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Sì al web, ma la salute va cercata con cautela

internet navigazione Se il web può essere un prezioso alleato della salute, allo stesso modo può nascondere alcune insidie. A partire dall’inattendibilità di alcuni siti non ufficiali e blog, passando per sintomi che molte malattie hanno in comune – che possono quindi essere fuorvianti – fino al rischio ipocondria nei soggetti predisposti.
Sta di fatto che utilizzando internet il rischio di un’automedicazione errata è dietro l’angolo; infatti le notizie di sanità sono tra le più cliccate del web. Tanto che, già nel 2015, risultava che un italiano su due cercava informazioni di salute sul web.
Ecco perché è meglio confrontarsi con un medico prima di ricorrere persino ai farmaci da banco. Proprio su questi aspetti si è concentrato un nuovo sondaggio condotto su oltre 1600 persone, di cui 745 semplici internauti e 872 medici e farmacisti. Web in Salute, i cui risultati sono stati presentati di recente, è stato ideato e coordinato dalla St. John’s University e patrocinato dall’Istituto di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica di Roma e dalla Società Italiana Medici Manager.

Per 65 internauti su 100 il trattamento si scopre online

Il 65% del campione afferma di aver trovato informazioni su un trattamento terapeutico l’ultimo anno online; il 49% è stato spinto a parlare col medico per una prescrizione, mentre il 40% ha parlato di un problema di salute di cui non aveva mai discusso prima.
Le informazioni di salute trovate in internet hanno influenzato le azioni degli internauti soprattutto con riferimento al maggiore controllo sul proprio stato di salute (26%), al miglioramento della dieta (24%) e delle abitudini di fumo e alcol (24%), alla ricerca di maggiori informazioni su un farmaco (24%), alla scelta di una struttura ospedaliera o di un medico (21%), alla maggiore pratica di esercizio fisico (17%), al sottoporsi a specifici test diagnostici (20%), e all’assunzione di un farmaco specifico (16%).

In farmacia senza passare dal medico

Il 30% del campione ha acquistato in farmacia il trattamento trovato online senza andare dal medico; invece il 54% afferma che, al termine della visita in cui si è discusso di un’informazione di salute internettiana, il medico ha prescritto un farmaco con obbligo di prescrizione (54%) e ha suggerito di modificare lo stile di vita (48%); in altri casi sono stati prescritti farmaci da banco (30%), analisi diagnostiche e di laboratorio (71%) o è stata consigliata una struttura sanitaria (22%). Il 40% afferma che il nome del trattamento prescritto dal medico durante la visita era lo stesso trovato su internet. Importante evidenziare anche che, dei 653 medici che hanno risposto all’indagine, quasi il 90% erano specialisti e agli altri medici di medicina generale.

Per i medici il web è meno attendibile o dà notizie irrilevanti

Su un campione di 872 medici e farmacisti, il 44% dei medici ed il 40% dei farmacisti (dei 219 rispondenti) afferma che le informazioni che i pazienti hanno letto in internet sulle proprie patologie e sui trattamenti terapeutici sono “per nulla accurate” e il 37% dei medici ed il 23% dei farmacisti che la discussione sull’informazione online è stata “per nulla rilevante”. Solo il 10% dei medici dichiara di aver prescritto lo stesso ’rimedio’ menzionato online perché considerato più efficace. Il 43% dei farmacisti afferma che la discussione sull’informazione trovata online è stata piuttosto rilevante.

Solo il 15% dei farmacisti segue il trattamento internettiano

Il 55% dei farmacisti afferma di aver inviato il paziente dal medico di medicina generale o dallo specialista e il 65% di aver suggerito un prodotto terapeutico. Nel 63% dei casi il paziente ha acquistato tale prodotto. Solo il 15% dei farmacisti afferma di aver suggerito il trattamento menzionato online sul quale il paziente ha iniziato la discussione. Infine c’è un aspetto estremamente positivo: il 60% del campione afferma che la discussione sull’informazione di salute trovata online ha aiutato la propria relazione con l’utente.

Fonti di riferimento: Quotidianosanità, Fb (Web in salute)


Pagina pubblicata il 12 aprile 2016. Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2016


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