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Molti medici, meno posti letto

Camice biancoMolti medici, meno posti letto Presentato dall’Istat il nuovo Rapporto “Noi Italia” 20 gennaio 2011 - Molti medici, riduzione dei posti letto, contenimento della spesa sanitaria pubblica. È questo, in sintesi, lo scenario presentato a livello sanitario dall’Istat nel suo nuovo rapporto pubblicato il 19 gennaio (“Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”). L’Italia è il terzo Paese Ue, dopo Grecia e Austria, con il maggior numero di medici in rapporto alla popolazione residente: quasi 410 ogni centomila abitanti (2009). Eppure i numeri variano molto a seconda delle diverse regioni italiane: si va da un massimo della Liguria (806 per centomila), a cui segue a distanza il Lazio (513), passando per la Lombardia (364) fino ad arrivare ai minimi della Basilicata (286) e del Friuli-Venezia Giulia (261). In tutte le regioni – ad eccezione del Molise – si sono ridotti i posti letto ospedalieri (passata da 4,3 per mille abitanti del 2002 a 3,7 del 2007); va detto, tuttavia, che è sempre più frequente il ricorso al day hospital. Questa riduzione sarà compensata dall’assistenza domiciliare, in particolare per gli anziani? “In alcune regioni – ha dichiarato il Ministro della Salute Ferruccio Fazio – è già compensata: pensiamo all’Emilia Romagna, al Veneto, alla Lombardia. Bisogna fare in modo che queste buone pratiche si estendano alle altre regioni”. Nel complesso le regioni sono interessate da circa 650 mila ricoveri ospedalieri di pazienti non residenti e da oltre 570 mila ricoveri di pazienti provenienti da fuori regione (2008). La spesa sanitaria pubblica supera i 110 miliardi di euro, pari al 7,3 per cento del Pil e ad oltre 1.800 euro annui per abitante (nel 2009). La spesa sanitaria pubblica italiana è, secondo l’Istat, “molto inferiore a quella di altri importanti Paesi europei”. Tuttavia, allo stato attuale il nostro Paese si colloca al decimo posto sui venti Paesi dell’Unione europea considerati. Le famiglie contribuiscono con proprie risorse alla spesa sanitaria complessiva per una quota pari al 21,3 per cento. La spesa sanitaria delle famiglie rappresenta l’1,9 per cento del Pil nazionale e ammonta a 1.178 euro per famiglia (anno 2008). Vietato fumare I fumatori rappresentano il 23 per cento della popolazione di 14 anni e più, mentre i consumatori di alcol a rischio sono il 16,1 per cento; le persone obese il 10,3 per cento della popolazione adulta (2009), in aumento negli ultimi dieci anni. “Il fumo di sigaretta rappresenta – si legge sui Quaderni pubblicati dal Ministero della Salute – un fattore di rischio per la degenerazione maculare senile, la principale causa di cecità nei Paesi sviluppati”. Il Ministero della Salute, sulla base delle indicazioni dell’Oms, mira a contrastare la diffusione dei principali fattori di rischio per la salute, quali fumo, alcol e obesità, legati anche all’alimentazione scorretta e alla scarsa attività fisica. Note: L’offerta di personale medico è pari a 390,5 per centomila nel Nord-Est, a 417,2 nel Nord-Ovest, a 444,2 nel Centro e a 395,4 nel Mezzogiorno. Il 18 gennaio 2011 presso la Sede dell’Eur del Ministero della Salute. Criteri di appropriatezza clinica, tecnologica e strutturale nell’assistenza all’anziano , Quaderni del Ministero della Salute (n. 6, novembre-dicembre 2010), p. 31.

Fonti: Istat, Ministero della Salute.

Ultima modifica di questa pagina: 28 gennaio 2011

Nota bene: la spesa pubblica per abitante nei Paesi Ue riportati è espressa in dollari. (Fonte: http://noi-italia.istat.it )

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