Occhio alle staminali che danno trasparenza

Occhio alle staminali ‘trasparenti’
Negli Usa condotti nuovi esperimenti sulla cornea: cavie da laboratorio hanno recuperato la vista

9 aprile 2009 – Immaginate di avere una cicatrice sulla superficie oculare, proprio di fronte alla pupilla. Dato che non riuscite a vedere molto probabilmente dovrete ricorrere al trapianto di cornea , ma in futuro potrà essere sufficiente l’impiego delle cellule staminali per restituire trasparenza al vostro occhio. Almeno se avrà successo la staminalistrada intrapresa, ad esempio, dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh. La quale è riuscita a ridare la vista a cavie da laboratorio grazie alle ‘cellule bambine‘ che consentono di riparare diversi tessuti dell’organismo.

I ricercatori sono riusciti ad evitare anche la classica reazione di rigetto nei confronti di cellule estranee. “I nostri esperimenti – ha scritto il Prof. James L. Funderburg, docente presso il dipartimento di Oftalmologia – hanno mostrato che, dopo il trattamento a base di staminali, gli occhi dei topi che inizialmente presentavano difetti corneali non manifestavano alcuna differenza rispetto a quelli sani”.

ciò che potrebbe fare davvero la differenza è la possibilità di moltiplicare in coltura milioni di cellule staminali: si possono così ottenere dei piccoli ‘pezzetti di ricambio’ che consentono di restituire persino alla superficie oculare posta davanti all’iride la sua trasparenza, consentendole così di far convergere – in ‘collaborazione‘ col cristallino – i raggi luminosi sulla retina.

“Le cicatrici corneali – ha concluso il docente – sono permanenti; quindi la soluzione migliore è quella del trapianto corneale”, ma solo per ora: le staminali potrebbero cambiare il futuro delle terapie e della vista degli esseri umani.

Nota: la ricerca, pubblicata on-line sulla rivista Stem Cells, è stata possibile grazie al sostegno dei National Institutes of Health (Usa), alla Fondazione Eye and Ear (Pittsburgh) e ad altri enti.

Fonte: University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Trapianto di cornea

cornea

Cos’è?

corneaIl trapianto di cornea consiste nella sostituzione della porzione della superficie oculare divenuta opaca con una porzione di eguale grandezza prelevata da un donatore.

Quando si deve ricorrere al trapianto?

Si può ricorrere al trapianto quando le terapie a base di farmaci non consentono più alla cornea di guarire o quando essa si è indebolita troppo e, quindi, rischia una rottura spontanea. Ad esempio, l’intervento chirurgico è necessario quando c’è stato un taglio profondo della superficie oculare posta davanti all’iride, quando questa è stata colpita da un’infezione grave che ha creato ulcerazioni profonde, qualora si fossero verificate causticazioni (provocate da acidi o da altre sostanze chimiche).

Che alterazioni deve aver subito la cornea?

la cornea, quando è in salute, è perfettamente trasparente e non presenta alterazioni morfologiche. Ha la forma di una calotta su cui si può notare il caratteristico riflesso
Il trapianto è necessario quando risulta alterata la struttura microscopica della cornea o il suo metabolismo. Ciò, infatti, si traduce nella perdita (localizzata o diffusa) della sua trasparenza a causa della formazione di tessuto cicatriziale o per la formazione anomala di vasi sanguigni in una zona in cui normalmente sono assenti; oppure si può essere verificata un’alterazione della curvatura della cornea (ad esempio, nel cheratocono compare un’area di suo assottigliamento e sfiancamento).

Quali sono le cause dell’opacità della cornea?

Le cause che possono compromettere definitivamente la trasparenza della cornea sono: infiammazioni, infezioni, cause meccaniche, tossiche o distrofiche (come nel caso del cheratocono). Fondamentale per la trasparenza corneale è la funzione dello strato più profondo (endotelio) che, se danneggiato, non consente più di mantenere entro i limiti fisiologici la quantità di acqua all’interno della cornea che, di conseguenza, si opacizza (causando quello che viene definito “scompenso” corneale). Ciò che avviene è che si inizia a vedere come se si guardasse attraverso un vetro smerigliato.

