Toccare il Beato Angelico

LAnnunciazione del Beato Angelico (Madrid, Museo del Prado)Toccare il Beato Angelico La mostra sarà fruibile da ciechi e ipovedenti. Da domani visite tattili marchigiane
17 aprile 2009
– Toccare con un dito il Beato Angelico: lo potranno fare, se pur attraverso riproduzioni, ciechi e ipovedenti a Roma. Un modo diverso per visitare una mostra che, inaugurata lo scorso 8 aprile presso i Musei capitolini , proseguirà sino al 5 luglio in piazza del Campidoglio. però già da domani sono previste nelle Marche visite guidate che si rivolgono in particolar modo ai disabili visivi: l’occasione è data dall’XI settimana della cultura, che proseguirà sino al 24 aprile.
Torniamo ora al Beato Angelico. L’artista del Quattrocento (di cui Michelangelo diceva che avesse visto il paradiso) potrà essere conosciuto attraverso un ‘incontro ravvicinato’ con la sua opera grazie all’ Associazione Museum : tra il 6 maggio e il 20 giugno ha organizzato sei incontri gratuiti riservati ai disabili visivi. Sarà questa l’occasione per toccare la celeberrima Annunciazione riprodotta in altorilievo grazie al termoform, con cui un dipinto è stato trasformato in un modellino tridimensionale; delle altre opere, invece, si potranno apprezzare le linee del disegno (rappresentate in rilievo).
Nel buio della cecità o nel lieve bagliore dell’ipovisione si potrà fare un viaggio artistico plurisensoriale (profumi, suoni, superfici) e multidisciplinare (poesie, musica, ecc.): anche se si è privi della vista, si riuscirà a ‘leggeré un quadro autonomamente. Sfiorando così con l’anima, oltre che con i polpastrelli, l’atmosfera spirituale del maestro prerinascimentale, le cui doti artistiche e cromatiche sono universalmente apprezzate.
Il tentativo è quello di arrivare a spiegare il colore a chi non l’avesse mai visto (o fosse diventato cieco), legandolo al suo significato, ad emozioni, ricorrendo a sinestesie originali (ad esempio associandolo al profumo dei gigli) e alla scelta di musiche particolari – grazie alla discoteca di Stato – che possano rendere l’atmosfera dell’epoca, facendo intuire al contempo ciò che il quadro rappresenta. Per conseguire lo stesso scopo si ricorrerà persino all’arte drammaturgica: due attori si cimenteranno nell’interpretazione di brani letterari significativi.
Una volta percorsa la mostra si potrà entrare in un laboratorio accompagnati da un pittore: si potrà mettere a prova la propria creatività con la creta, il disegno o il dipinto (se si è ipovedenti su tavola a tempera). Mentre si attraversa la galleria, che è stata definita “una preghiera dipinta”, si potrà ascoltare una spiegazione dettagliata o si potranno leggere le targhette in Braille.
“Io ho imparato – spiega Giuseppina Simili dell’Associazione Museum di Roma – a leggere i quadri con i ciechi… Lavoriamo dal 1994, ci confrontiamo con i non vedenti: è un lavoro che facciamo assieme”. Alla stessa associazione ci si può rivolgere per prenotare una visita tattile dei Musei Vaticani: la Cappella Sistina è stata riprodotta con disegni in rilievo, mentre si possono toccare direttamente le sculture greche, romane ed egiziane.
In Italia esistono alcuni musei tattili: il più noto è il museo statale Omero di Ancona che – in occasione dell’XI settimana della cultura promossa assieme al Ministero dei Beni e delle Attività culturali – dal 18 al 24 aprile organizza nelle Marche quattro visite guidate aperte a tutti, con particolare attenzione nei confronti dei minorati della vista (clicca qui).
Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus, presso il Polo Tattile multimediale catanese da lui volutoInfine, si possono visitare proficuamente anche strutture come il Polo Tattile multimediale di Catania, dove è possibile esplorare con le dita capolavori del Louvre o degli Uffizi di Firenze (riprodotti grazie a calchi in gesso). Dopo si potrà prendere un caff_… al buio. ciò consentirà ai vedenti di immergersi nel mondo della cecità.

