Ottobre-Dicembre 2009

In questo numero: quattro diversi interventi sulla Giornata mondiale della vista, voluta dall’OMS e dalla IAPB, che si è celebrata l’8 ottobre 2009 con una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati (Sala del Mappamondo). Tra questi anche il discorso “Una Commissione ministeriale contro la cecità” del Ministro della Salute Fazio. Inoltre, non poteva mancare la relazione di S. Mariotti, esperto dell’OMS, che ha esaminato il ruolo delle donne nella lotta contro la cecità. Sempre dedicata alla componente femminile è la relazione della psicologa R. Semplici, intervenuta a Milano al convegno “Oftalmologia in rosa”. Segnaliamo, inoltre, due interviste (a cura di G. Galante): la prima al Prof. P. Pietrini (Università di Pisa) su come i ciechi dalla nascita riescano a sfruttare anche aree della corteccia cerebrale normalmente deputate alla visione; la seconda intervista sulla retinopatia diabetica è stata rilasciata dal Prof. E. Balestrazzi (Policlinico A. Gemelli di Roma): il 14 novembre si è celebrata la Giornata mondiale del Diabete con un convegno in Campidoglio. Oltre alle consuete News dal mondo, non poteva mancare un lavoro più ‘tecnico’ sulle Endoftalmiti di F. Cruciani et al. Lo stesso docente è anche autore – in collaborazione con E. Moreno e G. Albanese – dell’articolo “Cecità e ipovisione, la situazione in Italia”.

Attached documents

La vista non più ‘in blu’

La vista non più ‘in blu’ In Irlanda si è cercato di capire se le lentine intraoculari con filtri ultravioletti, impiantate durante l’operazione di cataratta, riducano l’incidenza di AMD 30 ottobre 2009 – La vista anti raggi ultravioletti da alcuni anni non è più prerogativa della sola fantascienza. In Irlanda si è cercato di accertare se l’operazione di cataratta con l’impianto di particolari lentine intraoculari – dotate di filtri contro i raggi dannosi per la retina – sia efficace contro l’AMD, una malattia degenerativa che può compromettere la visione centrale degli anziani. Insomma, si sfrutta l’occasione dell’intervento per sostituire il cristallino naturale divenuto opaco con una lente artificiale (IOL) ‘potenziata’. I ricercatori dublinesi sottolineano come comunemente si ammetta che lo stress indotto dalla luce (detto foto-ossidativo) abbia un ruolo nel provocare l’AMD, con una soglia fondamentale: frequenze inferiori alla luce blu-violetta. Nonostante si sappia che una serie di sostanze, dette carotenodi, proteggono la macula (luteina, zeaxantina, ecc.), può essere utile avere una barriera fisica contro i raggi ultravioletti: se non si portano costantemente occhiali scuri con filtri a norma di legge, gli anziani possono essere operati di cataratta – l’intervento oculistico più frequente – con più vantaggi che in passato. Lo studio, condotto presso il Waterford Institute of Technology da un Gruppo di ricerca che si occupa di pigmento maculare, è giunto alla conclusione che, sebbene i risultati siano incoraggianti, bisognerà condurre ulteriori ricerche per dimostrare con certezza che le lentine intraoculari dotate di filtri contro gli ultravioletti riducano effettivamente l’incidenza dell’AMD (prima causa di cecità nei Paesi di maggior benessere: si vedano i dati dell’OMS). Referenza originale: John M. Nolan, Philip O’Reilly, James Loughman, Jim Stack, Edward Loane, Eithne Connolly, and Stephen Beatty, “Augmentation of Macular Pigment following Implantation of Blue Light–Filtering Intraocular Lenses at the Time of Cataract Surgery”, IOVS 2009 50: 4777-4785. First Published on July 23 2009 as doi:10.1167/iovs.08-3277.

Fonte: IOVS.

