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Oltre un quarto delle famiglie rinuncia o rinvia le cure

Presentato a Roma il 14° Rapporto sull’attività ospedaliera in Italia: il modello universalistico appare incrinarsi

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Stiamo assistendo al logoramento del sistema sanitario ospedaliero italiano dove, a fronte di un tendenziale aumento dei ticket, spesso non corrispondono servizi proporzionalmente migliori. Lo scorso anno circa il 26% delle famiglie italiane ha rimandato una o più prestazioni sanitarie oppure ha rinunciato del tutto a curarsi. Solo il primo gruppo di chi ha rinviato le cure è composto da 4-8 milioni d’italiani. Ciò può naturalmente causare un peggioramento dello stato di salute della popolazione. Tutto ciò si legge nell’ultimo volume intitolato “Ospedali &Salute 2016”, presentato il 12 gennaio presso il Senato della Repubblica: si tratta del 14° Rapporto annuale curato da Ermeneia e dall’Associazione Italiana Ospedalità Privata (Aiop).

Maggiori spese, peggiore qualità percepita

La qualità percepita delle cure è mediamente in riduzione. Tra l’altro dal 2009 al 2015 sono aumentati gli oneri per i cittadini: i ticket che bisogna pagare per le prestazioni sanitarie sono cresciuti in media, in Italia, del 40,6%, quelli per le visite intramoenia negli ospedali pubblici del 21,9% e i ticket per i farmaci del 76,7%. Al contrario si è ridotto il numero dei posti letto (-9,2%), dei ricoveri (-18,3%) e delle giornate di degenza (-14%) tra il 2009 e il 2014. Nonostante questo, per la prima volta si vedono anche timidi segnali positivi.

Si legge nello studio:

Dalle analisi condotte e dal confronto con gli altri Paesi europei emerge un processo di deflazione da sottofinanziamento. Nel triennio 2012-2014, infatti, la spesa sanitaria pubblica risulta ancorata al 6,8% del PIL, mentre risulta in crescita quella degli altri Paesi G7 (8,2%). Anche la spesa ospedaliera pubblica complessiva è ferma nel nostro Paese al 3,9% del Pil.

Rivedere l’organizzazione nel pubblico

Dunque si ha un’offerta di servizi sempre più inadeguata, una crescita dei costi per gli utenti, una percezione di un peggioramento del sistema e un fenomeno di rimando o rinuncia alle cure. Bisogna inoltre considerare l’inefficienza della “macchina” ospedaliera pubblica, che dovrebbe rivedere le modalità organizzative e gestionali. Se ciò avvenisse ci potrebbero avviare nuovi investimenti per migliorare le strutture, le attrezzature e i servizi.

Il modello universalistico sembra incrinarsi

Il mantenimento del modello attuale rischia d’ipotecare il principio universalistico e solidale del nostro Sistema Sanitario Nazionale. Diventa perciò necessario procedere a un’operazione di “manutenzione straordinaria” a livello ospedaliero.

Conclude allora il presidente dell’AIOP Gabriele Pelissero:

Dopo anni di tagli e contrazione della crescita dell’intero sistema sanitario, quest’anno per la prima volta abbiamo intravisto qualche segnale di inversione di tendenza, ma ci sono ancora macigni ingombranti da eliminare, quali ad esempio il tentativo di limitare fortemente la mobilità interregionale e di conseguenza il diritto del paziente di scegliere liberamente il luogo di cura. Sarà necessario intraprendere un percorso evolutivo che conduca verso forme di neo-welfare... Tutto questo, allo scopo di ridisegnare un sistema di protezione e promozione della salute che rispetti il principio universalistico e solidale, ma che sia anche compatibile con le condizioni che viviamo oggi e che vivremo domani.

Fonte di riferimento: Aiop


Pagina pubblicata il 12 gennaio 2017.


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