Aprile-Giugno 2009

In questo numero: il ritorno del Ministero della Salute dell’avv. G. Castronovo; alla ricerca della salute di F. Cruciani. Si può, inoltre, leggere un reportage da L’Aquila intitolato Terremoto di solidarietà, che include un’intervista a G. Bertolaso-Capo della Protezione Civile – su “Pol Pot, la dittatura senza occhiali”. Inoltre è stato pubblicato un articolo di M. Soldini su Poesia e terremoto. Questa stessa rivista contiene una lunga intervista a V. Broccoli sulle “Staminali riprogrammate contro la cecità” (di G. Galante). Oltre alle News dall’Italia e alle News dal Mondo, segnaliamo un aggiornamento sui fattori di rischio della degenerazione maculare legata all’età (F. Cruciani et al.) e un lavoro scientifico su “L’aberrometria come metodica per lo studio del ruolo ottico del film lacrimale” (N. Pescosolido et al.). Questo numero ha come supplemento gratuito i Quaderni di Oftalmologia Sociale: si tratta degli “Atti del seminario su Orientamento, mobilità e autonomia personale” che si è tenuto nel 2009 a Roma.

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Un gene che ti cambia la vita

il codice genetico (Dna)Un gene che ti cambia la vita
Il prossimo 9 maggio si terrà ad Anzio un convegno sui difetti genetici del cdkl5


29 aprile 2009 – Ha un nome che potrebbe essere quello di un robot, ma in realtà si tratta di un gene fondamentale per la nostra vita. Proprio di uno di questi ‘protagonisti’ del nostro Dna, il cdkl5 , si discuterà il prossimo 9 maggio a un convegno dedicato ai suoi difetti, promosso da un’associazione di volontariato che si dedica a questa specifica missione scientifica e sociale.

Si tratta, in particolare, precisa lo statuto dell’associazione, di una onlus “che persegue finalità sociali ed ha l’obiettivo di promuovere, proteggere, favorire il collegamento fra i genitori allo scopo di approfondire e condividere tutte le tematiche e le problematiche inerenti la sindrome di Hanefeld ” (variante della sindrome di Rett).

La malattia genetica è rara e ha carattere degenerativo, che colpisce prevalentemente le donne e ha un’incidenza di un individuo ogni 10-15 mila nascite; è stata scoperta nel 2004 in Australia. Per effetto della mutazione o cancellazione del gene cdkl5, non viene più prodotta una proteina molto importante per lo sviluppo dell’organismo (oppure viene prodotta in forma alterata, vale a dire non attiva).

La patologia si trasmette con modalità dominante: i maschi, avendo una sola copia del gene (sul cromosoma X) e per di più ‘guasta’, muoiono entro il secondo anno di vita o soffrono di ritardo mentale. Soprattutto nelle femmine i sintomi, che iniziano dopo i primi 6-18 mesi di vita, sono soprattutto la progressiva perdita del linguaggio e delle capacità manuali, la mancanza di coordinazione nei movimenti, tratti autistici, un forte ritardo mentale e problemi oculari. Più nel dettaglio i principali segni clinici riscontrati sono i seguenti:
Sintomi neurologici: epilessia precoce, ritardo psicomotorio, tratti autistici, difficoltà del linguaggio, aumento del tono muscolare delle gambe e riduzione del tono del collo e del tronco, disturbo pervasivo dello sviluppo. Disfunzioni del sistema nervoso autonomo con alterazioni dell’attività respiratoria (iperventilazione) e alterazioni della peristalsi intestinale (aerofagia e meteorismo), possibile formazione di anse intestinali temporanee, disfunzioni del nervo vago che regola l’attività cardiaca, ecc.Deficit visivo di tipo centrale con nistagmo oculare (movimenti incontrollati degli occhi), disturbi visivi di tipo corticale e strabismo (vedi ambliopia).Scoliosi e cifosi, osteoporosi, dita rastremate, difficoltà articolari.Caratteristiche del viso: occhi grandi ben definiti, labbro inferiore prominente, arcata dentale superiore in avanti e caduta dei denti.Vi sono quindi sintomi molteplici, a volte opposti (irritabilità o apatia, pianto inconsolabile o assente, magrezza o obesità), ma non sono necessariamente tutti presenti. Si tratta, insomma, di una malattia che può essere invalidante e mortale e, dunque, la ricerca punta soprattutto a una terapia genica, che prevede la sostituzione del gene ‘difettoso’.

