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OMS, quasi un decesso su quattro per inquinamento

La formazione della cataratta è favorita dai raggi ultravioletti e dai fumi inquinanti. Ci si può proteggere con occhiali da sole a norma e vanno evitati gli ambienti insalubri
16 marzo 2016 - L’inquinamento è entrato con prepotenza nelle nostre vite fino, in alcuni casi, a spezzarle. Nel mondo il 23% dei decessi, pari a circa 12,6 milioni di persone l’anno, è riconducibile – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) – a un ambiente insalubre. È stata pubblicata il 15 marzo la seconda edizione del volume Prevenire le malattie mediante ambienti sani: una valutazione globale dell’impatto delle patologie dovute a rischi ambientali.

I rimedi? Potremmo indicare i seguenti:

  1. almeno due ore e trenta minuti d’esercizio fisico la settimana (da moderato a vigoroso);
  2. evitare ambienti esterni inquinati;
  3. non utilizzare combustibili inquinanti all’interno della propria casa (ad esempio per cucinare).

“L’inattività fisica è un importante fattore di rischio delle malattie non trasmissibili”, scrive l’OMS, tra cui le malattie cardiache, l’ictus, il diabete e il cancro (seno, colon, retto). Si stima che la mancanza d’esercizio (purtroppo diffusa anche tra i giovani italiani) provochi globalmente il 6 per cento dei decessi proprio a causa di quelle malattie. “Si stima – spiega l’Agenzia delle Nazioni Unite – che il 23% degli adulti e l’81% degli adolescenti globalmente siano poco attivi, il che significa che praticano meno di 150 minuti di attività moderato-intensa ogni settimana”.

L’inquinamento domestico, ad esempio quando per cucinare non si usano combustibili puliti, può contribuire allo sviluppo della cataratta così come lo fa l’esposizione ai raggi ultravioletti senza occhiali scuri a norma: “Globalmente – scrive l’Organizzane mondiale della sanità – la cataratta è responsabile del 51% della cecità ossia si stima che 20 milioni di persone soffrano di questa patologia oculare degenerativa”. Anche se il più delle volte la cecità è reversibile, si tenga conto che l’operazione di cataratta non è ancora una prassi molto diffusa nei Paesi in via di sviluppo.

A livello mondiale circa un quinto delle cataratte corticali è attribuibile alle radiazioni ultraviolette ovvero ai raggi solari non filtrati. Inoltre, avverte l’OMS, “l’impoverimento dello strato d’ozono nella stratosfera ha portato a un aumento dell’esposizione agli UV e, di pari passo, lo sviluppo del rischio di cataratta è probabile che aumenti ulteriormente. Anche l’esposizione ai fumi della cucina [non da metano o altre fonti pulite, aumenta il rischio di formazione della cataratta, con una stima del 35% attribuibile alle donne […] ossia al 24% dei casi di cataratta totali”.

Quindi l’incidenza della cataratta potrebbe essere ridotta mettendosi, quando c’è un sole forte, occhiali dotati di filtri scuri e berretti con visiera così come riducendo l’esposizione a combustibili inquinanti per cucinare. Si tenga conto che, complessivamente, 8,2 milioni di morti per malattie croniche sono attribuibili all’inquinamento dell’aria, compresa l’esposizione passiva al fumo di tabacco.
Fonti:
WHO 2016 ; Panorama della Sanità

Pagina pubblicata il 16 marzo 2016. Ultimo aggiornamento: 17 giugno 2016


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