Quali sono le indicazioni per il trapianto?

Le indicazioni al trapianto di cornea sono ottiche (miglioramento della visione per opacizzazione corneale), ricostruttive (ad esempio, sostituzione di una cornea perforata) o terapeutiche: si ricorre al trapianto quando le terapie farmacologiche non riescono a preservare la funzione corneale.

Quando operare?

La condizione necessaria per effettuare il trapianto di cornea è l’assoluta certezza di avere l’occhio “in quiete”: strati della corneal’eventuale processo infettivo e infiammatorio deve essersi esaurito. Si deve procedere al trapianto quando lo spessore corneale è talmente basso da rischiare una rottura spontanea della cornea e, quindi, un’apertura del bulbo oculare… Attualmente, il rischio di rottura è considerato molto elevato sotto i 100-150 micron. Oggi, con le nuove tecniche lamellari si ricorre all’intervento quando le caratteristiche ottiche sono compromesse o, nel caso del trapianto di endotelio, quando si ha un iniziale èdema corneale (maggiore quantità di acqua all’interno della cornea).

In che misura la cornea deve essere sostituita?

Il trapianto di cornea può consistere nella sostituzione della porzione opacizzata di cornea in tutto il suo spessore (cheratoplastica perforante) o solo di alcuni strati (cheratoplastica lamellare). Oggi si cerca di ricorrere il più possibile al trapianto parziale della cornea per la maggiore velocità di ripresa postoperatoria e per la minore invasività dell’intervento.

Quali sono i vantaggi del trapianto lamellare e quali le sue indicazioni?

Il trapianto lamellare della cornea permette di sostituire solo gli strati patologici con strati equivalenti prelevati da una cornea sana di un donatore. Tale tecnica consente di lasciare in sede gli strati corneali sani. Il trapianto lamellare della cornea consente di ottenere gli stessi risultati del trapianto a tutto spessore, ma con una ripresa funzionale molto più rapida e minori complicanze (si riduce il rigetto immunologico).
Le nuove tecniche possono essere applicate al trattamento delle più comuni malattie della cornea: il cheratocono, le distrofie corneali e le opacità corneali da infezioni virali (erpetiche) oppure batteriche e da traumi.
La possibilità di sostituire solo alcune parti della cornea è data dalla caratteristica della struttura corneale a strati. Questa tecnica permette quindi di sostituire solo gli starti irreversibilmente danneggiati dal processo patologico. Le tecniche definite profonde permettono, in caso di scompenso corneale (in seguito a un altro intervento chirurgico) di poter sostituire solo gli strati profondi della cornea come l’endotelio corneale, spesso responsabile della perdita della trasparenza corneale.

Quando si utilizza il trapianto di cornea a tutto spessore?

cornea artificiale
Il trapianto di cornea a tutto spessore viene definito cheratoplastica perforante e viene utilizzato sempre meno. Rimane l’unica via percorribile per ripristinare la funzione visiva quando la cornea è danneggiata in tutti i suoi strati. Questa tecnica ha dei tempi di recupero molto più lunghi rispetto alla cheratoplastica lamellare. Ciò è dovuto al fatto che il tessuto che viene impiantato non poggia più su un tessuto già presente: è necessario che vi sia una ripresa della forma il più possibile regolare per avere un’efficienza ottica adeguata. I punti che vengono applicati dovranno essere tolti fino a un anno dall’intervento.

Il trapianto di cornea in cosa differisce rispetto ad altri trapianti?

La cornea non è vascolarizzata, per cui non ci sono connessioni sanguigne o linfatiche da ripristinare tra l’organismo e la cornea trapiantata; questo comporta un minore rischio di rigetto e un’elevata compatibilità tra i vari donatori e i riceventi. Inoltre, grazie a queste caratteristiche non è necessaria la terapia immunosoppressiva per i pazienti che dovranno sottoporsi al trapianto di cornea, sia esso lamellare o perforante.

Quali sono le possibilità di successo del trapianto di cornea?