OMS: ridurre le morti premature

Logo Oms

Logo OMSOMS: ridurre le morti premature Secondo il nuovo rapporto sui “Rischi globali per la salute” si può allungare la vita di quasi cinque anni adottando uno stile di vita più sano 28 ottobre 2009 – Quasi cinque anni di vita in più. Si possono guadagnare, secondo il nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sui “Rischi globali per la salute”, adottando uno stile di vita più sano. Vale a dire – ad esempio – smettendo di fumare, mangiando più frutta e verdura, praticando esercizio fisico e tenendo sotto controllo una serie di valori (dalla pressione sanguigna al peso, passando per colesterolo e glicemia). Tutti consigli utili che fanno bene anche alla salute oculare: aiutano a prevenire una serie malattie quali l’AMD e altre patologie della retina.Bambini etiopi. La IAPB Italia onlus ha realizzato in Etiopia 113 pozzi per combattere la mortalità e le malattie (in particolare il tracoma) Il sottopeso infantile, i rapporti sessuali non protetti, l’abuso di alcol, l’acqua inquinata, la mancata igiene e l’ipertensione sono i fattori più pericolosi: secondo l’Agenzia Onu per la salute causano circa 15 milioni di vittime l’anno su 60 milioni (pari alla popolazione italiana). “Più di un terzo delle morti infantili – spiega Colin Mathers, esperto dell’Oms – possono essere imputate a pochi fattori di rischio nutrizionali, quali il sottopeso, l’allattamento insufficiente e la deficienza di zinco”. Un altro problema grave, soprattutto per gli occhi, è la carenza di vitamina A: può compromettere il corretto sviluppo oculare (vedi xeroftalmia). Clicca sulla copertina del Rapporto per scaricarlo integralmente dal sito dell’OMS .

Fonte: OMS (WHO) Note Secondo l’OMS è responsabile del 12,8% dei decessi globali. Persino il sovrappeso può provocare una morte precoce, un problema particolarmente diffuso nei Paesi economicamente sviluppati.

Giornata mondiale della vista

Il Vice Ministro alla Salute Fazio (a destra) assieme all'avv. Giuseppe Castronovo (presidente della IAPB Italia onlus) e alla moderatrice Nicoletta Carbone (Radio 24)

Si è celebrata l’8 ottobre 2009 la Giornata mondiale della vista , voluta dall’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità (IAPB) e dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), dedicata in particolare alle donne.

Si è tenuta una conferenza stampa presso la Camera dei Deputati: il Ministro della Salute Ferruccio Fazio ha annunciato, nella Sala del Mappamondo, l’istituzione di una Commissione per la prevenzione della cecità. E’ stata una decisione di portata storica, che ha recepito le raccomandazioni dell’Agenzia Onu a tutti gli Stati (condivise dalla IAPB Italia onlus). Il Vice Ministro alla Salute Fazio (a destra) assieme all'avv. Giuseppe Castronovo (presidente della IAPB Italia onlus) e alla moderatrice Nicoletta Carbone (Radio 24)

Secondo l’Istat solo in Italia vivono 362.000 ciechi; inoltre, si stima che gli ipovedenti siano un milione e mezzo. Secondo i dati dell’Oms circa l’85% della cecità nel mondo è evitabile: i non vedenti sono oltre 45 milioni (di cui 26,1 milioni donne, pari al 58% del totale), parte di quei 314 milioni di persone che sulla Terra soffrono di gravi problemi visivi.

La disabilità visiva – ha sottolineato il dott. Silvio Mariotti dell’Oms – colpisce in maggior misura il sesso femminile (col 56,3%, pari a 176,74 milioni di persone) che non quello maschile, generalmente a partire dai 50 anni. Le donne danno o possono dare un contributo fondamentale contro la perdita della vista.

