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Più prevenzione sanitaria per i migranti

Da sinistra John Dalli (Commissario Ue per la Salute), Ferruccio Fazio (Ministro della Salute) e Zsuzsanna Jakab (Oms Europa)Più prevenzione sanitaria per i migranti Bisogna provvedere alla loro salute, ma secondo la Commissione Ue bisogna ridimensionare gli allarmismi 14 aprile 2011 - “Dobbiamo attuare la prevenzione in casi come l’attuale circostanza migratoria: dobbiamo adottare approcci per seguire i migranti, per provvedere alla loro sicurezza, incolumità, salute e per far sì anche che noi offriamo una completa protezione ai nostri cittadini”. Lo ha affermato il Commissario per la Salute dell’Unione europea, John Dalli, intervenuto il 13 aprile a Roma presso il Dicastero della Salute in una conferenza stampa congiunta con Zsuzsanna Jakab dell’Oms (Europa) e al Ministro della Salute Ferruccio Fazio. L’evento, organizzato dal Ministero della Salute italiano, in collaborazione con la Commissione Europea Direzione Generale Salute e Protezione dei Consumatori e con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Ufficio Regionale per l’Europa, ha riunito Ministri, Segretari di Stato e funzionari di alto livello provenienti da Italia, Cipro, Francia, Grecia, Malta, Spagna e Ungheria, insieme ai rappresentanti dell’OMS Ufficio Regionale per il Mediterraneo Orientale, dell’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), e del Centro Europeo per Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC). “Non siamo qui riuniti perché c’è una crisi – ha rassicurato il Commissario Ue per la salute Dalli – ma per prevenirla”, sottolineando come la Commissione europea abbia tutti gli strumenti per affrontare il problema sanitario e umanitario. Dal canto suo il Ministro Fazio ha sostenuto che il fenomeno dei migranti per motivi legati alle condizioni nei Paesi d’origine, in questo periodo prevalentemente africani, è unMinistero della Salute (sede di Roma Eur) “problema molto vissuto, cronico, e non solo acuto (che si presume possa terminare a breve)”. Però bisogna agire tempestivamente, ha ricordato Fazio, “per rafforzare la preparazione dell’Europa per un aumento possibile della domanda di assistenza”. Se da un lato, quindi, bisogna aumentare la capacità di sorveglianza sanitaria attraverso un maggiore coordinamento tra Paesi, dall’altro lato occorre un sostegno economico più sostanzioso; ma è indispensabile anche sottolineare la necessità del rispetto dei diritti umani. A livello sanitario esiste sia un problema di malattie croniche (i profughi, se già si curano, spesso smettono di farlo) e sia quello di patologie contagiose tipo la tubercolosi (in Tunisia ha colpito il 23% della popolazione nel 2009 mentre in Italia il 9%). Va detto, inoltre, che il fenomeno è divenuto più grave per un indebolimento del sistema ospedaliero in atto nei Paesi Nord-africani (soprattutto in Libia). “Gli sviluppi della crisi nord africana aggiungono una dimensione di urgenza sanitaria alle sfide presentate dai movimenti di popolazioni – ha dichiarato il Direttore Regionale OMS per l’Europa Zsuzsanna Jakab –. Dobbiamo assicurare che i nostri sistemi sanitari siano in grado di fronteggiare le esigenze poste dall’aumento dei fenomeni di migrazione. Ogni migrante o richiedente asilo, e in particolare quelli più vulnerabili, fisicamente feriti o affetti da patologie croniche, o provati da un ambiente sovraffollato e da un viaggio impegnativo, dovrebbero poter avere un accesso tempestivo a cure sanitarie di qualità”. “Comunque – ha aggiunto Jakab – la maggior parte dei migranti sono persone sane”. Dal gennaio 2011, 27 000 migranti, l’80% dei quali di origine tunisina, hanno raggiunto le coste europee. “Anche se in questa fase, le migrazioni – si legge nelle Raccomandazioni Conclusive dell’incontro – non hanno causato problemi alla salute del tipo e delle dimensioni che potrebbero costituire un rischio per i sistemi sanitari dei paesi mediterranei dell’Unione europea (UE), e dell’Europa in generale, è importante essere consapevoli delle esigenze sanitarie delle popolazioni migranti costituite da gruppi eterogenei [e] adottare misure adeguate per far fronte ad eventuali necessità, che possono includere sistemi di sorveglianza per le malattie infettive, tra cui malattie emergenti e o ri-emergenti”. I migranti, indipendentemente dal loro status giuridico, dovrebbero ricevere un tempestivo accesso ai servizi sanitari essenziali (si tratta anche di un prerequisito per proteggere la salute della popolazione dei Paesi ospitanti). In particolare, i partecipanti hanno concordato i seguenti principi principali:Migranti - garantire a tutti i migranti il ​​il diritto alla salute ed evitare di puntare il dito contro lo stranieri in base a pregiudizi secondo cui le popolazioni che arrivano dal Nord Africa rappresenterebbero una minaccia per la salute pubblica (il rischio di un’epidemia di malattie tropicali importate come la malaria, il colera, la tubercolosi, o le febbri emorragiche virali è molto improbabile); - rafforzare la preparazione e la risposta nei paesi dell’Unione europea per fronteggiare un eventuale aumento del fabbisogno di cure sanitarie per malattie croniche (per prevenire le epidemie di malattie infettive, e per affrontare le criticità ambientali, con il supporto tecnico dell’ECDC e dell’OMS); - rafforzare la cooperazione e la solidarietà internazionali sugli aspetti di sanità pubblica della crisi – col sostegno della Commissione Europea, degli Uffici Regionali dell’OMS e con il coordinamento delle Nazioni Unite –, coinvolgendo anche la società civile; - migliorare la raccolta e la condivisione di informazioni attraverso strumenti esistenti (Regolamento Sanitario Internazionale) così come la ricerca, l’analisi e la formazione sugli impatti delle migrazioni sulla salute; - valutare l’assegnazione delle risorse finanziarie a livello europeo alla preparazione e alla risposta dei sistemi sanitari sulle conseguenze delle migrazioni su larga scala (punto da discutere alla prossima riunione del Consiglio dei Ministri della Salute della UE che si terrà il 6 giugno 2011 a Lussemburgo). Ultimo aggionamento: 15 aprile 2011.

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Fonte di riferimento: Ministero della Salute


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