PROGRAMMA DEGLI INCONTRI GRATUITI presso i Musei Capitolini (Roma, Piazza del Campidoglio): “Beato Angelico. L’alba del Rinascimento” Maggio
mercoledì 6, Sabato 9, mercoledì 13, Sabato 16, mercoledì 20, Sabato 23 (dalle ore 17,00 alle ore 19,00)[Massimo 6 persone non vedenti a visita] .
PROGRAMMA DEI LABORATORI

Maggio dalle ore 10,00 alle ore 12,00
Sabato 30

Giugno dalle ore 10,00 alle ore 12,00
Sabato 6, Sabato 13, Sabato 20

Massimo 8 persone non vedenti e ipovedenti a laboratorio. Per il sabatosuccessivo le persone, già presenti in quello precedente, devono rinnovarela prenotazione.

Per informazioni e prenotazioni tel. 3381485361, 06 5139855, 060608.
Il programma è stato concordato tra la Sezione Didattica dei Musei Capitolini che ha offerto la propria consulenza scientifica, l’Associazione di Volontariato Museum, che ha progettato e prodotto il materiale didattico apposito e impegnerà i propri operatori specializzati nelle visite e nei laboratori, e la Società Zetema – Progetto Cultura.

Fonti: Associazione Museum di Roma, Museo Tattile Statale Omero.

In cura per la retinopatia autoimmune

 In cura per la retinopatia autoimmune 

 Dopo una terapia con immunosoppressori  la maggior parte delle persone  ha mostrato un miglioramento 

15 aprile 2009 – Una vista migliore dopo l’assunzione di farmaci per ridurre l’aggressività del proprio sistema immunitario che attacca la retina. Una malattia oculare rara, chiamata retinopatia autoimmune, è stata curata con buoni risultati in 21 casi su 30 grazie a una terapia a base di immunosoppressori somministrata presso la University of Michigan Kellogg Eye Center. Poiché si tratta di una patologia difficile da diagnosticare, la sfida ora è quella di trovare dei marcatori biologici che contraddistinguano le persone che possono trarre giovamento da questo tipo di cura. I miglioramenti sono stati riscontrati sulla base di vari parametri, tra cui la capacità di leggere almeno due righe in più dell’ottotipo (il tabellone con lettere di diverse dimensioni) e un aumento di oltre il 25% del campo visivo. “I risultati – spiega il prof. John R. Heckenlively – sfidano la credenza comune secondo cui la retinopatia autoimmune non è trattabile”. Questa malattia è provocata dagli anticorpi dell’organismo stesso che attaccano la retina, causando una riduzione progressiva delle capacità visive che può culminare nella cecità. Referenza originale: Archives of Ophthalmology, Vol. 124, No. 4, pp 390-397. Autori: Henry A. Ferreyra, Thiran Jayasundera, Naheed W. Khan, Shirley He, Ying Lu and John R. Heckenlively.

Fonte: University of Michigan Health System

In cura per la retinopatia autoimmune

 In cura per la retinopatia autoimmune 

 Dopo una terapia con immunosoppressori  la maggior parte delle persone  ha mostrato un miglioramento 

15 aprile 2009 – Una vista migliore dopo l’assunzione di farmaci per ridurre l’aggressività del proprio sistema immunitario che attacca la retina. Una malattia oculare rara, chiamata retinopatia autoimmune, è stata curata con buoni risultati in 21 casi su 30 grazie a una terapia a base di immunosoppressori somministrata presso la University of Michigan Kellogg Eye Center. Poiché si tratta di una patologia difficile da diagnosticare, la sfida ora è quella di trovare dei marcatori biologici che contraddistinguano le persone che possono trarre giovamento da questo tipo di cura. I miglioramenti sono stati riscontrati sulla base di vari parametri, tra cui la capacità di leggere almeno due righe in più dell’ottotipo (il tabellone con lettere di diverse dimensioni) e un aumento di oltre il 25% del campo visivo. “I risultati – spiega il prof. John R. Heckenlively – sfidano la credenza comune secondo cui la retinopatia autoimmune non è trattabile”. Questa malattia è provocata dagli anticorpi dell’organismo stesso che attaccano la retina, causando una riduzione progressiva delle capacità visive che può culminare nella cecità. Referenza originale: Archives of Ophthalmology, Vol. 124, No. 4, pp 390-397. Autori: Henry A. Ferreyra, Thiran Jayasundera, Naheed W. Khan, Shirley He, Ying Lu and John R. Heckenlively.

