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Occhi più giovani con la vitamina D

Occhi più giovani con la vitamina D Secondo l’Università di Londra svolge un ruolo chiave nel mantenimento della salute retinica 19 gennaio 2012 - Retina più giovane e in forma con la vitamina D3. Lo sostengono ricercatori dell’Istituto di Oftalmologia dell’Università di Londra: questa vitamina ricopre un ruolo fondamentale nella regolazione del sistema immunitario e può contribuire a proteggere dall’invecchiamento il tessuto nervoso fotosensibile dei nostri occhi. Com’è noto, tuttavia, la maggior parte della vitamina D (si stima il 90%) viene sintetizzata naturalmente dal nostro organismo grazie all’esposizione della pelle alla luce solare. Nell’esperimento la vitamina D3 è stata somministrata invece artificialmente ai topi sani per un periodo di sei settimane; secondo lo studio – anticipato on-line da Neurobiology of Aging – “ha ridotto significativamente il processo d’invecchiamento”: si è verificata una riduzione dell’infiammazione retinica ed una diminuzione dell’accumulo di beta-amiloide (che tende a ‘soffocare’ le cellule nervose col passare del tempo). Non solo, ma anche il numero dei macrofagi retinici – gli ‘spazzini’ che eliminano il materiale cellulare di scarto – si è ridotto significativamente. Inoltre è cambiata la loro forma, divenendo più dendritica (ramificata). La funzione visiva ha mostrato un “miglioramento significativo”, in contrasto col “declino visivo legato all’età”. I raggi ultravioletti che colpiscono la pelle consentono al corpo di sintetizzare la vitamina D , che giova alla retina Curiosamente l’Italia è uno dei Paesi dove – nonostante il sole non manchi – si registrano i livelli più bassi di vitamina D nel sangue: il nostro Paese è terz’ultimo prima della Bulgaria e della Romania, specialmente per gli anziani e le donne del Sud. A questo andamento contribuisce anche una dieta poco ricca: accanto al latte e alle uova contiene molta vitamina D il pesce grasso (salmone, aringhe, ecc.). Eccessi di depositi di beta-amiloide e l’infiammazione della retina rappresentano dei fattori di rischio che – accanto a stili di vita sbagliati – possono alla lunga provocare danni alla visione centrale: possono contribuire all’insorgenza della degenerazione maculare legata all’età (AMD), la prima malattia oculare tra gli ultracinquantenni dei Paesi benestanti. Dunque, concludono i ricercatori, una maggiore assunzione della vitamina potrebbe aiutare a combattere il rischio di contrarre l’AMD. D’altronde era già noto da anni ai medici oculisti che l’assunzione di complementi alimentari vitaminici può aiutare a rallentare l’evoluzione della degenerazione maculare, la cui forma secca (la più diffusa) è però, in fin dei conti, considerata incurabile. In questi casi la soluzione resta attualmente quella della riabilitazione visiva, con cui si può imparare a sfruttare al meglio le zone ancora sane della retina. Referenza originale: “Vitamin D rejuvenates aging eyes by reducing inflammation, clearing amyloid beta and improving visual function”, by Vivian Lee, Elissa Rekhi, Jaimie Hoh Kam, Glen Jeffery, University College London, Institute of Ophthalmology, UK, available online 2 January 2012, http://dx.doi.org/10.1016/j.neurobiolaging.2011.12.002

Fonti originali: Sciencedirect , vitaminad.it


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