“Tenendo conto delle diversità culturali, sociali e religiose – ha osservato l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus – si deve più che mai fare attenzione affinché alle donne, così come agli uomini, sia garantito il diritto di accesso ai trattamenti sanitari che possono prevenire la cecità. Va, inoltre, adeguatamente riconosciuto ed incoraggiato il ruolo svolto dalle donne nell’ambito della prevenzione dei problemi visivi, in Italia come nel resto del mondo“. “Assai raramente i cittadini italiani – ha aggiunto l’avv. Castronovo durante la conferenza stampa – si sottopongono a visite preventive. Eppure queste portano grandissimi vantaggi non solo sulla qualità della vita, prevenendo le malattie, ma anche sui conti del Servizio sanitario nazionale“.

L’iniziativa si è svolta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, in collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti (UICI).


Link utili:
Cifre dell’OMS , WHO sulla Giornata mondiale della vista. Ultimo aggiornamento di questa pagina: 15 dicembre 2009, ore 15:54

Amaurosi congenita di Leber, se un’iniezione che ridona la vista

A Philadelphia metà delle persone non più legalmente cieche grazie alla terapia genica. Però i risultati non si sono dimostrati duraturi

Un’iniezione sotto la retina per combattere l’amaurosi congenita di Leber (una malattia oculare ereditaria): così un bambino cieco di otto anni è riuscito a riottenere parzialmente la vista per la prima volta al mondo tra le persone colpite da quella malattia. Infatti, i geni “sani” iniettati nell’occhio – che hanno sostituito quelli malati – hanno consentito alla retina di recuperare un po’ di sensibilità alla luce: il piccolo dopo il trattamento con iniezioni sotto la retina è riuscito persino a giocare a softball[[gioco simile al baseball, che si gioca con una palla più grande e un po’ più morbida]].

Studio italo-americano

Lo studio è stato condotto da ricercatori americani (dell’Università della Pennsylvania e del Centro per la terapia cellulare e molecolare presso il Children’s Hospital di Philadelphia) e da un’équipe italiana (che lavorano non solo negli Usa, ma anche presso Telethon e la Seconda Università degli Studi di Napoli): la terapia genica è stata testata su cinque bambini e sette adulti, tutti colpiti dall’amaurosi congenita di Leber. I risultati migliori sono stati ottenuti sui più piccoli. L’Università della Pennsylvania ha scritto dopo la sperimentazione:


Tutti [coloro sui cui l’esperimento ha avuto successo] sono ora in grado di spostarsi in un percorso a ostacoli con luce fioca, un risultato che i ricercatori hanno definito «spettacolare».

I pazienti non sono riusciti a riavere una vista normale, ma almeno la metà (sei su dodici) sono migliorati tanto da non essere più stati considerati legalmente ciechi.
Inoltre, il vantaggio è che “i benefici clinici sono persistiti – ha affermato Jean Bennett, professore di oftalmologia presso la stessa università americana – quasi per due anni da quando i primi soggetti sono stati trattati con iniezioni di geni terapeutici nelle retine”.

Questi risultati positivi potrebbero essere in futuro ottenuti anche per trattare altre forme degenerative retiniche ereditarie. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista The Lancet.

Tuttavia nel 2015 sono emersi anche dei nuovi limiti di quest’approccio: la degenerazione retinica è ripresa anche nelle persone che erano migliorate (leggi la notizia).

Bibliografia: Albert M Maguire et al., “Age-dependent effects of RPE65 gene therapy for Leber’s congenital amaurosis: a phase 1 dose-escalation trial“, The Lancet, Volume 374, Issue 9701, Pages 1597 – 1605, 7 November 2009, doi:10.1016/S0140-6736(09)61836-5

Fonti: University of Pennsylvania School of Medicine, The Lancet (abstract).


