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Nuove stime su disabili visivi nel mondo

Cieco con accompagnatoreNuove stime su disabili visivi nel mondo Secondo un recente studio sarebbero prevenibili o trattabili il 65% dei casi di cecità e il 76% di ipovisione 3 dicembre 2013 - Nel mondo la perdita della vista oppure una sua forte riduzione potrebbero essere evitabili in sette casi su dieci. Nella maggior parte dei casi si tratta più di donne che di uomini, colpiti soprattutto da malattie oculari quali la cataratta e la degenerazione maculare. A fornire questi nuovi dati è uno studio recentemente pubblicato su The Lancet-Global Health, non condiviso però dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Secondo l’articolo – intitolato Causes of vision worldwide – le principali cause di cecità sono le stesse sia nel 1990 che nel 2010: cataratta (rispettivamente il 39% e il 33% vent’anni dopo), l’errore refrattivo non corretto (20% contro 21%) ad esempio una miopia molto elevatae la degenerazione maculare (5% contro il 7%). Differenti valori sono stati stimati come cause di ipovisione: errore refrattivo non corretto (51% contro 53%), cataratta (26% versus 18%) e degenerazione maculare (2% contro 3%). Tutte le percentuali vanno calcolate su 32,4 milioni non vedenti nel 2010 (erano 31,8 nel 1990) e 191 milioni ipovedenti (172 milioni nel 1990), per un totale di 223,4 milioni di disabili visivi, mentre secondo l’Oms la cifra è superiore. Se consideriamo che gli interventi di cataratta potrebbero essere eseguiti più spesso (però molti Stati non hanno i mezzi economici necessari) così come generalmente i vizi refrattivi possono essere corretti, deduciamo che la maggior parte della disabilità visiva nel mondo si può combattere mediante maggiori investimenti in prevenzione, interventi chirurgici, fornitura di occhiali e risorse umane. Questo messaggio acquista ancora più forza oggi: il 3 dicembre si celebra la Giornata mondiale della disabilità. L’Organizzazione mondiale della sanità apprezza il lavoro pubblicato, ma prende le distanze: continuerà ad usare solo dati generati da

Fonti e con metodi riconosciuti dalla stessa Oms.

Fonte principale: The Lancet-Global Health

Ultima modifica: 4 dicembre 2013

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