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Ottenute staminali retiniche dalla pelle

Retina. Un giorno potrà essere riparata grazie alle cellule adulte riprogrammate Ottenute staminali retiniche dalla pelle In futuro le cellule della retina si potranno riparare usando le cellule del paziente stesso 25 agosto 2009 - Sono state ottenute le staminali salva-occhio: le cellule adulte della pelle, se opportunamente riprogrammate (ringiovanite geneticamente), possono essere trasformate in cellule della retina. È quanto ha fatto una squadra di ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison (Usa), che ha pubblicato il 24 agosto i risultati su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences). Un sistema analogo è stato impiegato per ricavare cellule cerebrali. Dunque, in futuro si potrà riparare direttamente il tessuto retinico, il quale ad esempio subisce danni in seguito a malattie degenerative (come l’AMD o la retinite pigmentosa). Impiegando le staminali riprogrammate si evitano i rischi di rigetto: appartenendo all’organismo del paziente stesso non c’è bisogno di assumere farmaci per contenere la risposta immunitaria. Tra i rischi, tuttavia, c’è quello di sviluppare un cancro; un problema serio che può essere evitato se si indirizza correttamente lo sviluppo delle cellule ringiovanite (innescato da quattro geni attivatori, che fanno scattare degli ‘interruttori’ genetici). Le cellule riprogrammate (iPS), secondo il professore di oftalmologia e scienze visive David Gamm, si comportano Cellule staminali retiniche (in verde) e cerebrali (in blu) ottenute riprogrammando geneticamente le cellule adulte della pelle. Foto: University of Wisconsin (courtesy of David Gamm)in modo sorprendentemente simile a quelle che si sviluppano naturalmente all’interno dell’occhio. Quindi, la lotta contro la cecità ‘guarda’ sempre di più anche alle cellule bambine. La retina è ricca già naturalmente di staminali: in uno studio condotto sui neonati, pubblicato nel 2004 sempre su PNAS dall’Università di Harvard, è stato stimato che ogni occhio ne contenga circa 10.000 dotate di caratteristiche tipiche come la proliferazione, la capacità di rinnovarsi e la multipotenzialità (cioè la capacità di diventare cellule di tipo diverso). Ciò che si fa riprogrammando le cellule adulte è di riportarle ‘indietro’ nel tempo fino a farle tornare indifferenziate. A questo punto è possibile indirizzarne lo sviluppo, in modo da far sì che diventino non solo cellule oculari e cerebrali, ma anche dei tessuti del resto dell’organismo. Ciò è possibile in virtù del fatto che ogni singola cellula contiene le istruzioni relative all’intero organismo (ovvero tutto il Dna). Leggi l’intervista a V. Broccoli, capo dell’Unità di cellule staminali del S. Raffaele di Milano, cliccando qui.

Fonti principali: University of Wisconsin-Madison , PNAS. Ultimo aggiornamento di questo pagina: 31 agosto 2009.

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