Il trapianto di cornea ha probabilità di successo potenzialmente molto elevate, soprattutto in caso di cheratocono o di altre patologie che non presentano una neovascolarizzazione corneale. Di fondamentale importanza, per il successo del trapianto, è la condizione della parte della cornea su cui inserire il lembo da trapiantare. Infatti, le cornee che presentano vascolarizzazioni anomale o tessuti fibrotici hanno un rischio di rigetto più elevato.

Quali sono le complicazioni?

Cornea artificiale (al computer)
Le complicanze sono di vario genere: si va dal classico rigetto arrivando a quelle di origine traumatica (si può separare il lembo e il ‘letto’ su cui viene innestato), passando per le infezioni (si può riaprire una ferita chirurgica) e problemi refrattivi (come un forte astigmatismo).
Il rigetto è una complicanza di origine immunologica che va trattata precocemente mediante assunzione di farmaci immunosoppressori e cortisonici. Può essere un evento reversibile, ma a volte è necessario effettuare un nuovo trapianto. Di fondamentale importanza, ancora una volta, è ascoltare attentamente le indicazioni del medico oculista, seguendo con precisione la terapia prescritta.

Quanto dura una cornea trapiantata?

In realtà non esiste una durata minima o massima per la cornea trapiantata. Ci sono casi in cui il trapianto non causa problemi o li crea dopo varie decine di anni, mentre in altri si rende necessario un nuovo trapianto in tempi minori. Ciò dipende da un insieme di fattori, tra cui la patologia per la quale si è effettuato il trapianto, lo stato della cornea al momento del trapianto e le condizioni del ricevente.

Quali sono malattie trasmissibili tramite il lembo?

Non vi sono rischi effettivi di contagio, sia per le caratteristiche del tessuto, sia per i controlli che vengono effettuati prima e dopo l’espianto. Queste procedure sono affidate alle banche degli occhi, che sono strutture controllate dal Ministero della Salute, che si occupano della selezione dei donatori, dell’espianto e dell’analisi e della conservazione del lembo. In Italia la disponibilità del lembo è elevata, per cui l’attesa per il trapianto è generalmente contenuta.

Approfondisci (link esterno)

Occhio alle staminali che danno trasparenza

Occhio alle staminali ‘trasparenti’
Negli Usa condotti nuovi esperimenti sulla cornea: cavie da laboratorio hanno recuperato la vista

9 aprile 2009 – Immaginate di avere una cicatrice sulla superficie oculare, proprio di fronte alla pupilla. Dato che non riuscite a vedere molto probabilmente dovrete ricorrere al trapianto di cornea , ma in futuro potrà essere sufficiente l’impiego delle cellule staminali per restituire trasparenza al vostro occhio. Almeno se avrà successo la staminalistrada intrapresa, ad esempio, dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh. La quale è riuscita a ridare la vista a cavie da laboratorio grazie alle ‘cellule bambine‘ che consentono di riparare diversi tessuti dell’organismo.

I ricercatori sono riusciti ad evitare anche la classica reazione di rigetto nei confronti di cellule estranee. “I nostri esperimenti – ha scritto il Prof. James L. Funderburg, docente presso il dipartimento di Oftalmologia – hanno mostrato che, dopo il trattamento a base di staminali, gli occhi dei topi che inizialmente presentavano difetti corneali non manifestavano alcuna differenza rispetto a quelli sani”.

ciò che potrebbe fare davvero la differenza è la possibilità di moltiplicare in coltura milioni di cellule staminali: si possono così ottenere dei piccoli ‘pezzetti di ricambio’ che consentono di restituire persino alla superficie oculare posta davanti all’iride la sua trasparenza, consentendole così di far convergere – in ‘collaborazione‘ col cristallino – i raggi luminosi sulla retina.

“Le cicatrici corneali – ha concluso il docente – sono permanenti; quindi la soluzione migliore è quella del trapianto corneale”, ma solo per ora: le staminali potrebbero cambiare il futuro delle terapie e della vista degli esseri umani.

Nota: la ricerca, pubblicata on-line sulla rivista Stem Cells, è stata possibile grazie al sostegno dei National Institutes of Health (Usa), alla Fondazione Eye and Ear (Pittsburgh) e ad altri enti.

Fonte: University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Trapianto di cornea

cornea

Cos’è?

corneaIl trapianto di cornea consiste nella sostituzione della porzione della superficie oculare divenuta opaca con una porzione di eguale grandezza prelevata da un donatore.