Per il programma del convegno clicca qui .

Fonti: CDKL5-Associazione di volontariato onlus , Molecularlab.it su Telethon.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Un gene che ti cambia la vita

il codice genetico (Dna)Un gene che ti cambia la vita
Il prossimo 9 maggio si terrà ad Anzio un convegno sui difetti genetici del cdkl5


29 aprile 2009 – Ha un nome che potrebbe essere quello di un robot, ma in realtà si tratta di un gene fondamentale per la nostra vita. Proprio di uno di questi ‘protagonisti’ del nostro Dna, il cdkl5 , si discuterà il prossimo 9 maggio a un convegno dedicato ai suoi difetti, promosso da un’associazione di volontariato che si dedica a questa specifica missione scientifica e sociale.

Si tratta, in particolare, precisa lo statuto dell’associazione, di una onlus “che persegue finalità sociali ed ha l’obiettivo di promuovere, proteggere, favorire il collegamento fra i genitori allo scopo di approfondire e condividere tutte le tematiche e le problematiche inerenti la sindrome di Hanefeld ” (variante della sindrome di Rett).

La malattia genetica è rara e ha carattere degenerativo, che colpisce prevalentemente le donne e ha un’incidenza di un individuo ogni 10-15 mila nascite; è stata scoperta nel 2004 in Australia. Per effetto della mutazione o cancellazione del gene cdkl5, non viene più prodotta una proteina molto importante per lo sviluppo dell’organismo (oppure viene prodotta in forma alterata, vale a dire non attiva).

La patologia si trasmette con modalità dominante: i maschi, avendo una sola copia del gene (sul cromosoma X) e per di più ‘guasta’, muoiono entro il secondo anno di vita o soffrono di ritardo mentale. Soprattutto nelle femmine i sintomi, che iniziano dopo i primi 6-18 mesi di vita, sono soprattutto la progressiva perdita del linguaggio e delle capacità manuali, la mancanza di coordinazione nei movimenti, tratti autistici, un forte ritardo mentale e problemi oculari. Più nel dettaglio i principali segni clinici riscontrati sono i seguenti:
Sintomi neurologici: epilessia precoce, ritardo psicomotorio, tratti autistici, difficoltà del linguaggio, aumento del tono muscolare delle gambe e riduzione del tono del collo e del tronco, disturbo pervasivo dello sviluppo. Disfunzioni del sistema nervoso autonomo con alterazioni dell’attività respiratoria (iperventilazione) e alterazioni della peristalsi intestinale (aerofagia e meteorismo), possibile formazione di anse intestinali temporanee, disfunzioni del nervo vago che regola l’attività cardiaca, ecc.Deficit visivo di tipo centrale con nistagmo oculare (movimenti incontrollati degli occhi), disturbi visivi di tipo corticale e strabismo (vedi ambliopia).Scoliosi e cifosi, osteoporosi, dita rastremate, difficoltà articolari.Caratteristiche del viso: occhi grandi ben definiti, labbro inferiore prominente, arcata dentale superiore in avanti e caduta dei denti.Vi sono quindi sintomi molteplici, a volte opposti (irritabilità o apatia, pianto inconsolabile o assente, magrezza o obesità), ma non sono necessariamente tutti presenti. Si tratta, insomma, di una malattia che può essere invalidante e mortale e, dunque, la ricerca punta soprattutto a una terapia genica, che prevede la sostituzione del gene ‘difettoso’.

Per il programma del convegno clicca qui .

Fonti: CDKL5-Associazione di volontariato onlus , Molecularlab.it su Telethon.
Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Congo, albinos more protected from the sun

Bambino albino

Bimba albina con la madre in Congo

Preventing burns and eye damage is essential as a child

Preventing sun damage that can affect albinos: this is the main purpose of the project carried out, in the Democratic Republic of Congo, by Magic Amor, a non-profit organization, in collaboration with the International Agency for the Prevention of Blindness-IAPB Italy and the company Salmoiraghi & Viganò, which donated dark glasses to hundreds of children.