Pagina pubblicata il 27 ottobre 2009. Ultima modifica: 28 gennaio 2018

Impariamo a vedere

Esempio di stimoli asincroni: figure geometriche mostrate ai partecipanti per un tempo molto breve (tratto da

Esempio di stimoli asincroni: figure geometriche mostrate ai partecipanti per un tempo molto breve (tratto da Impariamo a vedere In Germania sono stati osservati miglioramenti nei test dopo cinque giorni d’esercizio 26 ottobre 2009 – Gli esseri umani possono imparare a vedere. È questa la conclusione di una ricerca condotta a Francoforte dall’Istituto Max Planck ( Institute for Brain Research ). Ciò che era prima evidente al senso comune, ora viene dimostrato con rigore scientifico: un occhio addestrato è in grado di cogliere immagini che prima sfuggivano all’attenzione. Il test impiegato dai ricercatori tedeschi è basato su una serie di stimoli asincroni (SOA), ossia sulla visualizzazione molto rapida di forme geometriche in tempi diversi. Dopo cinque giorni consecutivi di allenamento le prestazioni sono migliorate significativamente: non solo è aumentata la sensibilità visiva, ma i partecipanti sono anche diventati consapevoli di stimoli che prima venivano osservati solo inconsciamente. Studi precedenti avevano già dimostrato una verità intuitiva: anche i ciechi, se opportunamente allenati, diventano consapevoli di stimoli (uditivi, tattili). Ciò testimonia una significativa plasticità cerebrale legata all’apprendimento che interessa la corteccia cerebrale sensoriale. Referenza originale: “Sensitivity and perceptual awareness increase with practice in metacontrast masking di Schwiedrzik CM, Singer W, Melloni L., J Vis. 2009 Sep 25;9(10):18.1-18.

Fonte: Journal of Vision ( abstract )

Retina più sottile a causa del Parkinson

Tomogramma (OCT) di una retina sana

Retina più sottile a causa del Parkinson Lo strato centrale di neuroni retinici è ‘dimagrito’: lo si è osservato con la tomografia a coerenza ottica 26 ottobre 2009 – Retina più sottile a causa del morbo di Parkinson: è questa la conclusione a cui sono pervenuti i ricercatori della State University di NewTomogramma (OCT) di una retina sana York. Quarantacinque occhi di pazienti malati, messi a confronto con 31 occhi dei 17 soggetti di controllo, hanno dato come risultato proprio l’assottigliamento dello strato centrale dei neuroni retinici (per l’esame si è fatto ricorso alla tomografia a coerenza ottica, ossia l’OCT). Dunque – hanno concluso i ricercatori – si può procedere anche facendo il ragionamento inverso: un assottigliamento della retina può essere indice della presenza del morbo di Parkinson. Nota: Malattia degenerativa del sistema nervoso caratterizzata da tremori e riduzione delle capacità muscolari; ha una base genetica. Referenza originale: “Inner retinal layer thinning in Parkinson disease” di Hajee ME, March WF, Lazzaro DR, Wolintz AH, Shrier EM, Glazman S, Bodis-Wollner IG., Archives of Ophthalmology 2009 Jun;127(6):737-41.

Fonte: AO

Occhio bionico impiantato a New York

Foto di un chip (occhio bionico)

Foto di un chip (occhio bionico)Occhio bionico impiantato a New York La persona operata è una signora di 50 anni affetta da retinite pigmentosa Vive a New York, ha 50 anni e, da quando ne aveva 13, è malata di retinite pigmentosa, una malattia oculare genetica che rende progressivamente ciechi; ma ha recuperato parzialmente la vista grazie a una tecnologia avveniristica: l’occhio bionico. L’operazione è stata effettuata presso il Medical Center della Columbia University (Presbyterian Hospital) da un’équipe guidata da Lucian V. Del Priore. Basato sulla retina artificiale, ossia su un chip dotato di sensori sensibili alla luce, l’impianto è ancora sperimentale e, sino ad oggi, è stato effettuato su una trentina di persone nel mondo. La visione – ammesso che l’operazione vada a buon fine – è ancora piuttostoRetina elettronica: centri nel mondo dove si impianta una protesi chiamata Argus II rudimentale, sia perché è in bianco e nero e sia perché la risoluzione è ancora bassa (60 pixel, anche se si stanno studiando dispositivi da un migliaio di punti). Ammesso che si rispettino una serie di condizioni (tra cui vicinanza al luogo della sperimentazione, per ora non effettuata in Italia), ci si può sottoporre all’operazione in circa 12 centri al mondo e unicamente se il proprio nervo ottico è integro; dunque, vanno esclusi i malati di glaucoma, di retinopatia diabetica, di patologie del nervo ottico, così come anche coloro che hanno subito un distacco di retina. In ogni caso, trattandosi di una tecnologia ancora in fase di test, non sono da sottovalutare i possibili effetti collaterali. Per vedere il filmato della Bbc sull’occhio bionico clicca qui .

