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Teleoftalmologia, una soluzione per il futuro?

Immaginate di avere un problema all’occhio, ad esempio che un gatto vi abbia graffiato la cornea. Vi recate al più vicino pronto soccorso, vi fanno un rapido esame, ma non c’è un oculista. Cosa succede? In futuro il medico di turno potrebbe trasmettere la foto della vostra cornea graffiata a un centro specializzato che, da remoto, potrebbe dare indicazioni tempestive. Nell’attesa, eventualmente, di trasferivi in un reparto di oculistica molto più lontano. Proprio su questi aspetti si è concentrato un nuovo studio pubblicato su Jama Ophthalmology.
Le grandi distanze, l’assenza di servizi locali e la necessità di competenze specialistiche. Tutto questo può concorrere alla necessità di una medicina a distanza. In particolare, può essere utile la cosiddetta “teleoftalmologia” per azzerare lo spazio e garantire un supporto medico-oculistico hi-tech da remoto. La telemedicina viene oggi pensata soprattutto per i Paesi in via di sviluppo come il Kenya e per Paesi molto popolosi come l’India. Eppure anche gli Usa e l’Italia potrebbero beneficiarne.

Per fare teleoftalmologia ove non sia disponibile un oculista basta una figura professionale che raccolga dati o fare esami da inviare a un centro oculistico specializzato. (In alternativa ci potrebbe persino essere un’Unità mobile oftalmica a bordo della quale fare la visita e un apparato di trasmissione via internet a un centro dedicato per esaminare, ad esempio, il fondo oculare. Oppure, nel caso del Kenya, un palmare opportunamente accessoriato e una connessione internet).

“La disponibilità di copertura per le emergenze oculistiche è limitata, in particolare – scrivono i ricercatori – nei dipartimenti rurali per le emergenze della California. I medici e le infermiere dei pronto soccorso intervistati indicano un interesse e un valore percepito moderatamente grandi per soluzioni di oftalmologia per il triage e la consultazione remoti. Nel suo complesso lo studio suggerisce che la teleoftalmologia possa giocare un ruolo nel mitigare i gap nella copertura delle emergenze oftalmiche”.

Fonte principale:Jama Ophthalmology


Pagina pubblicata il 4 aprile 2016. Ultimo aggiornamento: 15 luglio 2016


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