The retina of those suffering from albinism is pigment-free or contains a reduced amount of pigment; albino children in the Democratic Republic of the Congo are particularly vulnerable. Therefore, eyeglasses with filters in compliance with the law (against ultraviolet rays) are necessary, in order to avoid irreversible eye damage. Also their skin contains little or no melanin, making it necessary to use high protection sunscreen. For this reason it was necessary to promote a project that involved decisive and concrete actions both in Italy and in the African country.

bimbi albini nella Repubblica Democratica del CongoIn June 2008 the Magic Amor association went to the town of Gemena, which is located in the North-West of the Democratic Republic of Congo and to the Equator villages, in order to follow the associative projects (a primary school for 6,752 children, conferences on responsible hygiene, maternity and paternity, rotational agriculture, family adoptions, etc.).

More than half of the albino children lived in families with two or more siblings already affected by albinism. The solar damage prevention plan in albinos was implemented in several phases in the Central African state as follows:

  • Preliminary phase: communication of the message to the population and invitation to albino residents to participate in a preliminary meeting
  • Meetings with local albinos and local people in different villages and in the town of Gemena
  • Albino census
  • Individual visit to assess the state of health and any injuries that could lead to cancer
  • Donation to albinos of protective glasses (Uva/Uvb) and sunscreen with a high degree of protection (donated by some pharmacies).

In the city of Gemena the meeting led to the establishment of an association of albino patients with the purpose of integration, while avoiding serious discrimination to which they are often also subject in other African countries. The project has achieved its short term goals and has created fruitful contacts. Future developments could include new meetings in the African country and further donations. Albinos are often subject to nystagmus (inability to fixation); moreover, they are frequently affected by visual defects, so regular specialist visits are necessary in addition to the use of sun glasses and, if necessary, corrective ones. A contribution that, in African countries like the Democratic Republic of Congo, can mean saving sight while preserving the quality of life and the dignity of the albinos.

Congo, albini più protetti dal sole

Bambino albino

Bimba albina con la madre in Congo
Prevenire ustioni e danni oculari è essenziale sin da bambini

Prevenire i danni solari che possono subire gli albini: è questo lo scopo principale del progetto portato avanti nella Repubblica Democratica del Congo da Magic Amor, organizzazione senza fine di lucro, in collaborazione con l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus e l’azienda Salmoiraghi & Viganò, che ha donato occhiali scuri a centinaia di bambini.

Infatti, la retina di chi è affetto da albinismo è priva di pigmento o ne contiene una quantità ridotta; di conseguenza bimbi albini nella Repubblica Democratica del Congo bimbi albini nella Repubblica Democratica del Congo è particolarmente vulnerabile. Occorrono, pertanto, occhiali con filtri a norma di legge (contro i raggi ultravioletti) allo scopo di evitare danni oculari irreversibili. Anche la cute contiene poca o nessuna melanina, rendendo necessario l’uso di creme solari ad alta protezione. Per questo è stato necessario promuovere un progetto che ha previsto azioni concrete sia in Italia che in loco.

A giugno del 2008 l’associazione Magic Amor si è recata nella città di Gemena, che si trova nella zona Nord-Ovest del Congo, e nei villaggi dell’Equatore allo scopo di seguire i progetti associativi (scuola primaria per 6.752 bambini, conferenze su igiene, maternità e paternità responsabili, agricoltura a rotazione, adozioni familiari, ecc.).

Più della metà dei bambini albini vivevano in famiglie con due o più fratelli già colpiti da albinismo. Il progetto Piano di Prevenzione danni solari negli albini si è svolto in varie fasi nello Stato dell’Africa centrale:

  1. – Fase preliminare: comunicazione del messaggio alla popolazione e invito agli albini residenti a partecipare a un incontro preliminare.
  2. – Riunioni con gli albini del territorio e la popolazione locale in diversi villaggi e nella città di Gemena.
  3. – Censimento degli albini.
  4. – Visita individuale per valutare stato di salute ed eventuali lesioni che potevano portare al cancro.
  5. – Donazione agli albini di occhiali di protezione (Uva/Uvb) e delle creme solari ad alto grado di protezione (donate da alcune farmacie).

