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Malattie oculari

Malattie delle palpebre

(Entropion, ectropion, ptosi, blefarocalasi)

Cosa sono le palpebre?

Sono spesse membrane muscolo-fibrose in grado di ricoprire completamente la parte anteriore del bulbo oculare. La palpebra superiore è più sviluppata e più mobile della palpebra inferiore. Ciascuna palpebra presenta due facce: anteriore cutanea e posteriore congiuntivale. Al margine libero le palpebre sono provviste di ciglia, ghiandole sebacee e sudoripare.

A cosa servono?

Le palpebre sono fondamentali per proteggere l’occhio dagli agenti esterni. La loro funzione è determinante per la salute della cornea: sbattendole frequentemente (ammiccamento) si ha la distribuzione continua del film lacrimale sulla superficie oculare; quando ciò non avviene la cornea può andare incontro a danni, ad esempio a cheratiti ulcerose.

Quali sono i processi patologici che possono colpire le palpebre?

Possiamo avere delle anomalie di forma, di posizione o di alterato movimento.

ENTROPION: le palpebre si rivoltano verso l’interno: si verifica l’introflessione del bordo libero palpebrale. Le ciglia,Occhio affetto da entropion in questa condizione, si vengono a trovare a contatto col bulbo oculare e lo graffiano. Le lesioni della cornea si possono spesso trasformare in ulcere; è ciò che può avvenire, ad esempio, se si è colpiti da tracoma, una malattia oculare che affligge i Paesi in via di sviluppo.

Cause: da alterazioni muscolari, senile, cicatriziale e il blefarospasmo. Con quest’ultimo termine si intende una contrattura e ipertrofia (rigonfiamento) del muscolo orbicolare ossia del muscolo di forma ad anello che assicura la chiusura palpebrale.

Terapia: l’entropion può essere temporaneo o definitivo, congenito o acquisito. In caso di entropion definitivo la terapia è chirurgica; per quello temporaneo, invece, si possono applicare dei cerotti che tendono la palpebra, riportando il margine ciliare nella sua posizione naturale. Di fondamentale importanza è la salute della cornea: l’ammiccamento comporta un continuo passaggio delle ciglia (in posizione anomala) sulla cornea; questo passaggio provoca ferite corneali che vanno tempestivamente trattate prima che diventino ulcere. La cornea, in questi casi, può essere protetta con una lente a contatto, con colliri o pomate a base di antibiotici e riepitelizzanti (che accelerano il processo di guarigione dei piccoli graffi sulla superficie oculare). Lo stato corneale influisce sulle scelte ed i tempi terapeutici ma, in caso di danni alla cornea, l’intervento chirurgico deve avvenire il prima possibile.

Più complessa è la terapia del blefarospasmo; ciò che dà ad oggi maggior risultati è l’infiltrazione del botox (tossina botulinica), mediante un ago sottilissimo, nelle palpebre e attorno ad esse. I risultati non sono definitivi, ma durano 2-4 mesi. La risposta a questo tipo di terapia non è omogenea.

ECTROPION: è l’eversione permanente della palpebra. Tale affezione può riguardare entrambe le palpebre (superiore ed inferiore), ma quella inferiore è maggiormente colpita. È un’alterazione che comporta modificazioni sia statiche che dinamiche. Naturalmente l’ectropion può manifestarsi in modi diversi: si va dal I grado, con cui si verifica un lieve allontanamento della palpebra dal bulbo oculare, al III grado, in cui si ha una completa eversione della palpebra (con conseguente esposizione della congiuntiva fino al fornice). In questo caso la congiuntiva – per la continua esposizione – va incontro a modificazioni iperplastiche che favoriscono il mantenimento della posizione errata. Con l’ectropion al III stadio è presente una lacrimazione continua (epifora); quindi ci si asciuga continuamente le lacrime, ma proprio questa azione determina sfregamenti ripetuti sulla zona palpebrale e la macerazione della cute. Entrambi questi fattori sono responsabili della dermatite eczematosa, che provoca la retrazione dei tessuti a causa delle formazione di cicatrici, la quale a sua volta aggrava l’ectropion.

Si può distinguere:

  1. Una forma atonica dovuta alla perdita della tonicità del muscolo orbicolare; in questo caso si avrà la caduta e la progressiva retrazione del margine palpebrale.
  2. La forma spastica è, invece, dovuta a una contrazione di una parte del muscolo orbicolare; tale contrattura parziale determina l’ectropion. Questi casi sono tipici delle persone anziane o di pazienti giovani affetti da processi infiammatori corneali o congiuntivali.
  3. La terza forma ha come causa la paralisi del facciale , che determina il blocco del muscolo orbicolare.
  4. L’ultima forma è causata, invece, dalla retrazione cicatriziale in cui evolvono varie affezioni come: traumi, lupus, neoplasie cutanee, periostiti del contorno orbitario e tumori cutanei.

Terapia: è chirurgica e va instaurata prima di avere complicazioni corneali congiuntivali o dermatologiche. Ci sono varie tecniche di intervento, a scelta del chirurgo in base al tipo di ectropion (in modo da ottimizzare il risultato estetico e funzionale).

Ptosi : con questo termine si intende un’anomala ed involontaria chiusura della palpebra superiore. L’occhio colpito appare socchiuso: si ha la cosiddetta “palpebra calante”. La ptosi può essere acquisita o, più spesso, congenita. La classificazione in base all’entità prevede tre stadi: lieve, media e grave; il livello di gravità è valutato in base al grado di abbassamento della palpebra superiore misurato in millimetri. La ptosi media e grave può interferire con la vista: la palpebra superiore può scendere fino a coprire la pupilla. In caso di ptosi congenita una tale evenienza va corretta immediatamente per evitare l’ambliopia.

Cause: sono molte e complesse. Le principali sono le seguenti:

  1. c. meccaniche, che possono bloccare l’elevazione della palpebra (tumori, processi infiammatori congiuntivali gravi);
  2. c. traumatiche (fratture del tetto dell’orbita, ferite palpebrali);
  3. c. muscolari (ptosi senile, miastenia gravis, ipertiroidismo);
  4. c. neurogena (paralisi del nervo oculomotore, emicrania oftalmica, sclerosi multipla).

Terapia: è importante distinguere le ptosi permanenti da quelle transitorie. Le prime necessitano di una terapia chirurgica che possa rafforzare il muscolo elevatore della palpebra superiore o l’utilizzazione di un altro muscolo che possa svolgere le medesime funzioni. Le ptosi transitorie richiedono una terapia chirurgica specifica. Per entrambe, quando non sono di natura senile, è fondamentale scoprire e curare la patologia che le ha determinate. Blefarocalasi Spesso la ptosi è un primo importante sintomo di disturbi neurologici: non va mai sottovalutata.

BLEFAROCALASI: confusa spesso con la ptosi, è legata alla senescenza (in entrambi i casi si ha la caduta della palpebra superiore); ma potremo definire la blefarocalasi come un eccesso di epidermide della palpebra superiore associata a una perdita di tonicità (“lassità”). Ha spesso solamente un valore estetico e, di conseguenza, l’intervento è finalizzato a migliorare l’aspetto.

Scheda informativa a cura dell’Agenzia internazionale per la prevenzione della cecità-IAPB Italia onlus
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Pagina pubblicata il 24 luglio 2008. Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2016.

Ultima revisione scientifica: 26 maggio 2014.

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