Fonte: University of Michigan Health System

Vediamoci chiaro sull’AMD

 AMD (forma umida)Vediamoci chiaro sull’AMD 

Antiossidanti, laser e iniezioni intravitreali per contrastare la prima causa di cecità in Occidente
14 aprile 2009 – Ricercatori americani hanno simulato l’evoluzione dei casi di degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) nel mondo. Per cercare di capire quanto si potesse ridurre l’incidenza della prima causa di cecità nei Paesi benestanti, tenendo conto degli effetti terapeutici degli antiossidanti, della terapia fotodinamica col laser e delle iniezioni intravitreali. Lo scopo è, infatti, quello di bloccare la proliferazione incontrollata di vasi sanguigni, che danneggiano la zona centrale della retina (macula) usata per leggere, riconoscere i volti, guidare, ecc. La patologia colpisce le persone con più di 50 anni e specialmente chi non ha uno stile di vita sano (va evitato il fumo di sigaretta e va seguita una dieta ricca e varia).

I ricercatori hanno simulato l’evoluzione dei casi di AMD e le relative complicazioni per quarant’anni,Visione di persona colpita da AMD (perdita visione centrale) considerando cinque scenari possibili: da quello in cui non si ricorreva a nessuna cura passando all’uso di complessi vitaminici per contrastare la progressione dei primi stadi della malattia oculare, arrivando negli stadi più avanzati all’impiego del laser e delle intravitreali (che possono essere efficaci contro la forma umida della malattia, meno comune ma ad evoluzione più rapida). Secondo queste proiezioni solo negli Usa “i casi di AMD sono passati da 9,1 milioni nel 2010 a 17,8 milioni nel 2050 in tutti gli scenari”. Tuttavia, secondo le stesse previsioni l’incidenza dell’ipovisione e della cecità si può ridurre dallo 0,73% (se non si ricorre a cure) allo 0,48% (seguendo tutte le terapie).

L’aumento del numero assoluto dei malati di degenerazione maculare nei prossimi 40 anni è dovuto principalmente all’invecchiamento della popolazione. “Tuttavia – osservano gli studiosi su Archives of Ophthalmology – le terapie mediche esistenti hanno la potenzialità di ridurre la menomazione della vista e la cecità del 35%”. Con un costo contenuto, osservano gli studiosi, una terapia vitaminica può rallentare la progressione dell’AMD, ma nei lavori scientifici si è messo in evidenza che di solito non sono utilizzate.

“Gli sforzi diretti alla prevenzione da parte della sanità pubblica – concludono i ricercatori diretti da David B. Rein – si dovrebbero concentrare sul maggiore impiego di vitamine antiossidanti nelle persone affette da AMD agli stadi iniziali, assicurandosi che il dosaggio sia corretto”.

Leggi anche: “Il fumo raddoppia il rischio di cecità

Referenza originale: Arch Ophthalmol. 2009;127[4]:533-540

Fonte: JAMA and Archives Journal ( press release ).
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Vediamoci chiaro sull’AMD

 AMD (forma umida)Vediamoci chiaro sull’AMD 

Antiossidanti, laser e iniezioni intravitreali per contrastare la prima causa di cecità in Occidente
14 aprile 2009 – Ricercatori americani hanno simulato l’evoluzione dei casi di degenerazione maculare legata all’età ( AMD ) nel mondo. Per cercare di capire quanto si potesse ridurre l’incidenza della prima causa di cecità nei Paesi benestanti, tenendo conto degli effetti terapeutici degli antiossidanti, della terapia fotodinamica col laser e delle iniezioni intravitreali. Lo scopo è, infatti, quello di bloccare la proliferazione incontrollata di vasi sanguigni, che danneggiano la zona centrale della retina (macula) usata per leggere, riconoscere i volti, guidare, ecc. La patologia colpisce le persone con più di 50 anni e specialmente chi non ha uno stile di vita sano (va evitato il fumo di sigaretta e va seguita una dieta ricca e varia).