Nella città di Gemena l’incontro ha portato alla costituzione di un’associazione di pazienti albini con finalità di integrazione, evitando al contempo gravi discriminazioni a cui spesso sono soggetti anche in altri Paesi africani. Il progetto ha raggiunto gli obiettivi immediati e ha creato proficui contatti. Sviluppi futuri potrebbero prevedere nuovi incontri in Congo e ulteriori donazioni. Gli albini sono spesso soggetti a nistagmo (incapacità di fissazione); inoltre, frequentemente sono colpiti da difetti visivi, per cui sono necessarie visite specialistiche regolari oltre all’impiego di occhiali solari e, se necessario, di quelli correttivi. Un contributo che, in Paesi africani come la Repubblica Democratica del Congo, può significare salvare la vista preservando al contempo la qualità della vita e la dignità degli albini.

Leggi anche: “Proteggere gli occhi dal sole”.

Australia, si punta all’occhio bionico

retina elettronica

retina elettronicaAustralia, si punta all’occhio bionico Entro cinque anni l’università di Melbourne vorrebbe metterlo sul mercato 28 aprile 2009 – Test clinici sull’occhio bionico entro due anni e sua commercializzazione entro cinque anni: è l’obiettivo (ardito) a cui mira l’Università di Melbourne grazie a un finanziamento del governo federale australiano di 50 milioni di dollari. Quasi tre decenni or sono un’équipe dell’Università di Melbourne aveva già messo a punto un orecchio bionico, ma ora ritiene sia giunto il momento di sviluppare una retina elettronica che si potrà impiantare nei ciechi, anche se solo in alcuni casi (ad esempio in pazienti colpiti da una malattia ereditaria che distrugge i fotorecettori, chiamata retinite pigmentosa). I ricercatori puntano ad aumentare la risoluzione dell’occhio bionico, che attualmente consente di distinguere visione attuale con occhio bionicosolamente tra luci e ombre in modo ancora poco soddisfacente (con una risoluzione di una sessantina di pixel, ossia grandi quadrati in bianco, nero e grigio). L’occhio bionico è uno dei nove progetti a cui punta il Governo australiano in vista di un summit che si terrà nel 2020. “Siamo fiduciosi – ha concluso il Prof. Robyn Gyumer, che dirige l’unità di ricerca sulla macula presso il Centro per la ricerca oftalmica del Paese – che tale finanziamento possa migliorare molto la qualità della vita alle persone che hanno subito una grave perdita visiva”.

Leggi anche: “Nuova luce grazie all’occhio bionico”.

Fonte: University of Melbourne . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Australia, si punta all’occhio bionico

retina elettronica

retina elettronicaAustralia, si punta all’occhio bionico Entro cinque anni l’università di Melbourne vorrebbe metterlo sul mercato 28 aprile 2009 – Test clinici sull’occhio bionico entro due anni e sua commercializzazione entro cinque anni: è l’obiettivo (ardito) a cui mira l’Università di Melbourne grazie a un finanziamento del governo federale australiano di 50 milioni di dollari. Quasi tre decenni or sono un’équipe dell’Università di Melbourne aveva già messo a punto un orecchio bionico, ma ora ritiene sia giunto il momento di sviluppare una retina elettronica che si potrà impiantare nei ciechi, anche se solo in alcuni casi (ad esempio in pazienti colpiti da una malattia ereditaria che distrugge i fotorecettori, chiamata retinite pigmentosa). I ricercatori puntano ad aumentare la risoluzione dell’occhio bionico, che attualmente consente di distinguere visione attuale con occhio bionicosolamente tra luci e ombre in modo ancora poco soddisfacente (con una risoluzione di una sessantina di pixel, ossia grandi quadrati in bianco, nero e grigio). L’occhio bionico è uno dei nove progetti a cui punta il Governo australiano in vista di un summit che si terrà nel 2020. “Siamo fiduciosi – ha concluso il Prof. Robyn Gyumer, che dirige l’unità di ricerca sulla macula presso il Centro per la ricerca oftalmica del Paese – che tale finanziamento possa migliorare molto la qualità della vita alle persone che hanno subito una grave perdita visiva”.