Quando si deve ricorrere al trapianto?

Si può ricorrere al trapianto quando le terapie a base di farmaci non consentono più alla cornea di guarire o quando essa si è indebolita troppo e, quindi, rischia una rottura spontanea. Ad esempio, l’intervento chirurgico è necessario quando c’è stato un taglio profondo della superficie oculare posta davanti all’iride, quando questa è stata colpita da un’infezione grave che ha creato ulcerazioni profonde, qualora si fossero verificate causticazioni (provocate da acidi o da altre sostanze chimiche).

Che alterazioni deve aver subito la cornea?

la cornea, quando è in salute, è perfettamente trasparente e non presenta alterazioni morfologiche. Ha la forma di una calotta su cui si può notare il caratteristico riflesso
Il trapianto è necessario quando risulta alterata la struttura microscopica della cornea o il suo metabolismo. Ciò, infatti, si traduce nella perdita (localizzata o diffusa) della sua trasparenza a causa della formazione di tessuto cicatriziale o per la formazione anomala di vasi sanguigni in una zona in cui normalmente sono assenti; oppure si può essere verificata un’alterazione della curvatura della cornea (ad esempio, nel cheratocono compare un’area di suo assottigliamento e sfiancamento).

Quali sono le cause dell’opacità della cornea?

Le cause che possono compromettere definitivamente la trasparenza della cornea sono: infiammazioni, infezioni, cause meccaniche, tossiche o distrofiche (come nel caso del cheratocono). Fondamentale per la trasparenza corneale è la funzione dello strato più profondo (endotelio) che, se danneggiato, non consente più di mantenere entro i limiti fisiologici la quantità di acqua all’interno della cornea che, di conseguenza, si opacizza (causando quello che viene definito “scompenso” corneale). Ciò che avviene è che si inizia a vedere come se si guardasse attraverso un vetro smerigliato.

Quali sono le indicazioni per il trapianto?

Le indicazioni al trapianto di cornea sono ottiche (miglioramento della visione per opacizzazione corneale), ricostruttive (ad esempio, sostituzione di una cornea perforata) o terapeutiche: si ricorre al trapianto quando le terapie farmacologiche non riescono a preservare la funzione corneale.

Quando operare?

La condizione necessaria per effettuare il trapianto di cornea è l’assoluta certezza di avere l’occhio “in quiete”: strati della corneal’eventuale processo infettivo e infiammatorio deve essersi esaurito. Si deve procedere al trapianto quando lo spessore corneale è talmente basso da rischiare una rottura spontanea della cornea e, quindi, un’apertura del bulbo oculare… Attualmente, il rischio di rottura è considerato molto elevato sotto i 100-150 micron. Oggi, con le nuove tecniche lamellari si ricorre all’intervento quando le caratteristiche ottiche sono compromesse o, nel caso del trapianto di endotelio, quando si ha un iniziale èdema corneale (maggiore quantità di acqua all’interno della cornea).

In che misura la cornea deve essere sostituita?

Il trapianto di cornea può consistere nella sostituzione della porzione opacizzata di cornea in tutto il suo spessore (cheratoplastica perforante) o solo di alcuni strati (cheratoplastica lamellare). Oggi si cerca di ricorrere il più possibile al trapianto parziale della cornea per la maggiore velocità di ripresa postoperatoria e per la minore invasività dell’intervento.

Quali sono i vantaggi del trapianto lamellare e quali le sue indicazioni?

Il trapianto lamellare della cornea permette di sostituire solo gli strati patologici con strati equivalenti prelevati da una cornea sana di un donatore. Tale tecnica consente di lasciare in sede gli strati corneali sani. Il trapianto lamellare della cornea consente di ottenere gli stessi risultati del trapianto a tutto spessore, ma con una ripresa funzionale molto più rapida e minori complicanze (si riduce il rigetto immunologico).
Le nuove tecniche possono essere applicate al trattamento delle più comuni malattie della cornea: il cheratocono, le distrofie corneali e le opacità corneali da infezioni virali (erpetiche) oppure batteriche e da traumi.
La possibilità di sostituire solo alcune parti della cornea è data dalla caratteristica della struttura corneale a strati. Questa tecnica permette quindi di sostituire solo gli starti irreversibilmente danneggiati dal processo patologico. Le tecniche definite profonde permettono, in caso di scompenso corneale (in seguito a un altro intervento chirurgico) di poter sostituire solo gli strati profondi della cornea come l’endotelio corneale, spesso responsabile della perdita della trasparenza corneale.