I ricercatori hanno simulato l’evoluzione dei casi di AMD e le relative complicazioni per quarant’anni,Visione di persona colpita da AMD (perdita visione centrale) considerando cinque scenari possibili: da quello in cui non si ricorreva a nessuna cura passando all’uso di complessi vitaminici per contrastare la progressione dei primi stadi della malattia oculare, arrivando negli stadi più avanzati all’impiego del laser e delle intravitreali (che possono essere efficaci contro la forma umida della malattia, meno comune ma ad evoluzione più rapida). Secondo queste proiezioni solo negli Usa “i casi di AMD sono passati da 9,1 milioni nel 2010 a 17,8 milioni nel 2050 in tutti gli scenari”. Tuttavia, secondo le stesse previsioni l’incidenza dell’ipovisione e della cecità si può ridurre dallo 0,73% (se non si ricorre a cure) allo 0,48% (seguendo tutte le terapie).

L’aumento del numero assoluto dei malati di degenerazione maculare nei prossimi 40 anni è dovuto principalmente all’invecchiamento della popolazione. “Tuttavia – osservano gli studiosi su Archives of Ophthalmology – le terapie mediche esistenti hanno la potenzialità di ridurre la menomazione della vista e la cecità del 35%”. Con un costo contenuto, osservano gli studiosi, una terapia vitaminica può rallentare la progressione dell’AMD, ma nei lavori scientifici si è messo in evidenza che di solito non sono utilizzate.

“Gli sforzi diretti alla prevenzione da parte della sanità pubblica – concludono i ricercatori diretti da David B. Rein – si dovrebbero concentrare sul maggiore impiego di vitamine antiossidanti nelle persone affette da AMD agli stadi iniziali, assicurandosi che il dosaggio sia corretto”.

Leggi anche: “Il fumo raddoppia il rischio di cecità

Referenza originale: Arch Ophthalmol. 2009;127[4]:533-540

Fonte: JAMA and Archives Journal ( press release ).
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Scoperte due nuove malattie ereditarie della cornea

 Scoperte due nuove malattie ereditarie della cornea  Individuate in Svezia, provocano ulcerazioni, dolore oculare, fotofobia e peggioramento della vista 

cornea 10 aprile 2009 – Il malfunzionamento del Dna colpisce ancora: sono state scoperte in Svezia due nuove malattie ereditarie della cornea (la superficie oculare trasparente di fronte all’iride). Dolore oculare, sensibilità alla luce (fotofobia), peggioramento della vista, frequenti ulcerazioni corneali: sono questi i principali sintomi dei due nuovi mali individuati da ricercatori dell’università di Linkíĺő_ping.

La prima malattia individuata è a carattere autosomico dominante (nel momento in cui si hanno figli i geni responsabili tendono a prevalere su quelli analoghi detti recessivi): è stata chiamata Dystrophia Smolandiensis. Infatti molti dei parenti di una madre e una figlia che si sono presentate in un ospedale svedese soffrivano dello stesso disturbo. Si è riusciti a risalire indietro nell’albero genealogico di sei generazioni: 171 persone nate a partire dal 1854. Ben 44 individui soffrivano della stessa malattia, nove dei quali sono stati sottoposti al trapianto di cornea. La maggior parte di essi hanno manifestato i primi sintomi entro un anno d’età.

L’altra patologia scoperta – che si manifesta tra i 4 e i 7 anni – è stata battezzata Dystrophia Helsinglandica (anche in questo caso dal nome della località scandinava in cui si è manifestata). Anche quest’ultima malattia colpisce la cornea e presenta sintomi analoghi alla precedente: su 342 individui di sette generazioni ben 84 sono risultati ammalati.