Fonte: Columbia University Medical Center (Presbyterian Hospital, New York). Data: 23 ottobre 2009

Il robot vede bionico

Generico robot fantascientifico (esemplificativo)

Generico robot fantascientifico (esemplificativo)Il robot vede bionico Al California Institute of Technology un simulatore ‘imita’ un cieco con la retina artificiale 23 ottobre 2009 – Un robot telecomandato ‘recita’ la parte di un cieco che riesce di nuovo a vedere grazie a un occhio bionico. Un film di fantascienza? No, si tratta di un apparecchio telecomandato messo a punto al California Institute of Technology ( Caltech ): consente di simulare la visione della retina artificiale, ancora relativamente rudimentale (16 o 60 grandi quadrati in bianco, grigio o nero). Una retina artificiale consta di un chip di silicio provvisto di un numero variabile di elettrodi (attualmente 60), che corrisponde ad altrettanti pixel (riquadri che compongono l’immagine). Si spera che questa protesi – specialmente quando la definizione sarà miglioreCieco con bastone bianco e accompagnatore. Forse un giorno potrà tornare a vedere grazie a un occhio bionico – possa un giorno essere utile a molti non vedenti (principalmente ai malati di retinite pigmentosa, il cui nervo ottico è integro), consentendo loro di muoversi autonomamente e di poter svolgere da soli una serie di attività quotidiane. Il robot si presenta sotto forma di piattaforma mobile ovvero di rover: è stato battezzato col nome mitologico di Cyclops (Ciclope). Il fine è quello di avere un riscontro obiettivo di ciò che si può fare quando si vede in bassa definizione (16 oppure 60 Un gatto visto con un occhio bionico (indicativamente questa è la risoluzione attualmente disponibile). Fino ad oggi la retina artificiale è stata impiantata in pochi malati di retinite pigmentosapixel). Infatti, il problema è che ancora sono poche le persone al mondo a cui è stata impiantata una retina artificiale, per cui avere a disposizione un simulatore di ‘visione artificiale’ può essere utile. Il robot può essere equipaggiato con la stessa microtelecamera che si trova nella montatura degli occhiali del cieco, che invia i segnali alla retina elettronica impiantata sul suo fondo oculare. Quindi, si può chiedere al robot di seguire una linea bianca oppure di entrare attraverso una porta aperta: si mette alla prova l’apparecchio per prevedere meglio cosa un cieco riuscirebbe a fare con l’occhio bionico.

