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La rivincita contro il glaucoma

La rivincita contro il glaucoma Uno studio della Fondazione G. B. Bietti raccomanda l’associazione di analoghi delle prostaglandine e betabloccanti 20 settembre 2010 - Abbassare la pressione oculare per salvare la vista. Questo è l’obiettivo dei trattamenti della maggior parte dei tipi di glaucoma, una malattia che a lungo andare danneggia il nervo ottico, impedendo così agli stimoli bioelettrici di viaggiare correttamente dalla retina alla corteccia cerebrale. Per questo l’Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico Fondazione G. B. Bietti di Roma, presieduto Prof. Mario Stirpe (Fondazione G. B. Bietti di Roma)dal Prof. Mario Stirpe, ha annunciato la pubblicazione dei risultati dello studio GREAT (Glaucoma Randomized European Assessment Trial) in cui si sono confrontati diversi colliri. La Fondazione, si legge in una nota, “richiama l’attenzione sulla necessità di controlli regolari della salute dell’occhio per tutta la popolazione, ma in particolare per coloro che hanno parenti affetti da glaucoma”, una delle prime cause di cecità nei paesi industrializzati. Il Prof. Massimo G. Bucci, Direttore Scientifico della Fondazione Bietti, osserva che la malattia oculare è caratterizzata da un’irreversibile perdita delle fibre del nervo ottico, che determina una progressiva riduzione del campo visivo (fino alla visione ‘a cannocchiale’ e, nei casi estremi, all’ipovisione e alla cecità). “è una malattia subdola – avverte la Fondazione Bietti – perché un suo eventuale peggioramento si verifica senza sintomi sino agli stadi più avanzati, quando il trattamento risulta molto meno efficace. È per questo che il glaucoma è chiamato il ‘ladro silenzioso della vista’”: la necessità di check-up periodici dall’oculista è imprescindibile per rallentarne o bloccarne l’evoluzione. “La pressione intraoculare – ha affermato il Prof. Marco Centofanti, coordinatore dello studio multicentrico europeo GREAT – è l’unico parametro che può essere trattato; pertanto, un’efficace terapia ipotensiva oculare è fondamentale per rallentare la progressione della malattia”. Inoltre afferma che il trattamento a base di un solo principio attivo è il primo passo per la maggior parte dei pazienti affetti da glaucoma; ma quando non si riesce ad ottenere una riduzione significativa della pressione oculare può essere necessario ricorrere ad una terapia combinata. “Entro cinque anni dall’inizio del trattamento – spiega la Fondazione Bietti – oltre il 50% dei pazienti avranno bisogno di due o più farmaci per mantenere la pressione endoculare sotto controllo e rallentare così la progressione della malattia e la comparsa dei deficit visivi”. Lo studio europeo ­– sovvenzionato da aziende farmaceutiche – ha visto la partecipazione di ricercatori di Università milanesi e dell’Università di Tor Vergata di Roma e dell’Università diFondo oculare di glaucomatoso Parma oltre a specialisti austriaci e tedeschi. “Lo studio GREAT – anticipano i ricercatori – ha evidenziato che il trattamento con un’associazione fissa a base di betabloccanti combinata ad un analogo delle prostaglandine, chiamato ‘prostamide’, aiuta il controllo della malattia in maniera più efficace rispetto alle altre associazioni fisse presenti sul mercato”. Lo studio ha messo a confronto l’efficacia di due differenti trattamenti: uno rappresentato da un collirio contenente due principi attivi (travoprost e betabloccante) e l’altro costituito da un collirio contenente sempre un betabloccante, ma in associazione con un altro principio attivo (bimatoprost). I due farmaci sono stati valutati per efficacia e sicurezza: la pressione intraoculare è diminuita maggiormente nel secondo caso. Il 27% dei soggetti sottoposti a visita erano a rischio di sviluppare un glaucoma o per una pressione oculare superiore a una certa soglia (21 mm di mercurio) oppure per la presenza di altri importanti fattori di rischio. Il problema è che oltre il 35% dei soggetti non si era mai sottoposto alla misurazione della pressione dell’occhio, nonostante fosse a rischio per la sua età. Il 65% delle persone sottoposte ai controlli presentava un familiare di primo o secondo grado affetto da glaucoma: la componente ereditaria gioca un ruolo importante. La Fondazione Bietti ha, infine, annunciato che è in procinto di inaugurare un nuovissimo centro di ricerca dedicato espressamente allo studio del glaucoma. Note Tra l’altro il Prof. Stirpe è a capo della Commissione del Ministero della Salute per la prevenzione della cecità.

Fonti: Fondazione Bietti, abstractonline.


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