Fonte: Linkoeping Universitet (da Medicalnews).

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Scoperte due nuove malattie ereditarie della cornea

 Scoperte due nuove malattie ereditarie della cornea  Individuate in Svezia, provocano ulcerazioni, dolore oculare, fotofobia e peggioramento della vista 

cornea 10 aprile 2009 – Il malfunzionamento del Dna colpisce ancora: sono state scoperte in Svezia due nuove malattie ereditarie della cornea (la superficie oculare trasparente di fronte all’iride). Dolore oculare, sensibilità alla luce (fotofobia), peggioramento della vista, frequenti ulcerazioni corneali: sono questi i principali sintomi dei due nuovi mali individuati da ricercatori dell’università di Linkíĺő_ping.

La prima malattia individuata è a carattere autosomico dominante (nel momento in cui si hanno figli i geni responsabili tendono a prevalere su quelli analoghi detti recessivi): è stata chiamata Dystrophia Smolandiensis. Infatti molti dei parenti di una madre e una figlia che si sono presentate in un ospedale svedese soffrivano dello stesso disturbo. Si è riusciti a risalire indietro nell’albero genealogico di sei generazioni: 171 persone nate a partire dal 1854. Ben 44 individui soffrivano della stessa malattia, nove dei quali sono stati sottoposti al trapianto di cornea. La maggior parte di essi hanno manifestato i primi sintomi entro un anno d’età.

L’altra patologia scoperta – che si manifesta tra i 4 e i 7 anni – è stata battezzata Dystrophia Helsinglandica (anche in questo caso dal nome della località scandinava in cui si è manifestata). Anche quest’ultima malattia colpisce la cornea e presenta sintomi analoghi alla precedente: su 342 individui di sette generazioni ben 84 sono risultati ammalati.

Fonte: Linkoeping Universitet (da Medicalnews).

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Fluorangiografia

retinografo

retinografo

Cosa è la fluorangiografia?

La fluorangiografia è un esame fondamentale per lo studio della circolazione della retina e coroide. Serve anche come guida per il trattamento delle patologie retiniche mediante laser argon. Infatti tale esame consente di mettere in evidenza aree non irrorate dal sangue (aree ischemiche) e lesioni provocate da nuovi vasi che si sviluppano a causa della carenza di ossigeno. In sostanza si può realizzare una sorta di “mappa retinica”, la quale consente al medico oculista di colpire poi col raggio laser e con maggiore precisione le zone malate.

Come funziona?

Viene iniettato con una siringa un colorante in vena che, sciogliendosi nel sangue, consente di visualizzare eventuali anomalie della retina. La tipologia di tale colorante varia a seconda della patologia da studiare (può essere la fluoresceina o il verde d’indocianina). Dopo la dilatazione delle pupille in seguito a instillazione di uno speciale collirio (midriatico), ci si siede di fronte al retinografo; quindi viene iniettato il colorante e vengono scattate una serie di foto che saranno studiate dal medico per evidenziare eventuali anomalie.

La fluorescina verrà smaltita dal corpo tramite l’urina che, nelle ore successive, assumerà un colore diverso (giallastro fluorescente); il verde di indocianina, invece, è smaltito attraverso il fegato.

Cosa bisogna fare prima dell’esame?

La fluorangiografia è un esame di routine, ma è invasivo; dovrà, quindi, essere valutata la funzionalità cardiaca e quella renale e, soprattutto, andrà accertato se si sia allergici al colorante. L’esame viene effettuato a digiuno, ma si consiglia di effettuare una colazione molto leggera, evitando sia i latticini (latte, yogurt, formaggi) che la frutta.

Per quali patologie viene richiesto?

La fluorangiografia trova applicazione in tutte le malattie della macula, comprese quelle che coinvolgono il nervo ottico e i vasi della retina (diabete, emorragie, trombosi, ecc.), patologie infiammatorie, infettive, tumorali, causate da farmaci, patologie traumatiche e retinopatia sierosa centrale.