Quando si utilizza il trapianto di cornea a tutto spessore?

cornea artificiale
Il trapianto di cornea a tutto spessore viene definito cheratoplastica perforante e viene utilizzato sempre meno. Rimane l’unica via percorribile per ripristinare la funzione visiva quando la cornea è danneggiata in tutti i suoi strati. Questa tecnica ha dei tempi di recupero molto più lunghi rispetto alla cheratoplastica lamellare. Ciò è dovuto al fatto che il tessuto che viene impiantato non poggia più su un tessuto già presente: è necessario che vi sia una ripresa della forma il più possibile regolare per avere un’efficienza ottica adeguata. I punti che vengono applicati dovranno essere tolti fino a un anno dall’intervento.

Il trapianto di cornea in cosa differisce rispetto ad altri trapianti?

La cornea non è vascolarizzata, per cui non ci sono connessioni sanguigne o linfatiche da ripristinare tra l’organismo e la cornea trapiantata; questo comporta un minore rischio di rigetto e un’elevata compatibilità tra i vari donatori e i riceventi. Inoltre, grazie a queste caratteristiche non è necessaria la terapia immunosoppressiva per i pazienti che dovranno sottoporsi al trapianto di cornea, sia esso lamellare o perforante.

Quali sono le possibilità di successo del trapianto di cornea?

Il trapianto di cornea ha probabilità di successo potenzialmente molto elevate, soprattutto in caso di cheratocono o di altre patologie che non presentano una neovascolarizzazione corneale. Di fondamentale importanza, per il successo del trapianto, è la condizione della parte della cornea su cui inserire il lembo da trapiantare. Infatti, le cornee che presentano vascolarizzazioni anomale o tessuti fibrotici hanno un rischio di rigetto più elevato.

Quali sono le complicazioni?

Cornea artificiale (al computer)
Le complicanze sono di vario genere: si va dal classico rigetto arrivando a quelle di origine traumatica (si può separare il lembo e il ‘letto’ su cui viene innestato), passando per le infezioni (si può riaprire una ferita chirurgica) e problemi refrattivi (come un forte astigmatismo).
Il rigetto è una complicanza di origine immunologica che va trattata precocemente mediante assunzione di farmaci immunosoppressori e cortisonici. Può essere un evento reversibile, ma a volte è necessario effettuare un nuovo trapianto. Di fondamentale importanza, ancora una volta, è ascoltare attentamente le indicazioni del medico oculista, seguendo con precisione la terapia prescritta.

Quanto dura una cornea trapiantata?

In realtà non esiste una durata minima o massima per la cornea trapiantata. Ci sono casi in cui il trapianto non causa problemi o li crea dopo varie decine di anni, mentre in altri si rende necessario un nuovo trapianto in tempi minori. Ciò dipende da un insieme di fattori, tra cui la patologia per la quale si è effettuato il trapianto, lo stato della cornea al momento del trapianto e le condizioni del ricevente.

Quali sono malattie trasmissibili tramite il lembo?

Non vi sono rischi effettivi di contagio, sia per le caratteristiche del tessuto, sia per i controlli che vengono effettuati prima e dopo l’espianto. Queste procedure sono affidate alle banche degli occhi, che sono strutture controllate dal Ministero della Salute, che si occupano della selezione dei donatori, dell’espianto e dell’analisi e della conservazione del lembo. In Italia la disponibilità del lembo è elevata, per cui l’attesa per il trapianto è generalmente contenuta.

