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Notizie

Spettro liste d’attesa

Presentato a Roma il nuovo Rapporto Pit Salute di Cittadinanzattiva: in medi 9 mesi d’attesa per una visita oculistica nel pubblico

Nove mesi per una visita oculistica, otto mesi per una cardiologica e un anno per una visita neurologica. Sono questi i tempi d’attesa medi riferiti nel pubblico in Italia da Cittadinanzattiva, onlus che il 15 dicembre ha presentato a Roma, presso l’Istituto dell’Enciclopedia italiana, il XIX Rapporto Pit Salute (“Servizio sanitario nazionale: accesso di lusso”). Anche nel precedente volume del 2015 per un controllo oculistico bisognava attendere i tempi di una gestazione. Per quanto riguarda le tasche degli italiani, invece, a gravare sono soprattutto i costi dei ticket e dei medicinali.

Tra le 21.493 segnalazioni dell’anno scorso, per le liste d’attesa eccessive troviamo al primo posto gli interventi chirurgici (35,3%) [1], quasi a pari (de)merito con le attese per le visite specialistiche (34,3%), a cui seguono gli esami diagnostici (25,5%).

Se tra gli interventi chirurgici a battere il record negativo d’attesa è ortopedia (col 30,7% nel 2015), tra le visite specialistiche a conquistare la maglia nera è l’oculistica (25% lo scorso anno contro il 18,5% del 2014); per gli esami diagnostici, infine, le prestazioni per le quali si attende di più sono le ecografie (18,8%).

Eppure lo scorso anno, rispetto al 2014, le segnalazioni relative alle attese-odissea si sono complessivamente ridotte, mentre sono aumentate le lamentele per i costi del ticket, per le difficoltà ad accedere alle prestazioni, per i problemi ad ottenere la documentazione clinica, carenze assistenziali, lentezza nella procedura di riconoscimento della invalidità e dell’handicap, maggiori punti critici nella rete dell’emergenza-urgenza. Nell’ultimo Rapporto pesano, inoltre, i costi per le prestazioni a totale carico dei cittadini, in particolare dei ticket per diagnosi e visite specialistiche (30,3%) nonché dei farmaci (20%).

Secondo Cittadinanzattiva:

I presunti errori pesano di più nell’area delle terapie (58,3%), e in seconda battuta, nell’area diagnostica (41,7%). Se nel 57% dei casi manca il nesso di causalità, dunque non è ravvisabile una diretta responsabilità sanitaria, in circa un caso su tre (32%) la documentazione clinica consegnata dalle strutture è incompleta o inadeguata e, ancora, per l’11% sono decorsi i termini per l’azione legale.

Il coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato Tonino Aceti ha dichiarato:

Sei le nostre priorità, anzitutto contrastare le lunghe liste di attesa, garantire trasparenza e controllo sull’intramoenia, l’abolizione del superticket, riorganizzazione rete ospedaliera, monitoraggio sulla sicurezza strutturale e investire sul personale.

Fonte: Cittadinanzattiva

[1tuttavia secondo l’Ocse, per quanto riguarda la cataratta, l’Italia si comporta bene in Europa con una cinquantina di giorni medi, essendo seconda solo all’Olanda per tempi d’attesa, ndr


Pagina pubblicata il 15 dicembre 2016. Ultimo aggiornamento: 19 dicembre 2016


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