L’esame viene effettuato prima di iniziare il trattamento laser. Dopo l’introduzione della tomografia a coerenza ottica (OCT), la fluorangiografia è stata impiegata sempre meno per le patologie maculari. L’OCT e la fluorangiografia vanno, comunque, considerati esami complementari: l’uno non esclude l’altro perché, mediante il secondo esame, si mette in evidenza la dinamica del flusso sanguigno, mentre col primo si analizza esclusivamente lo stato della macula e del nervo ottico attraverso una ricostruzione al computer degli strati retinici. Va, tuttavia, detto che recentemente è stato introdotto l’angio-OCT o angiografia senza iniezione di colorante (OCTA), che consente di studiare la vascolarizzazione retinica senza l’uso di un mezzo di contrasto.fluorangiografia

Che effetti collaterali può avere la fluorangiografia?

Eventuali effetti collaterali sono legati all’uso del colorante che viene iniettato in vena. Potrebbero verificarsi, ad esempio, problemi ai reni; ma per prevenirli può essere sufficiente ricorrere all’idratazione salina o al bicarbonato di sodio[[Am J Kidney Dis online 2009 (pubblicato il 6/4/2009) ]]. Inoltre, va evitato l’uso del colorante (mezzo di contrasto) in persone colpite da gravi problemi al fegato.

In linea di massima, comunque, né il verde di indocianina né la fluorescina presentano effetti collaterali significativi (a meno che non si sia allergici a queste sostanze [[in questo caso si possono verificare difficoltà respiratorie, battito cardiaco irregolare, convulsioni, perdita di coscienza]]). Infine possono raramente verificarsi effetti collaterali minori, quali nausea, tosse, starnuti, colorazione giallastra della pelle e malessere generale.

Leggi anche: Consenso informato sulla fluorangiografia

Occhio alle staminali che danno trasparenza

Occhio alle staminali ‘trasparenti’
Negli Usa condotti nuovi esperimenti sulla cornea: cavie da laboratorio hanno recuperato la vista

9 aprile 2009 – Immaginate di avere una cicatrice sulla superficie oculare, proprio di fronte alla pupilla. Dato che non riuscite a vedere molto probabilmente dovrete ricorrere al trapianto di cornea , ma in futuro potrà essere sufficiente l’impiego delle cellule staminali per restituire trasparenza al vostro occhio. Almeno se avrà successo la staminalistrada intrapresa, ad esempio, dalla Facoltà di Medicina dell’Università di Pittsburgh. La quale è riuscita a ridare la vista a cavie da laboratorio grazie alle ‘cellule bambine‘ che consentono di riparare diversi tessuti dell’organismo.

I ricercatori sono riusciti ad evitare anche la classica reazione di rigetto nei confronti di cellule estranee. “I nostri esperimenti – ha scritto il Prof. James L. Funderburg, docente presso il dipartimento di Oftalmologia – hanno mostrato che, dopo il trattamento a base di staminali, gli occhi dei topi che inizialmente presentavano difetti corneali non manifestavano alcuna differenza rispetto a quelli sani”.

ciò che potrebbe fare davvero la differenza è la possibilità di moltiplicare in coltura milioni di cellule staminali: si possono così ottenere dei piccoli ‘pezzetti di ricambio’ che consentono di restituire persino alla superficie oculare posta davanti all’iride la sua trasparenza, consentendole così di far convergere – in ‘collaborazione‘ col cristallino – i raggi luminosi sulla retina.

“Le cicatrici corneali – ha concluso il docente – sono permanenti; quindi la soluzione migliore è quella del trapianto corneale”, ma solo per ora: le staminali potrebbero cambiare il futuro delle terapie e della vista degli esseri umani.

Nota: la ricerca, pubblicata on-line sulla rivista Stem Cells, è stata possibile grazie al sostegno dei National Institutes of Health (Usa), alla Fondazione Eye and Ear (Pittsburgh) e ad altri enti.

