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Eventi

Più rischio diabete in città

Oltre la metà della popolazione mondiale è inurbata. Tra le complicanze c’è anche la retinopatia diabetica

Nel mondo più di una persona su due vive in città, vale a dire oltre 3 miliardi di abitanti. Con tutti gli annessi rischi per la salute: essere cittadini aumenta la probabilità di soffrire di diabete, una malattia che – secondo l’OMS – colpisce 422 milioni di persone, delle quali 147 milioni con retinopatia diabetica. La maggior parte dei diabetici hanno il tipo 2 ossia quello alimentare. Molti di essi non mangiano correttamente e si muovono poco: condurre una vita sana è il miglior metodo per evitare il diabete.

L’appuntamento di Roma

L’11 aprile è stato presentato a Roma il nuovo numero della rivista “Health Policy in Non Communicable Diseases” (Politica sanitaria per le malattie non trasmissibili), presso la sala della Stampa estera.

“Per rendere le sempre più affollate aree urbane più sicure, vivibili e sane è necessario – scrivono gli organizzatori dell’evento – agire concretamente su aspetti importanti quali lo sviluppo abitativo, la qualità dell’aria, la buona alimentazione e il trasporto, che diventano determinanti della salute delle persone in città”.

Un futuro con più diabetici?

La Federazione internazionale diabete (IDF) stima un aumento del 50% dei diabetici, sino a giungere a 642 milioni tra 25 anni. Negli ultimi 40 anni l’obesità è cresciuta di oltre sei volte (passando da 105 milioni di obesi a 640 milioni) e, inoltre, non va dimenticato il progressivo invecchiamento della popolazione.

A settembre 2015 i 193 Stati membri delle Nazioni Unite, riuniti a New York per discutere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), miravano a rendere le città più inclusive, sicure, sostenibili e capaci di affrontare il cambiamento. Strumenti chiave per raggiungere questo obiettivo come lo sviluppo abitativo, la qualità dell’aria, la buona alimentazione e il trasporto sono individuati chiaramente e diventano importanti determinanti della salute delle persone nelle città.

Tutto ciò si inserisce nel più generale tema del miglioramento della salute come priorità globale.

La prevenzione salva il Welfare

"L’Europa ha il 7% della popolazione e la metà del Welfare mondiale", ha affermato a margine del convegno Walter Ricciardi, Presidente dell’Istituto superiore di sanità e direttore della rivista Health Policy in Non Communicable Diseases. Dunque occorre fare molta più prevenzione, altrimenti i sistemi sanitari universalistici non potrebbero reggere all’enorme impatto delle malattie croniche, tra cui si annovera il diabete.

"Siamo arrivati circa al 40% della popolazione italiana con malattie croniche (oltre il 20% ne ha almeno due), pari quasi a 24 milioni di persone", ha spiegato il Prof. Ricciardi.
In particolare bisogna evitare quattro fattori (che incidono per l’86% sull’insorgenza delle malattie croniche):

  • eccessiva e cattiva alimentazione;
  • inattività fisica;
  • consumo di alcol;
  • fumo.

"Oggi il 54% della popolazione vive nelle città e il trend dell’urbanizzazione è crescente", ha osservato Ricciardi.

Roberta Crialesi (Istat) è intervenuta sul "Benessere equo e sostenibile nelle città italiane". La geografia della salute in Italia è estremamente variegata, ma esiste una dicotomia Nord-Sud, con prevalenza di eccesso ponderale nel Mezzogiorno (sovrappeso, obesità). Dunque chi vive al Sud corre maggiori rischi di diventare diabetico.

Spiega il docente universitario Andrea Lenzi, Presidente del Comitato di Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri nonché Presidente dell’Health City Institute:

Sempre di più, grandi masse di persone si concentrano nelle città, attratte dal miraggio del benessere, dell’occupazione e di una qualità di vita differente. Dobbiamo prendere atto che si tratta di un fenomeno sociale inarrestabile e di una tendenza irreversibile, che va gestito e anche studiato sotto numerosi punti di vista quali l’assetto urbanistico, i trasporti, il contesto occupazionale, ma soprattutto la salute pubblica, perché alla questione inurbamento è indissolubilmente legato, purtroppo, l’aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, proprio per via del cambiamento degli stili di vita alimentari e di movimento.

Il programma per cambiare la vita in città

A queste sollecitazioni risponde anche il programma Cities Changing Diabetes, realizzato in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center. Coinvolge istituzioni nazionali, amministrazioni locali, mondo accademico e terzo settore - tra cui è parte attiva l’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus -, con l’obiettivo di studiare il legame fra il diabete e le città e promuovere iniziative per salvaguardare la salute e prevenire la malattia cronica da eccesso di zuccheri nel sangue.

A tale programma hanno già aderito Città del Messico, Copenaghen, Houston, Shanghai, Tianjin, Vancouver e Johannesburg. Roma, invece, è la metropoli scelta per il 2017. In tutte queste città i ricercatori svolgono ricerche per individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza.

Un manifesto per migliori politiche sanitarie

Ecco i dieci punti del manifesto "Salute nelle città" che ha il fine di realizzare migliori politiche sanitarie:

1) Ogni cittadino ha diritto ad una vita sana ed integrata nel proprio contesto urbano. Bisogna rendere la salute dei cittadini il fulcro di tutte le politiche urbane.
2) Assicurare un alto livello di alfabetizzazione e di accessibilità all’informazione sanitaria per tutti i cittadini, aumentando il grado di autoconsapevolezza.
3) Inserire l’educazione sanitaria in tutti i programmi scolastici, con particolare riferimento ai rischi per la salute nel contesto urbano.
4) Incoraggiare stili di vita sani nei luoghi di lavoro, nelle grandi comunita` e nelle famiglie.
5) Promuovere una cultura alimentare appropriata attraverso programmi dietetici mirati, prevenendo l’obesità.
6) Ampliare e migliorare l’accesso alle pratiche sportive e motorie per tutti i cittadini, favorendo lo sviluppo psicofisico dei giovani e l’invecchiamento attivo.
7) Sviluppare politiche locali di trasporto urbano orientate alla sostenibilita` ambientale e alla creazione di una vita salutare.
8) Creare iniziative locali per promuovere l’adesione dei cittadini ai programmi di prevenzione primaria, con particolare riferimento alle malattie croniche, trasmissibili e non trasmissibili.
9) Considerare la salute delle fasce piu` deboli e a rischio quale priorita` per l’inclusione sociale nel contesto urbano.
10) Studiare e monitorare a livello urbano i determinanti della salute dei cittadini, attraverso una forte alleanza tra Comuni, Universita’, aziende sanitarie, centri di ricerca, industria e professionisti.

Fonti principali: HCC, Controluce, Ipasvi


Pagina pubblicata il 11 aprile 2017. Ultimo aggiornamento: 12 aprile 2017


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