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Si è dimesso il direttore esecutivo della IAPB mondiale

Ackland è rimasto in carica dal 2009 al 2017: si sta cercando ora una nuova figura con una solida esperienza internazionale

Prima del suo incarico si è occupato soprattutto dell’Africa orientale e meridionale e di programmi internazionali per combattere la cecità: è questo il curriculum vitae di Peter Ackland, che è stato direttore esecutivo mondiale della IAPB dal 2009 al 2017. Dopo le sue dimissioni è subentrato ad interim Johannes Trimmel: alla fine del 2017 una commissione sta lavorando per trovare un nuovo direttore esecutivo.

Ackland era stato nominato in occasione di una riunione dei vertici dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità che si è tenuta nel 2009 nel Bahrain; poteva tra l’altro contare su un’esperienza ventennale nel campo dello sviluppo e su otto anni di lavoro con Sightsavers International.

Fonti: Vision2020

Pagina pubblicata l’8 aprile 2009. Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2017

USAID, cure oculistiche per quasi un milione di bambini

Bambina kenyotaUSAID, cure oculistiche per quasi 1 mln di bambini Presentati i risultati delle campagne contro la cecità condotte in 23 Paesi


8 aprile 2009 – Cure oculistiche per quasi un milione di bambini in 23 Paesi, 31 progetti per combattere la cecità infantile, oltre sessantamila adulti visitati. Sono questi i grandi numeri presentati lo scorso mese dall’Agenzia internazionale statunitense per lo sviluppo (USAID- Child Blindness Program ) riferiti al 2008. Dagli screening per controllare la vista alla correzione dei vizi refrattivi, passando per gli interventi chirurgici oculari e per l’educazione dei bimbi ciechi: sono queste le azioni che sono state portate avanti dal 1991 ai giorni nostri. Concentrandosi soprattutto in Paesi come il Niger, l’India, il Nepal e la Tanzania e, in particolar modo, nelle comunità che hanno difficile accesso alle cure.


Secondo le stime di USAID sono 17 milioni i bambini con problemi visivi nel mondo (anche ipovedenti): non avere una buona vista significa non poter usufruire di una buona istruzione, con una conseguente penalizzazione che rischia di compromettere persino l’inserimento nel mondo del lavoro. Eppure, nella maggior parte dei casi si può intervenire fornendo occhiali ai bambini, correggendo così difetti di refrazione (soprattutto ipermetropia e astigmatismo, più raramente miopia): fino ad oggi l’Agenzia statunitense ne ha distribuiti almeno 11.000. Altre organizzazioni, tra cui il Lions Club, puntano molto alle donazioni di occhiali da parte dell’Occidente da destinare ai Paesi in via di sviluppo (clicca qui per approfondire ).

Fonte: USAID
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Si è dimesso il direttore esecutivo della IAPB mondiale

Ackland è rimasto in carica dal 2009 al 2017: si sta cercando ora una nuova figura con una solida esperienza internazionale

Prima del suo incarico si è occupato soprattutto dell’Africa orientale e meridionale e di programmi internazionali per combattere la cecità: è questo il curriculum vitae di Peter Ackland, che è stato direttore esecutivo mondiale della IAPB dal 2009 al 2017. Dopo le sue dimissioni è subentrato ad interim Johannes Trimmel: alla fine del 2017 una commissione sta lavorando per trovare un nuovo direttore esecutivo.

Ackland era stato nominato in occasione di una riunione dei vertici dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità che si è tenuta nel 2009 nel Bahrain; poteva tra l’altro contare su un’esperienza ventennale nel campo dello sviluppo e su otto anni di lavoro con Sightsavers International.

Fonti: Vision2020

Pagina pubblicata l’8 aprile 2009. Ultimo aggiornamento: 21 dicembre 2017

USAID, cure oculistiche per quasi un milione di bambini

Bambina kenyotaUSAID, cure oculistiche per quasi 1 mln di bambini Presentati i risultati delle campagne contro la cecità condotte in 23 Paesi


8 aprile 2009 – Cure oculistiche per quasi un milione di bambini in 23 Paesi, 31 progetti per combattere la cecità infantile, oltre sessantamila adulti visitati. Sono questi i grandi numeri presentati lo scorso mese dall’Agenzia internazionale statunitense per lo sviluppo (USAID- Child Blindness Program ) riferiti al 2008. Dagli screening per controllare la vista alla correzione dei vizi refrattivi, passando per gli interventi chirurgici oculari e per l’educazione dei bimbi ciechi: sono queste le azioni che sono state portate avanti dal 1991 ai giorni nostri. Concentrandosi soprattutto in Paesi come il Niger, l’India, il Nepal e la Tanzania e, in particolar modo, nelle comunità che hanno difficile accesso alle cure.