Fonte: University of Pittsburgh Schools of the Health Sciences
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Trapianto di cornea

cornea

Cos’è?

corneaIl trapianto di cornea consiste nella sostituzione della porzione della superficie oculare divenuta opaca con una porzione di eguale grandezza prelevata da un donatore.

Quando si deve ricorrere al trapianto?

Si può ricorrere al trapianto quando le terapie a base di farmaci non consentono più alla cornea di guarire o quando essa si è indebolita troppo e, quindi, rischia una rottura spontanea. Ad esempio, l’intervento chirurgico è necessario quando c’è stato un taglio profondo della superficie oculare posta davanti all’iride, quando questa è stata colpita da un’infezione grave che ha creato ulcerazioni profonde, qualora si fossero verificate causticazioni (provocate da acidi o da altre sostanze chimiche).

Che alterazioni deve aver subito la cornea?

la cornea, quando è in salute, è perfettamente trasparente e non presenta alterazioni morfologiche. Ha la forma di una calotta su cui si può notare il caratteristico riflesso
Il trapianto è necessario quando risulta alterata la struttura microscopica della cornea o il suo metabolismo. Ciò, infatti, si traduce nella perdita (localizzata o diffusa) della sua trasparenza a causa della formazione di tessuto cicatriziale o per la formazione anomala di vasi sanguigni in una zona in cui normalmente sono assenti; oppure si può essere verificata un’alterazione della curvatura della cornea (ad esempio, nel cheratocono compare un’area di suo assottigliamento e sfiancamento).

Quali sono le cause dell’opacità della cornea?

Le cause che possono compromettere definitivamente la trasparenza della cornea sono: infiammazioni, infezioni, cause meccaniche, tossiche o distrofiche (come nel caso del cheratocono). Fondamentale per la trasparenza corneale è la funzione dello strato più profondo (endotelio) che, se danneggiato, non consente più di mantenere entro i limiti fisiologici la quantità di acqua all’interno della cornea che, di conseguenza, si opacizza (causando quello che viene definito “scompenso” corneale). Ciò che avviene è che si inizia a vedere come se si guardasse attraverso un vetro smerigliato.

Quali sono le indicazioni per il trapianto?

Le indicazioni al trapianto di cornea sono ottiche (miglioramento della visione per opacizzazione corneale), ricostruttive (ad esempio, sostituzione di una cornea perforata) o terapeutiche: si ricorre al trapianto quando le terapie farmacologiche non riescono a preservare la funzione corneale.

Quando operare?

La condizione necessaria per effettuare il trapianto di cornea è l’assoluta certezza di avere l’occhio “in quiete”: strati della corneal’eventuale processo infettivo e infiammatorio deve essersi esaurito. Si deve procedere al trapianto quando lo spessore corneale è talmente basso da rischiare una rottura spontanea della cornea e, quindi, un’apertura del bulbo oculare… Attualmente, il rischio di rottura è considerato molto elevato sotto i 100-150 micron. Oggi, con le nuove tecniche lamellari si ricorre all’intervento quando le caratteristiche ottiche sono compromesse o, nel caso del trapianto di endotelio, quando si ha un iniziale èdema corneale (maggiore quantità di acqua all’interno della cornea).

In che misura la cornea deve essere sostituita?

Il trapianto di cornea può consistere nella sostituzione della porzione opacizzata di cornea in tutto il suo spessore (cheratoplastica perforante) o solo di alcuni strati (cheratoplastica lamellare). Oggi si cerca di ricorrere il più possibile al trapianto parziale della cornea per la maggiore velocità di ripresa postoperatoria e per la minore invasività dell’intervento.

Quali sono i vantaggi del trapianto lamellare e quali le sue indicazioni?

