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Quando al Polo Nazionale Ipovisione vince la ricerca

Quando al Polo Nazionale Ipovisione vince la ricerca I progetti ritenuti migliori sono stati presentati da oculisti del S. Raffaele di Milano e del Massachusetts Eye and Ear Infirmary (Usa) Si fa ricerca innovativa presso il Polo Nazionale Ipovisione dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus, al Policlinico A. Gemelli di Roma. Sono stati, infatti, proclamati i vincitori di un bando scaduto il 18 maggio 2008. Oggetto di ricerca sono principalmente le cellule staminali utili a rigenerare la retina danneggiata e le terapie innovative contro le malattie degenerative e neovascolari degli occhi (dovute, cioè, a una proliferazione incontrollata di vasi sanguigni). La palma della vittoria è andata a due ricercatori del S. Raffaele di Milano, Vania Broccoli e Fabrizio Scotti, e a Reza Dana, medico oculista nonché docente del Massachusetts Eye and Ear Infirmary-Cornea Service (Usa). Sono stati loro – a insindacabile giudizio della commissione – ad aver presentato i progetti migliori. Avv. Giuseppe Castronovo, Presidente della IAPB Italia onlus“La Sezione italiana dell’Agenzia – ha commentato l’avv. Giuseppe Castronovo, Presidente di questa onlus che gestisce il Polo nazionale – è impegnata a fondo anche nel campo della ricerca affinché si trovino nuove tecniche e metodologie per salvaguardare la vista. Tra l’altro si studieranno le staminali, che non causano rigetto perché – quando appartengono alla persona stessa – si armonizzano con le altre cellule (è come se fossero dei piccoli ‘pezzi di ricambio’). Si tratta di un nuovo cammino della scienza che potrà dare risultati eccezionali sia per la vista che per la salute in generale”. Più nello specifico il dott. Broccoli rivolge, tra l’altro, i suoi sforzi alle distrofie retiniche ereditarie ricorrendo a cellule pluripotenti riprogrammate ossia a staminali geneticamente manipolate. Tali distrofie colpiscono indicativamente una persona su tremila: causano un danno progressivo dei fotorecettori retinici, provocando disabilità visiva (ipovisione e cecità). Si tratta, ad esempio, di malattie come la retinite pigmentosa, la malattia di Stargardt e la malattia di Best. Invece, il dott. Scotti focalizza la sua attenzione sulla degenerazione maculare legata all’età (AMD), una malattia che può provocare cecità centrale a causa di danni Cornea: è la superficie oculare trasparente che si trova in corrispondeza del nostro iride alla macula (zona centrale della retina deputata alla visione ‘frontale’ distinta); ha studiato, in particolare, le cellule progenitrici dell’endotelio retinico (uno strato di cellule nervose particolarmente importante). Infine – ultima, ma non per importanza – la commissione scientifica ha ritenuto meritevole di vittoria anche Reza Dana del Massachusetts Eye and Ear Infirmary-Cornea Service . Il suo progetto è incentrato sullo studio degli effetti di una terapia contro la neovascolarizzazione corneale: la superficie oculare trasparente che si trova davanti alla nostra iride può essere, infatti, invasa da capillari (come nel caso di cheratiti gravi, distrofie genetiche e alcune forme di glaucoma). Avere un occhio di riguardo per la ricerca consente di migliorare le terapie future per gli occhi!


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