe (Presidente della Fondazione Bietti e della Commissione nazionale prevenzione cecità)Un’app ‘parlanté che aiuta i disabili visivi Si chiama Aipoly e vocalizza ciò che inquadra l’iphone. Disponibile gratuitamente, è stata presentata alla Fondazione Bietti e al Quirinale 11 marzo 2016 – In futuro potrebbe essere un’applicazione valida ed evoluta per ciechi e ipovedenti. L’occhio elettronico della fotocamera dello smartphone , infatti, già consente a una nuova app – chiamata Aipoly Vision – di “leggere” continuamente il mondo circostante, traducendolo in una voce sintetica accompagnata da scritte. Già presentata il 10 marzo al Presidente della Repubblica Mattarella, il giorno seguente è stata illustrata presso la Fondazione Bietti di Roma. Per ora l’applicazione è disponibile gratis solo su Applestore ( iphone 5s e superiori, iOS 9.0 o versioni successive) e riconosce mille oggetti. In seguito diventeranno cinquemila e poi sicuramente di più. Il vantaggio è che l’applicazione non ha bisogno di connessione internet per funzionare. Però potrà essere migliorata. In futuro si appoggerà probabilmente a un sistema Cloud connesso al web dove gli utenti potranno salvare le loro foto nominandole, creando un’enorme banca dati immagini che faciliterà il riconoscimento di oggetti, animali, persone, piante… Per ora, comunque, non può sostituire un accompagnatore umano negli spostamenti dei disabili visivi. Aipoly è un’ app creata grazie a ragazzi ventenni che hanno fondato una start-up nella Silicon Valley (California). All’inizio erano tre, mentre ora sono saliti cinque. Vogliono dare una mano ai non vedenti. Tutto è nato da una grande sfida lanciata attraverso un’università americana: creare qualcosa per aiutare un miliardo di persone entro dieci anni. Un impegno preso a cuore da Angelo Rizzoli e Marita Cheng, che l’11 marzo si sono presentati alla Fondazione Bietti col prof. Mario Stirpe, suo Presidente. La nuova app – disponibile in sei lingue – aiuta i ciechi e gli ipovedenti a “vedere” attraverso il loro smartphone. Non solo, ma può essere utilizzata anche per imparare le lingue, ad esempio l’inglese per principianti: si inquadra qualcosa che viene vocalizzato in inglese. Insomma, consente di avere una sorta di realtà aumentata con tanto di descrizioni. Un modo hi-tech per apprendere. Prossimamente si punta ad avere anche una versione per Android , per cui già si stanno raccogliendo adesioni nel sito ufficiale di Aipoly .

Link utili: Aipoly , Fondazione Bietti