Il trapianto lamellare della cornea permette di sostituire solo gli strati patologici con strati equivalenti prelevati da una cornea sana di un donatore. Tale tecnica consente di lasciare in sede gli strati corneali sani. Il trapianto lamellare della cornea consente di ottenere gli stessi risultati del trapianto a tutto spessore, ma con una ripresa funzionale molto più rapida e minori complicanze (si riduce il rigetto immunologico).
Le nuove tecniche possono essere applicate al trattamento delle più comuni malattie della cornea: il cheratocono, le distrofie corneali e le opacità corneali da infezioni virali (erpetiche) oppure batteriche e da traumi.
La possibilità di sostituire solo alcune parti della cornea è data dalla caratteristica della struttura corneale a strati. Questa tecnica permette quindi di sostituire solo gli starti irreversibilmente danneggiati dal processo patologico. Le tecniche definite profonde permettono, in caso di scompenso corneale (in seguito a un altro intervento chirurgico) di poter sostituire solo gli strati profondi della cornea come l’endotelio corneale, spesso responsabile della perdita della trasparenza corneale.

Quando si utilizza il trapianto di cornea a tutto spessore?

cornea artificiale
Il trapianto di cornea a tutto spessore viene definito cheratoplastica perforante e viene utilizzato sempre meno. Rimane l’unica via percorribile per ripristinare la funzione visiva quando la cornea è danneggiata in tutti i suoi strati. Questa tecnica ha dei tempi di recupero molto più lunghi rispetto alla cheratoplastica lamellare. Ciò è dovuto al fatto che il tessuto che viene impiantato non poggia più su un tessuto già presente: è necessario che vi sia una ripresa della forma il più possibile regolare per avere un’efficienza ottica adeguata. I punti che vengono applicati dovranno essere tolti fino a un anno dall’intervento.

Il trapianto di cornea in cosa differisce rispetto ad altri trapianti?

La cornea non è vascolarizzata, per cui non ci sono connessioni sanguigne o linfatiche da ripristinare tra l’organismo e la cornea trapiantata; questo comporta un minore rischio di rigetto e un’elevata compatibilità tra i vari donatori e i riceventi. Inoltre, grazie a queste caratteristiche non è necessaria la terapia immunosoppressiva per i pazienti che dovranno sottoporsi al trapianto di cornea, sia esso lamellare o perforante.

Quali sono le possibilità di successo del trapianto di cornea?

Il trapianto di cornea ha probabilità di successo potenzialmente molto elevate, soprattutto in caso di cheratocono o di altre patologie che non presentano una neovascolarizzazione corneale. Di fondamentale importanza, per il successo del trapianto, è la condizione della parte della cornea su cui inserire il lembo da trapiantare. Infatti, le cornee che presentano vascolarizzazioni anomale o tessuti fibrotici hanno un rischio di rigetto più elevato.

Quali sono le complicazioni?

Cornea artificiale (al computer)
Le complicanze sono di vario genere: si va dal classico rigetto arrivando a quelle di origine traumatica (si può separare il lembo e il ‘letto’ su cui viene innestato), passando per le infezioni (si può riaprire una ferita chirurgica) e problemi refrattivi (come un forte astigmatismo).
Il rigetto è una complicanza di origine immunologica che va trattata precocemente mediante assunzione di farmaci immunosoppressori e cortisonici. Può essere un evento reversibile, ma a volte è necessario effettuare un nuovo trapianto. Di fondamentale importanza, ancora una volta, è ascoltare attentamente le indicazioni del medico oculista, seguendo con precisione la terapia prescritta.

Quanto dura una cornea trapiantata?

In realtà non esiste una durata minima o massima per la cornea trapiantata. Ci sono casi in cui il trapianto non causa problemi o li crea dopo varie decine di anni, mentre in altri si rende necessario un nuovo trapianto in tempi minori. Ciò dipende da un insieme di fattori, tra cui la patologia per la quale si è effettuato il trapianto, lo stato della cornea al momento del trapianto e le condizioni del ricevente.

Quali sono malattie trasmissibili tramite il lembo?

Non vi sono rischi effettivi di contagio, sia per le caratteristiche del tessuto, sia per i controlli che vengono effettuati prima e dopo l’espianto. Queste procedure sono affidate alle banche degli occhi, che sono strutture controllate dal Ministero della Salute, che si occupano della selezione dei donatori, dell’espianto e dell’analisi e della conservazione del lembo. In Italia la disponibilità del lembo è elevata, per cui l’attesa per il trapianto è generalmente contenuta.

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