CEFALEA OFTALMICA. Si tratta di uno dei disturbi più frequenti. Le cause non sono sempre note, ma comunque può avere come origine un vizio refrattivo non corretto, una nevralgia del trigemino o altre cause.

ARTERITE TEMPORALE. È una malattia autoimmune che colpisce i vasi sanguigni di grande e medio calibro, in particolare l'aorta e i suoi principali rami, con predilizione per i vasi extracranici. Si tratta, quindi, di una vasculite caratterizzata dall'infiltrazione di cellule infiammatorie e cellule giganti.

XEROFTALMIA. Si tratta di una grave patologia dell’occhio, causata da carenza di vitamina A, il cui elemento caratteristico è la secchezza oculare. Può degenerare in ulcerazione della cornea. La xeroftalmia è dovuta alla perdita di cellule della congiuntiva (caliciformi e mucosecernenti) e ad un’alterazione delle cellule epiteliali congiuntivali (metaplasia squamosa).

TRACOMA. Si tratta di una grave malattia degli occhi dovuta all’infezione provocata da un batterio: la Chlamydia Tracomatis. I primi sintomi si manifestano con arrossamento, sensibilità alla luce, forti bruciori, lacrimazione e gonfiore delle palpebre. In particolare, i segni di questa malattia sono la palpebra rivolta all’interno che si salda alla congiuntiva, le ciglia rivolte all’interno dell’occhio e alterata chiusura delle palpebre, cui conseguono cicatrici sulla cornea più o meno estese, fino alla sua opacizzazione completa e, quindi, alla cecità.

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ONCOCERCHIASI
(cecità dei fiumi, oncocercosi)

Gruppo statuario posto davanti all'Oms (sede centrale di Ginevra). Un anziano, divenuto cieco a causa dell'oncocerchiasi, viene accompagnato da un giovane
L’oncocerchiasi (oncocercosi), detta anche “cecità dei fiumi”, è causata dall’infezione provocata da un verme (nematode), l’Onchocerca volvulus. Provoca cecità, generalmente a causa di una malattia della
cornea (detta cheratite sclerosante), che si accompagna spesso a un’infiammazione interna all’occhio, con conseguenti danni alla retina causati da cicatrizzazione e degenerazione del tessuto nervoso (atrofia). Si ritiene che sia, dopo il tracoma, la seconda causa al mondo di cecità prevenibile tra le malattie contagiose.

Patogenesi
Fino al 50% delle persone sopra i 40 anni di età può essere affetta da questo tipo di cecità nelle aree colpite in modo più grave. L’Onchocerca volvulus è endemico in Africa equatoriale e in America centrale e meridionale, specialmente lungo i grandi fiumi, dove sono presenti mosche brune che trasmettono l’infezione. Gli uomini contraggono il parassita quando sono morsi dalla femmina infetta di uno di questi insetti. Le larve (microfilarie) penetrano attraverso la pelle e maturano nella forma adulta in noduli sottocutanei; in questi ultimi si riproducono e si diffondono in tutto l’organismo provocando, quando muoiono, infiammazioni locali.

Diagnosi e clinica

Il primo segno della malattia è una modesta uveite anteriore (infiammazione oculare). Il piccolo parassita biancastro (“vermetto”), che si trova nella parte dell’occhio più vicina alla pupilla (detta 'camera anteriore'), può essere individuato all’esame con lampada a fessura. Con l’andare del tempo, al persistente ingresso delle microfilarie all’interno dell’occhio, l’infiammazione intraoculare progredisce, aggravata da fenomeni di cicatrizzazione.  Verme che provoca l'oncocerchiasi (Onchocerca volvulus)

Il coinvolgimento del segmento posteriore dell’occhio produce una corioretinite (infiammazione della coroide e della retina), che si può manifestare in vario modo. L’ulteriore progressione della patologia porta alla comparsa di atrofia corioretinica (morte e perdita di tessuto retinico e cicatrizzazione), accumulo di pigmento, fibrosi e neovascolarizzazione (proliferazione di nuovi vasi sanguigni).

Le lesioni sono generalmente simmetriche (coinvolgono entrambi gli occhi) e tendono a risparmiare il centro della retina (la macula) fino agli stadi terminali della malattia.

