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Ocse: in Italia sanità migliorata ma troppe disparità regionali
Presentato un nuovo rapporto presso il Ministero della Salute. Bisognerebbe puntare maggiormente alla prevenzione e alla corretta gestione delle malattie croniche

16 gennaio 2015 - Se l’assistenza sanitaria italiana ha fatto significativi passi in avanti negli ultimi decenni, permangono però forti disparità tra le regioni. Inoltre, nel sistema sanitario l’Italia dovrebbe mettere al primo posto la gestione delle malattie croniche e la prevenzione. È quanto si legge in un nuovo rapporto Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) presentato il 15 gennaio presso il Ministero della Salute.
Nonostante l’aumento delle malattie croniche, l’Italia sta tuttavia “facendo progressi piuttosto lenti verso un modello sanitario in cui la gestione delle patologie croniche e la prevenzione siano in prima linea. L’Italia spende, ad esempio, meno di un decimo dell’Olanda e della Germania per l’assistenza preventiva”.

Gli indicatori di salute della popolazione italiana sono tra i migliori nell’area Ocse (ci si riferisce principalmente a Europa, Nord America, Australia e Giappone). L’Italia risulta al quinto posto come aspettativa di vita alla nascita (82,3 anni). I tassi di mortalità in seguito di ictus o infarto sono ben al di sotto della media dei Paesi benestanti considerati.Stati membri Ocse

I tassi di ricovero ospedaliero in Italia variano significativamente a seconda delle regioni. Dunque, prosegue l’Ocse, “sono necessari sforzi per sostenere le regioni e le provincie autonome più deboli affinché possano erogare servizi di alta qualità. È necessario sviluppare un approccio più omogeneo ed ambizioso per monitorare e migliorare la qualità a livello nazionale. Un’infrastruttura informativa meno frammentata aiuterebbe a valutare meglio la qualità dell’assistenza sanitaria”.

Negli ultimi anni il settore sanitario ha subito forti pressioni di contenimento della spesa. Mentre l’Italia fornisce mediamente un’assistenza sanitaria di qualità a un costo relativamente basso, la crisi economica l’ha messa a dura prova. A ciò si aggiunge il problema dell’invecchiamento demografico della popolazione.

Quindi l’Ocse raccomanda all’Italia di assicurare un’applicazione più omogenea a livello regionale delle iniziative nazionali per la qualità e i requisiti minimi, includendo l’assistenza primaria e assistenziale. Bisogna, infine, ampliare le “reti per l’assistenza territoriale e gli ospedali di comunità su tutto il territorio nazionale” puntando, in particolare, “all’assistenza agli anziani, ai pazienti che presentano morbosità multiple e al coordinamento delle cure”.


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