Secondo le stime di USAID sono 17 milioni i bambini con problemi visivi nel mondo (anche ipovedenti): non avere una buona vista significa non poter usufruire di una buona istruzione, con una conseguente penalizzazione che rischia di compromettere persino l’inserimento nel mondo del lavoro. Eppure, nella maggior parte dei casi si può intervenire fornendo occhiali ai bambini, correggendo così difetti di refrazione (soprattutto ipermetropia e astigmatismo, più raramente miopia): fino ad oggi l’Agenzia statunitense ne ha distribuiti almeno 11.000. Altre organizzazioni, tra cui il Lions Club, puntano molto alle donazioni di occhiali da parte dell’Occidente da destinare ai Paesi in via di sviluppo (clicca qui per approfondire ).

Fonte: USAID
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

ROP, come prevederla nei prematuri

ROP, come prevederla nei prematuri Grazie a un algoritmo che include il peso si è riusciti a prevedere la retinopatia del prematuro 7 aprile 2009 – I poteri ‘divinatori’ della scienza sono affidati alla matematica. Scienziati svedesi dell’università di Göteborg sono riusciti a prevedere una grave malattia oculare, la retinopatia del prematuro ( ROP ): il merito è di una formula che tiene conto dell’aumento del peso. Comunque, già in precedenza i medici oculisti tenevano sotto controllo soprattutto bimbi nati prima dei nove mesi che presentavano un peso corporeo molto basso. Durante lo studio, durato quattro anni, sono stati monitorati 354 prematuri. Il loro peso è inserito in un sistema di sorveglianza che lanciava l’allarme quando non aumentava oltre una soglia prestabilita. Mentre 127 bambini (36%) crescevano bene, per il 24% dei bambini è suonato un campanello d’allarme: il 41% di essi ha sviluppato una ROP, il 29% dei quali è stato trattato entro 9 settimane. “L’algoritmo neonatale – affermano con soddisfazione i ricercatori su Pediatrics – ha rilevato quasi il 100% dei neonati che hanno sviluppato la ROP e che hanno richiesto cure, oltre ad aver predetto correttamente la maggioranza di coloro che non hanno richiesto trattamenti”. L’evoluzione della retinopatia del prematuro – se non trattata adeguatamente – può portare al distacco di retina e alla cecità.

Fonti: Medscape, Pediatrics .

ROP, come prevederla nei prematuri

ROP, come prevederla nei prematuri Grazie a un algoritmo che include il peso si è riusciti a prevedere la retinopatia del prematuro 7 aprile 2009 – I poteri ‘divinatori’ della scienza sono affidati alla matematica. Scienziati svedesi dell’università di Göteborg sono riusciti a prevedere una grave malattia oculare, la retinopatia del prematuro ( ROP ): il merito è di una formula che tiene conto dell’aumento del peso. Comunque, già in precedenza i medici oculisti tenevano sotto controllo soprattutto bimbi nati prima dei nove mesi che presentavano un peso corporeo molto basso. Durante lo studio, durato quattro anni, sono stati monitorati 354 prematuri. Il loro peso è inserito in un sistema di sorveglianza che lanciava l’allarme quando non aumentava oltre una soglia prestabilita. Mentre 127 bambini (36%) crescevano bene, per il 24% dei bambini è suonato un campanello d’allarme: il 41% di essi ha sviluppato una ROP, il 29% dei quali è stato trattato entro 9 settimane. “L’algoritmo neonatale – affermano con soddisfazione i ricercatori su Pediatrics – ha rilevato quasi il 100% dei neonati che hanno sviluppato la ROP e che hanno richiesto cure, oltre ad aver predetto correttamente la maggioranza di coloro che non hanno richiesto trattamenti”. L’evoluzione della retinopatia del prematuro – se non trattata adeguatamente – può portare al distacco di retina e alla cecità.

Fonti: Medscape, Pediatrics .