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Un biomarcatore per la retinopatia diabetica

Si tratterebbe di una “sentinella” indice di un rischio di rapida insorgenza della malattia oculare

Avvistare da lontano il nemico è fondamentale, in guerra, per impostare una corretta strategia di difesa. Analogamente, per vincere la battaglia contro le malattie oculari è importante prevederle per tempo o almeno rallentarne il decorso. È quello che ha cercato di fare una squadra di ricercatori del Massachusetts Eye and Ear Infirmary (Usa). La quale si è concentrata, in particolare, su un indice biologico che potrebbe essere determinante per capire cosa eventualmente avverrà alla retina di un diabetico grave. Tenendo conto, naturalmente, dei valori dell’iperglicemia (concentrazione molto elevata di zuccheri nel sangue) e dell’ipertensione (pressione arteriosa molto alta).

Se i vasi retinici perdono elasticità a causa degli zuccheri

immagine vasi sanguigni retinaLo studio – pubblicato su Investigative Ophthalmology & Visual Science – si è concentrato quindi sulla risposta miogena ovvero sulla rapidità con cui i vasi retinici si contraggono (o si dilatano) in risposta a variazioni della pressione arteriosa. Tale risposta, quando è normale, è in grado di compensare l’aumento di pressione. Se invece è alterata i danni alla retina sono un rischio concreto.

In circa la metà dei casi esaminati (13 persone con diabete di tipo 1) i ricercatori hanno osservato risposte miogene alterate. In particolare, cinque pazienti su sette sono stati colpiti da retinopatia diabetica a rapida evoluzione. In coloro che avevano una forma meno grave, la risposta miogena anomala è stata trovata solo in chi aveva il diabete da meno di 15 anni.

Nei pazienti con una risposta miogena normale i vasi retinici si contraggono quando si presenta un aumento della pressione, in modo da mantenere il flusso di sangue costante ed evitare danni ai vasi più piccoli della retina.

Lo ha affermato Mara Lorenzi, che lavora presso il Massachusetts Eye and Ear/Schepens Research Institute Eye ed è professoressa di oftalmologia presso la Harvard Medical School. La quale ha poi spiegato:

Però abbiamo visto che, in circa la metà dei pazienti diabetici del nostro studio, i vasi non si sono contratti. In realtà, paradossalmente, i vasi di alcuni pazienti erano dilatati e il flusso di sangue alla retina è aumentato. Questo diventa un meccanismo dannoso per i piccoli vasi perché questi piccoli capillari sono delicati ed esposti a un grande flusso pressorio, che può portare a piccole emorragie e a perdite di fluido caratteristiche della retinopatia diabetica.

I danni sono spesso evitabili

Evitare i danni provocati dalla retinopatia diabetica è essenziale soprattutto se il diabete è di tipo 1 (che necessita di somministrazione d’insulina). Una risposta miogena difettosa dei vasi retinici non è necessariamente associata allo sviluppo della retinopatia, ma invece è correlata a una insorgenza più rapida della malattia oculare. A lungo andare potenzialmente quasi tutti i diabetici possono essere colpiti da problemi retinici, soprattutto se la glicemia – la quantità di glucosio contenuto nel sangue – non è controllata regolarmente e non si seguono le eventuali terapie prescritte accompagnate da stili di vita corretti (diabete scompensato). I danni più seri sono comunque in genere evitabili.

Retinopatia diabetica prima causa di cecità in età lavorativa

Nei Paesi sviluppati la retinopatia diabetica è la prima causa di perdita della vista in età lavorativa (18-65 anni). L’Oms stima che nel mondo i diabetici siano 422 milioni. In Italia la prevalenza del diabete, secondo l’Istat, è stimata intorno al 5,5% della popolazione.

Lo studio, che ha un approccio promettente, richiederà tuttavia nuove conferme su un numero più ampio di diabetici.

Fonti: Massachusetts Eye and Ear Infirmary, IOVS


Pagina pubblicata il 5 aprile 2016. Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2016


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