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Se lo smartphone secca gli occhi

Secondo un nuovo studio coreano condotto su 916 bambini il suo uso prolungato è un importante fattore di rischio della secchezza oculare

Stare incollati a uno smartphone molte ore al giorno aumenta molto il rischio di occhio secco in età pediatrica. È quanto conclude uno studio coreano condotto su 916 bambini dall’Università Chung Ang (Seoul) e pubblicato su BMC Ophthalmology. Tuttavia c’è un rimedio tanto semplice quanto antico: trascorrere del tempo all’aria aperta, che naturalmente secondo i ricercatori avrebbe un “effetto protettivo”. In ogni caso, la sindrome dell’occhio secco può avere diverse cause (è multifattoriale), dunque gli esiti di un migliore stile di vita potrebbero essere differenti.

Come si è svolto lo studio

Per circa sei mesi sono state effettuate in Corea visite oculistiche su bambini che frequentavano le scuole primarie. È stata controllata la loro acuità visiva, lo stato della loro superficie oculare e il tempo di rottura del film lacrimale (tear break-up time). A ciò si è aggiunto un questionario somministrato sia ai bambini che ai loro genitori [1].

Le conclusioni

I bambini che soffrivano di occhio secco (il 6,6%), presumibilmente in associazione al cellulare, hanno dovuto sospenderne l’uso per quattro settimane prima di vedere migliorare i propri sintomi soggettivi e i segni oggettivi. Un’attività regolare all’aria aperta e alla luce solare è, comunque, consigliabile.

Ovviamente per chi soffre di occhio secco può essere utile instillare lacrime artificiali e utilizzare eventualmente anche altri umettanti oculari (come i gel notturni). Chi dovesse soffrire di fastidi oculari trascorrendo e trascorre quotidianamente molto tempo di fronte allo schermo del proprio disturbi potrebbe considerare una migliore regolazione della luminosità del dispositivo e l’opportunità di più frequenti interruzioni periodiche dell’impiego dello schermo (si leggano in proposito i consigli utili).

Fonte: BMC Ophthalmology

[1valutazione del tempo medio trascorso di fronte a smartphone, computer e televisione; tempo speso a leggere e a scrivere; attività svolte fuori casa; eventuali allergie, ecc.


Pagina pubblicata il 16 gennaio 2017.


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