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Notizie

Se il welfare si è ristretto

Rapporto Censis: circa 11 milioni d’italiani hanno rinunciato o rinviato le prestazioni sanitarie, i posti letto sono diminuiti

La “scure” dei tagli non guarirà la sanità italiana. “Il progressivo restringimento del welfare legato agli obiettivi di finanza pubblica appare evidente nella dinamica recente della spesa sanitaria. Dal 2009 al 2015 si registra solo una lieve riduzione in termini reali della spesa pubblica”. Lo scrive il Censis nel suo 50° Rapporto presentato a Roma lo scorso 2 dicembre.

Gli effetti socialmente regressivi delle manovre di contenimento si traducono in un crescente numero di italiani (11 milioni circa) che, nel 2016, hanno dichiarato di aver dovuto rinunciare o rinviare alcune prestazioni sanitarie, specialmente odontoiatriche, specialistiche e diagnostiche. Anche l’offerta ospedaliera mostra una progressiva riduzione dei posti letto [1].

La spesa sanitaria privata è aumentata negli scorsi due anni (+2,4% dal 2014 al 2015). Aumenta poi la compartecipazione dei cittadini alla spesa: +32,4% in termini reali dal 2009 al 2015 [2].

Il web non è un medico

L’accesso diretto all’informazione sanitaria, certamente enfatizzato dalle potenzialità praticamente infinite della rete, ha avuto un impatto dirompente anche sulla trasformazione della relazione medico-paziente. Il modello a cui si riferisce la quota maggiore degli italiani (50,9%) è la scelta terapeutica condivisa. Anche l’utente informato sul web ribadisce il ruolo strategico del medico come fonte principale di informazione sanitaria [3], mentre circa un italiano su 5 ammette la funzione strategica di televisione e internet.

La quota di chi ritiene che troppe informazioni reperite sul web possano confondere chi non è esperto e che su questioni riguardanti la salute a decidere debbano essere i medici è cresciuta nel tempo [4].

Nel 2016 quasi la metà degli italiani attribuisce al medico di medicina generale la responsabilità di dare informazioni circostanziate ai pazienti e di guidarli verso le strutture più adatte, a fronte del 12,1% che attribuisce a internet un ruolo strategico nella selezione delle strutture e dei professionisti attraverso la disponibilità di informazioni sicure e certificate sui servizi.

Sempre più anziani

I nuovi pensionati sono più anziani rispetto al passato e hanno anche redditi pensionistici mediamente migliori, come effetto di carriere contributive più lunghe e continuative nel tempo, e occupazioni in settori e con inquadramenti professionali migliori.

In generale, si registra un miglioramento della condizione socio-economica dei pensionati. Per 3,3 milioni di famiglie con pensionati le prestazioni pensionistiche sono l’unico reddito familiare e per 7,8 milioni i trasferimenti pensionistici rappresentano oltre il 75% del reddito familiare disponibile. Così, si stimano in 1,7 milioni i pensionati che hanno ricevuto un aiuto economico da parenti e amici. Ma i pensionati non possono essere considerati solo come recettori passivi di risorse e servizi di welfare, perché sono anche protagonisti di una redistribuzione orizzontale di risorse economiche.

Le malattie croniche sono diffuse

Nel 2015 il 69,9 per cento della popolazione residente ha dato un giudizio positivo sul proprio stato di salute, mentre il 38,3 per cento ha dichiarato di essere affetto da almeno una patologia cronica. Quelle più diffuse sono: l’ipertensione (17,1 per cento), l’artrosi/artrite (15,6 per cento), le malattie allergiche (10,1 per cento), l’osteoporosi (7,3 per cento). Lo ha scritto l’Istat nel suo Rapporto annuale pubblicato alla fine dello scorso anno.

Le patologie cronico-degenerative sono più frequenti nelle fasce di età più adulte: già nella classe 55-59 anni ne soffre il 51,5 per cento, mentre tra gli ultra 75enni la quota raggiunge l’85,2 per cento.

Sempre tra gli over settantacinquenni avere più malattie croniche si attesta al 65,4 per cento. Tra gli anziani le patologie o condizioni croniche più diffuse sono: l’ipertensione (17,1 per cento), l’artrosi/artrite (15,6 per cento), le malattie allergiche (10,1 per cento), l’osteoporosi (7,3 per cento), la bronchite cronica e l’asma bronchiale (5,6 per cento) nonché il diabete (5,4 per cento). Quest’ultimo può causare retinopatia diabetica così come la prima provoca la retinopatia ipertensiva.

Fonti originali: Censis, Istat

[13,3 per 1.000 abitanti in Italia nel 2013 secondo i dati Eurostat, contro i 5,2 in media dei 28 Paesi Ue, 8,2 della Germania e 6,3 della Francia

[2con un incremento più consistente della compartecipazione alla spesa farmaceutica: 2,9 miliardi, +74,4%

[3il 73,3% degli italiani cita il medico di medicina generale

[4passando dal 46,6% del 2006 al 54,5% del 2014


Pagina pubblicata il 6 dicembre 2016. Ultimo aggiornamento: 30 gennaio 2017


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