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Sanità Ue, pochi investimenti pubblici in prevenzione

Sanità Ue, pochi investimenti pubblici in prevenzione Le malattie croniche sono un problema crescente: è in atto l’invecchiamento demografico 26 giugno 2015 - La prevenzione, questa dimenticata. L’Unione europea le dedica solo circa il 3% delle spese sanitarie, mentre il restante 97% viene stanziato per le cure. Questa scelta rischia però di essere “miope” nel medio e nel lungo periodo. Sono queste le percentuali citate nel nuovo Libro Bianco intitolato “Il sistema sanitario alla prova della sostenibilità”, uno studio realizzato grazie a un modello di micro-simulazione della domanda sanitaria in Europa (Italia e altri 12 Paesi). La ricerca è stata condotta per un biennio da un gruppo di lavoro internazionale, che si è basato su studi precedenti e si è avvalso di strumenti messi a punto dal Ceis-Università di Tor Vergata anche in collaborazione con l’Ocse. L’invecchiamento della popolazione ha già provocato un incremento delle malattie croniche. Si prevede che aumenteranno principalmente le persone obese o in sovrappeso, gli ipertesi e i diabetici. Soprattutto in quest’ultimo caso è necessario un attento controllo degli zuccheri nel sangue (la loro concentrazione è detta glicemia): il diabete può creare, se non trattato, seri danni alla retina. In tutti questi casi investire maggiormente in prevenzione significa, in prospettiva, evitare maggiori danni e una minore spesa sanitaria. Lo scenario che si prospetta è a tinte fosche senza interventi specifici: nel 2050 il 37% degli europei avrà più di 60 anni. Quindi le malattie croniche peseranno per oltre l’80% sulla spesa sanitaria. Tra l’altro obesità e sovrappeso cresceranno nella maggior parte dei Paesi Ue, coinvolgendo oltre la metà della popolazione. Insomma, bisogna avere sin d’ora un occhio di riguardo per la prevenzione, che passa per migliori stili di vita e una corretta alimentazione.

Fonti di riferimento: Il Sole 24 Ore Sanità , “Il sistema sanitario alla prova della sostenibilità” (Libro Bianco)

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