Famiglia Cristiana

FAMIGLIA CRISTIANA, 2 ottobre 2011, n.40 Giornata mondiale della vista La Sezione internazionale dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità ha deciso di dedicare la Giornata mondiale del 13 ottobre agli anziani Inserto speciale “A me gli occhi“, p. V

Infezioni oculari

Quali infezioni possono colpire gli occhi?

L’occhio umano, come tutte le altre strutture dell’organismo che sono in contatto con l’ambiente esterno, è spesso soggetto all’attacco di microrganismi ad azione patogena (batteri, virus, protozoi, ecc.), responsabili d’infezioni più o meno importanti ed estese. In tal senso risulta fondamentale l’azione protettiva contro le minacce ambientali (agenti esogeni pericolosi), svolta normalmente dalle palpebre e dal film lacrimale.

Gli agenti responsabili delle infezioni oculari possono provenire non solo dall’ambiente esterno, ma giungere anche al bulbo oculare attraverso il sangue. Nel neonato il contagio può avvenire soprattutto durante il parto per la presenza di batteri nel canale del parto materno (gonococco, Chlamydia Trachomatis).

A cosa sono dovute le infezioni?

La variabilità delle infezioni oculari può essere legata a condizioni fisiologiche (età, attività lavorativa e/o sportiva), a patologie del singolo paziente (condizione di immunodepressione ovvero indebolimento delle difese immunitarie, alterazioni metaboliche, patologie dei vasi sanguigni, deficit neurologici centrali e periferici) o all’utilizzo di lenti a contatto contaminate. Infine vanno ricordate le infezioni oculari derivanti da lesioni gravi e di difficile risoluzione terapeutica, quali quelle post-traumatiche e postoperatorie.

Quali sono le infezioni “esterne”?

Le infezioni oculari “esterne” (che riguardano la parte anteriore del bulbo oculare), a seconda della struttura primariamente coinvolta, sono le seguenti:

  1. calazio (infiammazione di una ghiandola sebacea localizzata a livello palpebrale);
  2. orzaiolo (infiammazione con sovrapposto processo infettivo batterico a carico di una ghiandola palpebrale);
  3. blefarite o blefarocongiuntivite (coinvolgente il bordo palpebrale e la congiuntiva);
  4. dacriocistite e/o canaliculite (interessamento delle vie lacrimali, più precisamente del sacco lacrimale e/o dei canalini lacrimali);
  5. congiuntivite (localizzata a carico della mucosa congiuntivale);
  6. cheratite (interessamento corneale) o cheratocongiuntivite.

Quali sono le infezioni interne?

Le infezioni oculari “interne” (che riguardano la parte posteriore del bulbo oculare) osservate più spesso sono le seguenti:

  • uveiti (che coinvolgono la membrana vascolare dell’occhio);
  • endoftalmiti (consistono in un grave processo infettivo che si verifica all’interno del bulbo oculare).

Come si manifestano ?

La sintomatologia delle infezioni oculari è chiaramente strettamente collegata alle strutture oculari coinvolte e al grado di estensione del processo patologico. I primi sintomi che si manifestano sono un gonfiore palpebrale più o meno evidente, iperemia congiuntivale (ossia arrossamento della congiuntiva), bruciore, lacrimazione o secrezione e fotofobia (intolleranza alla luce). Nei casi più gravi ai suddetti sintomi, si associa dolore oculare e ipertono (aumento della pressione oculare). Qualora si avverta uno qualsiasi di questi sintomi è consigliata subito una visita oculistica specialistica in grado di diagnosticare il processo infettivo da cui si è eventualmente affetti.

Si può soffrire di un calo della vista?

Sì, ma generalmente ha carattere transitorio. Nelle maggior parte delle infezioni oculari non gravi, tuttavia, si assiste a un peggioramento qualitativo della vista più che a un suo calo effettivo di tipo quantitativo. Infatti la lacrimazione, il bruciore o la fotofobia, la secrezione e le opacità della cornea possono provocare uno perdita del fuoco delle immagini, oltre a una riduzione della vividezza dei colori. Quando, invece, il processo infettivo è più grave (ed esteso alla parte interna dell’occhio) si assiste, nella maggior parte dei casi, ad un vero e proprio calo del visus, provocato sia dalla presenza di cellule infiammatorie presenti nel corpo vitreo, la sostanza gelatinosa che riempie il bulbo oculare (leggi anche uveiti), e sia dal coinvolgimento della retina.

Cosa si può fare?

In generale anche in perfette condizioni di salute è sempre buona norma seguire corrette norme igieniche: non toccare o strofinare gli occhi con le mani sporche, evitare – se possibile – gli ambienti pieni di polvere, fumo o smog; se si è portatori di lenti a contatto è consigliato non indossarle troppe ore al giorno e non usarle quando si va al mare o in piscina (leggi le buone norme per un loro corretto impiego).

Quale terapia eseguire?

