Iride. Determina il colore dei nostri occhi ed è costituito da una sottile membrana. Funziona in modo simile al diaframma di una macchina fotografica. L'infiammazione a carico dell'iride è detta iridociclite.

Corpo vitreo (diapositive). Sostanza gelatinosa, trasparente, che occupa la cavità oculare compresa tra il cristallino e la retina. È costituito per il 99% da acqua. Al suo interno sono presenti fasci incrociati di sottili fibrille collagene ed aderisce alla retina. Uno dei fenomeni più comuni è quello dei corpi mobili al proprio interno, provocati da addensamenti localizzati.

Congiuntiva (diapositive)=Mucosa quasi trasparente e vascolarizzata che ricopre la parte anteriore del bulbo oculare (ad eccezione della cornea) e la parte interna delle palpebre. Ha la funzione di proteggere fisicamente il bulbo stesso, ma ricopre un ruolo anche a livello immunitario.

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La Vista - Parti dell'occhio e glossario:
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NERVO OTTICO

 

 

Cos’è?

Il nervo ottico è uno dei dodici nervi cranici. Appartiene al sistema nervoso centrale. Si tratta di un prolungamentoVie ottiche principali (tra cui il nervo ottico) delle terminazioni nervose dei fotorecettori della retina: tali cellule trasformano le immagini in impulsi elettrici, che vengono trasmessi al cervello tramite i nervi ottici (simili a cavetti che trasportano la corrente). Dopo circa cinque centimetri i nervi provenienti dai due occhi si incrociano e si suddividono: comincia un tratto chiamato chiasma.


Com’è fatto?

Il nervo ottico è avvolto dalle meningi che proteggono anche l’intero cervello (sono composte da tre strati: dura madre, aracnoide e pia madre). È simile a un cavo elettrico costituito da tanti fili al proprio interno, ciascuno dei quali è protetto da una guaina chiamata mielina. Ogni singola fibra (simile a un filo di rame) corrisponde a una piccola zona della retina, mentre ogni fascio corrisponde a un’area retinica. Le fibre che si trovano al centro del nervo ottico trasportano i segnali bioelettrici provenienti dalla macula, la zona centrale e più sensibile della retina. Questa organizzazione si mantiene sino alla corteccia cerebrale occipitale ossia all’area del cervello deputata all’interpretazione dei segnali visivi che si trova sopra alla nuca.


Qual è il percorso del nervo ottico?

Inizia nel bulbo oculare (porzione intrabulbare), continua nell’orbita (porzione intraorbitaria), da cui esce attraverso il canale ottico (porzione intracanicolare) giungendo, infine, al chiasma ottico (porzione intracranica).


Quali sono gli esami principali per studiarlo?

Possiamo studiare la parte anteriore del nervo ottico, la papilla ottica, direttamente attraverso l’esame del fondo dell’occhio o mediante esami specifici come l’HRT (analisi morfometrica della papilla ottica). La risonanza magnetica ci consente di seguire e visualizzare il nervo ottico nel suo percorso intracranico. Gli esami elettrofunzionali PEV e il campo visivo ci aiutano a studiare la sua funzionalità. In particolare l’esame del campo visivo ci indica quanta porzione di spazio sia visibile con un occhio. Tale capacità dipende dalla funzione dell’occhio stesso, dal sistema di conduzione del segnale tra questo e il cervello e dalla capacità di elaborazione del segnale da parte del cervello stesso. L’analisi del campo visivo ci permette di vedere a che punto è il deficit nella via che porta il segnale dell’occhio alla corteccia visiva, non attraverso la visualizzazione diretta del danno anatomico ma in base all’analisi del deficit visivo che comporta.Fondo oculare di glaucomatoso (la zona circolare più chiara è la papilla ottica)

- L’esame del fondo oculare,  che ci consente anche di vedere la retina, consente di visualizzare la testa del nervo (papilla ottica). Tale metodo risulta molto rapido, preciso ed efficace nel diagnosticare un’eventuale  ipertensione endocranica (patologia neurologica grave e potenzialmente mortale per la quale è indispensabile approntare precocemente una terapia).

- Tramite l’esame del fondo dell’occhio è possibile visualizzare le infiammazioni anteriori del nervo ottico: stiamo parlando delle papilliti.

- L’esame del campo visivo – con cui si può capire quali aree l’occhio sia in grado di vedere – permette di valutare con precisione eventuali alterazioni del nervo ottico e, in generale, del sistema di trasmissione tra la retina e la corteccia visiva.

