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Le cadute nemiche della salute

OMS di GinevraLe cadute nemiche della salute L’Oms ricorda che le vittime sono soprattutto ultra65enni; ma è fondamentale la prevenzione 6 settembre 2010 - Più prevenzione contro le cadute a danno degli anziani. L’Oms ricorda l’importanza di quest’azione in un bollettino dai toni drammatici: le cadute sono la seconda causa al mondo di ferite accidentali e non intenzionali. Ogni anno si stima che 424mila persone muoiano per questa ragione, per l’80% concentrate nei Paesi in via di sviluppo: le vittime sono principalmente ultra65enni. Complessivamente ogni anno l’intervento del medico è richiesto all’incirca in 37,3 milioni di casi. Tra i fattori di rischio l’Organizzazione mondiale della sanità non cita solo l’età e l’eventuale abuso di alcol, ma anche i gravi deficit visivi. Chiaramente chi ha un cattivo equilibrio e ci vede male, così come chi soffre di disturbi neurologici o cardiaci, è più suscettibile a cadute accidentali. Per questo l’Oms elenca – accanto alla necessità di controllare gli ambienti – la cura della pressione bassa, l’eventuale necessità di assumere vitamina D e calcio, così come il ricorso a trattamenti correttivi dei difetti visivi o di altri problemi sensoriali. L’allenamento muscolare e quello dell’equilibrio possono aiutare; curiosamente l’Oms elenca tra le pratiche virtuose anche esercizi tipo il Tai Chi (una ginnastica con movimenti controllati e lenti) o, comunque, un addestramento specifico per migliorare forza ed equilibrio. Occhiali Secondo uno studio australiano pubblicato sul British Medical Journal lo scorso 25 maggio è opportuno che gli anziani usino fuori casa – quando necessario – due paia di occhiali distinti, quelli da vicino e da lontano, invece dei multifocali, che viceversa possono essere utili in casa o quando si guida. Secondo il British Medical Journal, infatti, gli anziani che praticano attività all’aperto possono prevenire le cadute nel 40% dei casi portando con sé due tipi di occhiali per vicino, uno per la presbiopia e l’altro per la miopia, l’ipermetropia o l’astigmatismo. In ogni caso, ricordiamo che la ricerca è stata condotta su un’età media di ottant’anni, per cui il medico oculista dovrà valutare caso per caso quali occhiali sia più opportuno prescrivere.

Fonti: Oms , BMJ .


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