La diagnosi può essere fatta nei seguenti due modi:

• conta delle larve (microfilarie);
• visualizzando la larva adulta, dopo aver praticato una biopsia di un nodulo sottocutaneo oppure individuando le microfilarie all’interno dell’occhio o in altri fluidi corporei.

Terapia
L’oncocerchiasi può essere trattata con una dose annuale di ivermectina (un antiparassitario) e con vari programmi l'Oms e altri attori stanno cercando di combattere questa malattia bonificando le aree malsane e implementando il controllo dell'oncocerchiasi. Infatti, non esiste ancora un farmaco ideale per curarle e il miglior modo di trattare la patologia è quello di prevenirla. Secondo i dati dell'Oms del 2007 i disabili visivi devono la loro condizione a questa malattia in misura pari a circa lo 0,7%. Inoltre, si sta sperimentando il moxidecin, un altro antiparassitario, grazie a un programma dell'Oms completato nel 2012. Paesi colpiti dall'oncocerchiasi (Fonte: OMS)

La patologia è considerata una piaga in diversi Paesi dell'Africa subsahariana. Complessivamente colpisce 31 Stati africani, una decina di Stati del Centro e del Sud America nonché lo Yemen (Penisola arabica). Circa 25 milioni di persone sono infette, mentre 123 milioni di persone vivono in aree a rischio. Circa 300 mila individui sono diventati ciechi a causa del parassita, mentre altri 800 mila sono ipovedenti. Quasi il 99% delle persone infettate vivono in Africa (soprattutto nelle zone rurali), mentre quelle rimanenti vivono nello Yemen e in sei Paesi del Centro-Sud America (Messico, Guatemala, Ecuador, Colombia, Venezuela e Brasile).* In questi ultimi, tuttavia, è molto più raro che si verifichi un contagio, sopratutto ai danni di viaggiatori occasionali.

Una vittoria sull’oncocerchiasi è stata registrata con l'ivermectina (un antielmintico) in Mali e Senegal: lo ha reso noto l'Oms il 21 luglio 2009. L'Organizzazione mondiale della sanità cita uno studio internazionale pubblicato sulla rivista PLoS, a cui hanno lavorato autorità sanitarie pubbliche e universitarie di quattro Paesi (non solo Mali e Senegal, ma anche Francia e Burkina Faso). Consiglia di utilizzare l'ivermectina almeno una volta l'anno per 10-15 anni.

Programmi Oms di cura e prevenzione
Tra il 1974 e il 2002 l'oncocerchiasi - scrive l'Oms - nell'Africa Occidentale è stata controllata ricorrendo a un Programma di Controllo dell'Oncocerchiasi (OCP), usando principalmente insetticidi spray contro le larve della mosca infettante (diffusi mediante aerei ed elicotteri). A ciò si è aggiunta, sin dal 1989, la distribuzione su ampia scala dell'ivermectina. Il programma OCP ha guarito 40 milioni di persone dall'infezione, ha prevenuto la cecità in 600 mila persone e ha assicurato a 18 milioni di bambini una nascita senza questa malattia.

Nel 1995 è stato lanciato il Programma africano di controllo dell'oncocerchiasi (APOC), con l'obiettivo d'intervenire nei Paesi dell'Africa dove l'oncocerchiasi è ancora endemica (princialmente nell'Africa centro-meridionale). Nel 2010 quasi 76 milioni di trattamenti erano stati distribuiti nei 16 Paesi coinvolti nel programma APOC. A metà febbraio 2014, secondo un documento dell'Oms, almeno 15 milioni di nuove persone devono essere ancora coinvolte nel programma, che nel frattemo è passato dalla fase di controllo all'eliminazione della malattia. 

Infine il Programma di eliminazione dell'oncocerchiasi nelle Americhe (OEPA) è iniziato nel 1992 con l'obiettivo di eliminare la malattia oculare e la sua trasmissione entro il 2012 (grazie alla distribuzione biennale dell'ivermectina su ampia scala). La trasmissione delle malattia è stata già interrotta in 10 regioni centro-sud americane su 13 entro la fine del 2011.  


Link utile: l'oncocerchiasi secondo l'Oms (fact sheet 14 febbraio 2013)
* fonte: Centers for Disease Control and Prevention.

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Scheda informativa a cura dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus 
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Pagina pubblicata il 30 giugno 2009. Ultima revisione scientifica: 31 gennaio 2014. Ultima modifica: 11 novembre 2014



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