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Difetti e disturbi

Occhio secco

(secchezza oculare)

Cos’è l’occhio secco?

Per sindrome dell’occhio secco si intende un’alterazione del delicato equilibrio che regola la secrezione e la distribuzione del film lacrimale. Infatti, quando si altera la quantità di lacrime oppure peggiora la loro qualità, l’occhio tende a seccarsi.

Se viene a ridursi o a mancare la pellicola protettiva (film lacrimale) non risulta più lubrificata la superficie oculare esterna (cornea).

Con quali sintomi si manifesta?

Bruciore oculare, sensazione di corpo estraneo, alterata lacrimazione, arrossamento oculare e fastidio alla luce (fotofobia), difficoltà di apertura delle palpebre (specialmente al risveglio) e annebbiamento visivo. Il più delle volte questi sintomi si manifestano con disturbi minimi, in persone che si trovano, ad esempio, in ambienti ventosi, fanno uso prolungato di lenti a contatto, frequentano ambienti con aria condizionata/troppo riscaldati oppure assumono alcune categorie di farmaci (psicotropi, antimuscarinici, estrogeni, antistaminici e betabloccanti locali).

Quali malattie oculari causano l’occhio secco?

Instillazione di collirio Tra le cause scatenanti ci possono essere le seguenti patologie: blefariti, congiuntiviti (anche allergiche) e ridotta secrezione lacrimale senile. Anche i trattamenti specifici per il glaucoma (colliri ipotensivi per abbassare la pressione oculare) sono una possibile causa della sindrome. Inoltre, l’occhio secco può essere provocato da deficit di vitamina A [1], il quale porta a una riduzione del numero di cellule caliciformi che producono lo strato mucoso del film lacrimale.
Altra causa può essere un’alterazione della dinamica palpebrale (mediante l’ammiccamento il film lacrimale si distribuisce uniformemente sull’occhio esterno), che in casi estremi può avvenire in caso di paresi facciale, nell’esoftalmo determinato da ipertiroidismo o in seguito a traumi facciali. L’occhio secco può persino essere la manifestazione di una malattia generale autoimmune (come l’artrite reumatoide, il lupus eritematoso sistemico, la sclerodermia o la sindrome di Sjögren).

Come si può diagnosticare?

Lo studio del film lacrimale può essere effettuato durante una comune visita oculistica, dove può essere valutata sia la quantità di liquido prodotta (test di Schirmer) sia la qualità del film lacrimale (test di rottura del film lacrimale-BUT).

È vero che è più frequente nelle donne?

Sì, è vero. Si è visto che le donne – specialmente tra i 40 ed i 60 anni – soffrono più frequentemente di secchezza oculare. Molto probabilmente la maggiore incidenza è dovuta agli squilibri ormonali che avvengono durante la menopausa.

Esistono altri fattori di rischio?

In generale lo smog, il fumo di sigaretta, l’esposizione eccessiva all’aria condizionata o all’aria calda e l’utilizzo prolungato del computer (videoterminale): sono tutti fattori che possono contribuire alla secchezza oculare. Occhio al monitor: un suo uso prolungato può provocare secchezza oculare

Cosa si può fare?

Non è sempre possibile curare alla radice la secchezza oculare come, ad esempio, nel caso delle patologie autoimmunitarie, ma è possibile comunque attenuarne i sintomi e aiutare la lubrificazione e la protezione della superficie oculare.

Le lacrime artificiali rappresentano tuttora il rimedio più comune. Ovviamente riducono i sintomi soltanto per tempi brevi e, quindi, sono necessarie instillazioni frequenti. Possono essere d’aiuto anche i gel oftalmici che, nei casi più gravi, permettono di umettare per un periodo prolungato l’occhio, rimanendo a contatto più a lungo con la sua superficie (soprattutto durante la notte). Tale gel si lega alle lacrime formando un film lubrificante particolarmente resistente.

È, comunque, sempre importante sottoporsi a una visita oculistica per un preciso inquadramento diagnostico e per la prescrizione terapeutica adatta al singolo caso di occhio secco. Naturalmente sono opportuni controlli oculistici periodici.

[1detta anche "ipovitaminosi A"


Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 25 marzo 2013. Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2016.

Ultima revisione scientifica: 18 marzo 2016.

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