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Malattie oculari

Oncocerchiasi (cecità dei fiumi, oncocercosi)

Gruppo statuario posto davanti all'Oms (sede centrale di Ginevra). Un anziano, divenuto cieco a causa dell'oncocerchiasi, viene accompagnato da un giovane L’oncocerchiasi (oncocercosi), detta anche “cecità dei fiumi”, è causata dall’infezione provocata da un verme (nematode), l’Onchocerca volvulus. Provoca cecità, generalmente a causa di una malattia della cornea (detta cheratite sclerosante), che si accompagna spesso a un’infiammazione interna all’occhio, con conseguenti danni alla retina causati da cicatrizzazione e degenerazione del tessuto nervoso (atrofia). Si ritiene che sia, dopo il tracoma, la seconda causa al mondo di cecità prevenibile tra le malattie contagiose. Tuttavia va detto che, grazie agli sforzi mondiali, sembra essere in via di progressiva riduzione.

Patogenesi

Fino al 50% delle persone sopra i 40 anni di età può essere affetta da questo tipo di cecità nelle aree colpite in modo più grave. L’Onchocerca volvulus è endemico in Africa equatoriale e nell’America meridionale, specialmente lungo i grandi fiumi, dove sono presenti mosche brune che trasmettono l’infezione. Gli uomini contraggono il parassita quando sono morsi dalla femmina infetta di uno di questi insetti. Le larve (microfilarie) penetrano attraverso la pelle e maturano nella forma adulta in noduli sottocutanei; in questi ultimi si riproducono e si diffondono in tutto l’organismo provocando, quando muoiono, infiammazioni locali.

Diagnosi e clinica

Il primo segno della malattia è una modesta uveite anteriore (infiammazione oculare). Il piccolo parassita biancastro (“vermetto”), che si trova nella parte dell’occhio più vicina alla pupilla (detta “camera anteriore”), può essere individuato all’esame con lampada a fessura. Con l’andare del tempo, al persistente ingresso delle microfilarie all’interno dell’occhio, l’infiammazione intraoculare progredisce, aggravata da fenomeni di cicatrizzazione. Verme che provoca l'oncocerchiasi (Onchocerca volvulus)
Il coinvolgimento del segmento posteriore dell’occhio produce una corioretinite (infiammazione della coroide e della retina), che si può manifestare in vario modo. L’ulteriore progressione della patologia porta alla comparsa di atrofia corioretinica (morte e perdita di tessuto retinico e cicatrizzazione), accumulo di pigmento, fibrosi e neovascolarizzazione (proliferazione di nuovi vasi sanguigni). Le lesioni sono generalmente simmetriche (coinvolgono entrambi gli occhi) e tendono a risparmiare il centro della retina (la macula) fino agli stadi terminali della malattia.
La diagnosi può essere fatta nei seguenti due modi:

  1. conta delle larve (microfilarie);
  2. visualizzando la larva adulta, dopo aver praticato una biopsia di un nodulo sottocutaneo oppure individuando le microfilarie all’interno dell’occhio o in altri fluidi corporei.

Terapia

L’oncocerchiasi può essere trattata con una dose annuale di ivermectina (un antiparassitario) e con vari programmi l’Oms e altri attori stanno cercando di combattere questa malattia bonificando le aree malsane e implementando il controllo dell’oncocerchiasi. Infatti, non esiste ancora un farmaco ideale per curarle e il miglior modo di trattare la patologia è quello di prevenirla. Secondo i dati dell’Oms del 2007 i disabili visivi devono la loro condizione a questa malattia in misura pari a circa lo 0,7%. Inoltre, si è sperimentato il moxidecin, un altro antiparassitario, grazie a un programma dell’Oms completato nel 2012.
La patologia è considerata una piaga in diversi Paesi dell’Africa subsahariana. Complessivamente colpisce 31 Stati africani, diversi Stati dell’America meridionale e lo Yemen (Penisola arabica).
Secondo le stime circa 25 milioni di persone ne sono colpite, mentre 123 milioni di persone vivono in aree a rischio. Circa 300 mila individui sono diventati ciechi a causa del parassita, mentre altri 800 mila sarebbero ipovedenti per la stessa ragione. Quasi il 99% delle persone infettate vive in Africa (soprattutto nelle zone rurali), mentre le rimanenti si trovano nello Yemen e in Paesi dell’America meridionale (Venezuela e Brasile). [1]
In questi ultimi, tuttavia, è molto più raro che si verifichi un contagio, sopratutto ai danni di viaggiatori occasionali. Una vittoria sull’oncocerchiasi è stata registrata con l’ivermectina (un antielmintico) in Mali e Senegal (Oms, 2009). L’Organizzazione mondiale della sanità cita uno studio internazionale pubblicato sulla rivista PLoS, a cui hanno lavorato autorità sanitarie pubbliche e universitarie di quattro Paesi (non solo Mali e Senegal, ma anche Francia e Burkina Faso). Viene consigliato di utilizzare l’ivermectina almeno una volta l’anno per 10-15 anni.

Programmi Oms di cura e prevenzione

Tra il 1974 e il 2002 l’oncocerchiasi - scrive l’Oms - nell’Africa Occidentale è stata controllata ricorrendo a un Programma di Controllo dell’Oncocerchiasi (OCP), usando principalmente insetticidi spray contro le larve della mosca infettante (diffusi mediante aerei ed elicotteri). A ciò si è aggiunta, sin dal 1989, la distribuzione su ampia scala dell’ivermectina.
Il programma OCP ha guarito 40 milioni di persone dall’infezione, ha prevenuto la cecità in 600 mila persone e ha assicurato a 18 milioni di bambini una nascita senza questa malattia. Nel 1995 è stato lanciato il Programma africano di controllo dell’oncocerchiasi (APOC), con l’obiettivo d’intervenire nei Paesi dell’Africa dove l’oncocerchiasi è ancora endemica (princialmente nell’Africa centro-meridionale). Nel 2010 quasi 76 milioni di trattamenti erano stati distribuiti nei 16 Paesi coinvolti nel programma APOC.

L’OMS in azione

A metà febbraio 2014, secondo un documento dell’Oms, almeno 15 milioni di nuove persone devono essere ancora coinvolte nel programma contro l’oncocercosi (che nel frattempo è passato dalla fase di controllo all’eliminazione della malattia).
A giugno del 2015 il Messico è diventato il terzo Paese infetto al mondo (dopo la Colombia e l’Equador nei due anni precedenti) a essere ufficialmente dichiarato libero dall’oncocercosi dopo un’attività durata decenni (per quanto riguarda il Guatemala, invece, al momento in cui scriviamo sono ancora in corso verifiche).
Il 20 gennaio 2016 la trasmissione del parassita risultava tra l’altro - sempre secondo l’Oms - ancora in corso in Brasile e Venezuela.

Link utile: l’oncocerchiasi secondo l’Oms

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 30 giugno 2009. Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2016.

Ultima revisione scientifica: 31 gennaio 2014.

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