- La valutazione delle condizioni della testa del nervo ottico può essere effettuata tramite una serie di esami che permettono di studiarne la conformazione (l’HRT, che è un tipo di tomografia; la risonanza magnetica; gli esami elettrofunzionali come i Potenziali evocati visivi ossia i Pev). Tali tecniche consentono di seguire le eventuali evoluzioni nel tempo delle malattie: si tratta di tecniche di neuroimaging, che fanno visualizzare il nervo ottico e le strutture attigue.

La Risonanza magnetica è l’esame che riesce a visualizzare meglio il nervo ottico. La TC (la vecchia TAC) è fondamentale in caso di fratture ossee o masse che potrebbero comprimere il nervo. Più legate alla patologia oculistica sono gli esami elettro- funzionali PEV che permettono di verificare la funzionalità del nervo ottico.

In sintesi, possiamo dire che ad oggi gli esami strumentali ci permettono di studiare il nervo ottico sia osservando la sua morfologia (tecniche di imaging), sia valutando la sua funzione (esami elettrofunzionali e campo visivo).

 

Quali sono i segni di disfunzione del nervo ottico? Cosa succede quando c’è un’alterazione del nervo ottico?

Si ha una riduzione dell’acuità visiva sia per lontano che per vicino (sintomo frequente in molte altre malattie). Si ha una ridotta capacità della pupilla a reagire alla luce contraendosi (alterazione del riflesso pupillare). La visioneTest bicromatico (rosso-verde) dei colori è alterata, specialmente per tinte come il rosso, il verde e una combinazione dei due: un test molto facile per evidenziare difetti da un solo occhio è quello di osservare un oggetto rosso con un occhio per volta, confrontando la percezione del colore. Anche la riduzione della sensibilità luminosa – come la sensibilità al contrasto – si riduce in caso di sofferenza del nervo ottico. I difetti del campo visivo sono vari e possono andare da una generalizzata depressione del campo visivo centrale ad aree di non visione. Comunque, l’esame del campo visivo permette di evidenziare in maniera molto precisa le alterazioni del nervo ottico.

 

Quali sono le principali patologie del nervo ottico?

Sono molteplici e, se non trattate tempestivamente, possono portare a cecità. Si classificano in acquisite e congenite. Le cause sono varie: patologie metaboliche, infettive, tossiche, dovute a malattie demielinizzanti (che danneggiano il rivestimento esterno dei nervi), autoimmuni (il sistema immunitario attacca il proprio corpo), vascolari (infarti, compressioni aneurismatiche) e dovute a farmaci.

Le infiammazioni del nervo ottico si dividono in neuriti ottiche anteriori o retrobulbari. Queste ultime hanno l’aspetto della papilla ottica inizialmente normale (esame del fondo dell’occhio negativo) e nell’adulto si associano spesso alla sclerosi multipla; ciò può essere dovuto a cause metaboliche come l’intossicazione da alcol e tabacco (che causa un ridotto apporto di vitamine del complesso B).

Le neuropatie ottiche anteriori di origine non arteritica possono essere considerate un infarto totale o parziale della papilla ottica. Fondamentale, per la preservazione delle vista, è riconoscere la forma arteritica della neuropatia ottica anteriore (dovuta a un’arterite a cellule giganti). Questa malattia colpisce i pazienti con età superiore ai 65 anni, è associata a dolore alla masticazione, aumento della Ves e PCR; porta a cecità se non trattata, oltre a un coinvolgimento dell’altro occhio in misura compresa tra il 30 e il 50%.

Il papilledema è una condizione in cui entrambi i nervi ottici appaiono rigonfi a causa di un’aumentata pressione all’interno del cervello (dovuta, per esempio, a tumori ed emorragie). Si tratta di una patologia che colpisce il nervo ottico a causa dell’aumento della pressione non celebrale, ma dell’occhio: è il glaucoma, che comporta caratteristici deficit del campo visivo e un tipico aspetto della papilla ottica, che accresce la sua normale caratteristica a forma di coppa. L’escavazione aumenta in ragione della progressione della patologia.

 

Cos’è l’atrofia ottica?

L’atrofia ottica è un segno importante di malattia del nervo ottico in fase avanzata o di patologie delle vie ottiche. Ad esempio, il glaucoma in fase terminale è caratterizzato proprio dall’atrofia ottica.

Per consultare le diapositive sulle vie ottiche clicca qui.


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Scheda a cura dell'Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus. Per le condizioni di consultazione di questo sito clicca qui.
Pagina pubblicata il 23 gennaio 2009. Ultima modifica di questa pagina: 2 marzo 2010.



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