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Notizie

Riabilitazione visiva con la Stargardt

Il Polo Nazionale e la Clinica oculistica del Gemelli hanno effettuato un’accurata analisi della retina degli ipovedenti, studiando anche le capacità di lettura

Pensate a una malattia come la maculopatia di Stargardt. Chi ce l’ha riesce spesso a leggere con grande difficoltà, è abbagliato dalla luce del sole e le sue capacità visive s’indeboliscono progressivamente al centro del campo visivo. Cosa si può fare? Oggi – trattandosi di una patologia genetica incurabile – si può imparare a sfruttare al meglio le proprie capacità visive residue, ritrovando fiducia in se stessi e migliorando la propria qualità della vita. Questo grazie alla riabilitazione visiva (vedi i Centri d’ipovisione in Italia).

Lo studio scientifico

Quindici persone [1] affette dalla malattia di Stargardt sono state sottoposte a una visita oculistica completa e a una serie di esami diagnostici quali: OCT, autofluorescenza del fondo oculare (FAF) e microperimetria presso il Polo Nazionale di Servizi e Ricerca per la Prevenzione della Cecità e la Riabilitazione Visiva degli Ipovedenti e nella Clinica oculistica del Policlinico A. Gemelli di Roma.

I ricercatori italiani hanno individuato, mediante la loro analisi, una correlazione significativa tra l’ingrandimento utilizzato, la velocità di lettura e la sensibilità retinica. Quest’ultima [2] è fondamentale per la valutazione della capacità visiva residua degli ipovedenti che, in media, avevano 42,6 anni [3], con una storia della malattia di almeno 5 anni.

Nel loro articolo scientifico pubblicato sul Canadian Journal of Ophthalmology i ricercatori del Polo Nazionale e del Gemelli hanno quindi concluso:

L’attività residua degli strati retinici esterni, nell’area di fissazione eccentrica [4], sembra correlata all’ingrandimento richiesto e alla velocità di lettura. L’identificazione dei parametri morfo-funzionali è utile per elaborare un programma riabilitativo personalizzato.

Fonte principale: Can. J. Ophtalmology

[1sono stati studiati 26 occhi

[2misurata, tra l’altro, mappando la retina mediante microperimetria

[3dai 16 ai 53 anni come fascia d’età

[4ossia quella non centrale: si può imparare a utilizzare la visione paracentrale quando la macula è soggetta a degenerazione, ndr


Pagina pubblicata il 27 giugno 2017.


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