Leggi anche: “Nuova luce grazie all’occhio bionico”.

Fonte: University of Melbourne . Ultimo aggiornamento di questa pagina: 2 dicembre 2009

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?
Ricercatori americani hanno scoperto che potrebbe essere efficace contro le malattie oculari a carattere infiammatorio

27 aprile 2009 – Guardiamo anche alle vitamine per combattere la cecità. E non solo alla celebre vitamina A, senza la quale nei Paesi più poveri si rischia di contrarre la xeroftalmia , ma anche alla vitamina B1 (tiamina). Infatti, in una particolare forma può essere utile per curare le uveiti , infiammazioni di uno strato del bulbo oculare (l’ùvea, appunto, posta all’esterno della retina). Normalmente, tuttavia, questa patologia viene trattata con antibiotici o colliri (a base di steroidi).

Eppure, nel numero di maggio della prestigiosa rivista Ophthalmology and Visual Science si prospetta una cura a base di benfotiamina, una forma solubile derivata dalla vitamina B1. Anche se per ora l’esperimento è stato condotto solamente su cavie da laboratorio, gli esseri umani potrebbero trarre beneficio persino dall’assunzione di complementi alimentari per via orale. Infatti, i ricercatori americani hanno dimostrato che la benfotiamina funziona sopprimendo una molecola (chiamata NF-kappa B) che ha una funzione essenziale nell’evoluzione della malattia: la sua eliminazione consentirebbe di prevenire la produzione di proteine infiammatorie che provocano l’uveite. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per appurare gli effetti della benfotiamina, potenzialmente benefici, sull’essere umano.

Fonti: Eureka/University of Texas Medical Branch at Galveston, IOVS .

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?

Derivato della vitamina B1 contro le uveiti?
Ricercatori americani hanno scoperto che potrebbe essere efficace contro le malattie oculari a carattere infiammatorio

27 aprile 2009 – Guardiamo anche alle vitamine per combattere la cecità. E non solo alla celebre vitamina A, senza la quale nei Paesi più poveri si rischia di contrarre la xeroftalmia , ma anche alla vitamina B1 (tiamina). Infatti, in una particolare forma può essere utile per curare le uveiti , infiammazioni di uno strato del bulbo oculare (l’ùvea, appunto, posta all’esterno della retina). Normalmente, tuttavia, questa patologia viene trattata con antibiotici o colliri (a base di steroidi).

Eppure, nel numero di maggio della prestigiosa rivista Ophthalmology and Visual Science si prospetta una cura a base di benfotiamina, una forma solubile derivata dalla vitamina B1. Anche se per ora l’esperimento è stato condotto solamente su cavie da laboratorio, gli esseri umani potrebbero trarre beneficio persino dall’assunzione di complementi alimentari per via orale. Infatti, i ricercatori americani hanno dimostrato che la benfotiamina funziona sopprimendo una molecola (chiamata NF-kappa B) che ha una funzione essenziale nell’evoluzione della malattia: la sua eliminazione consentirebbe di prevenire la produzione di proteine infiammatorie che provocano l’uveite. Tuttavia, saranno necessari ulteriori studi per appurare gli effetti della benfotiamina, potenzialmente benefici, sull’essere umano.

Fonti: Eureka/University of Texas Medical Branch at Galveston, IOVS .

Numero Verde di assistenza oculistica (tutte le mattine dei giorni feriali non festivi, dalle 10 alle 13). Risponde un medico oculista se si scrive anche nel forum del sito della IAPB Italia onlus .Nota: per variare la dimensione dei caratteri premere il tasto Ctrl assieme ai tasti +/- oppure girare la rotellina del mouse mentre si tiene premuto Ctrl.

Uveiti

Uvea

Cosa sono?

Le uveiti sono patologie oculari dovute a un processo infiammatorio che interessa l’ùvea ovvero lo strato intermedio del bulbo oculare (situato tra la retina e la sclera), costituito da iride, corpo ciliare e coroide.

Come si classificano?