La terapia da effettuare è correlata all’agente patogeno coinvolto: dipende dal tipo di causa. Se si tratta di un’infezione batterica si deve ricorrere a terapia antibiotica locale (con instillazione di colliri) che, nei casi più persistenti, si può associare all’assunzione di antibiotici per via orale. Spesso, inoltre, è consigliato l’utilizzo di colliri ad azione antinfiammatoria in aggiunta a quelli antibiotici. In una buona percentuale di casi di contaminazione batterica è indicato anche l’utilizzo di una terapia a base di cortisone (locale o sistemica). In presenza d’infezione virale si somministrano farmaci specifici ad azione locale o sistemica (generale) e, invece, nel caso d’infezioni fungine bisognerà ricorrere agli antimicotici.

Cosa fare se il disturbo persiste?

Se dopo circa una settimana dall’inizio del trattamento la patologia non fosse regredita o, quantomeno, non avesse dato segni di miglioramento sarà necessario consultare nuovamente il proprio oculista per ottenere un adeguamento della terapia e, se necessario, sottoporsi a esami di laboratorio in grado di chiarire meglio il quadro patologico.

Visioni cerebrali

Aree visive della corteccia cerebrale (Immagine: Università di Monaco)

Aree visive della corteccia cerebrale (Immagine: Università di Monaco)Visioni cerebrali Realizzato un ‘decoder’ che consentirebbe di codificare le esperienze visive di altre persone 28 settembre 2011 – Ciò che vediamo può essere potenzialmente ‘proiettato’ all’esterno e guardato da altri. I primi passi in questa direzione sono stati mossi da un’équipe di ricercatori giapponesi che ha ricostruito le esperienze visive di volontari misurandone l’attività cerebrale durante la visione di filmati. Per decodificare le immagini osservate – in questo caso scene di natura – è stata impiegata la risonanza magnetica funzionale per immagini ( fMRI ). Infatti tale tecnica consente di misurare l’afflusso sanguigno verso certe aree della corteccia cerebrale quantificando il consumo di ossigeno dei tessuti nervosi. Per analizzare l’attività della corteccia del cervello normalmente vengono scattate in sequenza una serie di immagini statiche (‘fotografie’) di aree specifiche. I ricercatori giapponesi, nel loro lavoro pubblicato su Current Biology , hanno presentato però un nuovo modello di codificazione, riuscendo a descrivere sia le rapide informazioni visive che la più lenta emodinamica cerebrale. Dopodiché è stato realizzato una sorta di decoder visivo cerebrale (detto bayesiano), che offrirebbe una ricostruzione notevolmente fedele dei filmati visionati. In conclusione, guardare nei ‘pensieri visivi’ altrui non sembra più essere appannaggio della fantascienza.

Fonte originale: Shinji Nishimoto, An T. Vu, Thomas Naselaris, Yuval Benjamini, Bin Yu, Jack L. Gallant, Reconstructing Visual Experiences from Brain Activity Evoked by Natural Movies, Current Biology , Available online 22 September 2011, ISSN 0960-9822, 10.1016/j.cub.2011.08.031.

La Repubblica

La Repubblica Martedì 27 settembre 2011, p.45 “In Ottobre occhio agli anziani“

Guardiamo alla prevenzione di diabete e obesità

Ministero della Salute

Ministero della SaluteGuardiamo alla prevenzione di diabete e obesità Convegno presso il Ministero della Salute, dove è stato presentato il decimo volume dei Quaderni Prestare più attenzione al diabete e al rischio di obesità. Questo è il messaggio di fondo del convegno organizzato a Roma dal Ministero della Salute il 27 settembre mattina, quando è stato presentato il decimo volume di una pubblicazione chiamata “Quaderni“. Il diabete e l’obesità, che affliggono sempre più spesso anche gli italiani, sono malattie largamente diffuse nella popolazione mondiale: le proiezioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indicano che, entro il 2015, gli adulti in sovrappeso potranno essere circa 2,3 miliardi e gli obesi più di 700 milioni. Attualmente, invece, i diabetici nel mondo sono oltre 220 milioni; tra l’altro spesso soffrono di retinopatia diabetica o sono a rischio di contrarla. “Questo Quaderno – ha scritto il Dicastero – testimonia la piena consapevolezza del Ministero della Salute dell’enorme rilevanza del problema clinico e sociale e intende fornire gli elementi necessari a definire i criteri di appropriatezza per la prevenzione, la diagnosi e la cura di diabete e obesità, patologie croniche strettamente correlate tra loro”.

Fonti principali: Ministero della salute , Oms

Pagina pubblicata il 20 settembre 2011. Ultimo aggiornamento: 27 settembre.