Fonte: California Institute of Technology

Un’Italia di anziani, fondamentali attività e prevenzione

Relatori del convegno

Relatori del convegnoUn’Italia di anziani, fondamentali attività e prevenzione A Roma convegno sulla terza età: presentato l’VIII Rapporto Censis-Salute/La Repubblica. L’AMD è tra le malattie degenerative oculari che si possono prevenire 22 ottobre 2009 – La vita si allunga in Italia e negli altri Paesi occidentali, eppure la sua qualità si può migliorare: non solo ricorrendo alla prevenzione (con visite mediche periodiche), ma anche adottando un corretto stile di vita (dieta varia e ricca, rinuncia al fumo, ecc.); più in generale, è importante mantenersi attivi sia a livello fisico che di relazione. Ci si può mantenere fino a tarda età in buona salute, compresa quella oculare. Sono questi alcuni degli aspetti che sono stati messi in evidenza oggi durante il convegno di Roma organizzato da Somedia, in occasione del quale è stato presentato l’VIII Rapporto Censis-Salute/La Repubblica. Quanto incide la prevenzione nel caso dell’AMD (degenerazione maculare senile)? “Sicuramente conta molto – ha risposto in margine al convegno la Prof.ssa Monica Varano della Fondazione G. B. Bietti-Ircss di Roma –: innanzitutto abbiamo, come dato certo, che il fumo di sigaretta rappresenta un fattore di rischio. Chiaramente anche una vita sana, fatta di un’alimentazione sana, un controllo dell’ipertensione, dell’obesità e del diabete (che sono altri fattori di rischio della patologia), rappresentano uno stile di vita raccomandabile, soprattutto nelle persone geneticamente predisposte o che, comunque, hanno dei primi segnali di alterazione”. Inoltre, bisogna difendere gli occhi dai raggi solari. “I raggi ultravioletti – avverte la prof.ssa Varano –, secondo alcuni studi, rappresentano un fattore di rischio probabile così come l’abuso di alcol (sembra che un bicchiere di vino rosso al giorno rappresenti, al contrario, una protezione)”. “C’è un grande impegno, dal punto di vista della prevenzione, su una serie di malattie gravi (che possono essere l’obesità, il colesterolo, il diabete, l’ipertensione, ecc.) – ha affermato Guglielmo Pepe, direttore di Repubblica Salute, in apertura del convegno –. Se continuerà così il trend dell’attenzione alla prevenzione – quindi anche l’impegno delle strutture sanitarie a far di più – noi non avremo problemi dal punto di vista della qualità della vita. C’è, però, un altro aspetto: quello delle malattie degenerative. Come sapete, nel nostro Paese, nel momento in cui aumenta il numero di persone nella fase della vecchiaia, malattie come l’Alzheimer pesano molto di più, non solo ai malati, ma anche alle famiglie”. Giuseppe Roma, Direttore generale del Censis, ha sottolineato – nel presentare l’VIII Rapporto sulla Salute – che in Italia ci sono circa 14.000 ultracentenari, 450.000 ultranovantenni e dodici milioni di ultrasessantacinquenni (20% della popolazione), mentre le persone di età compresa tra 60 e 65 anni sono circa 3.600.000. Roma ha messo in evidenza cinque aspetti principali nella sua relazione intitolata “La forza dei sentimenti”: 1) attualmente assistiamo a una longevità attiva, ossia essere anziani non equivale più a vivere (necessariamente) un periodo di stanchezza; 2) questa generazione di anziani non rinuncia a fare progetti di vita; 3) la socialità è un antidoto alla malattia (oltre a dover camminare, seguire una dieta giusta, ecc.). Viceversa, chi è solo rischia la depressione e l’abuso di farmaci; 4) gli anziani hanno maggiore spirito civico, sono più altruisti; 5) gli anziani hanno comportamenti particolarmente responsabili e sobri. Dopodiché il Direttore del Censis si è concentrato sugli aspetti eminentemente emotivi della terza età: la famiglia è il punto di riferimento principale della vita quotidiana degli anziani. Questo ‘viaggio’ nell’anima degli anziani, nel tentativo di scandagliarne emozioni e passioni, ha avuto un esito positivo: l’85,8% degli intervistati con più di 60 anni si è detto soddisfatto della propria condizione. Tuttavia, la relazione di Giuseppe Roma si è conclusa con una nota dolente: “Invecchiando – ha affermato – si diventa più insicuri, fragili, nel 71,4% dei casi”, a cui bisogna aggiungere una maggiore possessività (45,2%), l’essere solidali o altruisti (41,9%) e socievoli (41,8%). Prevale la voglia di aiutare, particolarmente figli e nipoti (76,2%), ma c’è anche desiderio di socialità nel senso più ampio del termine (incontrare amici è l’attività preferita per il 74,1% degli intervistati). Sane relazioni familiari e sociali, dunque, hanno un valore terapeutico così come lo può avere una terapia farmacologica. Ultimo aggiornamento di questa pagina: 23 ottobre 2009