Uvea Ci sono molti modi di classificare le uveiti: a seconda della zona colpita ovvero della sede anatomica (uveiti anteriori, intermedie, posteriori e panuveiti [[in questo caso viene coinvolta tutta l’ùvea]]); in base al decorso clinico (uveiti acute o croniche); infine, a seconda delle cause che le originano (eziologia). Possono essere provocate da agenti provenienti dall’esterno (uveiti esogene) oppure già presenti nel nostro organismo (uveiti endogene); possono essere inoltre dovute a virus, batteri, funghi e parassiti (uveiti infettive) o non essere causate da agenti esterni (uveiti non infettive), in associazione o meno con malattie del resto dell’organismo (patologie sistemiche). Talvolta la causa esatta può rimanere ignota.

Quali sono i sintomi delle uveiti?

La sintomatologia dipende da quale parte dell’uvea è colpita dall’infiammazione:

  1. le uveiti anteriori acute si presentano con intolleranza alla luce (fotofobia), dolore oculare, annebbiamento visivo e lacrimazione, mentre quelle anteriori croniche possono presentarsi con lieve rossore e visione di mosche volanti (miodesopsie) o essere quasi totalmente prive di sintomi (asintomatiche). All’esame oculistico nelle uveiti anteriori l’occhio appare molto rosso (i vasi intorno alla cornea assumono un aspetto violaceo e si dilatano); la cornea non è più trasparente, ma viceversa mostra delle opacità (precipitati corneali); l’umore acqueo, che occupa la camera anteriore, appare torbido per la presenza di cellule infiammatorie, mentre nell’iride possono comparire delle alterazioni visibili (noduli o aree atrofiche), segni che si attenuano nelle forme croniche;
  2. le uveiti intermedie possono presentarsi con mosche volanti (corpi mobili) o divenire sintomatiche sino alla comparsa di complicanze quali l’èdema maculare (liquido che si forma tra gli strati del centro della retina). All’esame oculistico il corpo vitreo apparirà torbido e la retina potrà apparire normale;
  3. le uveiti posteriori possono presentarsi come quelle intermedie, cioè con la visione di mosche volanti e/o un minimo di offuscamento della vista; ma possono anche causare un rapido calo della vista nel caso in cui il processo infiammatorio colpisca la fòvea (zona centrale della macula deputata alla visione distinta). All’esame oculistico il corpo vitreo appare opaco, mentre la retina è colpita dall’infiammazione.

Che complicazioni si possono avere?

Le uveiti anteriori si possono complicare con la formazione di adesioni tra l’iride e la superficie anteriore del cristallino (sinechie posteriori). Quando queste adesioni si formano attorno alla pupilla si può avere la cosiddetta seclusio pupillare, con conseguente mancato passaggio di umore acqueo dalla camera posteriore del bulbo oculare a quella anteriore, che può portare a un considerevole aumento della pressione oculare. Altre complicanze dell’uveite anteriore sono la cataratta e le sofferenze della cornea.
Le uveiti intermedie, invece, hanno come complicanze l’edema maculare cistoide e il distacco di retina per trazione.
Nelle uveiti posteriori le complicanze riguardano il diretto coinvolgimento della macula da parte dell’infiammazione che provoca l’èdema maculare; fenomeni di occlusione dei vasi della retina; formazione di nuovi vasi nella coroide e infiammazione del nervo ottico.

Cosa fare?

Le uveiti sono patologie che vanno trattate con tempestività: ci sono forme che, nei casi peggiori, possono portare alla cecità. È indispensabile, quindi, intervenire subito con una terapia medica: l’obiettivo è scongiurare le complicanze per evitare il calo visivo e ridurre il dolore e trattare la patologia di base.

Come si possono curare?

Il tipo di terapia dipende essenzialmente dalla forma di uveite. Le uveiti infettive necessitano di una terapia specifica topica (ossia farmaci sulla superficie oculare come colliri, gel o pomate) e sistemica anche antibiotica (per via generale) volta a combattere l’agente patogeno in causa. Escludere un’origine infettiva è fondamentale per iniziare qualsiasi terapia più o meno specifica a base di cortisone. I cortisonici possono essere usati sia per bocca che sotto forma di collirio (ossia sistemica e topica rispettivamente), ma sempre sotto il controllo di un medico oculista. Alcune forme di uveite possono, inoltre, necessitare di ulteriori opzioni terapeutiche quali gli immunosoppressori o i farmaci biologici.