UK, staminali embrionali contro la cecità

UK, staminali embrionali contro la cecità Verranno usate in pazienti affetti da una malattia genetica che colpisce la retina 26 settembre 2011 – Staminali embrionali per scongiurare la cecità. Le useranno medici oculisti britannici del prestigioso Moorfields Eye Hospital di Londra per tentare di rallentare la degenerazione della retina in pazienti che rischiano di perdere la visione centrale. Sono infatti tutti affetti dallo stadio avanzato di una malattia oculare genetica considerata oggi incurabile ( malattia di Stargardt ). Le cellule embrionali saranno iniettate sotto alla retina di 12 pazienti nel tentativo di rigenerare almeno parte del tessuto retinico che va distruggendosi: la speranza è che i giovani neuroni retinici crescano correttamente fino a integrarsi nel fine tessuto che capta le immagini. Mentre in Gran Bretagna l’uso delle staminali embrionali è ammesso a scopo terapeutico – anche se con certe limitazioni – in Italia la legislazione ne vieta l’impiego; per questo alcuni laboratori di ricerca stanno invece tentando la strada delle cellule staminali adulte (ad esempio l’ospedale S. Raffaele di Milano). Vedi: Cellule staminali .

Fonti: Moorfields Eye Hospital , Bbc .

Problemi oculari spaziali

Stazione Spaziale Internazionale (Foto: NASA)Problemi oculari spaziali Secondo una ricerca della NASA la permanenza in orbita può danneggiare la vista 22 settembre 2011 – Le occhiate degli astronauti potrebbero non essere più le stesse. Infatti in uno studio internazionale voluto dalla NASA, pubblicato sulla rivista Ophthalmology, si sostiene che i viaggi spaziali hanno effetti negativi sulla vista. La cosiddetta ‘assenza di gravità’, infatti, altera anche i normali meccanismi fisiologici del bulbo oculare. Nella ricerca si sono studiati sette astronauti che sono rimasti a lungo nello spazio e altri 300 che hanno fatto viaggi spaziali più brevi. Il problema più serio – riscontrato in cinque astronauti con una permanenza superiore ai sei mesi nello spazio – è un edema del disco ottico ossia un rigonfiamento della testa del nervo ottico (che si innesta nella retina): di conseguenza si è avuta una riduzione significativa delle capacità visive che, tuttavia, si possono recuperare dopo opportuna terapia farmacologica. Però temporaneamente la visione da vicino è diminuita in sei astronauti su sette. I ricercatori ipotizzano che le alterazioni oculari possano essere il prodotto dell’azione del liquido encefalico (contenuto nel cervello) che, probabilmente a causa di un aumento del suo volume dovuto alla microgravità, causerebbe a sua volta un rigonfiamento del nervo ottico.

Fonte originale: Ophthalmology

Documentarista bionico

Protesi oculare con telecamera (Foto: Bbc)Documentarista bionico Realizzata una protesi oculare con microtelecamera, ma non consente di recuperare la vista 21 settembre 2011 – Una protesi oculare dotata di telecamera con cui girare documentari: ora non esiste più solo nei film di fantascienza. Un ragazzo canadese, che ha perso un occhio in seguito a un grave trauma (avvenuto all’età di nove anni), ha messo a punto – grazie alla collaborazione di un ingegnere – un dispositivo che gli consente di visualizzare le immagini su un minischermo. Si badi bene: non si tratta del classico occhio bionico sperimentale che, ai malati di retinite pigmentosa , può consentire di recuperare parzialmente una visione in bianco e nero, bensì di una capsula oculare dotata di microtelecamera che viene inserita nella cavità orbitale. Le immagini però non arrivano al cervello, bensì al minischermo che riceve senza fili i dati trasmessi dalla protesi. La storia è stata ‘raccontata’ dalla BBC , la quale spiega che Spence (questo il nome del ragazzo canadese) ha già realizzato un film-documentario di 12 minuti sulle protesi bioniche per rimpiazzare gli arti persi.

Leggi anche: “ Maggiori protezioni contro gli infortuni oculari

Fonte: BBC

Ultima modifica: 28 ottobre 2011.

Assistenza disabili a rischio

Disabile su sedia a rotelle

Disabile su sedia a rotelleAssistenza disabili a rischio Secondo la Federazione italiana per il superamento dell’handicap la manovra penalizza le fasce deboli della popolazione 19 settembre 2011 – “Con la manovra appena approvata, assieme a quella di luglio, le politiche sociali del nostro Paese subiscono una nuova possente spallata”: a sostenerlo è la Federazione italiana per il superamento dell’handicap (FISH). Infatti, scrive ancora la onlus, “le misure contenute nelle due manovre comportano una netta retrazione della spesa sociale”. L’allarme lanciato riguardo ai tagli della Finanziaria è di ampia portata: dagli asili nido all’assistenza domiciliare, passando per i supporti all’autonomia personale e gli assegni di cura. Ad essere colpiti, prosegue la FISH, sono “bambini, anziani e disabili”: complessivamente sarebbero “almeno 10 milioni di famiglie italiane” che saranno penalizzate. “è evidente a chiunque – osserva la Federazione – che con quella premessa i servizi e le prestazioni sociali non potranno che essere ulteriormente limitati, compressi, soppressi”.

Fonte: Fish